1 Giovanni Cap. 2 Lectio Lo schema della 1 Gv, per nella semplicit letteraria dello scritto, non 'chiaro' per tutti i commentatori tanto che sono state proposte diverse possibilit; per facilitare l'accostamento, anche personale, scegliamo quello offerto dalla "Bibbia di Gerusalemme" che vede la Lettera divisa in tre parti: a) Camminare nella luce, b)Vivere da figli di Dio, c) Alle fonti della carit e della fede. Ciascuna parte si articola in alcuni 'passaggi' generalmente proposti come 'condizioni per...' (es.: per camminare nella luce occorre: 1-rompere col peccato, 2-osservare i comandamenti, 3-guardarsi dal mondo, 4-guardarsi dagli anticristi). -- La prima condizione, rompere col peccato, gi stata illustrata in unit con la fine del Cap. 1. 2,3-11 per camminare nella luce occorre osservare i comandamenti. In contrapposizione alla 'conoscenza' del mistero di Dio proposta dai maestri gnostici, l'Autore ribadisce un principio chiave della spiritualit giovannea: "osservare i comandamenti"! Non esiste, per Giovanni, nessuna possibilit reale di comunione con Dio se non nell'osservanza dei suoi comandi... quello che traspare chiaramente dai discorsi di addio dell'Ultima cena (Cfr. Gv. 13,34s 14,15.23s 15,10.12). Ad un accesso a Dio puramente intellettuale e speculativo, Giovanni contrappone la pienezza di un accesso 'vitale'... che comprenda tutta la persona e la coinvolga nella sua globalit: pensieri, parole ed azioni. L'osservanza della PdD l'unica possibilit per l'uomo di essere completamente 'riempito' dall'amore di Dio; solo l'osservanza della PdD che il suo amore, quello che Lui riversa su di noi, raggiunge la perfezione. C', spesso, nel nostro modo di intendere la vita spirituale il presupposto erroneo che al centro ci stia il nostro amore-per-Dio, mentre la realt semplicemente opposta: al centro c', e deve rimanere, l'amore che Dio ha verso di noi... E' questo l'unico ed autentico fondamento di ogni corretto rapporto col Dio della rivelazione biblica: quella dell'uomo e rimarr sempre 'risposta'! Il v. 6 si presenta, nella sua evidenza, come una 'prova' (un test) perfetta della qualit del nostro rapporto con Dio: l'imitazione di Cristo l'unico criterio valido per 'verificare' la portata del proprio rapporto con Dio; 'verificare' nel doppio significato di 'saggiare' ma anche 'rendere-vero'. Siamo davanti ad un criterio etico di totale trasparenza ed applicabilit: al di l delle belle parole, delle strutture teologiche o filosofiche, delle diverse forme di spiritualit... la verit dell'appartenere a Cristo resta la stessa: essere 'come' Lui, nelle diverse situazioni del vivere quotidiano. v.7 Il 'comandamento nuovo': si tratta di una formula cara a Giovanni, che compare anche nel 4 Vangelo, e che ritorna qui anche con un significato specifico per il contesto della lettera; la formula in s indica il comandamento definitivo, quello che non pi revisionabile, quello che non pu pi essere superato... L'autore qui 'gioca' sulla contrapposizione nuovo-antico per sfuggire alla logica dei 'nuovi maestri di dottrina': il comandamento uno solo! Quello ricevuto da Cristo stesso e non pi riformabile! Per questo lo si chiama 'antico', per sottolinearne l'autorevolezza... un rimando chiaro alla logica del 'deposito della fede', alla 'tradizione', cos come anche S. Paolo la utilizza spesso. Anche l'accenno alle tenebre che si diradano presente altrove nelle lettere apostoliche ed indica il progredire della logica della salvezza portata da Cristo. Finalmente in Cristo concessa agli uomini la possibilit di 'vedere chiaro' sul proprio cammino, di sapere con certezza verso dove e come camminare; non soltanto da un punto di vista intellettuale ma pi ancora 'pratico'. D'altra parte stato notevole nel tempo lo sforzo filosofico e riflessivo per indicare con chiarezza agli uomini la via dell'etica, la via del 'ben agire'... In Cristo ci offerta la Vera possibilit, non solo di 'evitare il male', e nuppure solo di 'fare del bene', ma di essere 'perfetta espressione dell'amore di Dio'! Parlare di 'comandamento nuovo' e non accennare alla 'carit' sarebbe insensato; questo il nuovo e definitivo comandamento: "come io vi ho amato, cos amatevi gli uni gli altri" (Gv 13,34). Ritorna in varie occasioni la figura del 'dimorare': si tratta dell'immagine pi espressiva per indicare la vera condizione in cui si trova il credente in Cristo quando si rapporta correttamente col suo Dio. Il 'dimorare' d l'idea della permanenza, della gradevolezza, della serenit, dell'equilibrio... dello 'stare con Dio' secondo l'offerta che ci viene rivolta in Cristo Ges. 2,12-17 Altra condizione per camminare nella luce: guardarsi dal mondo. Si riconoscono chiaramente due 'parti' e due stili: la prima ha carattere ripetitivo e ridondante, quasi per catturare l'attenzione dei lettori fondando con chiari 'indirizzi', quasi nominativi, alcune certezze che torneranno anche in seguito come punti di forza dell'argomentare... una specie di 'captazio benevolentiae' per sottolineare come gi sia stato realizzato nella comunit ci che il centro della fede in Cristo: i peccati sono gi stati perdonati, il Cristo gi stato conosciuto, il 'maligno' gi stato vinto! Posti questi 'pilastri' della fede e consapevolezza della comunit, si passa all'esortazione: non cedete alla logica della carne! Secondo la logica giovannea il 'mondo' designa tutto ci che si contrappone a Dio, pi a livello di 'logica' che non di fatti, azioni, o luoghi/gesti concreti... Amore del mondo e amore di Dio si oppongono tanto quanto la carne e lo spirito nella teologia paolina: l'uomo posto sempre sul bivio della scelta, al crocevia del vivere per-s o per-l'Altro, del ricercare ci che 'fa valere' o ci che 'vale'! Il credente in Cristo ha, per, la consapevolezza di essere chiamato a non definirsi solo all'interno dell'ambito di 'questo mondo', di questa realt percettibile... sa di essere chiamato a condividere una eredit eterna con Cristo in Dio: questa la motivazione del suo scegliere per l'amore di Dio puittosto che per la concupiscenza del mondo. Giovanni contrappone direttamente 'concupiscenza' ed 'amore' vedendole due modi opposti di 'perseguire il proprio desiderio di vita'... quel desiderio che ciascun uomo si porta dentro nel cuore e non pu mai trascurare, pena il decare della sua 'umanit'. La 'differenza', spirituale ed etica, fatta non tanto dal 'desiderare' in s, quanto dall'oggetto del desiderio: le cose che soddisfano i sensi oppure la verit che riempie il cuore. Ben descrive questa condizione S. Agostino quando parlando della propria conversione testimonia "io ti cercavo nelle cose e brutto e cattivo mi avventavo su di esse rovinandole, mentre tu eri dentro di me ed io ti cercavo fuori..." 2,18-29 Quarta condizione per camminare nella luce: guardarsi dagli anticristi. Quella della concupiscenza solo 'una' delle logiche che si contrappongono a Dio nella nostra vita... C', a ben vedere, qualcosa di pi 'organico', 'strutturato' che spinge lontano da Dio ricorrendo a tutte le possibilit offerte dall'essere uomini: l'anticristo! [Una annosa questione su cui si detto di tutto, specie fuori dell'ortodossia dottrinale cattolica ed in quegli ambienti esoterici che pretendono di 'saperne di pi' sul destino dell'umanit e del mondo intero o che si contrappongono apertamente all'annuncio cristiano come tale. Potremmo definire l'anticristo una 'figura simbolica' che incarna in s l'insieme delle logiche contrarie a quella evangelica... lo 'spirito del mondo' nella varie sue forme di espressione ed attivit, anche di carattere storico e 'personale'. Gi la fede di Israele aveva incontrato personaggi assolutamente ostili allo logica dell'Alleanza, nemici dichiarati delle fede nel Dio d'Isreale e della sua Legge (Antioco Epifane ed altri persecutori e propagatori di culti estranei all'ortodossia della Legge di Mos); gi le comunit cristiane primitive hanno fatto la stessa esperienza di regnanti incattiviti nel perseguitare crudelmente i fedeli di Cristo (Nerone, Caligola ed altri)... in tante situazione pare emergere con perfetta prepotenza una vera 'concertazione' di forze ostili alla fede in Cristo Ges... forze che si esprimono anche dall'interno delle stesse comunit di fede seminando eresie, divisioni, discordie, scandali! La stessa Apocalisse di Giovanni parla della 'bestia' che si contrappone in tutto all'Agnello scimiottando l'agire di Dio e seducendo il cuore degli uomini rendendolo avverso a Dio con ogni tipo di intervento... proponendo se stessa in perfetta e totale contrapposizione al Cristo salvatore e catturando per s la naturale predisposizione degli uomini a 'guardare' verso Dio. Il fatto che l'Autore parli, poi, di molti anticristi porta con certezza ad escludere l'identit 'personale' di questa realt! Viene spontaneo riconoscere nell'anticristo l'attivit di Satana stesso che si 'intrufola' tra gli uomini distraendone e confondendone l'attenzione e l'amore per Dio!] "Questa l'ultima ora": l'ora del Cristo risorto, l'ora della Chiesa... l'ultima in vista del termine della storia: ormao, a salvezza realizzata, non resta che aspettare il compimento della storia... non sono dati 'nuovi tempi' per ulteriori sviluppi della possibilit di salvezza per gli uomini! L'autore si rif a 'cose risapute' circa l'anticristo: probabilmente nello stesso ambiente in cui nasce e si giustifica il libro dell'Apocalisse, questo linguaggio 'un poco speciale' non risulta 'fuori posto'. I maestri di false dottrine non sono arrivati da 'fuori' ma nascono all'interno della comunit... Quante volte questo accadr nella storia della Chiesa! E' la zizzania che spunta in mezzo al grano buono, ma che si rivela solo 'alla fine' per quello che in realt... Fa parte della legge dell'Incarnazione proprio la 'coesistenza' all'interno anche delle comunit di fede di 'elementi' devianti che le appesantiscono, ma le spingono anche a nuova e continua conversione. La comunit, per, non sprovveduta; ha gi ricevuto da Dio quanto le occorre per l'autenticit della propria adesione al Cristo salvatore: il dono dello Spirito Santo. Il richiamo all'autenticit della predicazione originaria ed alle certezze in essa fondate ritorna in vari modi sottolineando il non-bisogno che i credenti in Cristo hanno di farsi raccontare 'cose nuove' per poter vivere in profondit la propria fede! E' il problema, sempre attuale, della 'Tradizione', del 'deposito', della fede che occorre saper conservare intatto, non contaminato da idee del momento che ne svisino la portata e la sostanza. La centralit di Ges Cristo non pu mai essere messa in discussione... se i valori che intervengono, anche nel 'dialogo' con quelli di 'fuori', non risalgono e non portano a Ges Cristo se ne rende vana l'opera! Di fatto pare che la diffcolt di oggi sia proprio verso il cristianesimo, cattolico in particolare, pi che verso Dio come tale... Quanti cristiani si sono 'persi' dietro a idee che inizialmente contemplavano la presenza di Ges Cristo, ma che strada facendo non l'hanno pi ritenuta necessaria, fino ad escluderlo completamente! Sul discorso dell'unzione dello Spirito, occorre fare una precisazione: non si tratta di un 'carisma' personale, concesso al singolo credente che 'capisce' o 'sa' che cosa giusto e cosa no! Si tratta, molto pi profondamente, di quello che la Lumen Gentium chiama il 'sensus fidei' del popolo di Dio: una 'percezione' di cui lo Spirito Santo ha dotato la Chiesa come tale, nel proprio insieme, affinch sappia riconoscere la Verit dalla menzogna. La Chiesa come tale, Papa, Vescovi e popolo di Dio non pu errare quando si trova concorde nell'affermare verit che riguardino la fede o la morale. Questo si giustifica con l'esercizio di una retta coscienza opportunemente istruita nella fede e continuamente attenta ai segni che lo Spirito ancora oggi pone nella realt degli uomini.