FEDE-ASCOLTO 1) Introduzione alla quaresima (2 caratteristiche: tempo penitenziale-battesimale) 2) la fede ci arriva. Non l'abbiamo mai messa in discussione. ma qual il dinamismo della fede? quale meccanismo ci porta a credere? Noi illustreremo in queste 4 catechesi altrettanti aspetti della fede: oggi parleremo di Fede e Ascolto. 3) Cosa succede quando io ascolto una frase? Posso crederci o non crederci. Una cosa simile avviene nella dinamica della fede. Dio parla all'uomo: la grandezza della vita umana l'essere una vita in dialogo con Dio. Preghiera: luogo dell'ascolto pi che della parola. 4) La fede non nasce da me stesso, ma qualcosa che mi arriva da fuori; una chiamata. 5) numerosissimi passi della Bibbia ci ripetono questo: "Ascolta Israele", "La fede nasce dall'ascolto" (Rm 10,17) "beati piuttosto coloro che ascoltano la Parola di Dio e la mettono in pratica". 6) La fede allora un dire s a una parola che mi convince. Ma il mio assenso non solo intellettualistico o superficiale: coinvolge tutta la sfera del mio esistere: fede, come Abramo, significa inserire tutta la vita nella realizzazione del piano divino, aggrapparci a questa parola di salvezza nonostante le vicissitudini negative. Consegno tuta la vita ad una parola che pu cambiare la mia esistenza e donarle una luce superiore. Ascoltare allora diventa obbedire: in greco obbedire si dice "ascoltare sotto". Anche la Quaresima una occasione per comprendere la grandezza dell'amore di Dio e la ns piccolezza. 7) Certo, questa parola detta nell'oscurit (interiore=peccato, voci contrastanti; ed esteriore=a volte mancano i segni fisici a cui aggrapparci per motivare di pi la ns fede). A questa oscurit dobbiamo abituarci: Quaresima=40 anni nel deserto. 8) Non siamo per soli: c' una voce che abita in noi e ci d il coraggio di rispondere: lo spirito Santo 9) Abituiamoci ad Ascoltare: fare silenzio attenzione alla Parola Preghiera non solo vocale 10) La quar. proprio il momento propizio per ascoltare il signore che vuole parlere. Facciamo silenzio: ascolteremo pi chioaramente la voce del Signore che vuole chiamarci alla festa della vita. FEDE-GESU' 1) La fede xna non fede generica in Dio (ci sono tanti che credono in un Dio generico), ma fede in Dio che passa attraverso la persona di Ges. Non possiamo aggirarlo... 2) E' Dio stesso che si mostra con un volto d'uomo, affinch noi possiamo essere spinti a credere non solo e non tanto da una azione semplicemente intellettiva, ma da un gesto cos umano come l'incontrare un'altra persona e l'amarla. 3) Credere, per i cristiani, aprirsi ad un'altra persona, non a cose o verit soltanto enunciate. "Questi il mio figlio preediletto, ascoltatelo". 4) La fede in Ges propria dei piccoli: "In quel tempo Ges disse: Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perch hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. S, o Padre, perch cos piaciuto a te". La fede una grande casa preceduta da tante porte: per credere, bisogna varcare tante soglie: porsi la domanda sul senso della vita, sentire la paura della morte, che distrugge tutto quello che di buono stato fatto nella vita, avere ascoltato la predicazione della salvezza. Tutte cose molto "sublimi" che richiedono un grande lavorio di intelligenza. L'ultima soglia da varcare non "sublime", bassa: bisogna inchinarsi ad un uomo apparso sulla terra quasi 2000 anni fa: Ges di Nazaret. Ma una volta superata questa soglia, ci si trova in una casa enorme. E' Ges, nella sua concretezza, il senso della nostra vita (leggi GS 22: Xto rivela l'uomo all'uomo). 5) Allora: primo passo per la fede in Ges ammirarne la vita, conoscere tutto di lui. Come gli apostoli e le persone che lo hanno incontrato. Ges ama ognuno di un amore sereno ed inquieto (anche l io devo predicare: per questo sono venuto), capace di arrabbiarsi se c' qualcuno che impedisce ad altri di avvicinarsi a lui per avere la salvezza: Mentre si avvicinava a Gerico, un cieco era seduto a mendicare lungo la strada. Sentendo passare la gente, domand che cosa accadesse. Gli risposero: Passa Ges il Nazareno!. Allora incominci a gridare: Ges, figlio di Davide, abbi piet di me!. Quelli che camminavano avanti lo sgridavano, perch tacesse; ma lui continuava ancora pi forte: Figlio di Davide, abbi piet di me!. Ges allora si ferm e ordin (il greco: comand con un grido!!) che glielo conducessero. Quando gli fu vicino, gli domand: Che vuoi che io faccia per te?. Egli rispose: Signore, che io riabbia la vista. E Ges gli disse: Abbi di nuovo la vista! La tua fede ti ha salvato. 6) Quando sono rapito da una persona, le consegno la mia vita, qualunque cosa egli mi proponga, per esempio la croce, o amare dimenticandoci di noi stessi e delle nostre esigenze (se qualcuno ti chiede la tunica, tu dagli anche il mantello). Certo, Ges mi chiede delle cose ardue (E' un discorso duro...Tu hai parole di vita eterna). 7) La fede in Ges sempre esposta alla debolezza, al dubbio: il rinnegamento di Pt, "non avete ancora fede?" "Mc 4,39-40. 8) La risposta ancora una volta la fede dei piccoli, che consci della loro piccolezza si affidano al pi forte, all'uomo che cammina sulle acque e calma le tempeste: allora posso come Pt camminare sulle acque anch'io, posso non aver paura delle piccole e grandi tempeste della vita, posso come Vitale e Agricola affrontare il martirio. Ma solo se do a Ges l'assegno in bianco di tutta la mia vita, solo se mi arrendo alla sua umanit bellissima e benedetta, se ascolto le sue parole: "non temere, continua solo ad aver fede" (Mc 5,36). 9) Ripeto: non significa considerarlo una specie di stregone, di polizza di assicurazione. La nostra libert e la nostra responsabilit rimangono. Fede innamorarsi della sua umanit, innamorarsi di Ges di Nazaret. Una volta che avremo compreso la sua inesauribile grandezza, non sar difficile professare pi facilmente la fede nel Signore Ges Cristo Figlio di Dio. E se fosse vero che, come disse, ci ha preparato un posto vicino al Padre, e se fosse vero che la sua umanit gloriosa sar un giorno anche la nostra? 10) Tutto questo merita di essere creduto perch la testimonianza di Ges vera, e perch lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza e ci fa amare Ges, per quanto possiamo, di un amore vero e forte. Consapevoli di questa azione di grazia, ribadiamo la nostra fede e la nostra supplica a Ges con le stesse parole del padre del ragazzo indemoniato: credo, aiutami nella mia incredulit (Mc 9,24) FEDE-PASQUA 1) Il punto del nostro cammino: ascolto e Ges di Nazaret. 2) Facciamo ora un passo avanti. La fede xna, abbiamo detto, non fede generica in Dio ma fede in una persona concreta: Ges di Nazaret. Di questa persona abbiamo ammirato e ammiriamo le parole, i gesti, il fatto che la sua umanit come quella voluta e pensata da Dio per noi. Non dobbiamo fermarci solo a questo. 3) Ges ad un certo punto della sua vita prende la decisione di andare a Gerusalemme. "Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato tolto dal mondo, si diresse decisamente verso Gerusalemme", dice Luca. Meglio, "rese duro il suo volto". E' una decisione irrevocabile, e spesso la comunica ai suoi discepoli. "Non possibile che un profeta muoia fuori di Gerusalemme". Ges non compie solo gesti di guarigione; egli "deve" morire. La morte di quest'uomo indispensabile, fa parte del piano divino. 4) Infatti a Gerusalemme lo aspetta un processo; viene condannato perch lui, uomo, si fa Dio. E' la pi grande bestemmia per un Ebreo. Iscrizione-farsa sul capo. 5) La morte di Ges allora non un incidente: una cosa attesa; nel piano di Dio. Infatti solo se c' la morte del figlio di Dio la morte pu essere vinta: dice S. Paolo: "la morte stata ingoiata per la vittoria". 6) Una morte da cui non ci si rialza pi non una morte vinta. E' una morte che ha ancora la meglio. La morte di Ges vinta perch Dio lo ha risuscitato. 7) La Pasqua di Ges allora un unico grande mistero. Non possiamo separare la morte dalla risurrezione. In genere, per tradizione, noi dividiamo il mistero; quasi come se il Venerd Santo fosse un incidente di percorso, prontamente sanato dall'intervento del Padre. E allora siamo abituati ad una meditazione dolorosa della morte di Ges, per poi gioire all'annuncio della Ris. In realt la Pasqua non una festa a due facce. Ha una sola faccia: la faccia della vita che germoglia dalla morte, la faccia del Dio che muore e con la sua morte la ingoia, la cancella, la elimina. 8) Non possiamo andare oltre nella spiegazione del mistero. E' tale da non poter essere scandagliato. Il nostro guaio l'abitudine; non ci meravigliamo pi di niente; questo per pu essere il momento buono per centrare decisamente e consapevolmente la nostra fede nella morte e Risurrezione di Ges. Se vedessimo le cose da "neofiti" penseremmo come Pietro: Pietro, che un po' il nostro rappresentante per la sua fede ingenua e per i suoi ripetuti tentennamenti, non seppe accettare il piano di Dio; non poteva convincersi che era necessaria la morte e risurrezione. Dopotutto, per salvarci, poteva tranquillamente bastare un segno pi grande della potenza di Ges, una "mega-guarigione". Possiamo solo dire che ogni dramma umano, ogni sofferenza, ogni evento di morte illuminato dalla consapevolezza che non c' tragedia tanto grande che il Figlio di Dio non abbia preso su di s e privato della sua potenza distruttrice. Allora comprendiamo quello che dice S. Paolo: "noi predichiamo Xto crocifisso,...": quella che i pagani giudicano stoltezza, cio il pensare che un Dio possa morire invece che restare nella sua impassibilit, in realt la vera sapienza. La follia della croce l'unica cosa che rende meno insopportabile il dolore. 9) Il cuore della nostra fede, abbiamo detto pi volte, Ges. Ma il "cuore del cuore" della nostra fede la sua Pasqua. Il Credo: l'affermaz. centrale dice che la nostra fede in un avvenimento preciso (pat...mor... risuscitato). Centralit della Pasqua, dell'evento storico. Se no la nostra fede si stempera in una serie di cose secondarie: il volersi bene, il comportarsi in un certo modo, qualche preghiera, magari indirizzata pi ai santi che a Dio... NO! "Se Cristo non risorto, vana la nostra fede, e noi siamo gli uomini pi infelici del mondo". Cristo morto ed risorto, e noi siamo felici, perch non abbiamo pi niente da temere. Sono gli altri, quelli che non hanno speranza, che inseguono ogni tipo di idolo che possa dare loro una piccola "boccata di vita", una piccola speranza destinata a vanificarsi al primo soffio di vento. 10) Ecco perch il segno della croce, che noi facciamo senza pensare. Ricordando la Trinit, noi stampiamo la Croce del Signore nella fronte, nelle spalle, nel cuore. La croce del Signore l'albero glorioso, la fonte della vita, un segno di vittoria. la Croce di Cristo non vergogna, il nostro vanto. 11) Il venerd santo, allora: non tanto le lacrime, ma la prospettiva pasquale. Non solo Ges morto, ma il Cristo che regna glorioso con ancora nel corpo le piaghe dei chiodi. FEDE-SALVEZZA 1) Alla fine del nostro cammino di catechesi, un piccolo riepilogo (ricordati GS 22!!) (il dolore riacquista senso, diventa pi sopportabile e si apre alla speranza; la morte stata inghiottita e distrutta). 2) L'ultima tappa: fede-salvezza. "Per noi uomini e per la nostra salvezza". L'evento di Cristo Ges diretto a noi, a ciascuno di noi. Avremmo dovuto morire noi, per i nostri peccati, per aver sempre voltato le spalle all'amore di Dio, e invece di morire noi Dio manda a morire suo Figlio, lui giusto per noi ingiusti, perch noi avessimo la salvezza. Muore lui al posto nostro, lui, agnello che toglie i peccati del mondo. 3) Salvezza una parola molto abusata, di cui a volte ci sfugge il vero significato. Salvezza innanzitutto liberazione dalla morte, dalla paura. E questa distruzione della morte e della paura deriva dalla distruzione del peccato, che ci fa guardare solo a noi stessi. Non solo concetto negativo, ma positivo: ingresso nella comunione con Dio (noi siamo stati creati per questo), ed ci che chiamiamo paradiso. Pensiamo che la salvezza sia solo "dell'altro mondo"; no; inizia gi qui, in questa terra. La vita dell'uomo, liberata dalla morte e dal peccato, riacquista la capacit di gioire, di godere delle cose belle della vita, di lodare il Signore e la sua bont, quando ci si riunisce la domenica a messa. Abbiamo la tentazione di pensare che il cristiano debba disprezzare le gioie terrene: no! Esse sono un riflesso della bellezza e della bont del Signore; goderne con cuore limpido e riconoscente gi un segno grande di salvezza. 4) Abbiamo detto che la salvezza la otteniamo per mezzo della morte e risurrezione di Ges. Ma in che modo? "Se confesserai con la tua bocca che Ges il Signore, e crederai con il tuo cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvo" (Rm 10,9), ci dice S. Paolo. E' dunque la fede nel fatto che il Signore Ges risorto. Salvezza puro dono!!! Non la meritiamo noi la salvezza. Basta credere questa cosa, basta aprire il proprio cuore a questa notizia, e subito otteniamo la salvezza. Dal fianco squarciato...sangue ed acqua. Ecco: quando compiamo l'atto di fede la salvezza irrompe dal costato di Cristo crocifisso e ci irriga, ci lava, ci rende nuovi. 5) L'acqua che esce dal costato di Xto: proprio il segno del dono di Ges che dalla croce ci lava dal peccato, cancella la bruttura della morte. E' sempre stata considerata segno del battesimo. E infatti non c' una grande differenza. "Chi creder e sar battezzato, sar salvo" (Mc 16,16). Il battesimo si fonda sulla fede, e la fede riceve dal battesimo la sua perfezione (Basilio). Prima del battesimo si professa la fede, perch il battesimo la sigilla. Il battesimo, per capirci con una immagine, "scolpisce" la fede nelle nostre persone, ci inserisce effettivamente nel mistero di Ges morto e risorto. Ci che salva il mondo la morte e res. di Xto. Allora, la morte e risurrezione di Ges "entra", per cos dire, in ciascuno di noi nel battesimo; essa diventa efficace per noi nel sacramento del battesimo. 6) Il battesimo ci fa morire con Xto per poter poi risorgere con lui. Il simbolo del battesimo (la vasca, l'immersione, l'emersione). Dal fonte battesimale emerge una nuova umanit, una umanit ricreata, senza pi il vincolo della morte. Chi battezzato ha fatto morire l'uomo vecchio, l'uomo che deperisce, che ha come destino la tomba; egli un uomo nuovo, inserito in Cristo, proprio come un tralcio innestato nella vite. 7) Non dimentichiamo mai quale grande dono ci stato fatto il giorno del nostro battesimo: allora abbiamo celebrato anche noi la nostra pasqua di morte e risurrezione, ed in noi stato seminato il germe della salvezza, che si sta sviluppando nella nostra vita terrena, e raggiunger la pienezza oltre la nostra vita terrena. 8) Manca ormai poco alla celebrazione del mistero pi grande della nostra fede: il triduo pasquale. Quale migliore occasione di questa: far festa perch il Signore risorto, e far festa anche per la nostra personale risurrezione. Nella veglia pasquale rinnoveremo le promesse battesimali; ricorderemo che la nostra vita intimamente legata alla vita di Ges come il tralcio non pu vivere staccato dalla vite. E per simboleggiare questo accenderemo la ns candela al cero del Signore risorto. La nostra vita, la nostra gioia, la nostra speranza, sono alimentate unicamente dal Signore morto e risorto, e se vogliamo trovare vita altrove, la ns fiamma inevitabilmente diventa smorta e si spegne. Cerchiamo di alimentarla; di tenere sempre acceso il nostro cero finch il Signore non ci chiami alla piena e definitiva comunione con lui, a godere per sempre della salvezza ottenuta nel battesimo. 9) Un ultimo invito: il mistero della Pasqua tanto grande che la chiesa ce lo fa celebrare in tre giorni. Non perdiamo allora le celebrazioni del triduo. E' il momento pi importante dell'anno liturgico: gioved-venerd-veglia pasquale. Festeggeremo insieme la salvezza ritrovata. E...buona Pasqua di risurrezione!