AZIONE CATTOLICA VICENTINA settore giovani LA BUSSOLA DEL CAMPO per orientarsi nell'esperienza dell'animazione PRESENTAZIONE Con questo breve strumento desideriamo offrire alcune 'indicazioni generali' (ma non generiche!) che ci aiutino ad affrontare l'esperienza educativa del campo scuola, con una certa 'seriet e serenit'. una vera e propria bussola che ci aiuter sicuramente a muovere i nostri passi, talvolta incerti, ma non per questo poco sicuri. Queste indicazioni sono preziose perch sono la sintesi ed il condensato di una pluriennale esperienza dell'Azione Cattolica nei campiscuola. Ci sentiamo quindi di portare questa 'tradizione' nel senso che tramandiamo, pur con le debite 'riformulazioni', un patrimonio che ci stato consegnato e affidato. I medievali dicevano che noi siamo come 'dei nani sulle spalle dei giganti', cio siamo alti non per una nostra altezza, ma perch siamo collocati su questo 'spessore culturale'. Inoltre, questi orientamenti sono una 'autorevole' indicazione del settore giovani diocesano dell'AC. Infatti c' sempre il serio pericolo di 'derive personali', cio di far troppo dipendere l'impostazione educativa e formativa del camposcuola dalle 'idee' dei responsabili educativi (relatore, capocampo, animatore, assistente) rendendolo cos troppo a immagine e somiglianza di chi lo organizza. Corre il rischio di divenire troppo 'soggettivo'. Mentre l'AC tale perch ognuno d il suo contributo all'interno dell'alveo associativo. quindi importante la creativit, la genialit, l'originalit di ognuno ma va intesa al servizio del progetto educativo e formativo dell'associazione. I navigatori solitari rischiano sempre grosso... A noi piace il gioco di squadra...! Siamo, in ogni caso, consapevoli che 'il terreno sul quale ci muoviamo sacro e che, il minimo che possiamo fare, di toglierci i calzari e con molta discrezione, non priva di timore, avvicinarci a ci che si sta rivelando di fronte' (Esodo 3). Il Signore ci dia questa consapevolezza affinch possiamo divenire buoni servitori del 'Suo campo'...! Gli amici della commissione giovanissimi e giovani .s.I^ PARTE .s.APPUNTI PER UNA AUTENTICA RELAZIONE EDUCATIVA .s.Premessa L'accostarsi alla realt dell'adolescente, scoprirne le dimensioni caratteristiche e gli atteggiamenti rappresenta oggi uno dei pi impegnativi argomenti del nostro servizio educativo. Il ragazzo, infatti, essendo alla ricerca di una propria identit, riflette e fa propri in modo del tutto particolare i caratteri, i problemi e le tendenze della societ in cui vive, assimilandone aspetti positivi e negativi. Da tali presupposti nasce il problema di poter instaurare una relazione vera, autentica, una relazione che non si riduca solo a processo di comunicazione tra soggetti in una dinamica di gruppo ma che tenda ad un progetto ben definito, quell'incontro progressivo, personale ed ecclesiale di ogni uomo con il Dio di Ges Cristo. Per fare ci importante tenere ben presente l'esempio educativo di Dio. Quando Dio educa il suo popolo, Egli instaura con esso una relazione amorevole, fondata sull'affetto e sull'alleanza. una relazione personale e comunitaria, rispettosa delle parti in gioco, fedele paziente misericordiosa: Dio si fa compagno di strada camminando al fianco del suo popolo; Dio non si affretta, non prevarica, adegua il suo passo a quello del compagno, lo conosce fino in fondo, lo sostiene lo incoraggia. Su questo modello anche noi dobbiamo impostare la nostra esperienza educativa e per fare ci pu risultare molto utile conoscere in quegli aspetti che pi lo caratterizzano, in particolare in riferimento alla soggettivit e complessit. .s.1. Adolescenza: tempo di ricerca Come conoscenza preliminare, cerchiamo ora di analizzare alcuni aspetti caratteristici di queste due dimensioni. Complessit: * determinata da - Frammentazione: la societ si spezzettata e si moltiplicano le idee, ma viene a mancare un centro unificatore, un criterio da assimilare per giudicare ed agire. - Cultura della differenza: le idee diverse convivono fra loro generando un pluralismo che, seppur necessario, sconfina spesso nell'indifferenza. - Aumento delle opportunit: la maggiore disponibilit a livello culturale, professionale ed economico, ci porta a tentare di avere tutto senza perdere nulla; in tal modo ogni scelta vista in qualche modo come limitante, facendosi vivere in continue indecisioni e con frequenti cambiamenti di rotta. * si manifesta con Pluriappartenenza, lasciarsi vivere, confusione di valori, sovraccarico di proposte, timidezza ed intolleranza, chiusura verso gli altri. Soggettivit: * determinata da - Cultura dei diritti personali: ha portato a valorizzare libert, dignit ed autonomia della persona ma ha anche generato individualismo, forte attaccamento al proprio io. - Condizionamento delle relazioni: personali: isolamento e paura dell'altro-cura del look e narcisismo sociali: 'uso' senza adesione, sensazione di 'parcheggio' con le istituzioni: rifiuto di fare scelte precise * si manifesta con Egoismo, difficolt di comunicazione, paura di manifestare emozioni e sentimenti, imitazione di persone apprezzate e circondate da amici, eccessiva cura dell'aspetto fisico, superficialit, aggressivit. In questo quadro si devono collocare le difficolt della relazione educativa, la quale corre il rischio di essere vissuta dentro un pregiudizio diffuso secondo il quale l'esperienza di fede e la vita ecclesiale tendono ad 'invadere' 'incapsulare' 'imitare' l'esistenza del giovane. _ proprio dalle paure e dalle resistenze dei giovani che talvolta nasce la paura degli animatori a proporre esplicitamente la fede, cadendo in uno dei due eccessi che fanno frequentemente scadere la relazione: - attenzione preminente ai bisogni ed alle domande giovanili con conseguente perdita dei contenuti dell'esperienza religiosa; - privilegio della comunicazione oggettiva dei contenuti dell'esperienza cristiana, rinunciando ad accogliere le reali esigenze giovanili. _ essenziale, allora, che i soggetti protagonisti della relazione non rinuncino alla propria originalit, privilegiando un rapporto costruito sul pieno rispetto della reciproca diversit ed integrit, chiedendo solo che ci sia relazione, comunicazione significativa, empatia, condivisione. .s.2. La relazione gratuita Condizionato da mille modelli nel dare una risposta ai suoi perch, il giovane solitamente concentra la propria attenzione quando viene 'sorpreso' nella sua paura di perdere quell'autonomia faticosamente conquistata. Ecco, allora, che l'animatore diventa un paziente tessitore di relazioni, di incontri tra il soggetto giovanile e l'esperienza cristiana, colui che apre in qualche modo la strada ad un incontro di fede senza la pretesa di farsi dei seguaci, ma con lo spirito di seminare oggi quello che altri potrebbero cogliere un domani. Diventa indispensabile, per non correre il rischio di essere inefficaci, che l'animatore sia una persona capace di vivere relazioni: - vere: sono messi in gioco tutti i due soggetti senza maschere, ruoli od altro; - significative: senza familiarit non si dimostra affetto e senza questa dimostrazione non ci pu essere confidenza; - libere: accogliere l'altro in quanto altro, rispettando la sua originalit, anzi difendendola. Dobbiamo avere il coraggio di accettare il rischio della libert; - pazienti: che sanno aspettare, attendere con fiducia i tempi dell'uomo e quelli di Dio; - fedeli: capaci di essere aperte nel tempo, anche e soprattutto al di l della presenza del giovane nel gruppo e nella comunit. La qualit delle relazioni umane forse la cosa che pi di tutte permette di 'sorprendere' il giovane, di fargli vivere un rapporto come un 'simbolo' della relazione di amore di Dio; in ogni relazione matura, ogni giovane pu fare, infatti, esperienza del sentirsi amato personalmente da Dio. A questo livello 'confidenziale' ogni paura viene meno e l'incontro diventa aperto alla novit di Dio. .s.3. La proposta educativa Dalle problematiche giovanili e dalle nuove esigenze di animazione nasce il bisogno di uno stile di relazione educativa: le iniziative, gli itinerari di gruppo, la scelta dei sussidi non devono pi essere visti come un insieme di cose da fare ma autentiche relazioni da vivere. In tal senso, potrebbero essere utili alcune indicazioni di metodo: - aiutare i giovani a leggere la propria vita, a fare memoria della propria esistenza concreta senza rimozioni, maschere, idealizzazioni; - introdurre i giovani ad una esperienza di accoglienza di s (doni e limiti) - capire che la vita pi della semplice realt che si coglie attraverso ci che materiale e palpabile, ed imparare ad esprimersi anche con lo 'stesso linguaggio simbolico'; - fare esperienza di comunit cristiana che crede, ama, celebra, curando la partecipazione alle liturgie e la testimonianza di vita come esperienza di accoglienza e volontariato. .s.4. Il camposcuola L'animatore che partecipa al camposcuola deve essere pronto a farsi compagno di viaggio di un gruppo di giovani, cos come Dio si mette al fianco del suo popolo per camminare con lui. Ma se Dio inconfondibile per lo stile che sa mettere nelle sue relazioni d'amore, cos anche l'animatore, per stabilire una autentica relazione educativa, deve saper dare una impronta decisa e chiara al suo modo di farsi compagno, ponendo la sua attenzione ad alcuni atteggiamenti ed ad alcune situazioni: * la compagnia nel rapporto con i singoli - il difficile equilibrio tra amicizia e ruolo - l'importanza al confronto personale sull'esperienza - l'attenzione alle persone un po' fuori del campo - la simpatia che favorisce la relazione (niente isterismi!) - la testimonianza * la compagnia nelle attivit formative - la proposta che lascia liberi - valorizzare delle proposte, degli interventi e dei contributi di ogni persona - creazione di condizioni e spazi di comunicazione vera * la compagnia nel tempo libero - la compagnia che sa farsi amicizia e festa - saper animare il tempo libero * la compagnia nei momenti di preghiera - l'educazione alla vita spirituale richiede pazienza - condivisione e partecipazione a tutti i momenti di preghiera - mostrare come la ricchezza delle relazioni umane pu dirci molto per il nostro rapporto con Dio. .s.II^ PARTE .s.UNA QUESTIONE DI METODO... ESISTENZIALE Gi da un po' di tempo si era sentito il bisogno di confrontarsi per dare ai campi scuola una impostazione metodologica che fosse comune, pi schematica e pi facilmente leggibile. Sono stati quindi riconosciuti, all'interno delle varie giornate, cinque momenti essenziali sui quali si basa l'intelaiatura della settimana: OSSERVARE, ASCOLTARE, MEDITARE, ANDARE, CELEBRARE. Alla luce di questi cinque punti, che sono quelli indicati dal Progetto Giovani di AC -cfr pp. 191/193- la proposta potrebbe pertanto concretizzarsi secondo lo schema seguente: SA DO LU MA ME GI VE SA OSSERVARE OSSERVARE OSSERVARE OSSERVARE OSSERVARE PROPOSTA S.MESSA ACCO- GLIENZA E ASCOLTARE ASCOLTARE ASCOLTARE ASCOLTARE ASCOLTARE ASSOCIATIVA PARTENZA INTRODUZ. MEDITARE MEDITARE MEDITARE MEDITARE MEDITARE AL CAMPO ANDARE ANDARE ANDARE ANDARE DESERTO SINTESI E MANIFESTO DEL CAMPO CELEBRARE CELEBRARE CELEBRARE CELEBRARE ELEMENTI COMUNI A TUTTI I CAMPI - Un tema conduttore. In ogni campo scuola esiste un filo logico che lega tra loro le varie giornate; esse infatti devono essere intese come parte di un cammino, di una esperienza di crescita, che non si pu fermare necessariamente ai singoli momenti ma deve comprenderli e concretizzarli perch non sembrino posti al di fuori della realt. Da qui la scelta di un metodo di lavoro preciso che ci aiuti a non deragliare dall'impostazione iniziale che ci siamo dati e non lasciare spazio a inutili divagazioni sui temi. - I cinque momenti base. Questi momenti non devono scandire la vita del campo in modo rigido ma devono costituire la traccia di fondo sulla quale si impiantano le varie ipotesi di lavoro. Il "meditare", ad esempio si pu intendere come momento di riflessione giornaliero ed il "celebrare" gi naturalmente inserito nell'impianto delle giornate. Rimangono quindi i momenti "osservare " e "ascoltare" sui quali si imposteranno la relazioni e le esperienze ad esse collegate e il momento "ANDARE" dal quale devono scaturire indicazioni di vita precise, elementi e valori da concretizzare nella vita. questo un elemento da valorizzare e da riprendere nel giorno conclusivo in cui si fa sintesi del campo. - Il confronto con la Parola di Dio. importante non perder mai di vista il 'riferimento imprescindibile' di ogni nostra azione educativa in ordine alla fede. Infatti si corre spesso il rischio di dare una serie di indicazioni di carattere psico-socio-antropologico, in s vere, ma che non costituiscono 'la verit'. Essa ci viene solo da Colui che 'la Via, la Verit, e la Vita' di ogni uomo. Quindi il principio di discernimento fondamentale per un credente la Parola di Dio, solo essa ' lampada ai passi di ogni uomo', solo essa 'spada a due tagli che penetra fin nel midollo delle nostre ossa', solo essa ' giudizio' anche severo sulla vita dell'uomo. E questo per un motivo molto semplice che lo dice in s: Parola di Dio e non parola di uomo...! Per facilitare la 'familiarit' con questa Parola d'amore di Dio vi proponiamo una serie di metodologie ben collaudate nella storia della fede della chiesa e che sicuramente ci saranno di aiuto per meglio farci abitare dal Suo soffio di vita. (cfr allegato) - Le tecniche. Saranno di supporto alle relazioni per assimilare i concetti e le idee proposte. Dovranno essere poche ma incisive e mirate a dare risalto ai contenuti delle relazioni e non come esperienze in se stesse. Per i campi giovani vale la formula collaudata delle relazioni + laboratori come metodo di lavoro. - Il momento penitenziale. Esiste all'interno di ogni campo un momento penitenziale privilegiato, comunemente chiamato "deserto", che in relazione al cammino fatto al campo, costituisce un punto essenziale di rilettura di s e della propria esperienza di vita. Si potrebbe pensare, oltre a questo, di creare un altro momento (forse al mercoled sera) che aiuti a preparare in qualche modo questa esperienza e che non la faccia risultare troppo isolata e troppo "staccata" dal clima generale del campo. In questo caso dovrebbe essere calata in modo specifico sui temi del campo e quindi non preconfezionata nel fascicolo di preghiera dei campi. - La giornata associativa. Il giorno precedente la conclusione del campo scuola dedicato ad un momento di sintesi e di valorizzazione del percorso svolto. quindi un'occasione per cercare di capire il senso dell'esperienza vissuta, ma anche per ritrovarsi insieme come associazione, per capire quale la nostra identit di A.C., per ripeterci le scelte fondamentali che ci fanno liberi testimoni di vita, legati saldamente alla Chiesa, con una propria forma di ministerialit laicale (cfr. al Progetto Formativo Unitario Apostolico, parte I). In ogni campo ci saranno delle sottolineature particolari a partire dal tipo di cammino che si compiuto, per far s che sia evidente il 'taglio associativo' della proposta. (cfr pi avanti alla parte III sulle modalit concrete). - Il 'manifesto' del campo Sar una specie di viaggio attraverso il vissuto del campo scuola che, partendo dalla creazione di una sorta di "manifesto del campo", arriver a concretizzarsi in un vero e proprio mandato, con la consegna di alcuni elementi che sono specifici per ogni tappa. Sar un modo concreto per agganciare l'esperienza di una settimana alla vita di ogni giorno, per fare in modo che l'essersi trovati ad un campo scuola sia anche un piacevole ritrovarsi in altre occasioni per condividere uno stile di vita. Intende quindi essere una sintesi degli 'andare' di ogni frazione di tappa, in modo tale da offrire ai giovani un percorso concreto dopo per la 'discesa a valle' in cui siamo chiamati, nella pi assoluta ordinariet ad essere testimoni dell'Invisibile che si rende visibile anche attraverso di noi. .s.ALLEGATI .s.IL METODO DI KIGALI Premessa La scaletta che segue stata progressivamente elaborata durante alcuni incontri biblici. La sua redazione finale stata fatta durante una sessione nazionale di catechisti a Kigali, capitale del Ruanda, da cui il metodo ha preso nome. Questo metodo si applica innanzitutto ai testi dei Vangeli e degli Atti degli Apostoli. Pu essere utilizzato anche per i racconti dell'Antico Testamento, con l'adattamento del paragrafo 4. 1. PRIMO CONTATO CON IL TESTO (quale primo approccio) * Leggere il brano scelto ad alta voce, due volte. * Subito dopo questa lettura, scrivere rapidamente le proprie impressioni - ci che mi piace, - ci che mi sorprende, - ci che non mi piace, ecc. * Per questo primo tempo bastano alcuni minuti. 2. OSSERVARE IL TESTO (con quale occhio guardarlo) Si deve saper accogliere un testo e accettarlo com'. Non uno specchio che rimanda la propria immagine o ci che piace a me. il testo che devo cercare e osservare. Ecco qualche mezzo per facilitare questa osservazione: * osservare l'inizio e la fine del brano (alcuni versetti); * vedere ci che avviene, quale trasformazione si compiuta tra l'inizio e la conclusione; * individuare i luoghi che sono citati; * individuare i personaggi del testo e le loro relazioni: - chi sembra essere il personaggio principale? cosa dice? cosa fa? - chi con lui? chi contro di lui? chi l'aiuta? - chi attivo? chi passivo? - raggruppare le parole del testo che fanno parte della stessa "famiglia", che riguardano lo stesso tema. Ogni testo mette in evidenza delle famiglie di parole ben precise; * scorgere i contrasti e le opposizioni del testo, se ve ne sono. 3. RACCOGLIERE INFORMAZIONI AL DI FUORI DEL TESTO (come allargare le conoscenze) Le informazioni date dagli esperti possono chiarire il testo: * leggendo le note della propria Bibbia (il significato delle parole, il genere letterario, il confronto tra testi); * aiutandosi, se possibile, con un commento, con un dizionario o un glossario biblico. 4. INTERROGARE IL TESTO (come comprenderlo in profondit) Dato che i Vangeli sono stati scritti dopo la Pasqua da persone credenti e per credenti, si pu tentare di trovare: * l'avvenimento della vita di Ges (dei suoi discepoli) di cui parla il testo; * la fede in Cristo risorto che si esprime, chiaramente o in modo velato, e la speranza che suscita; * la vita della Chiesa sottostante al brano: per quali esigenze dei cristiani questo testo stato scritto e conservato? * le allusioni dirette o indirette all'Antico Testamento. Quando si tratta di racconti dell'Antico Testamento, trovare: * la storia di Israele o l'avvenimento su cui questo testo si appoggia; * la fede in Dio liberante che si esprime chiaramente o in modo velato; * la vita dei credenti d'Israele che sottostante: per quali esigenze dei credenti questo testo stato scritto e conservato? * le allusioni dirette o indirette ad altri testi dell'Antico Testamento. 5. APPROPRIARSI DEL TESTO (il suo significato per noi, oggi) * Dopo ci che si osservato nei primi quattro tempi, cercare ora di scorgere la testimonianza di fede che evidenziata nel testo, la parte di "Buona Novella" che vi si trova. * Come questa testimonianza di fede ("Buona Novella") pu illuminare, aiutare la nostra fede, l dove noi viviamo, oggi? * Come tradurre in altre parole questo antico testo, perch sia capito da chi sta attorno? * Le impressioni avute in un primo tempo sono forse ora da completare, correggere, abbandonare? * Quale preghiera ci ispira adesso la lettura del testo? .s.CHE COSA LA S. SCRITTURA: LA BIBBIA? La Scrittura la rivelazione del mistero di Dio e del nostro stesso mistero. E non solo ce lo rivela, ma ce ne d l'esperienza in proporzione alla nostra fede e ce lo imprime nel cuore. una Parola che non solo dice, ma crea e agisce; crea in noi potenze nuove ("crea in me o Dio un cuore nuovo"). Cos quando dice "convertitevi" ci comunica la forza della conversione; quando ci comanda di credere, di amare, di perdonare, ce ne d anche la forza e la grazia. Questa Parola ci rivela anche il giudizio di Dio su di noi, un giudizio certo e infallibile. Per es.: quando Ges dice: "Io vi conosco e so che non avete in voi l'amore di Dio" (Gv. 5,42). E subito dopo: "come potete credere voi che ricevete gloria gli uni dagli altri e non cercate la gloria che viene dal solo Dio?" (Gv. 5,44). Queste cose non sono dette solo per i giudei del suo tempo, ma poich il Vangelo ha un valore eterno, valgono per ognuno di noi e per ogni tempo. Noi dobbiamo accettare questo giudizio di Dio e sottometterci ad esso. Questa Parola contiene tutta la sapienza di Dio cio lo Spirito Santo. nella lettura orante che questo Spirito ci viene comunicato e apre la nostra anima alla comprensione del mistero. L'interpretazione della Scrittura opera dello Spirito, non nostra. Per comprendere la Scrittura non dobbiamo fare ragionamenti o sforzi intellettuali, ma invocare lo Spirito, sempre e continuamente. necessario avere un contatto personale, diretto con la Scrittura, non mediato. Un altro pu aiutare, ma non ci trasmette la forza, la luce dello Spirito che si riceve solo nella lettura diretta del testo. Non avere fretta di capire subito tutto. Il Signore ci rivela il suo mistero progressivamente. Dove non capiamo aspettare e invocare. A volte ci vogliono anni per capire un versetto. Il Signore ci rivela quello che necessario alla nostra anima e alla nostra salvezza. Non forzare, non pretendere di anticipare i tempi di Dio. Al momento opportuno Dio ci rivela quello che ci necessario in quel momento. Cercare piuttosto l'umilt, la purezza del cuore, la fede, il perdono delle offese ricevute; non serbare rancore, non avere sentimenti cattivi, non giudicare ecc.: "I puri di cuore vedranno Dio". Questa la vera condizione per l'intelligenza spirituale della Parola di Dio. .s.LA LECTIO DIVINA La lectio divina, lettura orante, parola pregata, orazione meditata, resta il metodo privilegiato per accostare la Scrittura. Davanti alla Scrittura San Giovanni Crisostomo pregava: "Apri gli occhi del mio cuore affinch io comprenda e compia la tua volont, illumina i miei occhi con la tua luce". E San Efrem il Siro consiglia: "prima della lettura prega e supplica Dio che si riveli a te". Ecco l'atteggiamento primo e fondamentale per chiunque si accinge alla "lectio divina": chiedere che lo Spirito di Dio venga a illuminare tutto il nostro essere affinch sia possibile l'incontro con il Signore. Senza l'epiclesi (=invocazione dello Spirito Santo) non troveremo il Verbo di Dio nel testo. San Gregorio Nazianzeno dice. "Lo stesso Spirito che ha toccato l'animo del Profeta, tocca l'anima del lettore". L'epiclesi produce in noi anzitutto la docilit, la compunzione, l'illuminazione. Lettura divina significa che non solo ha come oggetto i libri di Dio, ma che anche una lettura fatta a due, da noi e dallo Spirito. Gridiamo: "Vieni Signore Ges" e allora il Cristo emerge dal testo e viene e si fa vedere agli occhi della nostra fede. La venuta dello Spirito preparata con la preghiera e la docilit produce il distacco. Non possiamo prestare ascolto alla Parola di Dio se non facciamo tacere il nostro io profondo, non possiamo metterci a leggere se il centro della nostra attenzione resta il nostro io; non posiamo essere liberi di fronte all'azione divina se riserviamo qualcosa per noi stessi e non ci abbandoniamo totalmente a Lui. necessario uno sforzo di distacco dall'attaccamento alla propria mentalit, al proprio schema logico, cercando di abbandonare ogni forma di egocentrismo per guardare e cercare Dio solo. "A te Signore innalzo l'anima mia" (Sal. 24-25,1). .s.ITINERARIO DI ACCOMPAGNAMENTO NELLA PREGHIERA 0. Stabilisco * il tempo della preghiera: in quale momento della giornata? quale durata? * il luogo della preghiera: meglio in una cappella, davanti a Ges nell'Eucaristia altrimenti, nella cameretta, ma dopo aver creato le condizioni adatte (silenzio, ordine, posizione del corpo...). 1. Entro in preghiera * pacificandomi: - con un momento di silenzio - respirando lentamente - pensando che incontrer il Signore - chiedendo perdono delle offese fatte - e perdonando di cuore le offese ricevute * mettendomi alla presenza di Dio: - faccio un segno di croce - per lo spazio di un "Padre nostro" guardo come Dio mi guarda - faccio un gesto di riverenza - inizio la preghiera in ginocchio o come pi mi aiuta, chiedendo al Padre, nel nome di Ges, lo Spirito Santo, perch il mio desiderio e la mia volont la mia intelligenza e la mia memoria siamo ordinati solo a lode e a servizio suo. 2. Mi raccolgo immaginando il luogo in cui si svolge la scena del Vangelo da considerare. 3. Chiedo al Signore ci che voglio sar il dono che quel brano di Vangelo mi vuole comunicare e che corrisponde a ci che Ges fa o dice in quel racconto. 4. Medito e/o contemplo la scena * leggendo il testo lentamente, punto per punto * sapendo che dietro ogni parola c' il Signore che parla a me * usando - la memoria per ricordare - l'intelligenza per capire e applicare alla mia vita - la volont per desiderare, chiedere, ringraziare, amare, adorare N.B. Non avr fretta, non occorre far tutto - importante sentire e gustare interiormente - sosto dove e finch trovo frutto, ispirazione, pace e consolazione - avr riverenza pi grande quando, smettendo di riflettere, inizio a parlare col Signore. ---> posso usare il 'metodo Kigali'. 5. Concludo * con un colloquio con il Signore da amico ad amico su ci che ho meditato * finisco con un Padre nostro * esco lentamente dalla preghiera. .s.III^ PARTE .s.GLI INGREDIENTI DELLA PROPOSTA EDUCATIVA .s.1. Momenti moviola Ogni ragazzo all'interno del gruppo invitato in 2 momenti del campo a 'tirare le somme', cio a fare sintesi delle esperienze vissute fino a quel giorno. Nel momento moviola, della durata di circa 20 minuti e collocato alla fine della giornata (magari prima della preghiera serale), l'animatore aiuta i giovanissimi a ripercorrere quanto vissuto per interiorizzare i messaggi ricevuti. Ogni ragazzo potrebbe pensare a un'immagine, una frase, un segno che sintetizzi un momento, un messaggio particolarmente significativo per lui, comunicandolo poi agli altri. Oppure, dopo il confronto personale, il gruppo stesso potrebbe trovare un'immagine, un segno unico che esprima ci che emerso da ciascuno per poi condividerlo con gli altri gruppi. Sarebbe importante, in entrambi i casi, riprendere tutto ci nella preghiera serale per aiutare i ragazzi a portare davanti a Dio la vita di ogni giorno e a vivere cos questo momento in modo attivo. Tale tecnica ha l'obiettivo di aiutare il giovanissimo a fare memoria e sintesi della propria storia una volta a casa, per cogliere le cose importanti che ogni giorno ci accadono e riconoscere i segni di Cristo nella nostra vita. Si vuole cos aiutare a superare l'atteggiamento spesso superficiale con cui ci poniamo di fronte alla realt: un insieme di fatti e avvenimenti che si succedono in modo casuale e indistinto, sovrapposti uno all'altro. Sarebbe importante che questa esperienza si realizzasse concretamente, magari tralasciando altre attivit, per non rendere il campo un insieme di frenetiche attivit. .s.2. Veglia di preghiera Poich il progetto di spiritualit si deve accompagnare giorno per giorno all'attivit e alla vita del campo, non ha senso strutturare veglie estenuanti l'ultima sera. Si tratta, infatti, di un'attivit che deve essere di aiuto e di stimolo per i ragazzi e non un mezzo per stancarli e allontanarli dall'esperienza spirituale. Si possono quindi proporre dei momenti di riflessione (liturgia della Parola, penitenziale e da inserire come momenti significativi gi al momento dell'organizzazione del campo o durante la settimana, dove se ne veda l'opportunit) che siano circoscritti in un tempo breve ma intenso spiritualmente, vista la poca resistenza dei ragazzi a veglie troppo lunghe. Piuttosto, l'ultima sera pu essere utilizzata per un gioco o per una serie di attivit in allegria. .s.3. Momenti Emmaus Abbiamo pi volte sottolineato l'importanza e la necessit che gli animatori si facciano realmente compagni di viaggio dei ragazzi con cui stanno condividendo l'esperienza del campo. Questo pu avvenire attraverso la strutturazione di alcuni momenti d'incontro tra i singoli partecipanti e un animatore. Concretamente si tratta di stabilire ogni giorno il momento (per esempio dopo il pranzo) e l'animatore (a rotazione tutti gli animatori si rendono disponibili per questo momento) che il ragazzo/a potr avvicinare. Pur non avendo carattere di obbligatoriet i "momenti Emmaus" costituiscono una importante occasione per i partecipanti al camposcuola per fare esperienza di condivisione, accompagnamento personale, confronto con la propria vita. Per questo motivo l'esperienza va ben presentata e caldeggiata. bene avere attenzione che i "momenti Emmaus" siano vissuti in tranquillit e fuori dalla confusione. .s.4. Giornata associativa In tutti questi anni, si sempre cercato di far capire ai partecipanti dei campi che l'esperienza vissuta in quei sette giorni stata proposta con quello stile inconfondibile che proprio dell'Azione Cattolica. L'ultima giornata infatti solitamente dedicata a capire, insieme con i ragazzi, come in quella fatidica settimana tutto sia stato vissuto secondo uno spirito particolare: i giochi, i momenti di preghiera, i momenti di vita in comune, la gita, ecc. Uno spirito che non ha la pretesa di sconvolgere la vita dei singoli o di creare dei momenti irripetibili, ma certo uno stile di stare insieme allo stesso tempo esigente e giocoso, un qualcosa che non si esaurisce con il campo scuola ma che chiede di essere completato vivendo allo stesso modo in parrocchia, a scuola, con gli amici di tutti i giorni. Tecniche proposte: SCUOLA DI TAGLIO MOSAICO QUALI SONO LE COSE PIU' IMPORTANTI DEL CAMPO? (vedi Regola) In particolare proponiamo: - per la prima tappa si pu presentare la regola di vita spirituale dei giovanissimi; - mentre per le altre tappe e i campi giovani si pu utilizzare la proposta che segue. Per la giornata associativa dei campi '95 si propone di recuperare l'immagine dell'albero gi utilizzata per la festa giovani. Le radici: rappresentano la storia della associazione, i momenti importanti che ne hanno caratterizzato l'esistenza e l'evoluzione. Il tronco: il simbolo della solidit, ci che rende robusta l'associazione: la dimensione della ministerialit. I rami: sono i diversi livelli-luoghi dell'A.C.: la parrocchia, il vicariato, la diocesi...ogni ramo, se tagliato, si presenta in cerchi concentrici, le sue et: A.C.R., Giovani, Adulti... Le foglie: le foglie rappresentano ognuno di noi. Sono il segno della vita che presente nell'associazione, sono la sua componente essenziale: grazie alle foglie che avviene la fotosintesi, necessaria per la vita della pianta. Il sole e la linfa vitale: il sole rappresenta Dio, la luce dalla quale la pianta trae l'energia per la sua esistenza. La linfa che percorre tutto l'albero dalle radici alle foglie rappresenta la preghiera, comunione, il discernimento, lo stile che caratterizza tutta l'associazione. Proposta operativa I) Lavoro nei gruppi I giovanissimi dovranno lavorare sulle tre dimensioni rappresentate dalle radici, dal tronco e dalle foglie: Le radici: si mettono a disposizione dei gruppi (2) che lavorano su questa dimensione le notizie essenziali della storia dell'A.C. e di qualche suo rappresentante significativo. Il gruppo produrr un cartellone, una scenetta, una interrogazione di storia per comunicare agli altri le notizie acquisite; Il tronco: all'interno dei gruppi (2) che lavorano sul tronco (ministerialit) si propone ai giovanissimi di condividere tra loro il motivo e l'occasione che gli ha portati a conoscere e vivere nell'associazione, mettendo in evidenza che la loro presenza risponde ad una chiamata individuale che li impegna in un ministero. I rami: i gruppi (1-2) che lavorano sui rami dovranno ricostruire, a partire dalle loro conoscenze ed aiutati dall'animatore, la struttura, le dimensioni e i settori della associazione. II) Lavoro insieme Ogni gruppo presenta i propri lavori ricostruendo l'albero nelle sue componenti. L'assistente e il capocampo presenteranno i simboli del Sole e della Linfa. Completato l'albero, ognuno sar invitato ad appendere una foglia con il proprio nome, simbolo della adesione. NB. Nei campi giovani va presentata la regola dei giovani di AC, dov' il tuo tesoro l sar anche il mio cuore. Bibliografia - progetto giovani - progetto formativo unitario apostolico - mi piACI - schede sull'AC .s.5. Gita in montagna Circa a met della settimana consuetudine uscire per una gita: questo un momento importante per conoscere e approfondire la conoscenza dei partecipanti al campo scuola. Ci sembra importante che i ragazzi colgano che la gita non un momento di svago fine a se stesso, staccato da tutte le altre attivit; utile, quindi, preparare i ragazzi facendo capire che la passeggiata pu essere paragonata al cammino della vita, un cammino fatto insieme ad altri con cui condividere una stessa meta e la medesima fatica. Naturalmente, nel cammino che porta alla vetta qualcuno ha sempre fretta di arrivare per primo; potrebbe essere questo un momento importante per accorgersi che vicino a noi ci sono altri che possono avere bisogno del nostro aiuto o semplicemente hanno bisogno di essere aspettati. Ogni campo con la sua quipe, valuter poi (a seconda dell'et dei ragazzi e del tipo di campo) se il caso di inserire durante la passeggiata un momento particolare di preghiera, oppure un tratto percorso in silenzio per cogliere la fatica che si sta facendo, la bellezza della natura, un pizzico di noi stessi. .s.6. Lavoro di gruppo In ogni campo i partecipanti sono divisi in un certo numero di gruppi all'interno dei quali essi discutono, approfondiscono, si confrontano sul materiale offerto dalle relazioni, organizzano i momenti di divertimento, le liturgie del giorno o le mansioni di gestione della casa. In tal modo il ragazzo dovrebbe essere portato a conoscere in particolare i membri del proprio gruppo. Vorremmo per poter proporre altri tipi di gruppo che permettano ai ragazzi di confrontarsi anche con tutti gli altri presenti al campo, tenendo presente che ogni proposta deve essere valutata alla luce dell'et e della maturit dei ragazzi. Si potrebbero quindi organizzare dei "laboratori" dove si possa discutere e confrontarsi su un particolare aspetto di una relazione scelto dai giovani in base ai propri interessi. In tali laboratori pu essere presente anche l'animatore ma, soprattutto per i campi giovani, questa pu essere un'ottima occasione per una esperienza di autogestione. Per le prime tappe tali laboratori potrebbero essere realizzati 1-2 volte in alternativa al gruppo vero e proprio, mentre per i ragazzi pi grandi questi potrebbero essere pi frequenti (magari dopo le relazioni) e possibilmente non in alternativa al gruppo, all'interno del quale si possono toccare pi in generale i vari aspetti delle relazioni. .s.7. L'quipe animatori - i ruoli educativi L'quipe animatori nel suo porsi rispetto ai partecipanti al camposcuola, gioca un ruolo decisivo nella riuscita dell'esperienza; per questo motivo importante avere chiarezza rispetto ai diversi ruoli educativi e alla necessit che il gruppo animatori sappia mostrarsi unito. Fanno parte dell'quipe animatori il capocampo, l'assistente spirituale, il relatore, gli animatori. * Il capocampo: il responsabile primo dell'organizzazione e gestione del camposcuola, dalla preparazione, allo svolgimento, alla verifica. Lavora in stretta collaborazione con tutta l'quipe animatori. I suoi compiti possono essere cos riassunti: a. prima del camposcuola - contatta il relatore e gli da indicazioni circa la struttura e gli obiettivi del camposcuola, con lui pensa i contenuti; - individua gli animatori e costituisce l'quipe attraverso alcuni incontri di preparazione; gi in questa fase cura in modo particolare le relazioni con gli animatori, assistente e relatore; b durante il camposcuola - cura in modo costante e attento le relazioni con tutta l'quipe e ogni singolo animatore, con l'assistente, il relatore, il direttore della casa; - guida le verifiche quotidiane sull'andamento del camposcuola; - responsabile per la disciplina all'interno del camposcuola; in caso di problemi prende le decisioni del caso dopo aver sentito l'quipe animatori; - responsabile dei materiali e strumenti utili al camposcuola; - segue in modo discreto ma costante i partecipanti al campo, avvicinandoli e cercando di conoscerli; - garante con l'assistente spirituale del cammino di spiritualit proposto al camposcuola; c. dopo il camposcuola - organizza e coordina la verifica tra l'quipe in tempi brevi (entro un mese dalla fine del campo); - elabora la sintesi della verifica e si preoccupa di farla avere alla commissione diocesana; - organizza il o i reincontri del camposcuola. * L'assistente spirituale: il responsabile primo e diretto del cammino spirituale proposto al camposcuola. Lavora in stretta collaborazione con il capocampo e il relatore. a. prima del camposcuola - si preoccupa di conoscere per tempo l'itinerario di preghiera proposto al camposcuola; - partecipa agli incontri di preparazione e ha cura di verificare che la proposta di spiritualit sia chiara a tutti i componenti dell'quipe; - cura il rapporto tra la proposta di spiritualit e i contenuti delle relazioni; b. durante il camposcuola - cura i momenti di preghiera, la liturgia, il deserto, coinvolgendo il pi possibile l'quipe animatori e i partecipanti al camposcuola; - a disposizione per incontrare personalmente i partecipanti al campo che a sua volta segue e avvicina in modo discreto, aiutandoli nel loro cammino di incontro con il Signore; - partecipa alle verifiche quotidiane aiutando l'quipe animatori a vivere in modo autentico la relazione educativa con i ragazzi/e; c. dopo il camposcuola - partecipa alla verifica offrendo indicazioni in modo particolare in ordine alla proposta spirituale; - partecipa ai reincontri. * L'animatore: sono responsabili della relazione educativa con ciascun ragazzo/a in modo particolare con il gruppo loro affidato nel corso della settimana. a. prima del camposcuola - partecipa agli incontri di preparazione al camposcuola; - si preoccupa di conoscere la proposta di spiritualit che verr fatta; - prepara i lavori di gruppo quando questo richiesto; b. durante il camposcuola - a disposizione di tutti ragazzi/e il pi possibile; - attento ad instaurare un rapporto educativo con i partecipanti al campo; - segue in modo particolare il gruppo che gli affidato; - partecipa alle verifiche e lavora in stretta collaborazione con il resto dell'quipe; c. dopo il camposcuola - partecipa alla verifica; - partecipa ai reincontri. * Il relatore a. prima del camposcuola - incontra il capocampo per conoscere la struttura del camposcuola; - elabora i contenuti delle relazioni e d indicazioni concrete su come svilupparli; - si incontra almeno una volta con tutta l'quipe animatori; in questa sede sarebbe importante se potesse dare agli animatori uno schema delle relazioni; tali schemi, inoltre, potrebbero fornire un valido riferimento per i ragazzi interessati che desiderano avere uno strumento snello per l'eventuale successiva riflessione; b. durante il camposcuola - tiene le relazioni e d indicazioni per i lavori di gruppo; - nel limite del possibile, a disposizione dei ragazzi anche durante il tempo libero; - partecipa alle verifiche quotidiane; c. dopo il camposcuola - partecipa alla verifica offrendo indicazioni in modo particolare in ordine alla proposta spirituale; - partecipa ai reincontri. .s.IV^ PARTE .s.NOTE SULLO STILE PER L'ITINERARIO DI PREGHIERA "Se 'spiritualit' significa 'vita nello Spirito', allora educarci ed educare alla spiritualit non vuol dire coltivare una dimensione accanto alle altre, quasi come allineare in un pallottoliere la sfera della spiritualit accanto a quella affettiva, a quella del lavoro, dello studio, della famiglia, dell'impegno sociale, ecc. (dove la spiritualit destinata a comprimersi e a contrarsi nella misura in cui si dilatano le esigenze e i tempi delle altre); invece 'vita nello Spirito' significa coltivare il centro dell'esistenza stessa, destinato ad investire ed imprimere un movimento nuovo alla vita tutta". (da: Spiritualit come vita secondo lo Spirito - Quaderno di Spiritualit, n.2) Dunque: - Non ci si 'sforzi' di trovare uno spazio per la spiritualit nel campo, perch la spiritualit lo spazio che contiene tutta la vita, anche quella del campo scuola. - Non si usino le celebrazioni e la preghiera come una 'ricarica' per poi 'scaricarsi' nelle altre attivit del campo. - Esercitare l'arte della decompressione; non si pu passare dalla partita di pallavolo alla celebrazione eucaristica, dal lavoro di gruppo alla celebrazione della Parola; occorrono tempi di decompressione. Per esempio, opportuno raggiungere il luogo della preghiera in silenzio, come pure restare qualche minuto in silenzio prima e dopo la celebrazione, per preparare il cuore al dialogo di amicizia e di amore che la liturgia. - Lodi, vespri, compieta (la Liturgia delle Ore), sono un modo di pregare comunitario che unisce la voce di ciascuno a quella di tutta la Chiesa. I salmi sono Parola di Dio, sono le parole che Dio ama sentire e che ci aiuta a pronunciare per parlare con Lui. Si aiutino i giovanissimi e i giovani ad entrare in questa preghiera spiegando, un po' per volta, il significato e la struttura della liturgia delle ore per aiutarli ad attingere quel 'pezzetto' di Parola da assaporare, che contiene tutto e ci contiene tutti. - L'Eucarestia sia vissuta come momento per ritornare, insieme, incontro al Signore e per farsi 'regalare' i segni della vita: la Parola e il pane. Non sia vissuta come momento obbligato nella vita del campo, non sia 'sprecata'. Sia invece occasione per imparare a celebrare questo momento come 'ordinario e prezioso' per la vita del credente. - La recita dei salmi o la preparazione delle celebrazioni, con la scelta delle letture, dei lettori, dei canti, siano decisi prima, in modo che tutto ci non diventi un notiziario che disturba la concentrazione e la preghiera. - Se possibile si prepari la liturgia in un luogo diverso da quello in cui si celebra, per aiutare i giovani e i giovanissimi ad usare bene, con attenzione rispetto i luoghi normali della preghiera (cappella, chiesa). - Si metta in evidenza sempre la centralit della Parola di Dio nelle liturgie, anche attraverso gesti quali l'intronizzazione del libro, la solennit della proclamazione, la lettura fatta dalla Bibbia non da foglietti... Si aiutino i giovani e i giovanissimi a fare confidenza con la Parola, a 'masticarla' senza paura, senza freddezza e distacco, a non cercarvi subito le cose da fare, ma la relazione d'amore da vivere. - I canti delle liturgie siano scelti con cura, non come semplice 'intermezzo' o per catturare l'emotivit, ma come altro modo per parlare, pregare, ascoltare la Parola di Dio. - Si preveda normalmente e giornalmente lo spazio per la preparazione della liturgia, curato, a turno, da un gruppo con l'assistente, o dall'quipe stessa degli animatori. Si eviti il rischio di 'delegare a qualche esperto la questione della spiritualit'. - Si abbia la cura di spiegare e aiutare a decifrare, gradualmente, i segni, i gesti, le parole della liturgia, per permettere a tutti di gustarne l'umanit, la vita, la ricchezza. - Il deserto sia accompagnato e spiegato non come tempo da "pagare" a Dio ma come lo spazio che ci regalato per stare con noi e in compagnia della Parola, il luogo dove la Parola di Dio possa riposare. Il silenzio dunque, non sia solo silenzio delle labbra ma del cuore, un tempo in cui le parole non si sprecano, un tempo in cui si ascolta il mormorio del vento leggero della sua Parola (1Re 19,12). _ opportuno suggerire la divisione del tempo a disposizione per il deserto in quattro momenti. Il primo: entrare nel silenzio allontanandosi dai rumori "artificiali"; rilassarsi, entrare nella calma, permettere al corpo e alla mente di prepararsi all'incontro con il Signore nella Parola. Il secondo: leggere la Parola, con calma, pi volte, senza la preoccupazione di individuare subito che cosa significa per la nostra vita e che cosa si debba fare. Riceverla come la si ascoltasse per la prima volta. Lasciare che prenda dimora nella nostra intelligenza e nel nostro cuore. Il terzo: 'masticare' la Parola per scoprire come le idee di Dio siano diverse da quelle degli uomini. Restare in compagnia della Parola e lasciare che trasformi le nostre convinzioni e la nostra mentalit. Ci si pu aiutare anche scrivendo le riflessioni che la Parola ha suscitato. Il quarto: rispondere a questa Parola parlando a Dio con tutto il cuore, la mente, le forze. _ il momento della preghiera. - Si usi il tempo a disposizione; sia un tempo 'buono', senza fretta n lungaggini. - Si usi un supplemento di pazienza e... non disturbare... perch il luogo e il momento nel quale si decide e avviene l'incontro tra il Signore e un giovane, e come si parlano, lo sa solo Lui, il Signore, e il giovane. .s.V^ PARTE .s.DOVE IL TUO TESORO, LA' SARA' ANCHE IL TUO CUORE Appunti per una regola spirituale dei giovani di A.C. Premessa Perch una regola? Per andare diritti! Dalla parola latina 'regula' derivano in italiano anche 'regolo', 'righello' e cio una lista di legno che serve per fare le righe, per andare diritti. Ma se la mano trema eccessivamente o se non si scelto dove andare, il righello non serve a niente. La regola, quindi, solo uno strumento, non il fine. La meta amare Ges: la Parola fatta carne, capace di far nascere a vita nuova. Questo amore si traduce nella scelta di servizio alla Chiesa e alle persone del nostro tempo, vissuta con impegno e corresponsabilit attraverso l'A.C.I. _ nelle nostre Chiese locali che nella pi assoluta ordinariet vogliamo vivere l'incontro con il Signore. Dio educa il suo popolo, lo prende per mano e lo guida un passo dopo l'altro, senza impazienza, senza stancarsi di risollevarlo quando cade, come fa una mamma con il suo bambino (Osea 11,3). La regola vuole essere un aiuto a questo nostro camminare, un sostegno alla nostra debolezza nella concretezza della vita quotidiana, un aiuto alla nostra capacit di comprendere la precariet della nostra risposta all'azione di Dio in noi, di un Dio che non costringe nessuno ad amarlo. Nella frammentariet delle esperienze della nostra vita vogliamo fare sintesi e mettere ordine per orientarsi ognuno al proprio cammino spirituale, che unico ed irripetibile. Non pu mancare, tuttavia, la presenza di una persona che faccia da guida: sar un prezioso aiuto nell'indicarci la via nella gradualit. .s.1. Da dove siamo partiti (Osea 2,16-19) Non siamo stati noi a cercare Dio: Lui che ci ha preso e ci ha comunicato la sua rivelazione in maniera intima e vitale. Il nostro cammino iniziato da l. A tutti capitato di immaginare Dio come non era e questo fraintendimento ci ha fatto allontanare da Lui. Dio per non si limita a farci prendere coscienza del nostro errore. Egli vuole anche cancellarlo con il valore della sua rivelazione e la comunicazione di Dio connotata da fiducia, confidenza, abbandono, comunione. A chi desidera trovarlo, credere in lui, il Signore destina la sorpresa di una paura che si scioglie nella gratitudine e nell'impensata capacit di cambiare di noi stessi che ci consideravamo invincibili. _ il senso della riconciliazione cristiana, della correzione fraterna, del perdono evangelico. .s.2. Vieni e seguimi "Vieni e seguimi" l'invito che Dio per primo, attraverso Ges, ha rivolto agli uomini. _ un invito che ci pone di fronte ad una alternativa, che ci chiede un risolutivo salto di qualit dell'esistenza, il coraggio di uscire dall'abitudine, dalla mediocrit, dalla perfetta assenza di ogni realt, ci chiede una rottura col presente (Apocalisse 3,14-22). Fede in assoluto sequela di Ges, incontro personale con Lui. _ impossibile per noi una tale radicalit? _ lo Spirito Santo di Dio che abita in noi che ci d la forza di aprirci al Padre (Rm. 5,5) che ci rende capaci di una relazione fedele con il Padre. Non possiamo pi domandarci - come abbiamo fatto qualche volta - qual il posto di Dio nella mia vita, piuttosto qual il mio posto nella vita e nella storia di Dio. * amare la Chiesa La fede sequela di Ges insieme ai fratelli, con tutta la comunit dei credenti in Cristo. La dimensione ecclesiale significa per noi giovani di A.C. la scelta di un preciso impegno: amare la Chiesa perch in essa si fa presente ed opera il mistero di Cristo. Dobbiamo allora impegnarci a vivere una fede sempre pi vera e coerente, a crescere nella missionariet, ad assumere come atteggiamento di vita la corresponsabilit. Ci vogliamo sentire corresponsabili insieme ad altri nel cammino della nostra Chiesa locale, in comunione col Papa e col Vescovo. Coltiveremo queste responsabilit soprattutto con chi, tra noi, chiamato a vivere il ministero sacerdotale. Per questo ci viene chiesta una grande fede, che non si scandalizza della povert che incontra, che non si scoraggia, ma proprio perch ama la Chiesa, soffre per lei e dona se stessa, si mette a sua disposizione. Uno stile, una passione, una dedizione di questo tipo non si improvvisano: maturano a poco a poco nella pazienza e nella fedelt * da liberi nella storia degli uomini Nella sequela di Cristo siamo educati ad una libert che non si gioca accanto alla condizione umana, ma dentro di essa, con il suo spessore di concretezza e pesantezza. Siamo liberi di accettare o meno il dono di comunione con la sua vita che Dio ci fa. La consapevolezza dei nostri limiti non ci autorizza ad essere inoperosi, ma ci provoca all'impegno in libert e responsabilit. Ci affidato il compito di far lievitare i germi di bene nella storia degli uomini, ma anche di essere coscienti che solo nel Regno tutto sar portato a pienezza e che la storia il luogo in cui grano e l'olio crescono insieme. Il segreto sta in una vita fatta di fedelt e pazienza. * l'esempio e l'aiuto di Maria _ la donna che ci precede sulla strada della fede. Vive l'obbedienza e la fedelt al progetto di Dio, l'incapacit e la fatica di comprenderlo, ma ha il coraggio di arrivare fino alla croce e a fidarsi della Parola ricevuta. .s.3. Preghiera, Comunione, Discernimento Preghiera, comunione, discernimento sono le tre parole che ci sembrano capaci di dire le caratteristiche della particolare "vocazione cristiana" che nella Chiesa di oggi fatta propria e sostenuta dall'Azione Cattolica. .s.PREGHIERA Valore La preghiera non che la conseguenza pratica del massaggio di Ges: la rivelazione di Dio Padre. Se non fosse stata assunta dal Figlio di Dio, l'umanit non potrebbe entrare in relazione di dialogo con Dio Padre, attraverso lo Spirito Santo (Rm. 8,15). Lo Spirito Santo suggerisce e pervade la nostra preghiera mettendoci sulle labbra le parole giuste e guidandoci alla pienezza della verit (Rm. 8,26). _ lui che ci introduce alla conoscenza di Dio, dell'uomo e del mondo in relazione a Dio. E la vita eterna sta nel conoscerlo (Gv. 17,3). Il principio della conoscenza l'AMORE, l'affidamento all'altro, lo stare di fronte all'altro nudi, senza difesa, perch nell'affidamento l'altro si rivela. Tutta la scrittura parla dell'affidamento di Dio agli uomini e, poich ci fa conoscere il volto di un Dio buono che si mette nelle nostre mani, provoca anche il nostro affidamento a lui. Per questo la grande preghiera cristiana ripetere la Parola. Leggendo Cristo, Cristo ci parla. Indicazioni In principio la parola La LECTIO DIVINA - in ascolto della Sua voce - meditazione - contemplazione - azione I tempi della giornata - mattino e sera ("Liturgia delle Ore"); - Messa feriale: pi mangiamo e beviamo il corpo e il Sangue di Cristo, pi desideriamo vivere un rapporto stretto con lui; - preghiera che nasce dal cuore e pu scaturire in ogni momento e in qualunque luogo, primo, piccolo passo verso la "preghiera incessante". Preghiera liturgica, ma non solo - devozione eucaristica: il pane segno della donazione totale di Ges; - devozione mariana: Maria colei che ha talmente aspettato Dio e accolto la sua parola da farla diventare visibile in lei. "Venite in disparte e riposatevi un poco" _ l'invito del Signore a dedicare, qualche volta, per alcuni giorni l'intero tempo a lui e all'ascolto della sua parola in un clima di silenzio. .s.COMUNIONE Valore In Ges troviamo l'espressione pi perfetta di un modo di amare che giunge fino al dono di s (Fil. 2, 6-8). Cos siamo chiamati a fare anche noi. Nella consegna a un Padre che tutto abbraccia sta il segreto di un'esistenza vera, gustata. _ la logica della croce: "Chi vorr salvare la propria vita, la perder, ma chi perder la propria vita per me, la salver" (Lc. 9,24). La comunione che vogliamo gustare si fonda su queste parole dure da capire e da vivere. Ma una strada possibile da percorrere, come Ges stesso ci ha dimostrato. Introdotti in questa relazione stretta col Padre impariamo a rapportarci agli altri accettandoli come persone diverse da noi, con i loro gesti, le loro opinioni, da rispettare e da amare. Ci educhiamo ad un atteggiamento di rispetto e di attenzione verso noi stessi e verso gli altri. Si creano cos le condizioni ottimali per cogliere l'autentica voce di Dio e le indicazioni dello Spirito. Per vivere la comunione privilegiamo come Azione Cattolica le scelte di due atteggiamenti: - corresponsabilit - comunicazione (correzione) fraterna. Indicazioni L'Eucarestia al centro - ministero di amore che ogni volta si rinnova; - fonte da cui parte ogni condivisione. Mangiare il corpo del Signore e bere il suo sangue attingere al suo sacrificio per legarci a lui in maniera tale da arrivare a fare come lui ha fatto. Il gesto della penitenza - il perdono non soltanto il cancellare i peccati. _ di pi, perch al posto del peccato viene Dio. La fedelt al cammino associativo - Crescere nella fede - Lo stile di povert: sobriet e condivisione: tutto dono - La gratuit dell'incontro - L'amicizia spirituale - ricerca di persone con le quali sperimentare la reciproca solidariet nel cammino spirituale di ognuno. - Uno stile da "salvati" - di fronte alla frenesia della nostra vita ricordiamo che Dio ha gi salvato il mondo e cerchiamo di vivere questa salvezza. Stiamo calmi perch Dio lavora. - L'apertura alla sofferenza - impariamo ad accorgerci del male che ci circonda, per poter, quando possibile, aiutare a prevenirlo. .s.DISCERNIMENTO Valore Il nostro "unico " maestro il Signore, che ci raggiunge anche attraverso le porte chiuse delle nostre paure, perch "vivente": e la relazione con lui pu essere quotidianamente "vissuta" nello Spirito (2 Cor. 3,17). Dobbiamo imparare a ricorrere a questa relazione, un rapporto sul quale siamo sicuri di poter sempre contare (Mt. 28,20). Nell'amore, come in ogni cosa, occorre avere discernimento: "Esaminato ogni caso, tenete ci che buono" (1 Ts. 5,21). Quali risorse mette all'opera lo Spirito del Signore perch si riproduca in noi una intelligenza credibile, sperabile, operabile di ci che Dio desidera? Indicazioni - La direzione spirituale Il discernimento un'arte difficile che richiede di essere appresa accanto ad un maestro, una guida spirituale. - Un'educazione "secondo le scritture" - Per una vita spirituale come vita nella globalit della persona Come far fruttare lo Spirito Santo in tutte le dimensioni che costituiscono l'uomo come tale: desideri, passioni, pensieri, corpo, sentimenti, intelligenza... Bisogna relazionarsi con Dio integralmente, altrimenti non una vera rivelazione. Dobbiamo arrivare ad una purificazione del cuore, per cominciare a portare frutto. - La conoscenza approfondita della realt - competenza riguardo la realt del mondo e gli avvenimenti ecclesiali; - dare importanza alla cura dello Spirito. INDICE 1^ Parte APPUNTI PER UNA AUTENTICA RELAZIONE EDUCATIVA Premessa 1. Adolescenza: tempo di crescita 2. La relazione gratuita 3. La proposta educativa 4. Il camposcuola 2^ Parte UNA QUESTIONE DI METODO... ESISTENZIALE Allegati - Il metodo Kigali - Che cos' la Sacra Scrittura: la Bibbia? - La lectio divina - Itinerario di accompagnamento nella preghiera 3^ Parte GLI INGREDIENTI DELLA PROPOSTA EDUCATIVA 1. Momenti moviola 2. Veglia di preghiera 3. Momenti Emmaus 4. Giornata associativa 5. Gita in montagna 6. Lavoro di gruppo 7. L'quipe animatori - i ruoli educativi 4^ Parte NOTE SULLO STILE PER L'ITINERARIO DI PREGHIERA 5^ Parte DOV' IL TUO TESORO LA' SARA' ANCHE IL TUO CUORE 1. Da dove siamo partiti 2. Vieni e seguimi 3. Preghiera, comunione, discernimento - preghiera - comunione - discernimento I^ PARTE APPUNTI PER UNA AUTENTICA RELAZIONE EDUCATIVA 1 Premessa 1 1. Adolescenza: tempo di ricerca 2 2. La relazione gratuita 2 3. La proposta educativa 3 4. Il camposcuola 3 II^ PARTE UNA QUESTIONE DI METODO... ESISTENZIALE 4 Allegati 5 IL METODO DI KIGALI 5 CHE COSA LA S. SCRITTURA: LA BIBBIA? 7 LA LECTIO DIVINA 7 ITINERARIO DI ACCOMPAGNAMENTO NELLA PREGHIERA 8 III^ PARTE GLI INGREDIENTI DELLA PROPOSTA EDUCATIVA 8 1. Momenti moviola 8 2. Veglia di preghiera 9 3. Momenti Emmaus 9 4. Giornata associativa 9 5. Gita in montagna 10 6. Lavoro di gruppo 11 7. L'quipe animatori - i ruoli educativi 11 IV^ PARTE NOTE SULLO STILE PER L'ITINERARIO DI PREGHIERA 12 V^ PARTE DOVE IL TUO TESORO, LA' SARA' ANCHE IL TUO CUORE 13 1. Da dove siamo partiti (Osea 2,16-19) 14 2. Vieni e seguimi 14 3. Preghiera, Comunione, Discernimento 15 - Preghiera 15 - Comunione 16 - Discernimento 16