2^ UNITA' TEMATICA IL PADRE: S O R G E N T E D ' A M O R E L'Angelo di sinistra Il Padre: Egli l, assolutamente dritto; a differenza degli altri due egli non si china. Il bastone dritto e la casa sopra di lui designata in verticale sottolineano la sua ieraticit. Egli la sorgente, il principio della vita trinitaria (i Padri hanno sempre attribuito al Padre la caratteristica della principialit, della fontalit all'interno della vita trinitaria). Tutto procede da lui: ogni santit, ogni esistenza, ogni essere. Il palmo della mano destra sta ad indicare che egli manda, effonde, dona, invia. Il suo sguardo e il gesto della mano indicano un ordine breve e chiaro, dato con semplicit, ma con altrettanta autorit. L'umana ricerca, attraverso la filosofia, ha intravisto, seppur lontanamente, questa realt quando ha definito Dio come "Motore immobile", "Atto puro", "Principio senza principio"... Quella del Padre per una immobilit solo apparente: in realt essa piena di quel movimento creativo che d origine ad ogni esistenza. Oltre al movimento delle mani si noti quello dei piedi: sembra l'inizio di una danza in cui sono coinvolti anche gli altri due angeli. Questa raffigurazione del Padre fedele al dato biblico che presenta uno schema cosiddetto 'patrogenetico', ossia con il Padre all'origine di tutto (schema sempre seguito anche dalla liturgia): "Tutto vostro, voi siete di Cristo e Cristo di Dio" (1 Cor 3,21); "E quando tutto gli sar stato sottomesso, anche lui, il Figlio, sar sottomesso a Colui che gli ha sottomesso ogni cosa, perch Dio (=il Padre) sia tutto in tutti" (1Cor 15,28). Ha un mantello di color lill-dorato e, sotto, una tunica di colore azzurro, che si intravvede appena. La divinit del Padre non si pu vedere: "Dio nessuno mai l'ha visto" (Gv 1,18; cf Es 33,18-23). Del Padre invece si pu contemplare la gloria (mantello) che si manifesta attraverso la creazione. Questo colore lill, cos misterioso e trasparente, quasi evanescente, ci rinvia alla invisibilit, inaccessibilit, incomprensibilit ed ineffabilit di Dio: "Veramente tu sei un Dio misterioso e nascosto" (Is 45,15). Com' trasparente la sua veste, dalle mille tinte diafane! Si direbbe che pari alle profondit senza fondo degli abissi sottomarini: ricchezza infinita, mai esaurita, mai esplorata. Pienezza di Vita! Tutto scaturisce da Lui, come dalla sorgente in montagna. Tutto discende verso di Lui, come l'acqua corre verso il mare. Le tinte rosa e oro della sua tunica - seta cangiante - non evocano come un'aurora boreale, che mai nessuna sera verr a scolorire? Luce oltre ogni luce. D'ombra o di tramonto, in Lui, nessuna traccia! Ogni regalo di valore, ogni dono perfetto, (Gv 1,5) discendono dall'alto, dal Padre dei Lumi. (Gc 1,16) In Lui, n cambiamento, n ombra di variazione. I suoi coloro sono pi pallidi. Non catturano lo sguardo. Il blu - unica tinta vivace - appare soltanto in una striscia stretta della sua sottoveste che si intuisce splendida. Questa discrezione di toni d l'impressione che il suo ruolo sia inferiore a quello degli altri. Sta l, come il pi nascosto, il pi lontano. Sorgente senza sorgente. Alba senza sera. Tu, il Semplicissimo, come chiamarti? L'Inesprimibile, l'Ineffabile, l'Inconcepibile: Silenzio oltre ogni silenzio! L'Indivisibile, l'Incomprensibile, l'Inconoscibile: Abisso di Non-conoscenza! Purezza inviolabile, inconfutabile Santit, Maest sovrana: l'Altissimo. L'Invisibile, l'Intoccabile, l'Insondabile: Origine originaria di tutte le cose. Immensit oceanica, Infinit senza orizzonti. Eternit senza lidi. L'Ultimo. O Dio Vivente e Vero! Dio! Dio! Dio! Un Altro, che la sua mano indica come per dirci: Guardatelo! Un soffio di tenerezza passa sul suo volto. Sembra che chiami qualcuno per nome. E' forse un sorriso ci che traspare sulle sue labbra? Potremmo cogliere ci che, assai sommessamente, esse mormorano? Ascolta... Ascolta... Tu sei il mio Unigenito, il Figlio del mio Amore! (Mc 1,11) Ascolta ancora: Tu sei il principe nel giorno della tua nascita. (Sal 109) Oggi, dal mio seno, prima della stella del mattino, io ti genero! (Eb 1,5) O Tu, il Padre! Con stupore ti scopriamo, in questo giorno sempre mattino, senza ieri, senza domani, in questo Oggi presente in ciascuno dei nostri giorni. Tu ci hai donato il tuo segreto pi intimo: un Diletto che non cessi di generare. Tu esisti unicamente per Lui. Tu sei solo Padre! Come potresti essere altra cosa? Altra vita non c' per Te, se non quella che doni. Inesauribile fecondit, nella quale ogni vita generata! Pienezza per sempre saziante! Sarebbe lui, per Te, l'unico sconosciuto, l'unico amato, l'unico desiderato? L'Insostituibile? S. Su chi altri mai potrebbe riposarsi il mio Amore? In chi altri mai potrebbe danzare la mia gioia? In me tutto lo chiama: in lui tutto mi risponde In me tutto lo chiama per nome: in lui tutto mi celebra. La sua Vita pulsazione della mia. Il mio Amore, palpitazione del suo cuore. Avresti Tu, o Padre, qualcosa ancora da dirci? Ti benedico, Signore del cielo e della terra! Ci che hai tenuto nascosto ai sapienti e agli intelligenti, Tu l'hai rivelato ai piccoli! S, Padre, questa la tua gioia! Che altro cantarti, a Te, che tutto trascendi? Dove trovare l'inno che ti celebra? Tu ti sottrai ad ogni lode, come ti raggiunger lo spirito? Tu scavalchi ogni intelligenza. Solo, indicibile: Ed ogni parola scaturisce da te. Solo, inconoscibile: ed ogni pensiero viene da te. Tutti gli esseri ti acclamano: quelli che parlano e quelli che sono muti. Tutti gli esseri ti glorificano: quelli che pensano e quelli che non hanno pensiero. Il desiderio del mondo, il gemito dell'universo ti balbettano. Tutto ci che : preghiera rivolta a te! A te, ogni essere che sillaba il tuo universo, tesse un inno di silenzio. Tutto ci che sussiste, resta per te. In te si ncora l'universale fluttuazione. Tutti i nomi sono per te, ma te come chiamarti? O il solo che non si pu nominare! Che altro cantarti, a Te che tutto trascendi? S. Gregorio di Nazianzo (Queste note sono state tratte da: D. ANGE, "DALLA TRINITA' ALL'EUCARESTIA", Ed. Ancora (MI), pp. 127-131 1. RIFLETTERE 1.1. IL PADRE 1.1.1. OBIETTIVO Stimolare il giovane a prendere in esame alcuni presupposti e condizioni che possono rivelare il volto di Dio Padre. 1.1.2. CONTENUTI *Quale immagine di Dio? Spesso creiamo delle immagini di Dio storpiate secondo le nostre necessit. *Tentiamo di scoprire la vicinanza di Dio nella nostra storia attraverso i segni della sua presenza. *Ges Cristo ci mostra qual il vero volto di Dio: - Ges Cristo il rivelatore (rende visibile) del volto del Padre; - Dio Padre di tutti gli uomini (Dio si prende cura di tutti i suoi figli; accoglie tutta l'umanit senza distinzione. Il buon Padre, il buon Pastore). *Accettiamo, noi uomini, di essere suoi figli? Bibliografia: Testi liberamente tratti da: - Arduso - Brambilla, Il Credo, editrice Elle Di Ci - Bruno Forte, Piccola introduzione alla Fede, Edizioni Paoline - Diagroup 50, Credo in Dio, editrice Elle Di Ci - Per un ulteriore approfondimento: Catechismo della Chiesa Cattolica nn 231-324 PADRE ONNIPOTENTE Dio, il Padre di Ges, Colui che ha cominciato una volta e per sempre ad amare e che non mai stanco di cominciare ad amare: il Padre onnipotente nell'amore! Contemplare il mistero della gratuit e della pura sorgivit del Suo amore: "In questo sta l'amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati...". Il Padre l'eterno amante, Colui cui appartiene in assoluto l'iniziativa dell'amore: senza essere costretto o motivato dal di fuori, Egli ha cominciato nell'eterno ad amare e continuer per sempre ad amare. "La mia salvezza dura per sempre e la mia giustizia non sar annientata" (Is 51,6); il Suo progetto d'amore "sussiste per sempre e i pensieri del Suo cuore per tutte le generazioni" (Sal 33,11). Per questa stessa gratuit Dio ama le pecorelle smarrite (cfr. Mt 15,24 e Lc 15,4-7), i peccatori e i malati (cfr. Lc 5,31s.), i perduti (cfr. Lc 19,10), in una parola: gli ultimi, quello che nessuno ama. "Dio ha scelto ci che nel mondo stolto per confondere i sapienti, Dio ha scelto ci che nel mondo debole per confondere i forti, Dio ha scelto ci che nel mondo ignobile e disprezzato e ci che nulla per ridurre a nulla le cose che sono..." (1Cor 1,27s.). Dio come Padre immutabile e sempre nuovo nella fedelt del Suo amore: lo dice splendidamente un racconto della sapienza popolare: "Un uomo camminava sulla riva del mare: voltandosi vide sulla sabbia, accanto alle sue, le orme di un altro viandante. Pens: sono le orme di Dio. Guardando per pi lontano vide le orme di uno solo. Pens: quello il tempo in cui Dio mi ha abbandonato! Ma Dio gli disse: no, quello il tempo in cui io ti ho portato in braccio...". Nessuna apologia possibile per il dolore innocente. _ la risposta che sembra risolvere la vita dell'uomo in un puro esistere per la morte, dove tutto infine destinato al nulla. Fra la morte e la morte sta il giorno della vita: giorno breve e caduco, prigioniero del nulla. Tutte le proteste ateistiche sfociano in questa risposta: se la loro dignit sta nel guardare negli occhi la morte e nel perdersi in essa, la loro tragicit sta nel confessare che nulla ha veramente senso. "Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito" (Gv 3,16). Egli non lo ha "risparmiato, ma lo ha consegnato per tutti noi" (Rm 8,32). "Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della legge, diventando lui stesso maledizione per noi...". Accanto all'innocente che muore, solidale con lui ed in lui c' il Dio della Croce: non un giudice lontano, impassibile spettatore della sofferenza umana; ma il Dio vicino, il Dio "compassionato"; si tratta di indicare la sconcertante vicinanza del Duo amore per noi, che la Croce ci lascia intravedere. Il Vangelo della Croce non si preoccupa di essere la risposta al problema del silenzio di Dio: nel silenzio eloquente della Croce la domanda stessa viene a essere superata nella certezza della prossimit di Dio ai dolenti. Questo Dio vicino chiama tutti, per vie misteriose note solo al cuore dell'Eterno, a trasformare il dolore in amore, la bestemmia in invocazione, la storia della sofferenza in storia dell'amore del mondo, e ad aiutare gli altri a portare la Croce e a combattere le cause inique del soffrire umano, dovunque e comunque esse si presentino. Veramente "se vogliamo sapere chi Dio, dobbiamo inginocchiarci ai piedi della Croce!" (J. Moltmann). Ad Gentes, n. 2 (Lumen Gentium, n.2). La sorgente dell'amore l'eterna carit di Dio Padre. Egli il principio senza principio. Da Lui il Figlio generato. Da Lui procede attraverso il Figlio lo Spirito Santo. Unicamente per amore Dio Padre ci ha creato e senza alcun nostro merito ci ha chiamati a partecipare alla sua vita gloriosa. Con generosit ci ha arricchito e sempre ci arricchisce dei suoi doni. Quando gli uomini in Adamo peccarono, Dio non li ha abbandonati, ma li ha sempre aiutati e ha offerto loro la salvezza in vista di Ges Cristo il Redentore: in Lui il Dio invisibile si fatto visibile. Tutti coloro che ha scelto, il Padre da sempre li ha destinati ad essere simili al suo Figlio, cos che il Figlio sia il primogenito fra molti fratelli. E, alla fine, il Creatore di tutto regner effettivamente su tutti: sar cos realizzata perfettamente la sua gloria e la nostra felicit. ALCUNE QUESTIONI DA AFFRONTARE Perch la Bibbia proibisce di farci delle immagini di Dio? Possiamo conoscere Dio con la nostra ragione? Perch Ges il "segno" pi grande per conoscere Dio? Ges ha chiamato Dio "pap"? In che senso Dio Padre di tutti gli uomini? Cosa vuol dire vivere come "figli di Dio"? * Quale immagine di Dio? Spesso l'immagine di Dio fortemente condizionata dall'educazione ricevuta e dal modo con cui la fede in Dio stata vissuta e presentata nel processo educativo. Si esposti al rischio di accettare o di rifiutare una falsa immagine di Dio. In un passo della Prima Lettera a Timoteo, Dio descritto come colui "che abita una luce inaccessibile, che nessuno fra gli uomini ha mai visto n pu vedere" (1Tim 6,16). * La via "naturale" per conoscere Dio Nel mondo vi sono infatti dei segni della sua presenza, che l'uomo cerca di scoprire e di decifrare tramite le risorse del suo spirito e del suo cuore. _ Dio stesso che ha dato e continua a dare notizia di s affinch gli uomini "cerchino Dio e si sforzino di trovarlo. In realt Dio non lontano da ciascuno di noi" (At 17,27). Con difficolt l'uomo pu giungere a conoscere in qualche modo il vero Dio partendo dalle tracce e dalle impronte che di se stesso Dio ha lasciato nella creazione. * La rivelazione di Dio in Ges Cristo Ma all'uomo non basta sapere che esiste un Dio e conoscere la sua eterna potenza e divinit. L'uomo vuole chiamare Dio con il suo nome, accostarlo come un Tu, come una persona con la quale si possa instaurare una relazione. Ci pu avvenire soltanto se Dio stesso, ci svela il suo volto e ci manifesta la sua vita intima. La fede cristiana professa che di fatto avvenuto cos, dal momento che in mezzo agli uomini ha dimorato Ges di Nazaret. Ges "l'immagine del Dio invisibile" (Lettera ai Colossesi 1,15). All'uomo vietato farsi un'immagine di Dio; tutte le volte che tenta di farlo, egli rischia di produrre degli idoli. Dio stesso per ha preso l'iniziativa di offrire all'uomo un'immagine di s: il proprio Figlio, Ges Cristo. * Dio, il Padre di Ges Qual dunque il Dio che noi conosciamo in Ges Cristo? Ges rivela Dio in quanto ne il Figlio. Il che equivale a dire che il Dio che Ges ci rivela un Padre. Qui sta la novit essenziale portata da Ges a proposito di Dio. Innanzitutto Dio il Padre di Ges, il Padre del Signore nostro Ges Cristo. Ges infatti si rivolge a Dio chiamandolo "Padre" innumerevoli volte. Con il Padre Ges ha una relazione filiale unica, senza paragoni. Ges non solo usa spesso questo modo di indirizzarsi a Dio, ma introduce anche un'altra novit chiamando Dio col nome di "Abb" (Mc 14,36), un termine che faceva parte del linguaggio quotidiano e familiare, e che esprimeva fiducia totale, piena consapevolezza di essere figli amati. Un detto di Ges molto illuminante per comprendere la relazione assolutamente unica di Ges col Padre: "Tutto mi stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio, e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare" (Mt 11,27). * Dio, il padre di tutti gli uomini Presentandoci Dio come Padre suo, Ges ci dice che Dio anche padre nostro. In che senso Dio nostro padre? Dio nostro padre non in virt di una generazione biologica, ma grazie ad un rapporto libero e gratuito che Dio stesso instaura con noi. Rapporto che la Bibbia chiama con i nomi di liberazione, elezione, difesa, guisa, alleanza, adozione, amore. La paternit di Dio va intesa come una metafora volta ad esprimere sollecitudine, affetto, premura, vicinanza amorosa, ecc. * Quale "paternit"? Quando affermiamo che Dio Padre non dobbiamo cercare in primo luogo di comprendere la paternit di Dio a partire dalle nostre esperienze. Ma l'intero arco della sua vita che in grado di disvelarci la paternit di Dio. In altre parole: la paternit di Dio un concetto storico, quale emerge dalla storia dei rapporti di Dio con Israele, e soprattutto dalla storia di Ges con gli uomini. _ la condotta di Ges, le sue parabole, i suoi miracoli, la sua agonia e morte, la sua risurrezione che devono fornire i contenuti veri alla parola "Padre". Il Padre, secondo la storia salvifica che ha compimento in Ges, colui che si cura non solo dei buoni, ma anche dei cattivi e dei peccatori. Il Padre colui che, in Ges, prende posizione in favore dei poveri, degli oppressi, degli sbandati e dei senza dignit. Paternit dunque sinonimo di una straordinaria potenza d'amore e di misericordia: "Dio amore. Chi sta nell'amore, dimora in Dio, e Dio dimora in lui" (1 Gv 4,16). * Vivere come "figli di Dio" Nella preghiera con cui Ges ci insegna ad invocare Dio come "Padre Nostro", egli ci fa domandare innanzitutto la rinuncia ai nostri desideri umani in favore del progetto di Dio su ciascuno di noi e su tutta l'umanit ("sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volont"). Riconoscere Dio come Padre vorr dire imitare la sua paternit ("siate perfetti come il Padre vostro celeste") che libera l'uomo, lo perdona, gli restituisce dignit. Ma vorr dire anche la necessit di abbandonarsi sempre a Dio senza riserve, nella pi completa fiducia filiale. ALCUNI DOCUMENTI DELLA FEDE * "Padre onnipotente negli scritti del Nuovo Testamento" La preghiera di Ges una strada semplice e sicura per scoprire il "volto paterno" di Dio e per ritrovare le indicazioni essenziali per vivere come "figli". Ges in preghiera ci insegna a vivere come figli di Dio. Confrontandosi con le preghiere di Ges, raccolte nei Vangeli, gli uomini possono educarsi ad una fede autenticamente cristiana in Dio, "Padre buono e onnipotente". * "Nella notte fonda Ges and in un luogo isolato e l si mise a pregare" Credere in Dio Padre dialogare con Lui per "programmare" la giornata e l'attivit: avere il coraggio di "trovare tempo" per restare soli con Lui. Dal Vangelo di san Marco 1,35-39 * "Ti ringrazio, Padre, perch hai voluto far conoscere a gente povera e semplice..." Credere in Dio Padre riconoscere che tutto suo dono, vivere nella lode e nel ringraziamento. L'Eucarestia non solo il sacramento, ma anche l'atteggiamento pi importante del cristiano. Dal Vangelo di san Matteo 11,25-27 * "Padre mio... non si faccia come voglio io, ma come vuoi tu!" Credere in Dio Padre accogliere la sua volont come progetto di vita. _ il coraggio di camminare fino in fondo sul sentiero della verit e dell'amore. Dal Vangelo di san Matteo 26,39-44 * "Padre... ho portato a termine l'opera che mi hai affidato. Fa' che tutti siano una cosa sola!" Credere in Dio Padre vuol dire impegnare tutta l'esistenza per realizzare il suo piano di salvezza: riunire nell'amore e nella verit tutte le persone. La fede fonte di comunione e di unit. Dal Vangelo di san Giovanni 17,1-26 * "Padre, perdona loro, perch non sanno quello che fanno! Padre, a te affido la mia vita!" Credere in Dio Padre "imitarlo" nella sua infinita bont, vincendo sempre il male con la bont e il perdono. Credere in Dio Padre affidargli la vita, sicuri che nemmeno la morte pu strapparci dalla sue mani. Dal Vangelo di san Luca 23,32-48 "Padre onnipotente" nella fede della Chiesa * La storia dell'amore di Dio Per conoscere la bont onnipotente di Dio c' uno strumento sicuro: la Bibbia. Sfogliando il libro dei cristiani diventa subito chiaro - nella storia dell'antico e nel nuovo popolo di Dio - con quanta tenerezza Dio ama gli uomini e con quanta pazienza offre a loro la salvezza. Questa preghiera di ringraziamento riassume in forma essenziale i segni pi grandi che Dio ci ha donato del suo amore: _ veramente giusto renderti grazie, Padre santo, Dio di bont infinita. Tu continui a chiamare i peccatori a rinnovarsi nel tuo Spirito e manifesti la tua onnipotenza soprattutto nella grazia del perdono. Molte volte hai offerto agli uomini la tua alleanza, e per mezzo dei profeti hai insegnato a sperare nella salvezza. Padre santo, hai tanto amato il mondo da mandare a noi, nella pienezza dei tempi, il tuo unico Figlio come salvatore. Per attuare il tuo disegno di redenzione si consegn volontariamente alla morte, e risorgendo distrusse la morte e rinnov la vita. E perch non viviamo pi per noi stessi ma per lui che morto e risorto per noi, ha mandato, o Padre, lo Spirito Santo, primo dono ai credenti, a perfezionare la sua opera nel mondo e compiere ogni santificazione. * Il Padre si prega cos Ges ci ha insegnato una sola preghiera: un'invocazione piena di fiducia al Padre dei cieli. I cristiani hanno definito questa formula il "riassunto del Vangelo", il "modello perfetto di ogni preghiera". Per questo la conoscono a memoria e la recitano ogni giorno con amore: Padre nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volont, come in cielo cos in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. ALCUNE PROPOSTE DI RICERCA * "Padre onnipotente" negli scritti del Nuovo Testamento I cristiani pensano che per conoscere il mistero di Dio non sia soprattutto importante chiudersi in una profonda riflessione personale. Credono che per conoscere Dio occorre ascoltare Qualcuno, guardare a Qualcuno. Ritrova nei testi del Vangelo, proposti sopra, i motivi per cui i cristiano ritengono che la persona di Ges sia "decisiva" per conoscere e incontrare Dio. Conoscere Dio come "Padre" non unicamente un atto di intelligenza: uno stile di vita: l'esistenza "cristiana". Dai testi che presentano l'esperienza filiale di Ges di Nazaret, ricava quali sono gli atteggiamenti e i gesti che diventano importanti e necessari, quando una persona accetta Dio come "suo Padre". * "Padre onnipotente" nella fede della Chiesa - Lodare, ringraziare un atteggiamento squisitamente cristiano. Il pi grande gesto dei cristiani si chiama appunto "Eucarestia", cio ringraziamento. Ritrova nel testo della preghiera eucaristica riportata sopra, i motivi della lode e del rendimento di grazie dei cristiani: essi sono anche i "segni" pi grandi che il Padre ha donato all'umanit per farsi conoscere e per trasformarla con il suo amore. - Il "Padre nostro" la "preghiera" per eccellenza dei cristiani. Sapresti motivare la sua importanza? In questa preghiera Ges ci rivela chi Dio, come agisce nei confronti dell'uomo, quali sono gli atteggiamenti fondamentali del credente di fronte al "Padre dei cieli". Analizza con attenzione la preghiera del Signore ed esprimi con tue parole quali informazioni su Dio, sull'uomo e sulla preghiera ci offre questo testo conosciutissimo del Vangelo. - Dio, come lo conoscono i cristiani, non uno spauracchio, n un despota. Rileggi nel testo del Concilio (proposto sopra) quale immagine di Dio delineano i Vescovi. Tenta di ritrovare in queste affermazioni quali sono i motivi per cui Dio chiamato "la sorgente dell'amore", quali sono i "diritti" dell'uomo di fronte a Lui, e qual il fondamento ultimo che per il credente hanno i grandi valori umani della pace, dell'ottimismo e dell'impegno nella storia. * "Padre onnipotente" nella vita dei cristiani Un cristiano, quando riflette e cerca di approfondire la sua fiducia nel Padre dei cieli, sa ascoltare questi interrogativi: - Sai scoprire i "segni" della presenza e potenza di Dio nell'universo, nella storia degli uomini, nella tua vita personale? Oppure guardi e usi la splendida realt dell'universo soltanto per avere di pi, per possedere di pi? - Dio per te il "pap" unico e onnipotente che Ges ci ha insegnato a riconoscere e ad amare? nelle sue mani hai affidato la tua vita? nella sua parola sono radicati i tuoi progetti? Oppure sei ancora tu e soltanto tu il "dio" della tua esistenza? - Come educhi te stesso al dialogo, all'incontro esplicito con il Padre dei cieli? nella tua giornata c' un momenti preciso e sicuro di preghiera personale? Oppure fai posto a Dio solo quando capita, solo quando ti senti? - La "pace" del tuo cuore nasce da una profonda fiducia in Dio Padre? Oppure sei tranquillo e sereno soltanto quando stai bene, quando hai ci che vuoi, quando puoi fare quello che credi? - La gente con cui vivi riesce a capire dal tuo modo di pensare, di giudicare e di agire che Dio Padre per tutti, Padre per i poveri e per i peccatori? Da questa traccia di riflessione puoi capire quali conseguenze pratiche ha la fede in Dio Padre nella vita dei cristiani: elenca le pi importanti. LA FEDE IN DIO OGGI Irrilevanza esistenziale della fede La riflessione culturale sull'uomo e sul mondo si fa ai nostri giorni come se Dio non esistesse. Non solo di fronte alla questione di Dio si resta perplessi e si assume una posizione agnostica, ma molto spesso e pi frequentemente si mette in dubbio la sua importanza e si attribuisce alla fede la consistenza e il valore opzionale che proprio di un hobby. Autosufficienza dell'uomo e superficialit di Dio Dio non rappresenta una ovviet, questo ovvio oggi pi che mai: la sua esistenza non evidente. Gi questo fatto, che Dio non evidente, sembra significare che si pu conoscere il mondo senza partire da Dio. La cultura biblica, ponendo il concetto di creazione supera la concezione numinosa del mondo e desacralizza la realt distinguendo nettamente tra Dio creatore e universo creato. In questo modo assumendo sul serio la trascendenza di Dio si fa esperienza dell'immanenza della realt umana. Rifiuto di Dio, segno di progresso La verit di Dio si presenta come offerta alla scelta della nostra libert e non come imposta per necessit al nostro assenso, la fede in Dio si pone come l'aut aut fondamentale. Costituisce una specie di ragione di prelazione a favore del rifiuto, ragione che ambisce al titolo di umanesimo. Ma ben questo che si deve verificare: se davvero credere o non credere siano la stessa cosa. I tre "pregiudizi" della modernit La convinzione che non si pu essere davvero uomini e al contempo credenti, l'opinione che tra fede e ragione critica c' incompatibilit, la persuasione che la fede nemica della libert e dell'uguaglianza. Non difficile individuare lungo l'itinerario storico che ci ha condotti al punto attuale situazioni e atteggiamenti che hanno di fatto favorito la convinzione che procedere all'umanizzazione dell'uomo fosse possibile soltanto a condizione di rigettare le forme storiche del cristianesimo, che le conquiste irrinunciabili della modernit - la libert, la tolleranza, la ricerca scientifica, la democrazia, il progresso - fossero incompatibili con il cristianesimo storico. Cos avvenuto che l'ipotesi "Dio" apparsa superflua e anzi nemica rispetto alla costruzione della citt terrena e alla fine l'annuncio della "morte di Dio" potuto davvero sembrare una liberazione. Perdendo Dio, l'uomo ha perso se stesso Ora che l'et moderna volge al tramonto non difficile accorgersi di quanto fosse fallace quella prospettiva, di come fosse illusorio pensare che fosse possibile cancellare la realt di Dio e credere che tutto potesse rimanere come prima. L'errore stato di non considerare che nella storia dell'umanit il termine "Dio" rappresenta il fondamento, la garanzia e il fine dell'uomo e del mondo: che se Dio scompare da quello scenario, l'interno scenario si sgretola e va sostituto. Il senso di smarrimento l'indissolubilit del legame che associa il destino di Dio e il destino dell'uomo: il mondo si avvia ad accorgersi che perdendo Dio ha perduto se stesso. Si era negato Dio per celebrare la grandezza dell'uomo e ora l'uomo si vede sprofondare nell'abisso del nulla, figlio dell'inutilit e del caso, privo di senso e di direzione, effimero e precario come un discorso fatto da nessuno a nessuno per non dire niente. La fede in Dio l'unica possibilit di significato La fede in Dio resta la pi radicale, anzi l'unica possibilit di significato. Esistere senza essere figli troppo contrastante con le strutture del nostro essere perch sia possibile accettare l'idea di un universo privo di padre senza che questa idea ci appaia mostruosa e assurda. Essa addirittura la negazione del nostro essere. "L'essere figlio" la verit del nostro essere Se e non sei te stesso, perch il tuo volto porta impressa l'immagine di un altro volto che dice la tua origine. La libert di cui diventato titolare l'uomo dopo la morte di Dio: una libert che sulle prime sembrava destinata a sciogliere gli obblighi ma a lasciare intatti i contenuti, perch ancora non si conosceva la sua forza. Legame profondo tra naturalit e creaturalit Tra naturalit e creaturalit c' un legame profondo; una volta che si rifiuti si essere creature non si pu non rifiutare la naturalit. Il culto della trasgressione e le sue conseguenze "Se Dio non c' allora tutto permesso", il culto della tragressione la versione mondana di questa filosofia del criterio inventato. Si intende la trasgressione che mira a sfidare alla radice la forza obbligante della morale smascherandone la convenzionalit. In realt navighiamo attraverso un infinito nulla. Quella trasgressione, che l'omologazione dell'orfanezza. 1.1.3. CONCRETAMENTE Dare alcune stimolazioni (3); dividere in gruppi i ragazzi, quindi ogni gruppo riflette e discute su una delle stimolazioni. Mettere per iscritto il lavoro svolto. 1 stimolazione: "Uomo - dice il Signore - considera ch'io sono stato il primo ad amarti. Tu non eri ancora al mondo, il mondo neppure v'era ed io gi t'amavo. Da che sono Dio, io t'amo". (Sant'Alfonso) 2 stimolazione: "Quando sono realmente libero? Sono libero quando dopo aver amato le cose e gli uomini essi restano pi liberi ed io meno schiavo. Sono libero quando credo in un Dio che ha creato tutto con libert! Sono libero quando accetto la libert degli altri. Sono libero quando riesco ad essere persona. Sono libero quando so scoprire la parte di bene che esiste in ogni essere creato. Sono libero se la mia unica legge l'amore. Sono libero quando so darmi agli altri senza esigere di possederli. Sono libero quando la mia voce contribuisce a determinare il corso della storia. Sono libero quando credo che il mio Dio sia pi grande del peccato. Sono libero quando credo che il bene fatto non pu andare distrutto. Sono libero quando credo che sulla bilancia di Dio pesa pi la sua misericordia che la nostra vilt. Sono libero quando credo che la salvezza non mi verr dalla legge ma dallo Spirito. Sono libero quando ho capito che il mio lavoro la continuazione dell'opera del creatore. Sono libero quando ho la certezza che tutto il creato mi aiuta a realizzarmi e a scoprirmi. Sono libero quando nessuno e niente tenta di sostituirsi alla mia coscienza che l'ultima parola del creatore in me. Sono libero quando in ogni situazione che mi si presenta scelgo non quello che pi mi piace ma quello che pi mi aiuta ad essere persona. Sono libero quando amo il bene del mio prossimo pi della mia stessa libert. Sono libero se amo essere libero. Per questo quando mi sento libero mi sento un po' come Dio, capace di creare con lui, di dare, cio di amare. Mi sento persona. Mi sento in diritto di avere un nome proprio che pronunciato da Dio una sola volta diventa immortale ed eterno". (Liberamente tratto da: J Arias, Il dio in cui non credo, Cittadella editrice). 3 stimolazione: Che significa che Dio il Creatore del cielo e della terra? La creazione viene rapportata anzitutto al Padre, principio di ogni vita: dall'inesauribile sorgente della divinit ha origine tutto ci che esiste; da Lui ogni paternit in cielo e in terra. Perci di Dio Padre confessiamo che "onnipotente, creatore e signore del cielo e della terra, di tutte le cose, visibili e invisibili". Pertanto, tutto ci che esiste, in qualunque forma o spazio o tempo esista, in quanto ha ricevuto l'essere va riconosciuto come creatura dell'unico e solo Dio: il Creatore il Padre e Signore del mondo visibile ed invisibile a noi noto, ma anche, ammesso che esistano altri mondi a noi ignoti, Padre e Signore di essi. L'onnipotenza creatrice non pu essere misurata sul metro della nostre conoscenze, e, in ogni caso, non pu essere limitata da noi nelle sue infinite possibilit: Dio Dio e la creatura non Dio, comunque e dovunque si ponga questo rapporto fra Creatore e creatura!. (Liberamente tratto da B. Forte, Piccola introduzione alla fede, Edizioni Paoline) Confronto con la Parola di Dio: Col 1,13-20 Gv 17,1-26 Mt 11,27 Lc 15,11-24 At 17,24-29 Lc 10,21-24 All'uomo vietato farsi un'immagine di Dio, tutte le volte che tenta di farlo, egli rischia di produrre degli idoli. Dio stesso ha preso l'iniziativa di offrire all'uomo un'immagine di s: il proprio Figlio. Facendosi aiutare dai testi allegati o altri, si stimola la discussione puntualizzando: - qual il vero volto di Dio - cosa significa credere in Dio Padre - come pregarlo. Sar bene fissare per iscritto quanto emerge dalla discussione e quanto si propone. Per la preghiera Donaci, o Padre, di riconoscerTi onnipotente nell'amore. Fa' che sappiamo stupirci davanti alla Tua capacit di iniziare sempre ad amare, come hai iniziato nel primo mattino del mondo e continuerai fino all'alba del giorno eterno quando l'universo intero sar Tua patria e Tu tutto in tutti. E fa' che ai piedi della Croce sappiamo confessare la fedelt del Tuo amore anche di fronte allo straziante dolore che copre la terra. 1.2. LA PREGHIERA 1.2.1. OBIETTIVO Breve itinerario di "conversione" alla preghiera. Preghiera che anzitutto: accoglienza, terreno d'avvento del mistero di Dio nel cuore della storia degli uomini. Preghiera come esperienza di relazione tra il Padre creatore che da sempre ha cominciato ad amare e noi suoi figli il cui unico compito quello di lasciarsi amare. La preghiera che diventa incontro allora evoca la figura del Padre. 1.2.2. CONTENUTI Sui sentieri della Preghiera per "tornare alle radici della vita". Sogno una comunit che vive di Preghiera, certo che una vita di Preghiera sar come un narrare la storia di Dio, quasi attinta dal cuore del Padre, nel Figlio e nello Spirito Santo, momento per momento. Una Storia che la nostra Storia, che viviamo forse faticosamente ma da illuminati. Come Maria SS.ma Madre di Dio e nostra carissima Madre, che seppe vivere la sua vita "meditando in cuor suo" quanto accadeva. (Mons. Antonio Riboldi) 1.2.2.1. Signore, insegnaci a pregare! La riflessione si sviluppa in tre momenti: A) Introduzione al mistero della preghiera: Che cos' la preghiera, per quanto sia possibile dirlo con le nostre parole; qual lo specifico della preghiera cristiana fra le preghiere possibili nell'esperienza umana. B) Itinerario o scuola della preghiera cristiana. Quali sono gli ostacoli, le difficolt, le resistenze e quali le conquiste, i doni ai quali la preghiera deve aprirsi, perch la vita diventi vita di preghiera. C) Maria icona dell'orante. Chi guarda a Maria e la contempla con spirito e cuore impara a pregare A - Introduzione al mistero della preghiera cristiana Formulo anzitutto la tesi, che vorrei cercare di illustrare: Il cristiano non prega un Dio, il cristiano prega in Dio. Il cristiano non sta davanti a Dio come uno straniero. Il cristiano, quando prega, entra nel mistero stesso di Dio. Si lascia avvolgere dal mistero della Trinit Santa. Lo specifico della preghiera cristiana, quello che distingue questa preghiera da ogni altra possibile esperienza di preghiera, che essa preghiera trinitaria. Come ci insegna da sempre la liturgia: nello Spirito, per il Figlio, noi andiamo al Padre. Dal Padre, per il Figlio, viene a noi ogni dono perfetto nello Spirito Santo. La preghiera liturgica della Chiesa ci ha da sempre insegnato a pregare cos. Le orazioni della liturgia terminano con questa formula trinitaria, con questo andare a Dio, il Padre, per Cristo, nello Spirito; o accogliere dal Padre, per il Figlio, il dono dello Spirito. La grande preghiera liturgica l'eucaristia, esattamente questo movimento nel seno della Trinit; la benedizione al Padre 'Padre veramente Santo'RIF Padre veramente Santo, invocando Lui, perch Lui mandi l'epiclesi, il dono dello Spirito. E perch questo dono renda presente per noi il Cristo, nella memoria della sua passione e risurrezione. Una volta invocato il dono nell'azione di grazie e nella benedizione al Padre, nell'epiclesi dello Spirito e nel memoriale del Figlio, noi, per il Figlio, nello Spirito, per quel corpo e sangue, per quel pane e vino riempito di Spirito Santo, noi vogliamo ritornare al Padre, perch tutto in Cristo, con Cristo e per Lui salga a Dio Padre, nella unit dello Spirito Santo, a lode e gloria. Il cuore, lo specifico della preghiera cristiana, questo pregare nel mistero stesso di Dio. Ce lo ha detto Ges quando ci ha insegnato a pregare: 'Signore insegnaci a pregare'. La storia diventa cosciente di essere avvolta nel grembo trinitario e la Trinit viene confessata presente nel cuore dell'uomo. 'Se uno mi ama, il Padre ed Io verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui'RIF Se uno mi ama, il Padre ed Io verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui  (Gv 14,23). Alla luce di questa grande idea, che il mistero della preghiera cristiana 'esperienza della Trinit Santa'RIF esperienza nella Trinit Santa  pregare, per noi, pregare in Dio. Nella luce di questa idea fondamentale sviluppiamo i tre aspetti che essa comporta: a) la preghiera in rapporto al Padre, da cui tutto viene e a cui tutto tende b) la preghiera per il Figlio 'per il nostro Signore ges Cristo' c) la preghiera nello Spirito Santo Andiamo alla scuola della liturgia per capire qualcosa, perch essa il culmine e la fonte di tutta la preghiera cristiana. a) La preghiera in rapporto al Padre Questo rapporto dell'orante vive di una duplice relazione: dal Padre a noi e da noi al Padre. *RIF dal Dal Padre a noi Nella Lettera di Giacomo leggiamo: Lui la sorgente di ogni dono perfetto. Chi il Padre nel mistero eterno dell' amore? Vorrei soltanto evocare il mistero. Il Padre, nella Rivelazione sempre colui che prende l'iniziativa dell'amore, colui che manda il Figlio, manda lo Spirito. Il Padre il principio eterno dell' amore, la sorgente, come dice la teologia dell'Oriente, la 'fons amoris'RIF fons amoris ; la prima gratuit dell'amore. Il Padre da sempre ha cominciato ad amare. Il Padre non ama perch abbia qualche motivo, sia necessitato ad amare; il Padre ama per la pura gioia di amare. RIF Dio non ci ama perch siamo buoni e belli, ma Dio ci rende buoni e belli perch ci ama  Il Padre la pura gratuit irradiante dell'amore. Il Padre l'eterno amante, colui che ama da sempre, che amer per sempre, che non si stancher di amarci. E allora, se Lui la pura gratuit dell'amore, la sorgente di ogni dono perfetto, tutto viene da Lui. La preghiera il luogo in cui, l'uomo e la Chiesa riconoscono questo eterno, permanente e sempre nuovo avvento dell'amore. Poich tutto viene dal Padre, in quanto il Padre la pura gratuit, la preghiera anzitutto: accoglienza, terreno d' avvento del mistero di Dio nel cuore della storia degli uomini. La preghiera, non un amare Dio: non moltiplicate vane parole. La preghiera un lasciarsi amare da Dio, uno stare davanti alla gratuit pura del Padre, perch questa gratuit ci inondi della sua traboccante generosit. La preghiera, in questo senso, anzitutto un ricevere; la preghiera anzitutto un attendere nella pazienza e nella perseveranza del silenzio pieno di meraviglia e di stupore dell'amore. E' Dio che opera nella preghiera e l'uomo un povero nella preghiera, uno che sta davanti al mistero per lasciarsi amare da Dio. In questo senso, la preghiera silenzio, la preghiera esperienza notturna di Dio, non esperienza solare di Dio. Tu non lo vedi Dio, non lo catturi, tu ti lasci contemplare da Dio, ti lasci lavorare da Lui. La preghiera il mistero della femminilit della Chiesa, della pura accoglienza dell'amore, come Maria che sente Dio in s nel suo grembo, prima di vederlo e di contemplarlo. Dunque, come in Maria, il sentire e l'esperienza del mistero precede la visione e il concetto, cos nella preghiera cristiana. La preghiera anzitutto lasciarsi inondare dal mistero della divina presenza. E questo esige tempi, morti, esige perdere tempo per Dio. RIF Dio ha tempo per l'uomo  Questo il mistero del suo amore: che Dio ha avuto tempo per l'uomo. La risposta a questo che l'uomo abbia tempo per Dio, e si lasci amare nel silenzio, nella docilit, nella perseveranza, nella fedelt. Ecco, in questo senso, veramente, la preghiera una alleanza di fedelt, che non si fonda sull'entusiasmo del momento, sulla emotivit che passa, ma sulla scelta, coraggiosa e forte di stare alla presenza di Dio, di resistere e sopportare anche il silenzio di Dio, perch egli parli quando e come a Lui piacer. * Tutto viene dal Padre, ma tutto torna al Padre. Il Padre il principio, il Padre la fineRIF Dio, il Padre, l'eterna provenienza dell'amore, il Figlio l'eterna venuta dell'amore, lo Spirito l'avvenire dell'amore eterno . Ma questo avvenire dell' amore eterno un sempre nuovo ritornare all'origine, al primo principio dell'amore, che il Padre. La preghiera, infatti, in quanto movimento di accoglienza del dono che viene da Dio, movimento di risposta a questo dono, un voler tutto riportare a Dio. La preghiera si fa il veicolo di questa nostalgia di Dio, che nel cuore dell'uomo e nel cuore della storia. Ebbene, in questo secondo senso di movimento verso il Padre, di portare tutto nel cuore del Padre, la preghiera sacrificio di lode, azione di grazie, intercessione a Dio in cui il mondo intero viene portato, perch nella sua vera origine ritrovi se stesso. E' in questo movimento della preghiera che, nel senso pi profondo, si fonda la vocazione politica del cristiano. La vocazione politica per il cristiano, nel forte e nel nobile senso dell'impegno per l'uomo e della lotta per la giustizia e della solidariet con i poveri, non moda sociologica, ma obbedienza al mistero della preghiera, al mistero che lui sperimenta pregando. Pregando il cristiano impara a vedere tutte le cose nella luce di Dio, e perci a denunciare l'ingiustizia, a proclamare la giustizia del regno veniente di Dio. Pregando il cristiano impara a orientare la sua vita al senso ultimo e profondo di tutte le cose. Pregando impara a riconoscere la propria storia, la storia della propria gente, della propria Chiesa, come in cammino verso la patria, intravista e non posseduta, del cuore eterno di Dio. Ecco che, quanto pi un popolo, una Chiesa prega, tanto pi, lungi dall'allontanarsi dalla storia, entra nel movimento pi profondo della storia e assume la speranza, la nostalgia dell'uomo, per farla diventare cammino concreto di realizzazione, di giustizia e di pace. Ecco, allora, nel tornare al Padre, la preghiera questa festa cosmica, questa voce di chi non ha voce, perch tutto venga riportato nel cuore del Padre e visto nella luce che non conosce tramonto. Chi vive di fronte al mistero del Padre nel seno della Trinit Santa sta anche nel seno della storia. Tutto, esce dal Padre, tutto ritorna a Lui, in questo circuito che l'amore trinitario, che l'amore che inonda la storia in cui noi dobbiamo immetterci e in esso consapevolmente ci immettiamo pregando. b) Ma noi preghiamo il Padre 'per il Figlio' RIF per il Figlio  Che cosa significa questa seconda fase? Lo diciamo tutte le volte che celebriamo la liturgia: 'per il nostro Signore Ges Cristo'RIF per il nostro Signore Ges Cristo . Che cosa significa questo 'per il Figlio'RIF per il Figlio , che la liturgia della Chiesa da sempre ci ha insegnato? E, che diciamo la verit, non sempre abbiamo capito! 'Per il Figlio' RIF Per il Figlio  significa due cose. Primo: chi il Figlio nel mistero eterno di Dio? Se il Padre la pura sorgente dell'amore, l'eterno amante, il Figlio colui che eternamente accoglie I' amore, l'eterno amato, colui che si lascia inviare nel mondo, che si lascia consegnare sulla croce, che si lascia riempire dello Spirito nel giorno di Pentecoste. La sua esistenza, una esistenza accolta, cio totalmente riempita dall'amore del Padre. Nel mistero della Trinit Santa il Figlio la pura accoglienza dell'amore. Se il Padre l'eterna gratuit, il Figlio l'eterna gratitudine, l'eterno lasciarsi amare. Lo dico ancora in un altro modo. Il Padre ci insegna che dare divino, che amare divino. Il Figlio ci insegna che divino anche ricevere, che divino anche lasciarsi amare. Ebbene, se questo vero, la preghiera per il Figlio significa anzitutto entrare in questo mistero dell'accoglienza, pure del Figlio e, secondo, in queste accoglienze farsi accoglienti della Chiesa e del mondo nella compagnia della vita. Ecco che allora i due aspetti della preghiera in rapporto al Figlio la preghiera come 'imitatio Christi'RIF imitatio Christi  e la preghiera come compagnia della fede e della vita. * La preghiera come 'imitatio Christi'RIF imitato Christ E' entrare nel mistero dell'accoglienza del Figlio. Questa parola 'imitatio' RIF imitatio imitazione, una parola che riempie la tradizione spirituale della Chiesa, ma una parola che viene interpretata spesso falsamente. L'imitazione, nel senso dei Padri spirituali, non un guardare a un modello lontano e cercare di riprodurlo. Nel senso della grande tradizione spirituale, RIF imitatio  'imitatio'RIF re praesentatio  're-presentatio' ripresentare Cristo in te. Tu non imiti Cristo, se cerchi di scimmiottarlo, non ci riuscirai mai; lo imiti se, come Paolo puoi dire: 'non sono pi io che vivo ma Cristo che vive in me'. La preghiera ci porter a sperimentare la croce di Cristo.RIF non sono pi io che vivo, Cristo che vive in me. Si comprende la differenza! La imitazione del Cristo il far vivere, rivivere il Cristo in s, aprirsi all'avvento della vita del Cristo, perch sia lui ad essere in noi, pensiero, parola, cuore, amore, vita. Cristo vive in me! Allora, se questo vero, la preghiera per il Figlio il luogo in cui noi ci lasciamo portare nell'imitazione del Figlio e in cui il Cristo viene a dimorare nei nostri cuori: RIF Che il Cristo abiti per la fede nei vostri cuori (Ef 3,14). La preghiera il tempo in cui il Figlio viene a mettere le sue tende nella nostra storia, nella nostra carne, come storia e come vita. E questo comporta necessariamente due aspetti. Il Figlio il crocifisso, prima di essere il risorto. Se la preghiera RIF per il Figlio  RIF imitatio Christi , la preghiera ci porter a sperimentare in noi la croce di Cristo, a imitare il Crocifisso. Molte volte noi abbiamo spiegato l'aridit della preghiera come qualcosa collegato puramente alla difficolt umana, ma anche motivata dal nostro peccato, vero. Per il senso piu profondo della difficolt della preghiera, dell'aridit, di chi vuole fare sul serio con Dio, non un senso umano soltanto, ma questo senso misterioso, teologico. La notte oscura della preghiera il tempo in cui si entra nel mister Questo spiega perch tutti gli uomini spirituali, quelli che hanno voluto fare sul serio l'esperienza di Dio, sono passati attraverso la notte della tentazione e l'aridit della preghiera. Chi non ha conosciuto la tentazione, non sa cosa vuoI dire la speranza, e quindi non sa cosa vuoI dire la preghiera. Veramente Dio un fuoco divorante ! Chi non passato nel vaglio di questo fuoco non sar mai un uomo di preghiera. Dir tante parole sulla preghiera, ma non contager il senso di libert e di pace, che la preghiera dona al cuore dell'uomo. Non un caso che tutti i grandi spirituali ci confessano le loro lotte nel tempo della preghiera. Pensate ai 19 anni di aridit di S. Teresa d'Avila, che diceva che qualunque cosa in quel momento sarebbe stata per lei preferibile, piuttosto che stare l fedelmente a pregare, eppure restava. Chi vuole pregare e non vuole conoscere le difficolt non pregher pi . Non diventerai mai un uomo di preghiera, se ti fermerai alle prime stanchezze, alle prime aridit; ma solo se avrai accettato di perseverare nella notte del tuo spirito, di stare a volte a pregare senza sentire niente, fedelmente, dando al tuo Dio il tempo perduto della preghiera. Quando noi preghiamo insieme, riempiamo sempre la nostra liturgia di tante parole, abbiamo quasi paura del silenzio, perch nel silenzio la gente si distrae. In realt il silenzio ha una dignit nella preghiera pari alla parola, perch il silenzio il tempo che ci fa sperimentare lo stare soli davanti a Dio solo. Nella preghiera si entra, soli anche se si insieme, esposti al silenzio di Dio, esposti alla furia, dell'amore di Dio. La preghiera ci porta a imitare anche il Cristo glorficato; il Cristo non solo il crocifisso, ma anche il glorificato. Ecco l'altro aspetto, la preghiera come sorgente di gioia, di pace; la preghiera come un lasciarsi inondare dall'alleluia di Pasqua, dalla potenza della Resurrezione, dalla gioia di colui che ha vinto la morte. Nessuno conosce veramente la gioia, se non la conosce nel mistero della preghiera cristiana. Persone credenti sono convinte che la gioia non possa esistere per colui che non ha l'esperienza di Dio. E' vero questo. Esister il momento dell'allegria, della gioia che passa, ma la gioia profonda, quella della partecipazione alla vita nuova del mondo, quella la gioia dei risorti. Nella preghiera come 'imitatio Christi'RIF imitatio Christi  noi arriviamo a gustare una gioia che pi profonda di tutte le tempeste del mare della storia; una gioia che non si perde neppure quando si sta perdendo tutto, nell'ora della sconfitta, nell'ora del fallimento, nell'ora della solitudine, nell'ora della tristezza, perch la tristezza c', ed anch'essa un valore, una dignit. Non credete ai cristiani che vi dicono che non hanno mai conosciuto la tristezza, oltre tutto perch l'ha conosciuta anche il Cristo. Ma, insieme con questo, c' l'esperienza della vittoria, della gioia, della pace. * La preghiera come compagnia della fede e della vita Nella preghiera noi diventiamo il corpo di Cristo, la preghiera la sorgente della Chiesa. Se la Chiesa nasce dalla Parola, la preghiera, luogo in cui la Parola accolta nella fecondit del silenzio, alle origini, alle radici di tutta la vita della Chiesa. Quanto pi un uomo prega, tanto pi ha il senso della Chiesa, perch, quanto pi prega, tanto pi si sente solo davanti a Dio e in comunione con gli altri. Che significa contemplazione? Il termine viene da due radici: 'cum' RIF cum  e 'templum'RIF templum . Cum significa stare insieme; Templum, dal greco temmo (= separare), significa stare soli. Contemplazione mettere insieme queste due cose. E' quindi uno stare soli per stare insieme: solitudine che diventa comunione e comunione che diventa solitudine. Farsi solitudine per diventare amore; essere amore per essere solitudine. Bonhoeffer, a tal proposito, diceva che un uomo che non capace della solitudine con Dio non capace della comunione con i fratelli, e diceva, viceversa: un uomo che non capace di comunione con gli altri, non capace di solitudine con Dio. Ecco allora, la preghiera contemplazione in quanto solitudine con Cristo nell'accoglienza del Cristo; ma proprio per questo comunione col corpo di Cristo. Il senso della Chiesa, prima che con vaghi concetti o lezioni di teologia, si nutre con l'esperienza vera della preghiera, del mistero della preghiera cristiana, della liturgia. Chi prega veramente un rivoluzionario, che per costruisce patti di pace: non n il servile ripetitore delle cose che non danno fastidio a nessuno, n il rivoluzionario che vuole soltanto distruggere. E' come S. Francesco, un uomo che vive tutta la sua vita a tessere patti di pace, e a spegnere le inimicizie, perch tutto preso dal mistero della compagnia del Cristo, dell'accoglienza nel Cristo. Ma, sempre in questo essere accolti nel Cristo, si radica la dimensione della compagnia della vita, oltre che della fede. Compagnia significa spezzare insieme il pane. Che cos' questa compagnia della vita? E' la solidarietRIF essere con RIF essere per . Io dico che, in questo senso, la preghiera la grande scuola della solidariet. Chi prega impara a portare i pesi degli altri. Chi prega impara a guardare gli altri con occhi di amore, e sappiamo bene che, dove c'e amore, li si capisce Il bisogno. c) Noi preghiamo nello Spirito. Chi lo Spirito nel seno della Trinit Santa? Ancora una volta evocando il mistero, contemplando il mistero, farei mie le due grandi tradizioni della teologia dello Spirito. La tradizione occidentale, per la quale lo Spirito il vincolo dell'amore eterno. Fra l'amato e l'amante lo Spirito l'amore. Nel simbolo della fede, noi diciamo che lo Spirito procede dal Padre e dal Figlio, perch interpretiamo cos il mistero: lo Spirito il legame, RIF vinculum caritatis aeternaefra l'amante e l'amato. Dunque lo Spirito la pace di Dio, la comunione di Dio, che suscita la comunione e la pace nei cuori degli uomini. Insieme a questa tradizione, che tutta pasquale, c' la tradizione orientale, che invece guarda piuttosto al mistero della croce del Signore. Ebbene nell'ora della croce consegn lo Spirito! Chi lo Spirito? E' colui, consegnando il quale, Ges entrato nella solidariet dei peccatori, dei senza Dio. Per l'Oriente lo Spirito pi che essere il vincolo dell'unit l'estasi di DioRIF extasis tou teou , il dono di Dio, colui nel quale Iddio esce da s. RIF amore non significa starsi a guardare negli occhi, ma guardare insieme verso la stessa meta  Lo Spirito colui che realizza questo in Dio. Nello Spirito, Dio esce da s, l'esodo di Dio. Tant' vero, che la creazione avviene nello Spirito, che si libra sulle acque; l'incarnazione avviene nello Spirito, che copre la Vergine Maria della sua ombra; la Pentecoste, da cui nasce la Chiesa, si fa nello Spirito; la profezia sempre suscitata dallo Spirito. Dunque, lo Spirito colui che suscita il nuovo, che apre al futuro, libert nell'amore. Per l'Oriente lo Spirito procede dal Padre per il Figlio. Volendo rappresentare graficamente le due tradizioni, per l'Occidente la Trinit un circuito d'amore; un cerchio, Padre e Figlio che si amano nello Spirito; per l'Oriente una linea aperta all'infinito, dal Padre per il Figlio, nello Spirito, perch sempre nuovamente si susciti la vita e venga portata nel seno di Dio. Assumendo tutte e due queste tradizioni, io mi chiedo che significa pregare nello Spirito, come ci insegna a fare la liturgiaRIF in unitate Spiritus Sancti ? Significa due cose: * La preghiera come sorgente di unit e di pace In quanto lo Spirito sorgente di unit, la preghiera dello Spirito ci porta all'unit del mistero. E' come la grande scuola del dialogo, della comunione. Chi prega impara a rispettare l'altro, anche il diverso da s. Chi prega impara a riconoscere l'altro come dono, che fa unit con s. Dove, c' intolleranza, dove c' mancanza di dialogo non c'e normalmente un vero spirito di preghiera. L'intollerante colui che, o prega poco o prega male, a qualunque livello, perch realmente chi si mette nello Spirito di Dio diventa l'uomo della pace. * Pregare nello Spirito significa aprirsi alla fantasia di Dio Diventare docili e sensibili alla profezia, essere pronti al nuovo di Dio nell'antico degli uomini E' l'altro grande aspetto. Lo Spirito novit e apertura. Colui che prega nello Spirito non potr essere un conservatore nel senso di uno legato al passato. Chi prega nello Spirito sar sempre aperto alla speranza. E' sempre vivo nella storia. Dunque, chi prega nello Spirito si apre al nuovo e qui noi assistiamo a qualcosa di paradossale, ma di bello. Chi prega nello Spirito veramente fedele; fedele all'antico, fedele al Cristo, fedele al Padre, fedele alla tradizione della Chiesa. Ma chi prega nello Spirito veramente innovatore, perch aperto alla sua novit. Nella preghiera nello Spirito, fedelt e novit, lungi dal contraddirsi, sono i due aspetti di una stessa esperienza. Chi veramente fedele veramente innovatore, cio non segue il prurito della novit, ma vive nello Spirito e prega nello Spirito; veramente il fedele. I medievali dicevano questo con una espressione molto bella: noi siamo come dei nani sulle spalle dei giganti. I giganti sono i nostri padri nella fede, tanto pi grandi di noi. In genere, chi sa di essere profeta, difficilmente un vero profeta. La profezia un'opera dello Spirito di cui a stento ci rendiamo conto, un vissuto, come quello di Maria, un fare l'esperienza notturna di Dio. Allora, una Chiesa che prega nello Spirito una Chiesa che guarda lontano, una Chiesa che non si mette a lacrimare, a lamentarsi delle sue miserie, dei suoi fallimenti, una Chiesa che ha il respiro grande della speranza, una Chiesa che prega, una Chiesa del perenne rinnovamento, della giovinezza perenne. In genere, dove non c' preghiera la Chiesa statica, sedentaria, come una delle vecchie matrone che non sanno guardare al futuro. Ma dove veramente si prega, il futuro di Dio viene a mettere le sue tende nel presente degli uomini. B - Itinerario o scuola della preghiera cristiana Alla luce delle riflessioni fatte possiamo affermare che la preghiera la storia di Dio nella storia degli uomini; un far entrare sempre pi profondamente la Trinit Santa nel nostro vissuto e il nostro vissuto nella Trinit. Proprio perch la preghiera storia - dunque un assumere pienamente, totalmente, il nostro dinamismo di vita, di speranza, di coscienza e immetterlo in Dio e Dio in noi - essa incontra tre grandi resistenze. Voglio sottolineare qui la fatica della preghiera, le resistenze della preghiera, per tentare di indicare l'itinerario, cio le tappe da raggiungere, perch la preghiera sia veramente la nostra storia in Dio e Dio nella nostra storia. Queste tre resistenze o tentazioni le chiamo cos: la tentazione della paura (la prima), la tentazione della evasione (la seconda), la tentazione della impazienza (la terza). Con la paura neghiamo il futuro, con l'evasione neghiamo il presente, con l'impazienza neghiamo il passato. Ecco perch, fondamentalmente, le tentazioni nella preghiera sono quelle che vorrebbero fare della preghiera non una storia, la nostra storia in Dio e la storia di Dio nella nostra, ma una parentesi, qualcosa di separato, di accidentale, di puntuale in un cammino invece che si svolge separatamente. a) Cosa significa la paura nella esperienza della preghiera? E' la paura di Dio, delle sue esigenze, delle sue richieste. E' quello che i medievali con una parola un po' dimenticata, ma importante, chiamavano l'accidia. L'accidia, la paura di Dio, il sapere che le esigenze di Dio sono delle esigenze mortali, che il bacio di Dio sempre un bacio mortale; che chi veramente incontra Dio viene portato a morire alla sua storia, al suo passato, per entrare in un mondo sconosciuto. Chi prega veramente accetta di non gestirsi la propria vita, ma di consegnarla nelle mani di un altro. La preghiera, in questo senso, realizza in pienezza l'esperienza del credere. Per i medievali credere significa cor-dare. Strana e bella etimologia: cor-dare, credere, dare Il proprio cuore a un altro, lasciarti fare prigioniero dell'invisibile Dio. RIF entrare nella notte di Dio, senza pretendere che si faccia giorno, accettando che sia Lui a dare la luce che basta per camminare: "lampada ai miei passi la tua parola, Signore" E questo difficile. Ecco perch la tentazione grande quella di difendersi dal futuro di Dio, di garantirsi il nome di ci che gi siamo, di ci che abbiamo fatto e di chiuderci cos alle sorprese dell'Avvento. Bisogna aprirsi al coraggio della libert nell'amore. La prima scuola della preghiera la chiamerei 'la scuola del solus'RIF la scuola del solus , del saper stare soli davanti a Dio solo, accettando la violenza di questa esperienza, la forza di questa esperienza, che ti prende il cuore e la vita. Dovunque un popolo ha paura di cambiare, questo popolo non pregher. E d'altra parte dovunque un popolo pregher veramente, la sua paura sar superata; egli si aprir al futuro di Dio, alle sorprese di Dio, alla fantasia di Dio. Sar un popolo pellegrinante dunque, eternamente giovane, libero. b) La seconda grande tentazione l'evasione RIF perch i poeti indicano l'orizzonte RIF perch la preghiera nel tempo della povert? . RIF perch la preghiera, oltre che indicare l'orizzonte, cio smuoverti dalla tua vuotezza, dalla tua miseria, aprirti al nuovo di Dio, ti fa anticipare, ti fa tirare il futuro di Dio nel presente degli uomini  b) La seconda grande tentazione l'evasione Se la paura nega il futuro di Dio, l'evasione nega il presente degli uomini. RIF se io fossi in una situazione diversa...; se io avessi una famiglia diversa, degli amici diversi, una Chiesa diversa, un vescovo diverso, delle suore e dei preti diversi... allora si che io sarei un buon cristiano!  RIF se io avessi avuto dalla vita delle diverse possibilit; avessi potuto lavorare altrove, parlare altrove, insegnare altrove... allora si...  La tentazione della fuga fondamentalmente quella di chiudere gli occhi davanti all'umile presente, in cui Dio ci ha posto e che il luogo in cui Dio anzitutto parla alla nostra vita. RIF La sera voi dite rosso, domani sar beI tempo; siete capaci di leggere i segni del cielo, e non siete capaci di discernere i segni dei tempi? (Lc 12,54). E' il richiamo forte di Ges a cogliere la presenza di Dio non altrove, ma proprio qui ed ora, in questo nostro umile presente, nella storia del nostro oggi, che vuole diventare l'oggi di Dio. Ed allora direi che, per imparare a pregare, bisogna superare ogni tentazione di evasione, bisogna imparare il coraggio della fedelt nell'amore. La preghiera non sar vera se non sar carica di questa fedelt. Chi prega dimenticando la sofferenza della propria gente, della propria storia, delle condizioni in cui vive, non prega veramente. Nella preghiera l'uomo entra solus, libert dalla paura: l'uomo entra totus, totalmente inserito in essa. Un uomo che pregasse portando nella preghiera solo una parte di s o una parte della vita, della storia, in cui posto, non pregherebbe veramente. La nostra preghiera vincer questa tentazione se sapr essere carica della nostra storia, se sapr portare a Dio gli uomini del nostro tempo e agli uomini del nostro tempo il Dio della nostra storia. Dove c' evasione Dio non si incontra. Dunque lungi da essere oppio dei popoli, stordimento di fronte alle contraddizioni del reale, la preghiera il luogo in cui si vive, si celebra la duplice fedelt nell'unit della vita: la fedelt al mondo presente, e la fedelt al mondo che deve venire: la fedelt a Dio e la fedelt all'uomo, qualche volta in un mondo che lacerante. Dunque, si impara a pregare, se si acquista il coraggio della fedelt all'oggi degli uomini, perch diventi l'oggi di Dio. RIF cronos  RIF Kairs  c) La terza grande tentazione: l'impazienza E' la negazione del passato. Se la paura ci chiude al futuro di Dio, se l'evasione ci chiude, al presente, l'impazienza ci fa dimenticare che c' una storia dietro di noi da cui veniamo. Ed una storia che esige dei tempi di maturazione, che richiede delle lentezze, che a volte non vorremmo. L'impazienza la tentazione di chi vorrebbe tutto e subito: di chi vorrebbe subito imparare a pregare, conquistare, subito l'esperienza di Dio; di chi vorrebbe, in forza della preghiera, vedere subito i frutti, i risultati di ci che lui ha chiesto. Fondamentalmente la preghiera ci fa capire che Dio non fa violenza ai tempi degli uomini. C' una pazienza di Dio che, prima di essere un segno della sua mise ricordia infinita, un segno dell'immenso rispetto che Lui ha per la seriet e la dignit della vita degli uomini, anche dei loro sbagli e dei loro peccati, che, comunque, hanno una dignit davanti a Lui. E allora ecco che la pazienza dei tempi di Dio in fondo il coraggio di accettare che le cose possano essere cambiate soltanto nella gradualit di una crescita di tutti, insieme; che il mondo non sar mai la patria; che comunque il cambiamento del mondo non si far mai in avventure individuali e facili, ma sempre a caro prezzo. Dietrich Bonhoeffer, giustamente, se la prendeva con coloro che parlavano della grazia di Dio a buon mercato, come lui diceva, come se la grazia di Dio, con una bacchetta magica, venisse a risolvere i problemi degli uomini. Diceva: la grazia di Dio un dono meraviglioso e gratuito, ma proprio perch un dono di amore e gratuito un dono a caro prezzo, cio un dono che impegna tutta la vita dell'uomo nella fatica di rispondere ad esso. Aprirsi alla pazienza dei figli di Dio, non vivere la tentazione dei figli di Zebedeo:RIF fa' che questi figli dice la madre seggano alla tua destra nel tuo regno  (Mc 10,35). E Ges risponde che ci spetta al Padre e che essi dovranno bere il calice. Ecco, bere il calice significa entrare nella pazienza dei tempi di Dio. E allora usando Il terzo grande aggettivo della tradizione spirituale, nella preghiera si entra solus, solo per vincere la paura totus, portando tutta la propria vita per lasciarsi, nel presente, trasformare da Dio; nella preghiera si diventa alius; cio la preghiera ti prende da dove sei e lentamente ti porta a diventare un altro in una gradualit, in una fatica, che rispetta la tua libert, la libert degli altri e la libert di Dio. Una Chiesa e un singolo, che non fosse capace di una libert nell'amore, di fedelt al tempo presente, di pazienza nei tempi di Dio, non arriverebbe mai ad essere un popolo che prega. In quale forma si manifesta la paura del futuro nella nostra preghiera personale ed ecclesiale? In quali forme la tentazione dell'evasione? Pensate un po' a quelle splendide liturgie in cui per niente della vita della !gente sembra circolare. Amo la liturgia e la bellezza della liturgia, purch per sia vera, cio sia veramente l'espressione di un popolo. RIF noi cantiamo il Magnificat fino a squarciagola nelle nostre Chiese e intanto non compiamo le opere del Magnificat, non abbattiamo i potenti dai troni e non riempiamo le mani degli umili  E ancora, in che modo, come singoli e come Chiesa, la tentazione dell'impazienza si fa presente? Siamo noi una Chiesa aperta al coraggio della libert nell'amore, al coraggio della fedelt nei tempi di Dio, al coraggio della pazienza che Dio ha? Soltanto attraverso un itinerario, che ci faccia superare queste tentazioni, la preghiera diventa storia, storia di Dio nella nostra vita, storia della nostra vita e del nostro popolo in Dio. Fondamentalmente dove c' paura, evasione, e impazienza la storia messa da parte; la preghiera una consolazione spirituale e niente di pi; dove invece la preghiera si carica della storia dell'uomo, si carica anche della storia di Dio. C - Maria, icona dell'orante Concludiamo con una proposta concreta, guardando ad una figura; questa figura Maria. Maria raccoglie in s le due grandi caratteristiche dell'esistenza credente come esistenza di preghiera: Maria la Vergine, Maria la Madre. a) Maria la Vergine Maria la creatura che vive totalmente nell'ascolto di Dio, il silenzio in cui la parola di Dio risuona. Karl Barth ha scritto delle pagine stupende sulla verginit di Maria, sottolineando come la verginit di Maria sia un inno al primato di Dio, alla pura gloria di Dio, di fronte alla quale noi dobbiamo porci con stupore, meraviglia, lasciandoci trasformare da lui. Maria, in quanto vergine, il terreno d'avvento di Dio, il grembo di Dio, perch Dio sia il grembo del mondo. Maria il grembo di Dio che ci rivela come Dio il grembo del mondo e tutti noi siamo avvolti in lui. b) Maria la Madre In Maria il silenzio si fatto parola, la gratitudine si fatta gratuit, la verginit si fatta maternit. Una maternit caratterizzata dalla concretezza, dalla delicatezza, dalla tenerezza, dal dono che sono propri della femminilit di Maria. Ecco Maria ci fa capire come l'esperienza di Dio, in Dio, che la preghiera, diventa veramente fruttuosa quando, uscendo da essa, noi diventiamo Chiesa madre: una Chiesa che genera figli per Dio nella concretezza, nella delicatezza, nella tenerezza del dono dell'amore. Una Chiesa che non si limita a cantare il Magnificat, ma fa le opere del Magnificat nella vita degli uomini. Conclusione Vorrei concludere cos: che la Vergine Madre, Maria, icona dell' orante, alla quale dovremo sempre guardare come a colei che nel suo silenzio ci insegna l'esperienza di Dio, ci aiuti ad essere come Lei accoglienti dell'iniziativa del mistero; come Lei, grembo di Dio accolto in noi, perch possiamo con la nostra vita dimostrare al mondo che Dio il grembo del mondo; che tutto avvolto in Lui, da Lui viene, a Lui va; che Lui il senso, la forza, la speranza della vita degli uomini. D. BRUNO FORTE 1.2.2.2. La Preghiera della Chiesa fa appello alla misericordia Divina. (dalla Dives in Misericordia di Giovanni Paolo II) La Chiesa fa appello alla misericordia divina. La Chiesa proclama la verit della misericordia di Dio, rivelata in Cristo crocifisso e risorto, e la professa in vari modi. Inoltre, essa cerca di attuare la misericordia verso gli uomini attraverso gli uomini, vedendo in ci un'indispensabile condizione della sollecitudine per un mondo migliore e 'pi umano'RIF pi umano , oggi e domani. Tuttavia, in nessun momento e in nessun periodo storico - specialmente in un'epoca cos critica come la nostra - la Chiesa pu dimenticare la preghiera, che grido alla misericordia di Dio dinanzi alle molteplici forme di male che gravano sull'umanit e la minacciano. Proprio questo il fondamentale diritto-dovere della Chiesa, in Cristo Ges: il diritto-dovere della Chiesa verso Dio e verso gli uomini. Quanto pi la coscienza umana, soccombendo alla secolarizzazione, perde il senso del significato stesso della parola 'misericordia'RIF misericordia , quanto pi, allontanandosi da Dio, si distanzia dal mistero della misericordia, tanto pi la Chiesa ha il diritto e il dovere di far appello al Dio della misericordia 'con forti grida'RIF con forti grida . Queste 'forti grida'RIF forti grida  debbono essere proprie della Chiesa dei nostri tempi, rivolte a Dio per implorare la sua misericordia, la cui certa manifestazione essa professa e proclama come avvenuta in Ges crocifisso e risorto, cio nel mistero pasquale. E questo mistero che porta in s la pi completa rivelazione della misericordia, cio di quell'amore che pi potente della morte, pi potente del peccato e di ogni male, dell'amore che solleva l'uomo dalle abissali cadute e lo libera dalle pi grandi minacce. (...) Facciamo ricorso a quell'amore paterno, che ci stato rivelato da Cristo nella sua missione messianica, e che raggiunse il culmine nella sua croce, nella sua morte e risurrezione! Facciamo ricorso a Dio mediante Cristo, memori delle parole del Magnificat di Maria, che proclamano la misericordia 'di generazione in generazione'RIF di generazione in generazione ! Imploriamo la misericordia divina per la generazione contemporanea! La Chiesa che, sul modello di Maria, cerca di essere anche madre degli uomini in Dio, esprima in questa preghiera la sua materna sollecitudine ed insieme il fiducioso amore, da cui appunto nasce la pi ardente necessit della preghiera. Eleviamo le nostre suppliche, guidati dalla fede, dalla speranza, dalla carit, che Cristo ha innestato nei nostri cuori. Questo atteggiamento parimenti amore verso Dio, che l'uomo contemporaneo a volte ha molto allontanato da s, reso estraneo a s stesso, proclamando in vari modi che gli 'superfluo'RIF superfluo. Questo , quindi, amore verso Dio, la cui offesa-ripulsa da parte dell'uomo contemporaneo sentiamo profondamente, pronti a gridare con Cristo in croce 'Padre perdonali perch non sanno quello che fanno'RIF Padre, perdonali, perch non sanno quello che fanno . Questo , al tempo stesso, amore verso gli uomini, verso tutti gli uomini senza eccezione e divisione alcuna: senza differenza di razza, di cultura, di lingua, di concezione del mondo, senza distinzione tra amici e nemici. Questo amore verso gli uomini - e desidera ogni vero bene per ciascuno di essi e per ogni comunit umana, per ogni famiglia, ogni nazione, ogni gruppo sociale, per i giovani, gli adulti, i genitori, gli anziani, gli ammalati  verso tutti, senza eccezione. Questo amore, ossia premurosa sollecitudine per garantire a ciascuno ogni autentico bene ed allontanare e scongiurare qualsiasi male. (...) Nel nome di Ges Cristo crocifisso e risorto, nello spirito della sua missione messianica, che continua nella storia dell'umanit, eleviamo la nostra voce e supplichiamo perch, in questa tappa della storia, si riveli ancora una volta quell'amore che nel Padre, e per opera del Figlio e dello Spirito Santo si dimostri presente nel mondo contemporaneo, e pi potente del male: pi potente del peccato e della morte. Supplichiamo per intercessione di Colei che non cessa di proclamare 'la misericordia di generazione in generazione'RIF la misericordia di generazione in generazione , ed anche di coloro per i quali si sono compiutamente realizzate le parole del Discorso della montagna: 'beati i misericordiosi, perch troveranno misericordia'.RIF Beati i misericordiosi, perch troveranno misericordia  1.2.2.3. Alcune esperienze di spiritualit e testimonianze GLI ITINERARI DELLA CONTEMPLAZIONE * Forse davvero, come sta scritto nei libri dei mistici, l'uomo non mai tanto grande come quando piega le ginocchia, si ritira nella propria interiorit, nel silenzio dell'anima. E prega con le parole del figlio, del povero, del giovane ricco, di Maria, di Pietro, del cieco di Gerico, del centurione. E ogni frammento di tempo scavato all'incalzare delle attivit di ogni giorno, diventa un angolo di Galilea, un paragrafo inedito di Nuovo Testamento. Credo che chi cerca di vivere il Vangelo capisce che tanto siamo uomini d'azione quanto siamo capaci di pregare - il parere di don Antonio Mazzi, fondatore della comunit Exodus per il recupero degli ex tossicodipendenti - altrimenti non riusciremo a vivere la fede cristiana, stupenda sintesi di contemplazione e azione: perch a salvarsi solo l'uomo "tutto intero". Per chi si impegna nel volontariato questo, se possibile, vale ancora di pi: solo se riesco a vedere Cristo negli occhi di un povero, trovando un momento di ripassarmi questo sguardo, non perder la testa, evitando di cercare gratificazioni, protagonismi, aspetti sociologici o parapolitici nella mia attivit. * L'uomo che vive nel mondo e che soffre solitudini e angosce - dice il biblista don Bruno Maggioni - comprende che quel mondo non il suo tutto, e non pu fare a meno di sognare Dio, cio di tentare gi ora di rapportarsi a colui che sar il suo compimento. E' la nostalgia di Dio a muoverci. Ma c' un secondo "incentivo": dobbiamo essere capaci di credere nella realizzabilit dei grandi ideali, come la pace nel mondo, pur accorgendoci che sono ben al di sopra delle nostre forze. Come cristiani non siamo autorizzati a perdere la speranza. L'invocazione "donaci la pace" vuol dire in realt "Aiutaci a credere nella pace", a non rassegnarci. Se manca l'esercizio di questa fede ci troviamo presto costretti a scegliere, per il futuro, solo tra le cose che consideriamo possibili, cio piatte, ovvie. La preghiera per non garantisce nessun certificato di buona condotta: Chi vive guardando quasi solo s stesso pi che pregare si abbandoner a un monologo. Spezzare questo egocentrismo spirituale possibile: occorre utilizzare anche versi della scrittura, che ci suggeriscono domande molto pi ampie delle nostre, per non parlare della preghiera liturgica; durante la messa nessuno ha tempo e modo di pregare per s. C' poi anche la necessit della preghiera per gli altri, che introduce in noi un orizzonte nuovo e ci incoraggia a un'esistenza aperta al prossimo. * Non indispensabile saper distinguere o praticare presunti prototipi di vita spirituale. Ma un minimo di chiarezza nei termini pu tornare utile, come spiega monsignor Giuseppe Colombo, preside della facolt teologica dell' Italia settentrionale: Serve distinguere - dice - la preghiera cristiana, del figlio rispetto al padre, da quella creaturale, derivante dal rapporto naturale con Dio, ed la preghiera del povero, dell'impotente rispetto a chi pu tutto. Occorre per sgombrare il campo da un equivoco: c' una certa polemica sul fatto che la petizione sia preghiera autentica. Io penso che in un rapporto filiale rientri necessariamente anche la richiesta, che non deve certo diventare un modo per strumentalizzare la preghiera come prezzo d'acquisto di qualcosa, piegando il rapporto con Dio a perversioni mercantilistiche. Fuori da questo limite, la preghiera ha un orizzonte universale e se non riesce a sfondare il mondo del proprio "io" la responsabilit Ǐ la mancanza di vita cristiana. Praticare una spiritualit alimentata da appuntamenti frequenti, aggiunge Colombo, significa fare della preghiera il respiro della nostra vocazione battesimale, che non tollera di veder confinato il dialogo dell'anima solo in un momento particolare della giornata, ma esige l'estensione del rapporto con Dio, alimentato attraverso tutto ci che compone la nostra esistenza. Se non significa solo chiedere grazie d'ogni sorta, pregare non vuol dire neppure indossare un paio d'ali e spiccare il volo verso l'iperuranio delle pure idee: L'orazione - riassume Colombo - dev'essere molto kibera, non ha bisogno di tempi lunghi o di forme particolari, ma solo di quel tempo e di quelle forme funzionali alla crescita della vita cristiana. E la coscienza di questa necessit il sintomo che andiamo aprendoci alla vita dei figli di Dio. IL MATTINO HA L' ORA IN BOCCA Alessandro Pronzato, in un libro-vademecum sulla preghiera (pregare, dove, come, quando, perch) pubblicato da Gribaudi - Torino, ne ricostruisce in maniera intelligente e divertita la corretta fisiologia, sezionata in tutti i suoi aspetti. Il terreno proprio della preghiera quello fecondo della vita, non quello arido dell'esercitazione religiosa, della pratica devota, della prestazione virtuosa, dell'osservanza legale. Il primo requisito per pregare la capacit di attesa. L'attesa la tensione dell'anima religiosa verso qualcosa o qualcuno, l'apertura all'incontro, la capacit e la disponibilit al rapporto. In una societ dominata da una concezione meccanica del tempo, e dalla sua proiezione ansiogena a livello psicologico, per imparare a pregare occorre saper buttar via l'orologio. Cio fare spazio ad altro, sentirsi insufficienti a se stessi per poter entrare nella traiettoria di Dio. La preghiera nata il giorno in cui l'uomo ha deciso di non voler pi subire. Questa frase ci aiuta ad introdurci nella dimensione di affidamento del pregare. L'uomo constatando la propria fragilit, si apre infatti a qualcuno pi grande di lui. Ma coloro che sentono di non avere la forza di abbandonarsi a Dio hanno di che consolarsi. La Preghiera non appartiene all'iniziativa umana. E' Dio a rompere il ghiaccio: senza i suoi prodigi, le sue gesta - spiega Pronzato - , non nascerebbe la preghiera. Il materiale per la preghiera viene fornito dal Destinatario. Non ci fosse la sua parola rivolta all'uomo, la sua misericordia, la bellezza dell'universo uscito dalle sue mani rimarrebbe muta. L'altra dimensione fondamentale del pregare il ringraziamento. Cristiano - scrive Pronzato - non colui che chiede delle grazie, o riceve delle grazie. E' colui che rende grazie. L'uomo della riconoscenza l'opposto dell'individuo che rivendica, pretende, reclama e conquista. Lo stile della preghiera, quindi, va oltre l'utilitarismo e la strumentalizzazione magica della religione. La preghiera, inoltre, anche quando formula una domanda, non pu trasformarsi in alibi per la nostra pigrizia. Ci sono cose che possiamo fare benissimo da soli, semmai chiedendo semplicemente aiuti e lumi. Ma la pi grande tentazione per l'uomo resta quella di usurpare il posto di Dio, mettendo il Padreterno nella condizione obbligata di dover soltanto assecondare i desideri (i capricci) dell'uomo. Ma veniamo ai modi della preghiera, ai luoghi della sua espressione. - Pregare in aereo. Solo restando sospesi nell'aria ci si accorge, fuor di metafora, di come la nostra vita sia sospesa a un filo sottilissimo. Questa esperienza aiuta a convincerci che viviamo per grazia ricevuta ad ogni respiro e allora il filo invisibile che lega Dio alle creature "tiene" pi di tutte le cinture di sicurezza. - Pregare in metropolitana. Dentro le vetture del metr la gente vive schiacciata l'una all'altra, ma si sente reciprocamente estranea: attraverso i canali invisibili calati nelle profondit tu puoi partecipare ai problemi di chi ti sta addosso ed lontanissimo, condividere la sua pena segreta, addossarti parte del suo peso. S, grazie alla preghiera, ti consentito di entrare, in punta di piedi, clandestinamente ma rispettosamente, nel mondo dell'altro. - La preghiera tra ricino e baobab. Molti cristiani si stanno convincendo che il mondo fa schifo e che occorre in qualche modo ritrarsene, sotto qualche comoda e ombrosa frasca. Pregare all'ombra del ricino - scrive Pronzato - significa pregare per gli altri, senza per trovare mai il coraggio e l'umilt di scendere dal mondo provato a pregare con gli altri sotto l'ampio ombrello del baobab. DALLA CATTEDRA DEL DOLORE: Monsignor Tonino Bello Il cristiano riconosce la sua dipendenza da Dio, non tanto perch Dio un prepotente, un despota, ma perch ci ha creati e ci vuole bene, per cui la preghiera non altro che un ritorno dell'amore che Dio ci ha mostrato. Non ci devono convincere la nostra precariet e i nostri problemi, quanto questa assoluta gratuit che riconosciamo nell'amore di Dio. Ha scritto il cardinale Martini che Dio perde tempo con noi, ma noi non facciamo altrettanto con lui. La preghiera il saper "perdere tempo" con Dio: il camminare insieme a lui nella brezza del meriggio, sui viali dell'Eden, come faceva con Adamo. La sofferenza una preghiera, un'inplorazione: per renderla tale in tutto, manca solo il gesto dell'offertorio. Il malato fa tutt'uno con i patimenti di Cristo, che sta inchiodato su un lato della croce: chi soffre accetta di salire sul retro, per cui baster, anche nei momenti in cui il dolore si fa pi acuto, che si prenda quel posto vuoto, senza tanto gridare, solo sussurrando: "Dio mio", e gi veniamo ascoltati. Se non ci si persuade che chi prega mette le mani sul timone della storia, non ci pu essere progresso spirituale. Ai cattolici pi impegnati, convinti a volte che il loro affacendarsi sia un'offerta gradita a Dio, direi: fermatevi un poco sotto la tenda di Dio, perch ripensare il cammino vale molto pi che percorrere chilometri di strada. I Giovani spesso sembrano non capire la necessit di pregare.... Da loro ricevo tante lettere che esprimono il travaglio interiore dell'incontro con Dio e la sofferenza di non riuscire a trovarlo. Tutto questo, se non preghiera in senso classico, gi un rapporto diretto con Dio. I giovani sono molto sensibili, a volte anche tormentati. Bisogna aiutarli a essere autentici: per questo nella chiesa c' grande bisogno di credibilit, una grazia che dobbiamo implorare dal Signore per essere coerenti fino all'eroismo. Se i giovani trovano testimoni credibili, li seguono ovunque. Come possono i genitori insegnare la preghiera ai figli? Invitandoli, sin da piccoli, al senso della gratitudine per le piccole cose di ogni giorno e allontanandoli dalle tossine della tracotanza. Occorre farli sentire dipendenti da qualcuno, perch capiscano che se si rompe il filo che li lega all'assoluto c' soltanto il precipizio. In ogni caso i figli non vanno mai costretti: bisogna far capire loro che la preghiera un atto d'amore che non si pu forzare. I sacerdoti: come possono trasmettere il gusto della preghiera? Il loro primo compito di essere maestri di vita interiore. Dovrebbero essere meno faccendieri, perch oggi purtroppo il ciarpame burocratico li affatica e li scontenta. Occorre insistere nel dirgli, come Ges agli apostoli: riposatevi un poco, venite in un luogo separato, non per un lusso che ci concediami ma per ricentrare la vita sull'essenziale. Se i sacerdoti si liberassero di tutto ci che possono fare anche i laici al posto loro, e dedicassero pi tempo alla preghiera, alla meditazione della parola di Dio, e allo sforzo di coordinarla con gli eventi della storia, il mondo finalmente riceverebbe il supplemento d'anima che attende. BOSE, LA FEDE IN UNA PAROLA : Padre Enzo Bianchi Tu ci hai fatti per Te, Signore, e il nostro cuore non ha pace finch non riposa in Te. Lo diceva Agostino spiegando cos la sua conversione dopo lungo travaglio, Bose lo ripropone ai tribolati cercatori d'oggi. Bose nasce dalla vocazione di Enzo Bianchi che a venticinque anni, laurea in economia e commercio, abbandona la prospettiva di una brillante carriera politica per abbracciare la vita monastica. Che cosa significa pregare? Il desiderio di Dio che l'uomo ha in s si esprime innanzitutto attraverso la preghiera, una ricerca che si nutre di parole per aprirsi a Dio. Ma se la preghiera accoglienza di una presenza, come ci rivela la Bibbia, allora la preghiera si nutre innanzitutto di ascolto. E' Dio che parla: questa l'affermazione fondamentale che attraversa tutta la Scrittura La cosa grande che Dio si rivolto a noi, per instaurare un dialogo, una comunione che senza la Sua libera iniziativa non sarebbe mai stata possibile. Dove c' stato l'ascolto germoglia la preghiera autentica: "Parla Signore che il tuo servo ti ascolta". Atteggiamento che noi continuamente capovolgiamo in: "Ascolta Signore che il tuo servo ti parla". Nella preghiera cristiana : l' essenziale l'esperienza di Cristo in noi. S, perch ascoltare non significa soltanto dimorare in Cristo, ma anche diventare sua dimora: qui il mistero della nostra relazione filiale con Dio. Scoprire la presenza di Dio significa innanzitutto accettare che il soggetto della nostra preghiera sia lo Spirito Santo che ci fa gridare "Abb", Padre e riconoscere Dio come il mio Dio, rivolgermi a Lui con il "Tu". Riconoscere Cristo in noi, significa avere la coscienza che non sono pi io che vivo ma Cristo che vive in me. Significa far s che noi abbiamo gli stessi sentimenti che sono stati di Cristo Ges e, come ci avverte Paolo, guardare le realt con gli occhi di Dio e non con i nostri occhi. E' dalla preghiera che discende tutto l' agire crastiano. Quando un cristiano dice non ho tempo, in realt afferma di essere un idolatra del tempo: non lui domina e ordina il tempo ma il tempo domina lui e al tempo questo cristiano alienato. E allora il primo sforzo antidolatrico: fermarsi per prendere le distanze da tutto ci che facciamo, sentiamo, per mettersi in ascolto della parola del Signore. Una volta trovato il tempo per la preghiera la prima operazione esercitarsi all'ascolto, facendo s che le scritture diventino parola di Dio. E non c' altro luogo in cui la scrittura diventa parola di Dio che non sia il nostro cuore. Il passo successivo lasciarsi plasmare dalla volont del Signore nella nostra vita quotidiana perch diventi una lode al Creatore. La preghiera a Bose ha soprattutto tre poli: il pi appariscente, come sempre nei monasteri, quello della liturgia delle ore, una liturgia cantata, che certamente anche espressione di bellezza. Il secondo polo la lectio divina, che caratterizza la nostra comunit fin dalla sua nascita. Infine l'Eucarestia: la Messa la preghiera delle preghiere, l'apice di ogni vita ecclesiale. Soltanto se noi conosciamo di pi il Signore lo possiamo amare di pi ed solo la lectio divina che ci svela chi Dio e ce lo fa conoscere in questo amore per il Signore. SIGNORE, TU MI HAI SEMPRE DATO: David Maria Turoldo Dacci oggi il nostro pane... (Lc 11,1-1O) Signore, tu mi hai sempre dato anche il pane di domani: chi cerca il tuo regno tutto avr in abbondanza. Donaci un cuore libero: la rinuncia certezza che sei tu a operare, o sola ricchezza. Donaci di essere poveri e nessuno si senta pi solo, perch siamo tutti fratelli: ogni nostra casa sia la tua chiesa. Signore, tu mi hai sempre dato la forza anche per domani: pur se debolr io ho sempre lottato, ho sempre sperato e amato. Sei tu la nostra tensione a segnare la crescita verso il tuo essere, a fiorire nella nostra creazione; a onorare i nostri cieli. Sei tu il principio della comunione, la guarigione della solitudine, la liberazione da ogni paura, l'unica salvezza dalla morte. Signore, tu mi hai sempre dato la pace per l'oggi e il domani: pur se afflitto e incompreso per te sempre mi sento sereno. nessuno pu essere in pace se non supera la ragione e il sangue, nessuno in grado di perdonare, e dimenticere e comprendere. Fonte di pace, re della pace abbiamo bisogno di pace: pace almeno per le tue chiese, disarmaci tu da ogni prepotenza. Signore, tu mi hai sempre custodito nella prova di ogni giorno, pur esposto al rischio e al dolore: in faccia alla morte non resta che credere. Il peccato fermenta nella carne, ma ci basta la tua grazia: a darci forza quando tentati, e se caduti a ridarci speranza. Tu vesti i gigli del campo, tu conti i passeri dell'aria, sei tu a far sorgere il sole sul campo del cattivo e del buono. Signore, tu mi hai sempre tracciato il cammino verso il tuo regno: che scorga i segni della tua presenza, pur se a volte mi sento smarrito. Difficile vedere le tue orme sull'asfalto, difficile attraversare queste citt, difficile a volte capire il tuo volere difficile inoltrarci soli nel deserto. Ritorna colonna di fuoco nella notte, nube che ripari dal sole e cammina davanti a tutto il popolo verso la nuova terra promessa. Signore, unica luce dell'uomo illumina le tenebre del nostro giorno: pure se questa vita un enigma f che tutto abbia ragione e senso. Tu mi hai sempre parlato nell'assenza di ogni altra risposta: hai detto la parola nell'ora giusta: ora anche se taci io credo. State alla porta che passa il Signore: egli non nel fragore delle armi, non nel rumore delle sagre, non in queste parole. Bibliografia: Testi liberamente tratti da: - B. Forte, Signore insegnaci a pregare, Edizioni Paoline - Giovanni Paolo II, Dives in Misericordia - Avvenire, quaresima '93 - Per un ulteriore approfondimento: - Catechismo della Chiesa Cattolica, nn 2559 - 2865 - Helder Cmara, La preghiera dei poveri, editrice Paoline - Pronzato, Pregare, dove, come, quando, perch, editrice Gribaudi 1.2.3. CONCRETAMENTE * L'incontro pu iniziare con un "Brain Storming", su cos' la Preghiera lasciandoci provocare dalla preghiera del "Padre Nostro". E' importante evidenziare in modo sintetico e chiaro quanto emerge dai ragazzi quale "punto di partenza" per affrontare la questione della Preghiera. * Facendosi aiutare dai testi allegati l'animatore pu stimolare la discussione su quali sono gli ostacoli, le paure, ma anche i doni della preghiera cercando di evidenziare e fare propri i fondamenti della preghiera cristiana. * Per il confronto con la Parola di Dio e la preghiera di gruppo alcuni testi di riferimento: Ebrei 7,25 Rm 8,15 Rm 8,26 Mt 6,5-13 2. GUARDARE 2.1. OBIETTIVO Prendere coscienza della dimensione della preghiera partendo dall'esperienza personale dei ragazzi nell'ambito di: - preghiera personale, - preghiera in famiglia, - preghiera nella comunit (esperienza di gruppo). 2.2. CONTENUTI - breve introduzione tematica - attraverso una tecnica di "condivisione" cerchiamo di esaminare il vissuto quotidiano sulla preghiera - eventualmente alcune esperienze esplicative 2.3. CONCRETAMENTE si pu utilizzare la tecnica delle 10 domande: Materiale: questionari per met partecipanti (vedi sotto spiegazione) Tempo: 30 minuti circa. Procedimento: preparare dei fogli con circa 10 domande. Dividere a coppie i partecipanti e distribuite un foglio per coppia. All'interno di ogni coppia ci si interroga a turno; possibilmente si ascolta senza commentare e si trascrive la risposta. Possibili domande: - Come preghi? - Attraverso che cosa preghi? - Come sono vissute le liturgie? - Come pregano i tuoi famigliari? - Com' vissuta la preghiera all'interno del gruppo? - La preghiera nella comunit in cui vivi A livello di intergruppo: raccogliere in un cartellone ci che emerge di significativo dal lavoro delle coppie. Commentare brevemente quanto emerso. Per la preghiera Tu per amore crei e per amore continui a donare la vita. Davanti a Te sta tutto ci che esiste, raccolto nell'amore con cui Tu ami l'eternamente amato. Tutto raggiungi e tutto sostieni nella fedelt del Tuo Spirito Santo, perch a nessuna della Tue creature manchi mai la custodia e il nutrimento vitale del Tuo amore paterno. Aiutami in tutti ad accogliere, amare e custodire la vita, che viene da Te, e fa' che nel buio, che tanto spesso avvolge i miei giorni, io sappia riconoscere la notte accogliente del grembo fecondo delle relazioni d'amore che Ti uniscono al Figlio ed allo Spirito. 3. ALLARGARE GLI ORIZZONTI 3.1. OBIETTIVO Offrire ai giovani l'opportunit di ascoltare la testimonianza di una persona esterna al gruppo che racconti la sua scoperta di Dio Padre, e la volont di lasciarsi guidare da Lui nelle scelte della sua vita, attraverso la preghiera quale fonte privilegiata di dialogo con il Padre. 3.2. CONTENUTI Individuare per tempo la persona adatta per testimoniare come la presenza di Dio attraverso il cammino di preghiera segna la sua vita. Informarla sul cammino svolto dal gruppo in modo che il suo intervento possa inserirsi in modo organico nella proposta. La persona scelta per portare la testimonianza nel gruppo non deve essere una persona "speciale", al contrario il pi possibile "normale": una, cio, che fa "grandi cose" nella quotidianit di una vita apparentemente "comune". Tutto ci per evitare che tale esperienza sia vista dal gruppo come una scelta "fuori dall'ordinario". Dovr trasparire che ogni realt pu essere vissuta e accompagnata dalla presenza del Padre sorgente d'Amore. 3.3. CONRETAMENTE Lasciare che il testimone racconti liberamente la sua esperienza. In un secondo momento, si cercher di stimolare i giovani ad un confronto nel quale ognuno dei ragazzi presenti pu esporre le proprie domande, perplessit, considerazioni. Fare in modo che il gruppo accolga questa esperienza come un contributo per saper guardare al di l della propria parziale realt di vita. Si pu prevedere un incontro in un luogo privilegiato di preghiera: - Suore Carmelitane scalze, di Vicenza - Suore Agostiniane, di Schio - Suore Sacramentine, di Bassano 4. ANDARE 4.1. OBIETTIVI a) Ripercorrere il cammino fatto, sintetizzando ed evidenziando i punti fondamentali. b) Focalizzare alcuni percorsi concreti attraverso i quali quello che abbiamo scoperto sulla strada in compagnia del Signore possono divenire vita vissuta. Non si tratta soltanto di individuare degli strumenti concreti per vivere quella preghiera che "sgorga" dal Padre sorgente d'amore e rimane nell'amore evocando il volto del Padre, importante bens maturare uno stile di vita secondo lo Spirito a partire da queste proposte. 4.2. CONTENUTI a) Sintesi della strada percorsa fino ad ora attraverso una tecnica di verifica. b) Alcune proposte concrete per vivere la preghiera: - Preghiera di: lode - ringraziamento - domanda - supplica - contemplazione - Liturgia delle ore (salmi) - Rosario - Lectio divina - Preghiera Eucaristica (adorazione) - Preghiera del cuore Vi presentiamo, gli atteggiamenti caratteristici, le forme tipiche, i momenti specifici della preghiera liturgica. 4.2.1. Atteggiamenti di preghiera. Ne enumeriamo alcuni, come si esprimono nella liturgia. a) L'ascolto della Parola di Dio. Fra Dio ed il suo popolo si snoda un dialogo che ha un suo inizio nel Dio che si rivela e parla. E' solo in questo senso primordiale che si pu parlare della preghiera come dialogo: non in quanto Dio deve rispondere a noi, ma in quanto noi dobbiamo rispondere a Dio che ha parlato ed ha detto tutto nella sua Parola (DV2). La chiesa quindi d alla Parola, alla sua proclamazione, alla meditazione e alla contemplazione un posto rilevante perch attravero di essa si possono contemplare le meraviglie di Dio. "Ricordiamo che la lettura della Sacra scrittura dev'essere accompagnata dalla preghiera, affinch possa svolgersi il colloquio tra Dio e l'uomo: poich gli parliamo quando preghiamo e lo ascoltiamo quando ascoltiamo la Sua Parola" (S. Ambrogio). Ogni momento di preghiera nella chiesa riserva alla Sacra Srittura uno spazio privilegiato per l'ascolto e la meditazione della Parola: da questa sono permeate e traggono ispirazione tutte le formule di preghiera della liturgia (SC 24). Ogni autentica preghiera cristiana deve avere come riferimento la Parola di Dio. b) Ringraziamento e lode adorante. La preghiera cristiana mette al primo posto Dio, il suo nome, la sua natura, le sue opere. Alla luce della Parola di Dio, che rivela quello che egli e quello che egli ha fatto, sgorga spontaneo, nella gioia e nella libert, un sentimento che prorompe nella lode, nella benedizione nella confessione o proclamazione delle meraviglie di Dio. La lode l'atteggiamwento 'adulto' e 'maturo' di colui che sa gurdare l'altro per esprimere il proprio ringraziamento. Questo tipo di preghiera presente in ogni manifestazione della chiesa che prega: salmi, cantici, nella preghiera eucaristica ecc. c) Invocazione e supplica. Quale espressione caratteristica della espressione creaturale, abbiamo la preghiera di domanda con le sue forme tipiche di supplica, di lamentazione, di petizione. Non si oppone alla lode, ma le complementare nella esperienza del bisogno e della finitezza dell'uomo: nella domanda confessa l'onnipotenza e l'amore di Dio da cui tutto attende. Ges supplica Dio nell'angoscia, la sua esortazione a chiedere con fiducia tutto dal Padre. Essa ha un logico complemento nell'abbandono alla volont di lui e di compierla per l'avvento del suo Regno. Spesso la preghiera liturgica assume questo movimento di petizione: ma sempre nella forma tipica del 'Padre nostro': si invoca Dio e si confessano le sue opere per chiedergli ci di cui abbiamo bisogno. d) Pentimento ed offerta sacrificale. La preghiera fa anche riferimento alla condizione di peccato per esprimere il pentimento e domandare perdono: diventa cos una confessione della santit di Dio e delle colpe umane. Dai salmi di pentimento alla caratteristica invocazione 'Signore piet', la chiesa si colloca in un atteggiamento di sincerit e di povert che la rende grata agli occhi di Dio. La preghiera di offerta l'atteggiamento sacrificale con cui ci si rimette alle mani di Dio per adempiere coerentemente la sua volont, specie quando tale adempimento comporta il dono di s nel dolore e talvolta anche nella morte. L'offerta come preghiera-azione deve essere sempre fatta in unit di intenti ed in coerenza di atteggiamenti. Solo cos si pu superare il 'paganesimo' di chi offre per placare gli dei, o la vuota esteriorit che i profeti e Ges stesso hanno condannato. L'oblazione coinvolge nell'obbedienza filiale tutta l'esistenza, rende vera la lode, coerente la supplica, autentico il pentimento. Cristo stesso ha elevato la sua preghiera di offerta al culmine dell'autenticit religiosa del suo sacrificio. e) Intercessione. Pregare per gli altri, rendendosi garanti con la propria vita di quello che si chiede. Ha la sua manifestazione suprema nella preghiera sacerdotale di Ges, quando egli intercede per l'umanit tutta, offrendo in garanzia la sua vita. La supplica per gli altri, dagli orizzonti sconfinati come sono quelli della chiesa, rende la comunit in preghiera 'sacramento dell'umanit': "La chiesa nella liturgia esprime i voti ed i desideri di tutti i cristiani, anzi supplica Cristo e per mezzo di Lui il Padre per la salvezza di tutto il mondo... con la sua funzione materna, la chiesa, porta le anime a Cristo". Questa preghiera deve essere ampia ed universale come l'umanit e concreta nelle intenzioni in rapporto alle persone de alle situazioni. 4.2.2. Forme tipiche della preghiera liturgica Sono ispirate dalla tradizione biblica ed dai tesori della liturgia. Oltre alla lettura della Scrittura, occupano un posto di rilievo tutte le orazioni bibliche: salmi, cantici dell'AT, i tre cantici evangelici, gli inni del NT, la preghiera del Signore. Altre formule sono intessute dalla Scrittura: antifone, responsori, versetti. Le forme tipiche sono, nella messa, oltre i prefazi, le collette, le orazioni sopra le offerte e dopo la comunione. La preghiera dei fedeli fa parte dello schema dialogico di ogni liturgia della parola, che diventa anche cos liturgia della preghiera. 4.2.3. Momenti della chiesa in preghiera. Vi sono diversi atteggiamenti e svariate formule. a) la liturgia delle ore: d ampio spazio alla maditazione della Parola, alla preghiera dei salmi, al ringraziamento e all'intercessione: essa emblematicamente 'la liturgia della preghiera' nella chiesa; b) la liturgia della Parola: nella celebrazione eucaristica di per s dialogica e suppone l'intervento di preghiera: infatti alla lettura segue il salmo; il vangelo preceduto e seguito da acclamazioni in onore di Cristo; c) la liturgia dei sacramenti si svolge in un clima di preghiera: essi sono atti di culto e confessione di fede. Il ministro e l'assemblea si rivolgono a Dio per implorare la grazia del sacramento, per prepararsi adeguatamente, per ringraziare. 4.2.4. Pregare con i salmi. Da un punto di vista letterario i salmi sono delle preghiere in forma poetica, destinate al canto, scritte in linguaggio semitico, in un determinato contesto della storia del popolo d'Israele. Sul piano religioso essi si caratterizzano e si differenziano da qualsiasi altra composizione del genere, per la presenza determinante dell'ispirazione divina e della prospettiva profetica-messianica. Il primo passo per accostarci al salmo quello di comprendere il genere letterario per capire lo 'stato d'animo' che ha ispirato il salmista. Il secondo passo quello di comprendere il valore perenne del messaggio divino, contemplato nella inscindibile unit della storia della salvezza che s'intreccia nel Cristo. Occorre captare l'ispirazione profetica e quindi la tasposizione sul piano della sua realizzazione cristiana, la sua verit nel mistero di Cristo. Parola di Dio, preghiera d'Israele, preghiera di Cristo, il libro dei salmi diviene cos spontaneamente la preghiera della chiesa. I salmi sono quindi diventati parte integrante della liturgia cristiana. 4.2.5. La lectio divina. E' una preghiera nata dalla Bibbia e fatta con la Bibbia. Un monaco certosino del sec. XII, l'ha descritta in maniera molto semplice."Un giorno, occupato in un lavoro manuale, cominciai a pensare all'attivit spirituale dell'uomo", cio come l'uomo vive la sua esperienza spiorituale. Facendo una attivit manuale, si accorto che questa aveva dei tempi, delle preparazioni, dei ritmi. Allora si domandato se per caso non succedesse lo stesso per l'attivit spirituale... "Si presentarono improvvisamente alla mia riflessione quattro gradini spirituali, ossia la lettura, la meditazione, la preghiera, la contemplazione. Questa la scala dei monaci che si eleva dalla terra al cielo composta in relt di pochi gradini e tuttavia di immensa e incredibile altezza, la cui base poggiata a terra, mentre la cima penetra le nubi e scruta i segreti del cielo". Si tratta di una visione ispirata ai grandi templi antichi; pi o meno doveva essere cos la progettata torre di Babele; cos la visione di Giacobbe. Questo monaco certosino parla allora di quattro tappe: lettura, meditazione, preghiera, contemplazione. Le descrive rapidamente cos: "La lectio o lettura, lo studio attento della Scrittura fatto con una spirito tutto teso a comprenderle. La meditazione un'operazioine dell'intelligenza (non pi degli occhi soltanto), che ci concentra con l'aiuto della ragione nell'investigare le realt nascoste. La preghiera il volgere con fervore il proprio cuore a Dio, per evitare il male e pervenire al bene. La contemplazione per cos dire l'innalzamento dell'anima che si eleva al di sopra si se stessa verso Dio, gustando le gioie dell'eterna dolcezza". Possiamo riprendere cos i quattro gradini. a) La lettura vuol dire leggere e rileggere il testo mettendo in rilievo tutti gli elementi portanti. E' molto utile leggere sottolineando, per esem pio, i verbi che esprimono, in una pagina evangelica, le azioni che Ges compie, oppure le azioni degli apostoli. A volte, sottolinendo con la penna in mano, si trova la parola chiave di un brano perch generalmente tutte le parole di un brano girano attorno ad una o a due parole fondamentali. La sottolineatura ci fa vedere tanti particolari che magari non avevamo mai notato, pur avendo letto il medesimo testo tante volte. Si possono per esempio sottolineare gli avverbi, per capire i sentimenti del cuore che sono presenti nella pagina. Oppure gli aggettivi: quali sono le qualit che danno il colore dell'azione? Che colore ha questa pagina? E provare a dire: rosso, arancione, verde, nero, proprio a seconda della tonalit dei sentimenti. b) La meditazione la riflessione sui valori che il brano evangelico contiene. Valori che saranno: l'amore di Cristo per me, la lealt, la verit, la giustizia, la povert, la beatitudine dei poveri, il senso del sacrificio, la speranza, la forza contro la disperazione, la condanna della violenza. Sono valori che spesso vengono detti non solo nelle parole ma nelle o dietro le parole. Potremo anche spiegare la meditazione in questo modo: mentre al lettura risponde alla domanda: che cosa dice il testo in s?, la meditazione risponde alla domanda: che cosa dice il testo a me? Perch la paura degli apostoli mi fa pensare alla mia, il coraggio di Ges mi rivela il mio poco coraggio; i valori che emergono interpellano cio la mia persona, i miei atteggiamenti. c) L'orazione risponde alla domanda: che cosa dico io al testo? Qui comincia la preghiera. Il vedere che Ges agisce in un certo modo, che sono in gioco certi valori, fa nascere il dialogo: Signore, ti ringrazio, ti lodo perch tu sei cos ed io vorrei avere i tuoi atteggiamenti cos come vorrei li avesse la mia comunit. Signore, salvaci tu! L'orazione sgorga e si sviluppa a contatto con i valori del testo. d) La contemplazione il quarto gradino e non risponde pi ad una domanda. Qui si tratta semplicemente di guardare a Ges. Ad un certo punto, si lasciano cadere tutte le precedenti considerazioni, si lascia la stessa orazione che si riferiva ancora al testo letto e meditato, e si guarda Ges, rivelazione del Padre, che presente esplicitamente in ogni pagina della Scrittura. In Ges comprendo l'amore del Padre, sento la forza dello Spirito, guardo alla sua luminosit, alla sua tenerezza d'amore e mi lascio attirare. Questa contemplazione non riservata chiss a quali persone elette: per tutti perch consiste soltanto nel guardare e nel lascirsi gurdare. E' quindi anche il momento della gioia, come dice l'autore che abbiamo citato: " per cos dire un innalzamento dell'anima che si eleva al di sopra di se stessa verso Dio, gustando le gioie dell'eterna dolcezza". Oppure si guarda Ges crocefisso, che soffre violenza e si soffre con lui e con tutti gli uomini che nel mondo vengono ingiustamente uccisi. La contemplazione al di l del ragionamento e della ricerca perch la presenza di me al mistero di Dio, alla croce e, insieme, la presenza del mistero di Dio a me. E' come Mos di fronte al roveto, come Mos nel cavo della roccia che vuol vedere la gloria del Signore, come Elia che nel soffio della brezza sente la presenza di Dio. 4.2.6. Culto eucaristuico fuori della Messa. "I fedeli quando venerano Cristo presente nel Sacramento, ricordino che questa presenza deriva dal sacrificio e tende alla comunione, sacramentale e spirituale insieme. La piet che spinge i fedeli a prostrarsi presso la santa eucarestia, li attrae a partecipare pi profondamente al mistero pasquale e a rispondere con gratitudine al dono di colui che con la sua umanit infonde incessantemente la vita divina nelle membra del suo corpo. Trattenendosi presso Cristo Signore, essi godono della sua intima familiarit e dinanzi a lui aprono il loro cuore per loro stessi e per tutti i loro cari e pregano per la pace e per la salvezza del mondo. Offrendo tutta la loro vita con Cristo al Padre nello Spirito Santo, attingono da quel mirabile scambio un aumento di fede, di speranza e di carit. Alimentano cos le giuste disposizioni per celebrare, con la devozione conveniente, il memoriale e del Signore e ricevere frequentemente quel pane che ci dato dal Padre" (Eucharisticum Misterium, n 50). Oggi la chiesa riafferma e raccomanda il culto eucaristico orientandolo verso la dimensione pi completa che Cristo ha voluto dare all'eucarestia: con la comunit riunita nella preghiera e nell'ascolto della Parola, con la comune professione di fede e di speranza, con il comune impegno di carit verso i fratelli. 4.2.7. La preghiera del cuore. E' essenzialmente quell'interpretazione contemplativa della 'vita nascosta in Cristo'. Il metodo comporta due fasi. Pe praticit lasceremo da parte le disposizioni che precedono l'uso del metodo e che formano l'ambiente che lo permette: fede, umilt, distacco, pensiero della morte, obbedienza assoluta al Padre, ecc. Prima fase: caratterizzata da una disciplina respiratoria che ha per obiettivo il fissare l'attenzione e di unificare le facolt. Il soggetto 'conduce il suo spirito nel suo cuore, lo unisce all'anima' o 'custodire il proprio cuore con lo spirito'. Ci domandiamo: in che modo? Sincronizzando l'entrata dello spirito nel cuore con l'inspirazione dell'aria: atto che uno rallenta e spazia in maniera da riuscire a dominarlo totalmente. L'espirazione invece equivale a un certo indebolimento o rallentamento dell'attenzione. Seconda fase: l'invocazione del nome di Ges: 'Signore Ges Cristo, Figlio di Dio, abbi piet di me'. E' bene osservare che questa seconda fase non mai separata dalla prima. Il 'ricordo di Dio' una delle espressioni pi semplici e pi autentiche della contemplazione nella tradizione della Chiesa. I padri del deserto non hanno altra ambizione che quella di vivere con questo ricordo. Esso si confonde per loro con la 'preghiera continua' raccomandata da S. Paolo. L'abate Lucio nel deserto non cessa un momento di dire, mentre bagna i suoi piccoli rami e li intreccia per farne delle corde: 'abbi piet di me, o Dio, secondo la tua grande misericordia...'. 4.2.8. Il rosario. Lo scopo del rosario di condurre alla preghiera continua del cuore, cio la preghiera incessante che ben diversa da quella delle formule. E' uno stato, meglio, un'esperienza, perch l'uomo attivo quando avverte il suo cuore in stato di supplica permanente. La preghiera continua compatibile con tutte le attivit: "quando lo Spirito Santo pone la sua dimora nel cuore dell'uomo-dice Isacco il Siro- questi prega incessantemente, sia che mangi, sia che beva, dorma o parli o si abbandoni a qualsiasi altra attivit". L'uomo deve per cooperare alla preghiera che lo Spirito Santo compie in lui, offrendo il suo tempo, le sue labbra e il desiderio del cuore. Nello, stesso tempo, l'uomo deve sentirsi libero circa il modo della collaborazione. Ognuno deve sentire nel suo cuore ci che lo Spirito gli suggerisce e lasciarsi educare da Maria. Il rosario, la preghiera di Ges, come le altre forme di preghiera non sono di per se stesse un fine. Ma poich siamo uomini concreti, posti nel tempo e nello spazio, dobbiamo incarnare la nostra preghiera in strumenti e formule, per non renderla evanescente. La recita lenta ed attenta del rosario ci fa entrare nella preghira stessa della Vergine. Non si tratta di riflettere o di pensare, ma di mormorare con le labbra una supplica, accogliendola nel nostro cuore: 'Santa Maria, madre di Dio, prega per noi, peccatori'. Bibliografia: - Giuseppe Barbaglio e Severino Dianich, Nuovo Dizionario di Teologia - Stefano De Flores e Tullo Goffi, Nuovo Dizionario di Spiritualit - Domenico Sentore e Achille M. Triacca, Nuovo Dizionario di Liturgia - Francesco Zambotti, A piedi nudi verso Dio - Paolino Beltrame Quattrocchi, I Salmi preghiera cristiana, edizioni del deserto - Benedettine di Sorrento - Jean Gouillard, Piccola filocalia della Preghiera del cuore, Edizioni Paoline - Jean Lafrance, Il Rosario, Edizioni ncora - Milano - Dei Verbum, Edizioni Elle Di Ci 4.3. CONCRETAMENTE a) l'animatore pu utilizzare una delle tante tecniche di verifica a disposizione per sintetizzare il cammino fatto. b) Facendosi aiutare dai contenuti della scheda, l'animatore pu presentare i percorsi concreti per vivere la preghiera, stimolando la discussione per arrivare a formulare, se possibile, alcune strade da percorrere personalmente e a livello di gruppo. Alcune osservazioni: - Nel presentare le proposte concrete di preghiera importante sgomberare il campo da alcuni pregiudizi che spesso si fondano sulla non conoscenza oppure su una conoscenza parziale e riduttiva di alcune esperienze di preghiera. - I contenuti proposti in questa scheda sono solamente degli stimoli che dovrebbero portare ad un lavoro di ricerca sia personale che di gruppo. - Vivere la preghiera nel nostro quotidiano non facile, ma non dobbiamo spaventarci. Aiutiamo i ragazzi a fare un po' di fatica e noi con loro cercando di rendere i contenuti pi essenziali possibili. Abbiamo il coraggio di chiede aiuto se sentiamo di non farcela da soli. 5. UNA STORIA CHE PARLA: Charles de Foucauld Carlo de Foucauld, nato nel 1858 da una nobile famiglia cristiana, speriment la perdita della fede e la ricerca del significato della vita durante il periodo di miscredenza. Rimasto ben presto orfano, durante l'adolescenza nel corso dei suoi studi fu abbandonato a se stesso. Avendo scelto la carriera militare, fu destinato alla scuola di ufficiali di Saint-Cyr. Qui condusse una vita frivola e oziosa. Generoso per temperamento, spendeva senza calcolare e dissipava pazzamente la sua fortuna; questo indusse la famiglia a chiedere e ad ottenere che fosse affidato a un tutore. Durante i primi anni di vita militare, in guarnigione a Stif, in Algeria, la sua cattiva condotta fu cos chiacchierata e scandalosa che fu posto nell'alternativa di abbandonare la sua amante o di lasciare l'esercito: egli scelse di lasciare l'esercito. Stanco di una vita oziosa ed inutile, nel 1881 riprende il servizio militare in Algeria. _ l'inizio di una vita nuova. Spinto dal bisogno di realizzare qualcosa di grande e di difficile, egli prepara e conduce a termine, in condizioni molto disagevoli e spesso eroiche, l'esplorazione geografica di una parte ancora sconosciuta del Marocco. Divent famoso e ricevette la medaglia d'oro dalla Societ di Geografia di Parigi. _ in questo periodo, nel 1886, che Carlo de Foucauld si convert e si fece consigliare dall'Abb Huvelin, che fu una guida ferma e comprensiva di questa vocazione eccezionale. Carlo de Foucauld da questo momento afferrato dall'amore di Cristo al punto da provare un bisogno prepotente di iniziare un'esistenza simile alla sua, e in una maniera molto concreta. Per questo egli pensa immediatamente di votarsi alla vita religiosa. "Appena credetti che c'era un Dio, compresi che non potevo fare altrimenti che vivere solo per Lui: la mia vocazione religiosa risale al momento stesso della mia fede" (Opere spirituali, pag. 623). Decider di entrare nella Trappa, perch gli sembra di trovare l la possibilit di condividere non soltanto l'umilt e la povert di Cristo a Nazaret, ma una intimit di ogni istante con lui. _ cos che inizia una vita sempre pi dominata da una continua unione con colui che chiamer ormai "il suo Prediletto Fratello e Signore Ges", unione che si esprimer in un bisogno sconfinato di conformit esteriore alla situazione umana di Cristo a Nazaret. Egli ha desiderato di ci che chiama "l'abiezione" di Nazaret. Questo bisogno di rinuncia alla propria posizione sociale lo condurr ad intraprendere l'imitazione di Ges a Nazaret come partecipazione della condizione sociale degli operai poveri. Nel gennaio del 1890, dopo qualche mese dal suo ingresso nella Trappa di Notre-Dame des Neiges, monastero situato tra le montagne della Francia centrale, chiese di raggiungere il monastero di Akbs, presso Alessandretta, in Siria, ove le condizioni di vita erano ancora pi povere, e dove egli rester dieci anni. Fratel Carlo, col permesso dei suoi superiori, lascia la Trappa per iniziare uno stile di vita che stima pi conforme alla condizione di povert della famiglia di Ges a Nazaret e pi vicina a quella delle famiglie degli operai poveri. Allora egli matura l'idea di una nuova fondazione religiosa di cui traccia gi le regole: l'ideale di una vita in fraterna comunit, nella povert laboriosa di Nazaret; povert che intravedeva come estrema, ma tutta centrata sulla preghiera davanti al SS.mo Sacramento. Dopo aver vissuto alcuni anni, dal 1897 al 1900, in Terra Santa, dapprima presso le clarisse di Nazaret, in seguito presso il monastero di Santa Chiara di Gerusalemme, Fratel Carlo ricevette il sacerdozio. In seguito decide di andare a stabilire la sua prima comunit in mezzo ai popoli pi lontani dalla Chiesa. Dopo molta riflessione, egli si decide per il Marocco che aveva esplorato e che amava. Nel 1901, si stabilisce dunque a Beni-Abbs, oasi del Sud-Oranais, in Algeria, dove spera d'avere la possibilit di mettersi in contatto con i marocchini del sud. Infatti, egli sar costretto, da una serie d'avvenimenti provvidenziali e imprevedibili, a seguire il generale Laperrine nella sua spedizione nel Sahara in mezzo alle trib Tuareg, la cui vita nomade era concentrata sul massiccio dell'Hoggar. Fu dunque costretto a stabilirsi a Tamanrasset, da solo, e a molte miglia di distanza nell'interno del deserto. _ l che realizzer il dono totale della propria vita, sposando, per cos dire, il popolo Tuareg di cui studier la lingua, la mentalit e i costumi al punto di conoscerli bene come gli stessi Tuareg. Questo nascondimento conferir alla sua vita contemplativa una dimensione missionaria, nel senso pi profondo della parola. Per questo popolo egli ha dato tutto, per questo popolo prega assiduamente e per questo popolo vuole essere un testimone della giustizia evangelica e della carit umile e fraterna di Cristo. Pi di ogni altra cosa, egli desiderava consumare la propria vita d'unione a Cristo morendo per lui. Dopo alcuni anni egli aveva avuto il presentimento e il desiderio di una morte simile: "Pensa che tu devi morire martire, privo di tutto, steso a terra, nudo, irriconoscibile, coperto di sangue e di ferite, ucciso di morte violenta e dolorosa...". E questo gli fu accordato. _ noto in quale modo cadde, il 1 dicembre 1916, vittima di una incursione senussita, vittima lontana della guerra che infuriava allora in Europa. Negli anni tra il 1925 e il 1933 ebbero inizio le prime fondazioni religiose. Riportiamo la testimonianza di una dei seguaci di fratel Carlo. La preghiera della povera gente Rientro da una visita al Santo Sepolcro, ed in attesa di sapere se domattina avr il permesso per passare in Israele, sono disceso stasera a pregare nell'oscurit silenziosa e deserta del santuario di Getsemani. Non posso trovarmi al Santo Sepolcro, o qui al Giardino degli Olivi, senza sentirmi ogni volta come ossessionato dal pensiero della missione di preghiera delle Fraternit e dell'importanza ch'essa riveste per ogni Piccolo Fratello e ogni Piccola Sorella. (...) Poco fa, seguendo la via che conduce alla vetta del Monte degli Olivi, pensavo agli Apostoli che interrogavano il loro Maestro per imparare da lui a pregare. Mi sembra di risentire in me, stasera, tutte le vostre difficolt sul cammino dell'orazione e di ascoltare la confessione delle vostre impotenze, dei vostri timori per il presente o per l'avvenire, a causa delle difficili condizioni di vita nelle quali deve inserirsi la vostra preghiera; e vorrei anche rispondere alle vostre domande sul modo di pregare. Ho tante cose da dirvi sulla preghiera, ma cos difficili ad esprimersi! Mi pare che, per farvi capire le realt di questa natura, ci vorrebbe ben altro che le mie parole; ci vorrebbe l'esperienza personale, quella che lo spirito di Ges pu dare con delle intuizioni di cui lui solo ha il segreto. Le stesse parole uscite dalla bocca del Signore non sono bastate agli Apostoli per il loro tirocinio di preghiera. Penso a ci che successe proprio qui e come, due anni di vita comune con il maestro dell'orazione, i migliori tra gli Apostoli non hanno saputo vegliare un'ora con lui. Poich lo spirito pronto, ma la carne debole. Sapete bene di essere, voi pure, scelti da lui. Non forse questa la prima cosa da ripetervi? Come potrei pensare che i miei insegnamenti possano fare per voi pi degli insegnamenti di Ges? Devo tuttavia indicarvi come fare per trovare la strada che Dio solo potr in seguito farvi percorrere. Le vostre pesantezze ed impotenze al momento di pregare vi portano talvolta a chiedervi se non vi sia qualche metodo misterioso che vi indicherebbe finalmente la via da seguire. Non credo che tale metodo esista, e comunque, non potrebbe essere diverso da ci che il Signore ci ha detto nel Vangelo. Ges rester sempre il maestro supremo della preghiera, non solo perch ne ha parlato con conoscenza di causa, ma per l'esempio della sua vita, perch ha pregato meglio di qualsiasi altro! Ges ha vissuto la preghiera perfetta, ed in una vita particolarmente disturbata e talvolta schiacciante. Ma soprattutto egli resta il maestro della vostra preghiera, perch lui solo, gratuitamente e per amore, pu mettervi nell'intelligenza, nella memoria e nel cuore il vero spirito di preghiera. Nessuno sapr pregare finch Ges stesso non glielo avr insegnato dentro. Ogni volta che Ges volle condurre alcuni dei suoi Apostoli a pregare con lui, il Vangelo nota che, bench scelti, si addormentarono. Sul Tabor, mentre il loro maestro parla con Mos ed Elia della sua prossima morte, "Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno" (Lc 9,32). Nel Getsemani Ges ritorna dai suoi discepoli e li trova addormentati, e dice a Pietro: "Simone, dormi? Non sei riuscito a vegliare un'ora sola?" e tornato un'altra volta li trov addormentati, poich "i loro occhi si erano appesantiti e non sapevano che cosa rispondergli" (Mc 14,37-40). Ges non si n scoraggiato, n impazientito. Perch ci scoraggeremmo noi? Gli Apostoli erano uomini rudi, costretti alla pesca notturna ed abituati a ricuperare un arretrato di sonno in qualunque momento della giornata. Chi di noi, nella greve stanchezza d'uomo della vita operaia, non ha sperimentato questa rivalsa del corpo sullo spirito? Ci si addormenta non importa dove! Credo che dovette succedere qualche volta anche al Signore di riposarsi di giorno dopo le notti abbreviate dall'afflusso dei visitatori o dalle preghiera troppo mattutina: durante la traversata del lago in tempesta "egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva" (Mc 4,38). Vi ricordo questi fatti, perch il clima evangelico ci mette a nostro agio e nella realt per abbordare il problema della preghiera nella nostra vita. Ci inquietano per cose ben piccole! Poich, malgrado tutto, Ges ha ben trovato il modo di lavorare il cuore dei suoi Apostoli fino ad insegnar loro a pregare! Non bisogner tuttavia concludere che voi non abbiate altro da fare che da attendere la visita dello spirito di Ges. Bisogna andargli incontro e "sforzarsi lungo la via stretta". Bisogna gi "sforzarsi" alla preghiera ed insieme attendere il Signore per pregare veramente. In tutto ci non vi contraddizione. Una delle obiezioni principali mosse alla nostra vita che la fatica, il rumore ch'essa comporta per lo pi, ed insieme la pesantezza di spirito provocata da uno sforzo fisico penoso e prolungato sembrano escludere qualsiasi possibilit di un'autentica vita di orazione, e mi ero riservato di parlarvene. Voi capite a che punto questa questione grave non solo per noi, ma per milioni di povera gente, di lavoratori asserviti per vivere ad un lavoro spesso massacrante. Capivo bene che ci doveva essere una risposta a questa obiezione. Dio ci spingeva a condividere sempre pi integralmente la sorte dei poveri, pur approfondendo nelle anime nostre il senso della nostra vocazione alla preghiera; e poi, leggendo il Vangelo, non sembra che Ges abbia mai voluto fare della preghiera qualcosa di raro, di riservato agli uomini che godono della calma e della libert necessarie ad una meditazione fruttuosa: "Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi... e troverete ristoro per le vostre anime" (Mt 11,28-29). Non aspettate per pregare di aver voglia di farlo; lascereste la preghiera proprio nel momento in cui ne avete pi bisogno. _ una illusione pericolosa a cui molti devono il loro allontanamento dal Cristo. Il desiderio della preghiera non pu nascere che dalla fede; desiderare di pregare gi un effetto della preghiera. Vi basti sapere che Dio vi attende; Dio desidera sempre vedervi pregare, anche quando non ne avete voglia e forse soprattutto allora. Non dimenticate mai che meno pregherete, pi lo farete male, e ne avrete sempre meno il desiderio. Non dovete naturalmente aspettarvi niente per voi stessi dalla preghiera. Bisogna pregare per Dio e non per averne soddisfazione, n per avere la sensazione di pregare bene, di avere un buon metodo. Non si deve desiderare altra preghiera che quella che Dio ci d. Non mi risulta che nel "Padre nostro" ci sia alcuna domanda la cui risposta possa apportarci una soddisfazione personale e neppure un risultato immediatamente constatabile. Bisogna perseverare senza vedere e saper quindi ricominciare senza scopo, per niente, per lui. Se tutto si svolge veramente cos, ci equivale a dire che vi occorrer molto coraggio per pregare, ed ancor pi per prolungare la preghiera e perseverarvi. Padre de Foucauld domandava sempre il coraggio come cosa indispensabile e si lagnava continuamente di non averne abbastanza. Non temiate di avere nella vostra preghiera e dalla vostra preghiera stessa un senso di completo disgusto per le vostre debolezze, le vostre colpe, la vostra miseria. Rileggete la parabola del fariseo e del pubblicano che entrambi salirono al tempio per pregare, e capite perch le preferenze del Signore sono chiaramente per il pubblicano, timido e consapevole delle sue colpe. _ anzi probabile che pi la vostra preghiera sar stata generosa, e pi sar stato lancinante ed opprimente il senso della vostra incapacit. Che importa! Siate dunque innanzi a Dio cos come siete, ed accettare di pregare come Dio vi chiede di farlo e non diversamente. Soprattutto non tentate di alleggerire la vostra preghiera e di renderla sensibile prendendo un libro; perdereste probabilmente il vostro tempo. Si tratta solo di essere realmente presenti a Dio, non con il pensiero, l'immaginazione o i sentimenti, a cui succeder il vagabondare altrove, ma con il desiderio continuamente rinnovato della volont. Talvolta l'unico modo possibile di esprimere questa volont ben reale sar di rimanere fisicamente presenti, in ginocchio, ai piedi del tabernacolo; e questo baster. Questa silenziosa aspirazione del vostro essere a Dio, se autentica, molto di pi che la meditazione e la lettura. Nel tempo della preghiera, bisogna saperne accettare le esigenze. Dovrete quindi spesso andare alla preghiera come alla croce; ci assai pi profondamente vero di quanto pensiate, poich proprio nella preghiera che siete associati al lavoro di redenzione che si oper sulla croce. Andate alla preghiera per perdervi e sarete sicuri di realizzare pienamente la volont del Signore: "perch chi vorr salvare la propria vita la perder, ma chi perder la propria vita per causa mia, la trover" (Mt 16,25). Vi assicuro, Piccoli Fratelli, che non vi altro metodo pi vero e pi conforme al Vangelo. Se fate cos, non potrete perdervi. Non temete di accettare l'assenza di idee e di sentimenti, purch questa non sia stata provocata artificialmente dai vostri sforzi e purch facciate passare in questo vuoto l'attesa silenziosa, coraggiosa, forse dolorosa, e in ogni caso oscura, della visita divina. Sappiate attendere l'incontro con Dio, fosse anche per tutta la vita, senza cessare di credervi, e rinnovando ogni giorno l'attesa. Questo perseverare nella fede alle parole del Signore e conservare la propria lampada provvista d'olio. Ren Voillaume per la preghiera Padre mio, io mi abbandono a te: fa di me ci che ti piace! Qualunque cosa tu faccia di me ti ringrazio. Sono pronto a tutto, accetto tutto, purch la tua volont si compia in me e in tutte le tue creature. Non desidero niente altro, mio Dio. Rimetto la mia anima nelle tue mani, te la dono, mio Dio, con tutto l'amore del mio cuore, perch ti amo. Ed per me una esigenza d'amore il donarmi, il rimettermi nelle tu mani senza misura, con una confidenza infinita, poich tu sei il Padre mio. Fratel Carlo di Ges 6. VOCABOLARIO MINIMO 6.1. LA CREAZIONE La rivelazione presenta la creazione come fatto, cio come attualit. Il senso di questa affermazione non quello "fantastico" secondo cui la rivelazione ci presenta il momento in cui Dio decide di creare e di fatto crea; ma quello di fornire l' interpretazione della realt in cui l'uomo inserito e che sperimenta come esistente. In questa prospettiva la rivelazione precisa, in particolare: 1) che il mondo attualmente esistente, esiste per l'alleanza con Dio in Ges Cristo, cio esiste per attuare la possibilit di una comunicazione ad extra della condizione di Figlio, propria del Verbo, in seno alla Trinit; 2) un manifestazione della potenza e della bont di Dio, che si afferma dappertutto senza trovare limiti. Questi aspetti, tutti sottolineati dalla rivelazione, non sono reciprocamente esclusivi, n sono da giustapporre come dicessero cose diverse da comporre insieme; ma sono modi, dal pi comprensivo a quello pi particolare, per affermare la creazione in quanto comunicazione dell'essere trinitario. (Nuovo dizionario di teologia di G. Barbaglio e S. Dianich) 6.2. ONNIPOTENTE ( Dal latino: omnopotens - entis ) Che ha potenza assoluta e illimitata; at