3^ UNITA' TEMATICA IL FIGLIO: I L D I L E T T O L'Angelo di centro Il Figlio: al centro dei Tre, ci sta Lui, il Figlio. Tutto si costruisce attorno a lui. E' lui che rivela il senso dell'icona. E' impossibile contemplarlo senza che il nostro sguardo non sia trascinato altrove (verso gli altri due angeli). La testa piegata (a dir di s, in atteggiamento di obbedienza) verso l'angelo di sinistra (il Padre). Il suo l'atteggiamento del Figlio totalmente rivolto verso il Padre. Il suo sguardo profondo scruta i segreti che il Padre gli confida in una comunione senza fine. Egli riceve tutto dal Padre. La posizione poi della sua mano destra e del petto ci portano verso l'angelo di destra (lo S.S.). Il Figlio non attira l'attenzione su di s: la sposta verso il Padre e verso lo S.S. Cos, al centro della rivelazione biblica ci sta il Figlio, che dice costante relazione: - al Padre verso il quale totalmente rivolto (l'icona sembra interpretare a meraviglia il Prologo di Gv: "In principio era il Verbo, e il Verbo era Dio e il Verbo era totalmente rivolto verso Dio") e di cui compie sempre la volont ("Mio cibo fare la volont di Colui che mi ha mandato" (Gv 4,34); "Io faccio quello che il Padre mi ha detto (Gv 14,31)...); - allo Spirito, che da lui mandato, ne continuer la missione nella storia: "Quando verr lo Spirito di verit, egli vi guider alla verit tutta intera perch non parler da s, ma dir tutto ci che avr udito... Egli mi glorificher perch prender del mio e ve lo annunzier" (Gv 16,13-14). La tunica di color rosso-ocra: il colore della terra bruciata dal sole o della terra imbevuta di sangue: E' il segno della natura umana assunta nell'Incarnazione. La natura divina invece indicata, come per gli altri due angeli, dal colore azzurro, in questo caso, del mantello. Questo mantello per non indossato, ma solo appoggiato sulla spalla sinistra e avvolto intorno al corpo. La spalla e il braccio destro scoperti, mostrano la tunica rosso-ocra, attraversata sulla spalla da una stola dorata (gialla), che simboleggia il potere e la gloria cui stata innalzata l'umanit di Cristo con la risurrezione. Ci si trova di fronte ad uno straordinario commento all'inno di Fil 2,6-11: "Pur essendo di natura divina, non consider un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio, ma spogli se stesso assumendo la condizione di servo... Per questo Dio l'ha esaltato...". Tu che regni l, giusto nel mezzo, come nel cuore dei Tre: Chi sei dunque? Angelo rivestito di splendore e di maest, avvolto di luce come da un manto. (Sal 103) Angelo del Gran Consiglio! (Is 9,5) Non saresti tu Re? (Gv 18,37) Guardavo nelle visioni della notte ed ecco apparire con le nubi del cielo uno simile ad un figlio d'Uomo; giunse fino al Vegliardo e fu presentato a lui. Gli diede sovranit, gloria e regalit. (Dn 7,13-14) Tutto sembra costruirsi attorno a Te, come le nervature d'un arco rampante sulla chiave di volta. Non saresti tu pietra angolare? O Tu, Parola di vita, solo dei Tre ti sei reso vulnerabile ai nostri occhi di carne. Tu hai rivelato la vita eterna con quella sovrabbondanza che l'ampiezza della tua toga suggerisce. Sovrabbondanza con la quale tu ce la doni! (Gv 10,10) In lui era vita e la vita era la luce, e la luce brilla nella tenebra. (Gv 1,14) Mentre pregava, fu trasfigurato davanti a loro: (Lc 9,29) il suo volto brill come il sole, (Mt 17,2) le sue vesti divennero sfolgoranti come la luce. Prisma di cristallo; noi riconosciamo il focolaio della sua raggiante luminosit: Luce immortale del Padre, o Verbo, nella tua sfolgorante Luce, oggi, sul Tabor, noi abbiamo visto la Luce che il Padre e la Luce che lo Spirito illuminante ogni creatura. Braciere incandescente, di cui il cosmo gi divampa, come mai le tue vesti non ne sono bruciate e il tuo Corpo non carbonizzato? Come mai non ne calcificata la terra e accecati i nostri occhi? O Nube di luce che filtra con la sua freschezza il Volto sfolgorante di Dio! La Gloria del Signore aveva ai nostri occhi l'aspetto d'una fiamma divorante nella sommit della montagna. O grande Cristo di bellezza e di tenerezza, in un istante solo, lungo i nostri sentieri, tu hai lasciato che il tuo eterno splendore rompa la membrana della nostra carne. Noi lo sappiamo ormai: La nostra dimora nei cieli (Fil 3,21) dove noi ti attendiamo, Te che trasfigurerai i nostri corpi miseri, per renderli conformi al tuo Corpo di gloria! Tu sembravi il centro, la sommit, la chiave di volta ed ecco tutto in te sembra mostrare che vieni da altro luogo e che vai altrove. Perch non possiamo contemplarti, senza che i nostri occhi siano irresistibilmente attratti verso laggi? Io so donde sono venuto e dove vado, ma voi, voi non sapete n da dove vengo, n dove vado. (Gv 8,14) Come mai cos bella la tua bellezza? La ricevi forse da altri? Chi guardi, cos a lungo, con quegli occhi grandi aperti? Si direbbero soggiogati come se non potessero staccarsi da qualcuno? Rapito da questo fascino, da quando sei tu cos interamente proteso verso di Lui? In principio era il Verbo e il Verbo era rivolto verso Dio. (Gv 1,1) S, dillo a noi: chi c' dunque alla tua destra? Da tanto tempo sono con voi, e tu non mi conosci ancora? (Gv 14,9) Non conoscere te, ma colui verso il quale tutto in te ci rinvia. (Gv 7,29) Se voi mi conosceste veramente, conoscereste anche il Padre mio, (Gv 8,19) come io lo conosco! (Gv 10,15) Non solo conoscerlo, ma vederlo; s, vederlo come tu lo vedi! (Gv 12,45) Chi vede me, vede il Padre! (Gv 14,9) Questa luce che danza nei tuoi occhi sgorgherebbe dunque da una sorgente pi intima a te stesso? E' il Padre mio che mi d la Gloria. (Gv. 8,54) Da quanto tempo si aperta la sorgente Avevo questa Gloria presso di Lui, prima che il mondo fosse. (Gv 17,5) Ma da dove vieni, perch il tuo volto, cos svelato, specchio senza macchia, rifletta per noi una tale gloria? (2 Cor 3,17) Dal Padre io sono uscito e vengo dal Padre. (Gv 8,42) E' dunque l che tu abiti? Il Figlio resta per sempre nella casa. (Gv 8,35) Allora, perch tu l'hai lasciata? Sono uscito dal Padre e venuto nel mondo, per annunciare quello che ho visto (Gv 16,28) presso il Padre mio. (Gv 8,26.38) Si direbbe che in te tutto rifluisce verso di lui. Ora vado al Padre. (Gv. 16,28) Che tutto in te si riceve da lui. Tutto ci che mio, suo. (Gv 17,10) Che in te tutto ottieni da lui. Tutto quello che il Padre possiede mio. (Gv 16,15) Che da lui tu aspetti tutto. Il Padre mi d testimonianza. (Gv 8,18) E che da lui, per sempre, nulla ti separer. Io dimoro nell'Amore del Padre mio. (Gv 15,10) O Figlio unico, tu ci porti all'origine della grazia e della verit, che gi nostre, rendono il tuo volto grazioso e vero: la tenerezza del Padre tuo. Tu ci permetterai di accompagnarti l dove, ormai, sappiamo che tu dimori? Venite, vedete... Ma come vedere tuo Padre senza esserne accecati? Nei miei occhi - questi occhi che tu mi hai donato - Guardalo, e tu vedrai com': buono, grande, santo, il Padre mio! E ora io alto la mia faccia e rivolgo verso di te i miei occhi. Se non piace a te farmi morire, posa su di me uno sguardo di tenerezza. o Dio di misericordia! Io non ho la forza di guardarti, ma sono incapace di non guardarti. La tua bellezza inaccessibile, il tuo splendore senza uguale, la tua gloria incomparabile. Chi mai ti ha visto o potrebbe vederti completamente, o mio Dio? ... Eppure io ti vedo come un sole, io ti guardo come una stella. Io ti porto nel mio seno come una perla, ti guardo come una lampada accesa dentro un vaso. Ma poich tu non mi rendi interamente luce e non ti mostri a me interamente, cos grande come tu sei, mi sembra di non possederti del tutto, o mia vita. S, come potr l'uomo sollevare gli occhi verso la gloria di Dio? Chi di tra noi potr mai, il minimo del mondo, vederLo con la sua capacit e con i suoi sforzi, se Lui stesso non invia il suo Spirito divino... se Lui stesso non rende l'uomo capace di contemplare la sua propria Gloria? S. Simeone N.T. Inno XLII (Queste note sono state tratte da: D. ANGE, "DALLA TRINITA' ALL'EUCARESTIA", Ed. Ancora (MI), pp. 119,126) 1. RIFLETTERE 1.1. IL FIGLIO 1.1.1. OBIETTIVO Riconoscere che Ges di Nazareth il Cristo, il Figlio di Dio, luogo dell'accoglienza piena dell'amore del Padre e dell'incontro tra Dio e l'uomo. Egli, nella comunione creata dallo Spirito, ci svela il vero volto dell'uomo e del Padre. 1.1.2. CONTENUTI In particolare si tratter di approfondire i seguenti punti: a) Ges accoglienza: mentre il Padre la sorgivit dell'amore, il Figlio la recettivit dell'amore. Il Figlio nella sua pura accoglienza colui nel quale il Padre si esprime pienamente, la sua Parola eterna, il Verbo, l'immagine trasparente e irradiante di Lui. La recettivit del Figlio tale da diventare abbandono alla volont del Padre fino alla croce. Da quel luogo estremo di abbandono Dio Padre, donando la resurrezione, si mostra presente e vicino, si mostra come Egli : sorgente di vita nuova. Non solo per il Figlio suo ma, grazie alla morte e risurrezione di Cristo, questa promessa di vita eterna si realizza per ogni uomo che come Cristo si faccia accogliente alla volont del Padre. b) Dio Padre comunica la sua vicinanza all'uomo nel Figlio suo Ges. In lui vero Dio e vero uomo, si realizza il loro incontro e la loro reciproca accoglienza. c) L'Eucarestia e la Penitenza sono i segni sacramentali che permettono ad ogni cristiano di partecipare all'azione redentrice operata da Ges Cristo. Si danno ora dei riferimenti biblici ed altro materiale da utilizzarsi nel "concretamente" per lo sviluppo dei punti ora citati. a) - Mc. 14,36; Gv. 4,34; 14,10; Lc. 23,46; Fil. 2,5-11; Eb. 5,7-9; Mt. 16, 13-1 7. - Brani tratti da: * B. Forte, Piccola introduzione alla fede, Ed. Paoline. * Gaudium et Spes n. 10 e 22; Ad Gentes n. 3 * Redemptor Hominis, n. 10. b) - Gv. 1,1-18; 14,9-11; Eb. 1,1-4; Mt. 11,27; 16,13-20. -Brani tratti da: * B. Forte, Piccola Introduzione alla fede. * Redemptor Hominis n. 9. c) - Gv. 6,22-40; 1 Cor. 11,23-29; 10,14-17; Col. 1,19-20; Ef. 2,13-17; 2 Cor. 5,19-20; 1 Gv. 4,7-10. - Brani tratti dalla Redemptor Hominis n. 20. Da B. Forte, Piccola introduzione alla fede, Ed. Paoline. Nel testo di Marco e di Matteo il Crocifisso si rivolge a Dio con l'appellativo di El: non l'invocazione calda e affettuosa che sarebbe espressa dal termine Abb: "Padre", ma il nome divino, pronunciato con timore e tremore. A questo Dio sovrano il morente chiede "perch?" (in greco: "a qual fine?"). La domanda carica del tormento che attraversa la sofferenza il travaglio di non comprenderne il senso. L'interrogativo nasce dall'esperienza di un reale abbandono, dall'assenza e dal silenzio di Colui, del quale il Nazareno pi avrebbe atteso e desiderato la presenza nell'ora della Croce. Questo sentirsi abbandonato di Ges, colpito nella sua coscienza finale, agli antipodi della mentalit del salmista per il quale il giusto ha diritto della protezione di Dio: il Crocifisso il pi desolato dei desolati della terra. All' abbandono doloroso, per, egli risponde con l'offerta: l'abbandonato, non il disperato! Le parole riportate da Luca lasciano trasparire quest'altra dimensione del dolore del Crocifisso: Ges si rivolge a Dio col dolce nome di "Padre"; il perch diventa il grido fiducioso "nelle Tue mani"; l'esperienza dell'abbandono da parte del Padre diventa abbandono di s fra le braccia di Lui. Ges abbandonato vive il suo dolore in profonda comunione con tutti i crocifissi della terra e insieme in oblazione fiduciosa al Padre suo per amore del mondo. Consegnando lo Spirito al Padre (cfr. Gv 19,30), in obbedienza d'amore a Lui il Crocifisso entra nella solidariet con i senza Dio, con tutti coloro cio che per loro colpa sono stati privati dello Spirito e hanno sperimentato l'esilio dalla patria dell'amore. E il Padre? restato estraneo alla sofferenza del Figlio? Egli "non ha risparmiato il suo proprio Figlio, ma lo ha consegnato per tutti noi" (Rm 8,32); "ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito" (Gv 3,16). Alla sofferenza del Figlio fa dunque riscontro una sofferenza del Padre: Dio soffre sulla croce come Figlio che si offre, come Padre che lo offre, come Spirito, amore promanante il loro amore sofferente. La Croce storia dell'amore trinitario per il mondo: un amore che non subisce la sofferenza ma la sceglie. Diversamente dalla mentalit greco-occidentale, che non concepisce altra sofferenza che quella passiva subita e dunque segno di imperfezione, e perci postula l'impassibilit di Dio, il Dio cristiano rivela un dolore attivo, che quello liberamente scelto, perfetto della perfezione dell'amore: "Nessuno ha un amore pi grande di chi d la vita per i propri amici" (Gv 15,13). Il Dio di Ges Cristo non fuori della sofferenza del mondo, spettatore impassibile di essa: egli la assume e la redime, vivendola come dono e offerta da cui sgorga la vita nuova del mondo. Da quel Venerd Santo noi sappiamo che la storia delle sofferenze umane anche storia del Dio con noi: Egli vi presente, a soffrire con l'uomo e a contagiargli il valore immenso della sofferenza offerta per amore. La "patria" dell' amore entrata nell' "esilio" del peccato, del dolore e della morte, per farlo suo e riconciliare la storia con s: Dio ha fatto sua la morte, perch il mondo facesse sua la vita. E' il Dio che d senso alla sofferenza del mondo perch l'ha assunta e redenta: e questo senso l'amore... Se sulla croce il Figlio consegna lo Spirito: al Padre entrando nell'abisso dell'abbandono da parte di Dio (cfr. Gv 19,30), nella risurrezione il Padre dona lo Spirito: al Figlio, assumendo in lui e con lui il mondo nella pienezza della comunione divina. Storia del Padre, la risurrezione anche storia del Figlio: ampiamente attestata la tradizione che afferma: "Cristo risorto" (cfr. Mc 16,6; Mt 21,64; 28,7 Lc 24,6.34; 1 Ts 4,14; 1 Cor 15,3-5; Rm 8,34; Gv 21,14; ecc.). Il Ges prepasquale dice:" Distruggete questo tempio e in tre giorni lo far risorgere"; e l'evangelista commenta: "Egli parlava del tempio del suo corpo" (Gv 2,19.21). In lui che risorge, la vita vince la morte: l'abbandonato, il bestemmiatore e il sovversivo il Signore della vita (cfr. come viene presentata la liberazione dal peccato, dalla morte e dalla Legge operata da Cristo in Rm 5,12-7,25). Rispetto al passato, il Risorto ha confermato la sua pretesa prepasquale confondendo la sapienza dei sapienti (cfr. 1Cor 1,23s.) e ha abbattuto il muro dell'inimicizia frutto dell'iniquit (cfr. Ef 2,14-18). Rispetto al presente, egli si offre Vivente (cfr. At 1,3) e datore di vita (cfr. Gv 20,22). Rispetto al futuro, egli il Signore della gloria la primizia dell'umanit nuova (cfr. 1Cor 15,20-28). Pasqua storia del Figlio e, proprio per questo, anche storia nostra perch per noi il Risorto ha vinto la morte e ha dato la vita. La Sua ascensione al cielo (cfr. At 1,6-11) promessa del Suo ritorno nella gloria ed insieme certezza che Egli sempre vivo a intercedere per noi presso il Padre (cfr. Eb 1,25) ed operante in mezzo a noi per la forza del Consolatore, che viene dall'alto. La risurrezione infine storia dello Spirito: nella sua forza che Cristo stato risuscitato. Lo Spirito nell'evento pasquale costituisce il duplice legame fra Dio e il Cristo e fra il Risorto e noi: nella risurrezione egli congiunge il Padre al Figlio, risuscitato dai morti, e gli uomini al Risorto, rendendoli vivi di vita nuova. Egli garantisce la duplice identit nella contraddizione sperimentata da coloro che hanno vissuto l'esperienza pasquale: fa del Crocifisso il Vivente, e dei prigionieri della paura e della morte i testimoni liberi e coraggiosi della vita e dell'amore. Storia del Padre, del Figlio e dello Spirito la risurrezione di Ges da morte dunque evento della storia trinitaria di Dio: in esso la Trinit si offre come l'unit del Risuscitante, del Risuscitato e dello Spirito di risurrezione e di vita, donato e ricevuto, l' unit del Dio dei Padri, che d vita nel suo Spirito al Crocifisso, proclamandolo Signore e Cristo, e del Risorto, che accogliendo lo Spirito dal Padre lo dona agli uomini perch abbiano parte alla comunione di vita nello Sprito con Lui e col Padre. Pasqua per gli uomini delle nostre origini stata questo incontro: il Risorto li ha raggiunti ed ha cambiato la loro esistenza che si aperta a Lui nel rischio della libert. Tale la Pasqua nel cuore della Chiesa: non morta memoria di un evento lontano, ma offerta del Vivente oggi, per far nuovo il mondo e la vita di chi l'accoglie nell'umile coraggio di una Fede e di un cuore liberi ed adulti. Dalla "Gaudium et Spes", n. 10. Ges l'uomo perfetto. Egli ci ha ridonato quella somiglianza con Dio che il peccato aveva rovinato. Lui il Figlio di Dio, diventato uomo come noi: non ha distrutto la nostra natura umana, anzi l'ha resa grande e immortale, in maniera sublime. Diventando uomo come noi, il Figlio di Dio diventato fratello e amico di ogni uomo. Ha lavorato con mani d'uomo. Ha pensato con mente d'uomo. Ha agito con volont d'uomo. Ha amato con cuore d'uomo. Nascendo dalla Vergine Maria, egli si fatto veramente uno di noi: uguale a noi in tutto, eccetto che nel peccato. Ha accettato liberamente di morire per noi e ci ha donato la vita: in Ges, morto e risorto, Dio ha fatto pace con noi e ci ha resi fratelli. Ogni uomo pu davvero dire: il Figlio di Dio ha amato me ed morto in croce per me. Soffrendo per noi,Ges ci ha lasciato un grande esempio. Non solo, ma ci ha aperto dinanzi il sentiero della salvezza: se camminiamo dietro a Lui la vita e la morte vengono santificate ed acquistano un nuovo significato. Dalla "Ad Gentes" n. 3 e "Gaudium et Spes" n. 22. Dio ha mandato il suo Figlio fra noi, uomo come noi, per donarci la sua vita, la sua pace, per realizzare tra gli uomini una comunit nuova e fraterna. Cos ci ha liberato dal potere del male e ha riconciliato il mondo con s. Il Figlio di Dio veramente diventato uomo come noi per renderci partecipi della sua vita divina. Ges Cristo morto per tutti e il destino ultimo a cui Dio chiama ciascuno di noi uno solo: quello divino. Noi pensiamo che lo Spirito Santo offre ad ogni uomo la possibilit di incontrare Ges morto e risorto, nella maniera in cui Dio solo conosce. Attraverso la rivelazione che Ges ci ha donato possiamo capire quanto meraviglioso il mistero e il destino dell'uomo. Da Ges Cristo e per mezzo di Ges Cristo riceve luce il terribile problema del dolore e della morte, che senza di lui ci spaventa e ci fa soffrire. Ges risorto! Con la sua morte ha distrutto la morte e ci ha donato la vita. In Lui siamo diventati figli di Dio e, guidati dallo Spirito, possiamo veramente chiamarlo: Papa! Dall'enciclica "Redemptor Hominis" n.10 di Giovanni Paolo II: DIMENSIONE-UMANA DEL MISTERO DELLA REDENZIONE L'uomo non pu vivere senza amore. Egli rimane per se stesso un essere incomprensibile, la sua vita priva di senso, se non gli viene rivelato l'amore, se non s'incontra con l' amore, se non lo sperimenta e non lo fa proprio, se non vi partecipa vivamente. E perci -appunto Cristo Redentore - come stato gi detto - rivela pienamente l'uomo all'uomo stesso. Questa - se cos lecito esprimersi - la dimensione umana del mistero della Redenzione. L'uomo che vuol comprendere se stesso fino in fondo - non soltanto secondo immediati, parziali, spesso superficiali, e perfino apparenti criteri e misure del proprio essere - deve, con la sua inquietudine e incertezza ed anche con la sua debolezza e peccaminosit con la sua vita e morte, avvicinarsi a Cristo. Egli deve, per cos dire, entrare in Lui con tutto se stesso, deve "appropriarsi" ed assimilare tutta la realt dell'Incarnazione e della Redenzione per ritrovare se stesso. Se in lui si attua questo profondo processo, allora egli produce frutti non soltanto di adorazione di Dio, ma anche di profonda meraviglia di se stesso. Da B.Forte, Piccola Introduzione alla Fede, Ed. Paoline, pp. 37-40; 44-46). La fede dei cristiani confessa che Ges di Nazaret, il profeta galileo messo a morte sul palo della vergogna stato risuscitato da Dio, che lo ha manifestato al mondo come Signore e Cristo. Veramente uomo, Egli anche inseparabilmente veramente Dio, nell'unit della Sua persona di Figlio eterno del Padre. Se Dio si fatto uomo, l'umanit di Ges non solo non fa concorrenza alla sua divinit ma , anzi, il luogo concreto in cui il volto di Dio rivelato per noi. In questa umanit umile e densa di cui i Vangeli ci rendono testimonianza e che stata oggetto del pi grande amore da parte dei santi, in questa vicenda pienamente umana del Nazareno, ci dato conoscere quanto grande sia la vicinanza del Dio trinitario alla nostra umanit, quanto profondo il Suo amore per noi, e perci quanto grande la dignit del nostro essere uomini. L'umanit di Dio il fondamento della grandezza e della speranza della nostra umanit: il "s" detto alla vicenda umana a tutte le vicende umane, capace di fare di esse il luogo della presenza di Dio alla storia e della storia in Dio. A partire dal fatto che Dio si fatto uomo, possibile proclamare la buona novella che "l'uomo vivente la gloria di Dio" (Sant'Ireneo), e che un'umanit buona, vera e felice la gioia del Dio dei viventi. Insieme a questa riscoperta dell'umanit di Dio, e conseguentemente dell'umanit dell'uomo, per necessario ribadire la divinit di Cristo, il messaggio scandaloso ed esaltante che l'umile uomo di Nazaret, crocifisso dai potenti e risuscitato al terzo giorno, il Figlio di Dio: senza questo annuncio, non avrebbe valore n la riscoperta della nostra divinit di persone umane a partire da Ges Cristo, il Figlio eterno che ci ha amato fino a dare se stesso per noi, n la fiducia nella liberazione dal peso della colpa di origine, che tutti contraiamo nella solidariet di ogni essere umano col primo Adamo (cfr. Rm 5,12), n la speranza della gloria che in lui ci rivelata. Se il Nazareno fosse soltanto un uomo, sia pure il pi grande e il pi puro dei figli dell'uomo, egli non ci avrebbe salvato, non ci avrebbe dato la vita che viene dall'alto e che destinata a non finire: la morte non sarebbe vinta n lo sarebbe il peccato. Il futuro oscuro della storia resterebbe una domanda senza risposta, la colpa di origine che grava in profondit sull'essere di ogni uomo che viene all'esistenza non sarebbe redenta, ed il passato dei vinti di tutti i tempi non avrebbe possibilit di riscatto. Solo se Ges l'Uomo-Dio, solo se in lui si compiuto l'inaudito incontro della terra e del cielo, data risposta al bisogno universale di salvezza e ci offerta la certezza della liberazione dal male e dal peccato resa possibile gi ora nella grazia e della vittoria finale del bene, della giustizia e dell'amore. Nel Figlio di Dio che muore per noi abbiamo la garanzia che possibile vincere l'egoismo e il peccato, che possibile amare e superare nell'amore la morte, che l'ultima parola della vita e della storia non sar l'ingiustizia e il dolore, ma la pace fatta di giustizia e di gioia senza fine. Per lui, il Figlio di Dio fattosi a noi vicino, bello vivere e dare la vita: in Lui ha senso la fatica dei giorni ed ha un futuro persino la speranza che sembra morire. E la sua Chiesa comunit di risorti in Lui che risorto, si offre nella sua vera bellezza come il luogo in cui, specialmente nella Parola e nel Pane, lo Spirito del Vivente viene ancora a liberare la storia, a farne l'anticipazione militante della Gloria promessa. (...) E' in lui che Dio ci ha parlato in pienezza, in lui che ci ha raccontato la sua Storia di Padre che ama, di Figlio che amato e in cui noi siamo amati, di Spirito che vita dell'amore; in lui che ci ha dato accesso a questa storia divina dell'amore, perch anche noi diventassimo capaci di amare. E' per questo che l'annuncio di Ges Cristo si presenta assolutamente unico e singolare: Dio in carne umana, il Dio con noi, il Dio vicino, la forza, il giudizio e la speranza della storia. Cristo si offre come la sovversione e la purificazione delle attese umane di salvezza di quella nostalgia di Assoluto, che sta sotto ad ogni religione storica ed insieme come la risposta pi alta ad esse, il luogo di incontro fra il cielo e la terra, fra gli uomini e Dio. Questo incontro si consuma nella Pasqua di morte e di risurrezione: la Croce ci fa capire come le domande umane vengano anzitutto crocifisse nella rivelazione del Dio cristiano; la risurezione ci assicura per come, di l da questa morte necessaria e purificante, esse trovino la pi vera risposta. La luce di Cristo risplende per chi ha riconosciuto di camminare nelle tenebre ed ha accettato lo scandalo del morire con lui: per questo che il Vangelo cristiano esige la pi profonda libert di coloro cui viene proposto. Essa non un'evidenza bruta: una proposta e un dono di vita, che richiede il rischio ed il coraggio della libert. La "novit" cristiana la storia dell'amore di Dio e degli uomini che si aprono a Lui credendo in Ges Cristo: ma questa "novit", che fa del cristianesimo un "unicum" e che motiva la passione e lo slancio missionario, non pu essere imposta ad alcuno, anche se va proposta a tutti. Dal Cristo "si partono due vie, l'una porta allo scandalo e l'altra alla fede, ma non si giunge mai alla fede senza passare attraverso la possibilit dello scandalo" (Kierkegaard). Dalla Redemptor Hominis, n. 9: DIMENSIONE DIVINA DEL MISTERO DELLA REDENZIONE Ges Cristo, Figlio del Dio vivente, diventato la nostra riconciliazione presso il Padre. La croce sul Calvario, per mezzo della quale Ges Cristo, uomo, figlio di Maria Vergine, figlio putativo di Giuseppe di Nazareth "lascia" questo mondo, al tempo stesso una nuova manifestazione dell'eterna paternit di Dio, il quale in Lui si avvicina di nuovo all'umanit ad ogni uomo, donandogli il tre volte santo" Spirito di verit'. Con questa rivelazione del Padre ed effusione dello Spirito Santo, che stampano un sigillo indelebile sul mistero della redenzione, si spiega il senso della croce e della morte di Cristo. Il Dio della creazione si rivela come Dio della redenzione, come Dio fedele a se stesso, fedele al suo amore verso l'uomo e verso iI mondo, gi rivelato nel giorno della creazione. E il suo amore che non indietreggia davanti a nulla di ci che in lui stesso esige la giustizia. Se "tratt da peccato" Colui che era assolutamente senza alcun peccato, lo fece per rivelare l'amore che sempre pi grande di tutto il creato, l'amore che Lui stesso, perch "Dio amore". Questa rivelazione dell'amore viene anche definita misericordia, e tale rivelazione dell'amore e della misericordia ha nella storia dell'uomo una forma e un nome: si chiama Ges Cristo. Dalla Redemptor Hominis, n. 20: EUCARISTIA E PENITENZA. Nel mistero della Redenzione, cio dell'opera salvifica operata da Ges Cristo, la Chiesa partecipa al Vangelo del suo Maestro non soltanto mediante la fedelt alla Parola ed il servizio alla verit ma parimenti mediante la sottomissione, piena di speranza e di amore, partecipa alla forza della sua azione redentrice, che Egli ha espresso e racchiuso in forma sacramentale, soprattutto nell'Eucaristia. Questo il centro e il vertice di tutta la vita sacramentale, per mezzo della quale ogni cristiano riceve la forza salvifica della Redenzione, iniziando dal mistero del Battesimo, in cui siamo immersi nella morte di Cristo, per diventare partecipi della sua Risurrezione', come insegna l'Apostolo. Alla luce di questa dottrina diventa ancor pi chiara la ragione per cui tutta la vita sacramentale della Chiesa e di ciascun cristiano raggiunge il suo vertice e la sua pienezza proprio nell'Eucaristia. In questo Sacramento, infatti, si rinnova continuamente, per volere di Cristo, il mistero del sacrificio, che Egli fece di se stesso al Padre sull'altare della Croce: sacrificio che il Padre accett ricambiando questa totale donazione di suo Figlio, che si fece "obbediente fino alla morte", con la sua paterna donazione, cio col dono della nuova vita immortale nella risurrezione, perch il Padre la prima sorgente e il datore della vita sin dal principio. Quella vita nuova che implica la glorificazione corporale di Cristo crocifisso, diventata segno efficace del nuovo dono elargito all'umanit, dono che lo Spirito Santo, mediante il quale la vita divina che il Padre ha in s e che d al suo Figlio, viene comunicata a tutti gli uomini che sono uniti con Cristo. L'Eucaristia il Sacramento pi perfetto di questa unione. Celebrando ed insieme partecipando all'Eucaristia noi ci uniamo a Cristo terrestre e celeste, che intercede per noi presso il Padre; ma ci uniamo sempre mediante l'atto redentore del suo sacrificio, per mezzo del quale Egli ci ha redenti, cos che siamo stati "comprati a caro prezzo". L'Eucaristia il Sacramento, in cui si esprime pi compiutamente il nostro nuovo essere, in cui Cristo stesso, incessantemente e sempre in modo nuovo," rende testimonianza" nello Spirito Santo al nostro spirito che ognuno di noi, come partecipe del mistero della Redenzione ha accesso ai frutti della filiale riconciliazione con Dio, quale Egli stesso aveva attuato e sempre attua fra noi mediante il ministero della Chiesa. (...) Tutti nella Chiesa, ma soprattutto i Vescovi e i Sacerdoti, debbono vigilare perch questo Sacramento di amore sia al centro della vita del popolo di Dio, perch, attraverso tutte le manifestazioni del culto dovuto, si faccia in modo da rendere a Cristo "amore per amore", perch Egli diventi veramente "vita delle nostre anime". N, d'altra parte, potremo mai dimenticare le seguenti parole di San Paolo:" Ciascuno, pertanto, esamini se stesso, e poi mangi di questo pane e beva di questo calice". Questo invito dell'Apostolo indica almeno indirettamente, lo stretto legame fra l'Eucaristia e la Penitenza. Difatti, se la prima parola dell'insegnamento di Cristo, la prima fase del Vangelo-Buona Novella, era "Convertitevi e credete al Vangelo", il Sacramento della Passione, della Risurrezione sembra rafforzare e consolidare in modo del tutto speciale questo invito nelle nostre anime. L'Eucaristia e la Penitenza diventano cos, in un certo senso, una dimensione duplice e, insieme, intimamente connessa dell'autentica vita secondo lo spirito del Vangelo, ma veramente cristiana. Cristo, che invita al banchetto eucaristico, sempre lo stesso Cristo che esorta alla penitenza che ripete il "Convertitevi". Senza questo costante e sempre rinnovato sforzo per la conversione, la partecipazione all'Eucaristia sarebbe priva della sua piena efficacia redentrice, verrebbe meno o, comunque, sarebbe in essa indebolita quella particolare disponibilit di rendere a Dio il sacrificio spirituale, in cui si esprime in modo essenziale e universale la nostra partecipazione al sacerdozio di Cristo. La Chiesa custodendo il sacramento della Penitenza, afferma espressamente la sua fede nel mistero della Redenzione, come realt viva e vivificante, che corrisponde alla verit interiore dell'uomo, corrisponde all'umana colpevolezza ed anche ai desideri della coscienza umana. "Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia perch saranno saziati". Il sacramento della Penitenza il mezzo per saziare l'uomo con quella giustizia che proviene dallo stesso Redentore. E' certo che la Chiesa del nuovo Avvento, la Chiesa che si prepara di continuo alla nuova venuta del Signore, deve essere la Chiesa dell'Eucaristia e della Penitenza. Soltanto sotto questo profilo spirituale della sua vitalit e della sua attivit, essa la Chiesa della missione divina, la Chiesa in "statu missionis", cos come ce ne ha rivelato il volto il Concilio Vaticano II. Per ulteriori approfondimenti - Vedi: Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 422 - 682. - Si pu utilizzare la scheda sottoriportata: "Fede in Ges Cristo e vita". - Si possono utilizzare delle letture tratte dalle pi importanti opere di alcuni Padri della chiesa. FEDE IN GESU' CRISTO E VITA La fede in Ges Cristo non consiste solo nella certezza che lui vero uomo e vero Dio, e nel professarlo con delle parole. La fede in Ges Cristo, uomo come noi e Figlio di Dio, esige di essere tradotta in vita. Il cristiano sceglie Ges come unico Signore, maestro e modello di vita. Non si tratta di una motivazione che parte dall'esterno, ma che nasce dal di dentro. Nel battesimo il cristiano reso conforme a Ges nell'essere. Questo "essere nuovo" richiede l'impegno di una vita nuova. Il testo che segue una formulazione sintetica che traduce questa esigenza. Leggetela. In una conversazione ricercate per ogni strofa i riferimenti ai testi evangelici a cui alludono. Chi crede in Ges vive come Ges Ges, Figlio prediletto del Padre d il primo posto a lui nella preghiera e nella vita. Vive sempre in comunione con Dio, ogni suo gesto e parola un canto di amore per lui. Il discepolo di Ges ama Dio Padre con cuore di figlio. A lui si abbandona con gioia e fiducia. Lo cerca ogni giorno nella preghiera, e fa della vita un inno di lode al suo amore. Ges ama il Padre di un amore totale. Per restare fedele a lui e salvare i fratelli, si mette con decisione sulla via della croce sacrifica tutto, anche la vita, sicuro che Dio Padre gliela ridoner. Il discepolo di Ges ama il Maestro pi di se stesso: pi della luce degli occhi, pi della forza delle sue mani. Per restare fedele a lui e al suo vangelo, non viene a patti col male, lo segue sulla via della croce. disposto a sacrificare tutto, anche la vita. con la certezza di fede di giungere con lui alla gioia della risurrezione. Ges di tutti. A tutti dona il suo amore Accoglie i peccatori e mangia con loro; ama i discepoli che non lo comprendono; risponde al pianto di una madre straniera; apre la braccia ai bambini, gioisce nello stare con loro. Il discepolo di Ges amico di tutti nemico di nessuno. Tutti accoglie senza distinzione. Vince i pregiudizi, abbatte le barriere, supera le incomprensioni. Ogni uomo, di qualunque razza e nazione. per lui un fratello. Ges sceglie una vita povera: non cerca ricchezza e onori, non sta con i potenti del mondo; sta con la gente, non la tiene a distanza. A tutti annuncia che Dio li ama. Il discepolo di Ges non attacca al denaro il proprio cuore, non spende la vita per accumulare ricchezze. E' libero di fronte alle cose. Dona i suoi beni a chi nel bisogno. Lascia tutto e segue il Maestro. Ges sceglie l'ultimo posto. E' venuto nel mondo non per essere servito, ma per servire e dare la vita per la salvezza di tutti. Il discepolo di Ges non cerca a ogni costo successo ed onori. Non vuole dominare sugli altri ma si mette a loro servizio, fino a donare per essi la vita. Egli crede alla promessa di Ges che dalla morte fiorisce la vita. Chi crede in Ges muore "con Ges" Ges ha il coraggio della verit. Egli sa che, dichiarando di fronte al tribunale di essere Messia e Figlio di Dio. sar condannato a morte. ma sceglie di morire piuttosto che tradire la missione che ha ricevuto dal Padre. Il discepolo di Ges non nasconde la sua identit nell'ambiente in cui vive: non ha paura di affrontare la sofferenza e la persecuzione per vivere secondo il Vangelo e non tradire la sua fede. Ges rende bene per male, risponde all'odio con l'amore; ama senza essere amato, perdona coloro che lo hanno condannato e crocifisso. Il discepolo di Ges vince il male con il bene; spezza il cerchio della violenza con il perdono generoso; ama per primo e ama sempre. anche quando non amato. Ges muore fiducioso, con la preghiera sulle labbra. Non dispera di Dio, anche se Dio non interviene a liberarlo. Ges sa che Dio Padre e crede con assoluta certezza che gli dar la vita oltre la morte. Il discepolo di Ges non perde la fede nella bont di Dio anche quando la sofferenza bussa alla porta della sua vita. Non si ribella: lotta per vincere il male; va incontro alla morte con la certezza che il Padre lo accoglier tra le sue braccia. Ges compie fino in fondo la volont di salvezza del Padre. Attua l'amore infinito di Dio per gli uomini a prezzo della propria vita. Egli il figlio obbediente fino alla morte e alla morte di croce. Il discepolo di Ges sa rinunciare ai suoi comodi, ai piaceri, al successo, non rifiuta il sacrificio per obbedire al comandamento dell'amore, per cooperare alla salvezza dei fratelli e aiutarli a vivere e a sperare. Ges ha condiviso il nostro destino di sofferenza e di morte, ha donato la sua vita per noi sul legno della croce. Cos ci ha rivelato che Dio Padre, che Dio Amore, che Dio ci ama di un amore infinito. Il discepolo di Ges non abbandona a se stessi i propri fratelli soprattutto quelli che sono nel bisogno; vicino ad essi, si fa carico delle loro pene, dona energie, tempo e denaro perch abbiano vita e gioia. Cos rivela loro che Dio li ama con amore di Padre. Ges, muore nudo, povero e solo su una croce, sacrifica la sua vita per noi, rivela che l'uomo si realizza non nel possesso delle cose e nel dominio degli altri, ma nell'amore gratuito, e incondizionato. Il discepolo di Ges si impegna ogni giorno a prendere la sua croce, morire a se stesso per liberare il suo cuore da tutte le chiusure egoistiche. Egli si apre a un amore sempre piu' grande e mette la sua vita a servizio degli altri. Chi muore con Ges risorge con Ges Ges risorto e vive per sempre. Se non fosse risorto sarebbe soltanto un uomo fra gli uomini, un oppresso in pi fra gli oppressi di questo mondo. Ma Ges risorto e d la certezza: egli veramente il Figlio di Dio Ges risorto e vive per sempre. Se Ges non fosse risorto non servirebbe a nulla credere in lui, scommettere la propria vita sulla sua parola. I suoi miracoli, le sue parole di perdono, la sua lotta per la verit e la giustizia sarebbero solo fatti del passato. Ciascuno si troverebbe ancora con i suoi peccati, con la sua fame di comunione, con una vita che sfugge verso la morte. Ma Ges risorto e l'uomo pu scommettere la propria vita sulla parola di Ges. Ges risorto il salvatore di tutti. Ges risorto e vive per sempre. Egli dona agli uomini lo Spirito Santo. Crea in loro un cuore nuovo, li guida sulla via della verit, libera e trasforma la loro vita. Egli manda gli apostoli a predicare a tutti il lieto annuncio della salvezza. Vive con gli uomini fino alla fine dei secoli. Egli presente in coloro che ascoltano la sua parola, spezzano insieme il pane della vita, annunciando al mondo la sua risurrezione. Egli chiama tutti a portare in questo mondo pi giustizia e pi amore. Ges risorto il Dio con noi Ges risorto e vive per sempre. Egli d la certezza che il male e la morte non hanno futuro; il bene pi forte del male, l'amore che dona la vita pi forte dell'odio che uccide. Egli d la certezza che Dio rende giustizia alle vittime innocenti e ridona loro una vita che non muore. Egli d la certezza che la vita non un cammino verso il nulla, ma una marcia di speranza. in operosa attesa della festa senza fine, nel regno di Dio. Ges risorto il regno di Dio. Scrivi una breve preghiera a Ges. .................. .................. .................. .................. Letture dai Padri della Chiesa: IL VERBO CHE S'E' FATTO CARNE CI RENDE SIMILI A DIO. (Ippolito di Roma) Noi crediamo al Verbo di Dio. Non ci appoggiamo su parole senza senso, n ci lasciamo trasportare da improvvise e disordinate emozioni o sedurre dal fascino di discorsi ben congegnati, ma invece prestiamo fede alle parole della potenza di Dio. Queste cose Dio le ordinava al suo Verbo. Il Verbo le diceva in parole per distogliere con esse l'uomo dalla sua disobbedienza. Non lo dominava come fa un padrone con i suoi schiavi, ma lo invitava a una decisione libera e responsabile. II Padre mand sulla terra questa sua Parola nel tempo ultimo poich non voleva pi che parlasse per mezzo dei profeti, n che fosse annunziata, in forma oscura e solo intravvista attraverso vaghi riflessi, ma desiderava che apparisse visibilmente in persona. Cos il mondo contemplandola avrebbe potuto avere la salvezza. Il mondo avendola sotto il suo sguardo non avrebbe pi sentito il disagio e il timore come quando si trovava di fronte a un'immagine divina rflessa dai profeti, n avrebbe provato lo smarrimento come quando essa veniva resa presente e manifestata mediante le potenze angeliche. Ormai avrebbe constatato di trovarsi alla presenza medesima di Dio che parla. Quando tu avrai conosciuto il Dio vero, avrai insieme all'anima un corpo immortale e incorruttibile; otterrai il regno dei cieli, perch nella vita di questo mondo hai riconosciuto il re e il Signore del cielo. Tu vivrai in intimit con Dio, sarai erede insieme con Cristo, non pi schiavo dei desideri, delle passioni, nemmeno della sofferenza e dei mali fisici, perch sarai diventato dio. Cristo, il Dio superiore a tutte le cose, colui che aveva stabilito di annullare il peccato degli uomini rifece nuovo l'uomo vecchio e lo chiam sua propria immagine fin dall'inizio. Ecco come ha mostrato l'amore che aveva verso di te. Se tu ti farai docile ai suoi santi comandi, e diventerai buono come lui, che buono,sarai simile a lui e da lui riceverai gloria. Dio non lesina i suoi beni, lui che per la sua gloria ha fatto di te un dio. 1.1.3. CONCRETAMENTE Proponiamo alcune provocazioni a scelta in modo da suscitare l'attenzione e stimolare un confronto profondo accettando di mettere in discussione quelle "certezze di fede" che spesso diamo per scontate ma che poi tanto scontate non sono. Successivamente ci si confronti con i brani della Parola di Dio proposti o con altri. a) Trascrivere il testo del "Credo" su un cartellone, facendo notare la differenza dell'estensione della parte dedicata a ciascuna delle figure trinitarie. Il nostro credo trova fondamento nel "Simbolo apostolico" che risale sostanzialmente al II secolo, ma che stato coniato nella sua forma definitiva solamente nel V secolo. (vedi indicazioni storiche nell'Introduzione). L'antica formula, dopo aver professato la fede in Dio "Padre e creatore" ci invita a riporre la nostra fiducia in Ges Cristo "suo unico Figlio". E' proprio a Ges Cristo che dedicato il maggior numero di espressioni: "Credo in Ges Cristo, suo (del Padre) unico Figlio, e nostro Signore, il quale fu concepito di Spirito Santo, nacque da Maria Vergine, pat sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, mor e fu sepolto. Discese agli inferi, il terzo giorno risuscit da morte. Sal al cielo, siede alla destra di Dio Padre Onnipotente. Di l verr a giudicare i vivi e i morti". La professione della nostra fede si esprime cos diffusamente a proposito di Ges Cristo perch Lui che ci svela, cio rende presente e visibile, il volto del Padre ed inaugura il tempo dello Spirito. Ges infatti ha voluto condividere realmente la nostra vita, assimilandosi a noi in tutto, eccetto che nel peccato. La sua vicenda umana situata nel tempo ("sotto Ponzio Pilato") e nello spazio (Palestina). Ges inoltre la Parola definitiva che Dio ha detto agli uomini, il culmine dell'autorivelazione di Dio. E' Ges che ci ha rivelato: - chi Dio e il suo progetto di amore per gli uomini; - chi l'uomo, quale sia il nostro destino ultimo, che cosa dobbiamo farne della nostra vita, come dobbiamo guardare alla morte, qual' il senso della storia... b) Dare in mano un crocifisso. Vi siete chiesti perch la nostra fede si esprime con un segno di croce? Per la riflessione ci si pu aiutare con l'attenta lettura di questa poesia: MORI' E FU SEPOLTO Miguel de Unamuno un grande filosofo e poeta spagnolo, morto nel 1936. Questa una delle sue pi belle e famose poesie. Dopo averla letta, seguendo la traccia data, fate una conversazione per cogliere attraverso le parole e le immagini l'interpretazione che il poeta d della morte di Ges. Sei tu, o Cristo, l'unico Uomo che pienamente conscio soccombette: trionfatore della morte, che la vita per te super e vinse. Da allora questa tua morte ci fa vivi e per te, la morte, madre nostra divenuta, per Te la morte il dolce rifugio che addolcisce l'amaro della vita; per te che sei l'Uomo morto che non muore, bianco come la luna nella notte. E sogno, Cristo, la vita ed la morte veglia. Mentre la terra sogna solitaria, veglia la bianca luna, veglia l'Uomo della sua croce, mentre gli uomini sognano: veglia l'uomo senza sangue, l'Uomo bianco come la luna nella notte nera: veglia l'uomo che tutto il sangue ha dato perch gli uomini sappian d'essere uomini. Tu sei, Ges, come una fonte viva che canta nel folto della selva dell'eterno tuo amore le vergini canzoni. Per ascoltarci tu taci, o Cristo; odi i singhiozzi dei nostri petti, di questa valle lacrimosa i gemiti accogli e i lamenti. A te, Cristo Ges, dal profondo del nostro abisso d'umana miseria noi gridiamo. E Tu che sei la bianca vetta degli umani dacci l'acqua della tua neve. O aquila bianca che abbracci in volo il cielo, ti chiediamo il tuo sangue. Di tessere, Signore, ti chiediamo le nostre vite sugli eterni telai, nella celeste tunica di Dio. Lasciaci la nostra fede affannosa, fragile nido di alate speranze che gorgheggiano canti di vita perenne, fra le tue braccia, fra le ali dello Spirito che galleggia sulla cresta dell'acque tenebrose. E quando infine approder sperduto fuor di questa calliginosa notte entro i cui sogni abbrividisce il cuore, apri il tuo chiaro giorno senza fine: fissi i miei occhi nel tuo bianco corpo, Figlio dell'Uomo, umanit totale, nella luce increata che mai muore; fissi i miei occhi nei tuoi occhi, Cristo, i miei sguardi annegati in te, Signore. Miguel de Unamuno - Leggete periodo per periodo, e di ogni affermazione chiedetevi il perch. - Perch per mezzo di Cristo la morte diventata nostra madre? Sapreste individuare qualche frase del Vangelo che sta a fondamento di questa affermazione? - Quali sono le immagini con cui viene presentato Ges Cristo e qual il loro significato? - Le ultime due strofe sono una invocazione: che cosa chiede il poeta a Cristo? - Chi Ges Cristo per il poeta? Provate a sintetizzarlo in alcune composizioni. c) Per un'ulteriore pista di ricerca pu essere utilizzata la scheda "Fede in Ges Cristo e vita" (v."contenuti" al n. 1.1.2. ) Per la preghiera Signore Ges, in Te la terra e il cielo si sono incontrati Tu sei l'alleanza in persona, il Figlio eterno che ha fatto suo il tempo degli uomini, e ha aperto a noi il tempo della Gloria. Donaci di credere in te e di seguirti nella verit delle opere e dei giorni del nostro cammino, per confessarti con le labbra e col cuore come il Signore della nostra vita. E fa che di Te sappiamo essere testimoni credibili con umilt e dolcezza, con la forza contagiosa e irradiante dell'amore. Signore Ges, Tu hai ricevuto dal Padre lo Spirito della vita nuova, perch in Te, morto per amore nostro, ricevessimo anche noi la forza del Consolatore e diventassimo viventi in te. L'incontro con te risorto ha cambiato il cuore e la vita dei primi testimoni della nostra fede: aiuta anche noi ad incontrarti cos, a lasciarci raggiungere e trasformare dall'annuncio e dal dono del tuo mistero di risorto, vivente nello Spirito, per essere figli in Te figlio, partecipi della gioia senza fine dell'eterno amore. Vieni Signore Ges! Signore Ges, Dio crocifisso per la vita del mondo, aiutaci ad ascoltare il silenzio eloquente della tua passione, rivelazione dell'infinito Amore. F che sappiamo riconoscere nella tua morte la morte della morte, nel tuo abbandono il dono di colui che ti abbandona. E nella forza dello Spirito, divino Consolatore del dolore incommensurabile dell'ora nona, fa che sappiamo abbandonarci con te fra le braccia del Padre, per trasformare la storia del nostro dolore e di ogni sofferenza umana nella storia dell'amore che vince la morte. 1.2. LA COMUNIONE 1.2.1. OBIETTIVO La figura di Ges evoca la comunione: nella sua persona, infatti, realizzato l'incontro tra il divino e l'umano; Egli colui per mezzo del quale entriamo in comunione con il Padre e su cui si fonda la comunione tra gli uomini. L'obiettivo sar dunque quello di giungere a riconoscere che la vita di comunione vissuta da Cristo, in relazione al Padre e ai fratelli, ci rende partecipi della comunione trinitaria e capaci di vivere non pi per noi stessi, ma facendo della nostra vita un dono per gli altri. 1.2.2. CONTENUTI In particolare si tratter di approfondire i seguenti punti: a) La comunione il dono che, compiuto nell'opera riconciliatrice del Figlio incarnato, si riceve, si vive e si trasmette nella chiesa. b) La chiesa anzitutto la comunione nello Spirito di Cristo: essa non opera umana, ma frutto dell'iniziativa divina, opera dello Spirito di Dio. La comunione, che la chiesa insieme santa e peccatrice, porta in s i segni di questo inaudito incontro fra il mondo dello Spirito e il mondo degli uomini, e perci, totalmente immersa nella storia e nelle condraddizioni della vicenda umana, chiamata a portare in esse l'annuncio e il dono del mondo nuovo di Dio, rivelato in Ges Cristo. Il compito della chiesa dunque quello di rendere presente in ogni tempo e di fronte ad ogni situazione l'incontro dello Spirito e della carne, di Dio e degli uomini, quale si attuato nel Verbo incarnato. La chiesa-comunione il segno e lo strumento, ovvero il Sacramento, attraverso cui lo Spirito realizza l'unit degli uomini con Dio e fra di loro. (B. Forte, La chiesa icona della trinit, Queriniana, pp. 45-46). c) Nella chiesa ciascun battezzato arricchito dai doni (= carismi, vedi vocabolario minimo IV unit "Lo Spirito") elargiti dallo Spirito; egli chiamato innanzitutto a riconoscere e ad accogliere questi doni: essi sono il segno della grandezza e dell'amore di Dio per ciascuno di noi e possono essere messi a stabile servizio della comunit (= ministeri, vedi vocabolario minimo IV unit "Lo Spirito"). Operando cos gesti concreti di comunione, il credente contribuisce a portare la Chiesa verso la pienezza del regno di Dio. Si danno ora dei riferimenti biblici ed altro materiale da utilizzarsi nel "concretamente" per lo sviluppo dei punti citati. a) Il culmine dell'esistenza cristiana la comunione con Cristo e con il mistero trinitario. Uniti a Ges morto e risorto i battezzati formano il nuovo e definitivo popolo di Dio. - 1 Cor. 1,4-10; 10,14-17; 2 Cor. 13,11-13; Col. 1,18.24. - LG 8 e 26. b) Attraverso l'annuncio, la testimonianza e l'amore dei cristiani, la chiesa annuncia ed affretta la venuta del Regno di Dio. - 1 Gv. 1,1-4; Ef. 2,19-22; 1 Cor. 12,12-27; 1 Pt. 2,4-5; Gv.14,23-24. - Brani tratti da: * Ardusso-Brambilla, Il Credo, LCD, pp. 126, 127. * B. Forte, La chiesa icona della trinit, Queriniana. * Redemptor Hominis nn. 13, 14. c) La comunione si esprime nella solidariet e nella profondit dei rapporti interpersonali: - At. 2,42-48; Fil. 2,1-1; 1 Tess. 5,12-22; Rom. 12,3-21. - Brani tratti da: * B. Forte, Piccola Introduzione alla Fede, Paoline. Dalla "Lumen Gentium" n. 8. Ges Cristo, unico Salvatore, ha voluto e fondato la santa chiesa, comunit di fede, di speranza e di amore. L'ha voluta come una realt visibile e concreta. Continuamente il Signore Ges d forza e sostiene la sua chiesa. Attraverso di essa dona a tutti gli uomini la verit e l'amore di Dio. Non dobbiamo contrapporre, come se fossero due realt diverse, la chiesa della terra e la chiesa del cielo. La comunit che vediamo la comunit guidata dallo Spirito, la societ guidata dagli uomini e il corpo misterioso di Cristo. Questi sono aspetti complementari di una sola realt, fatta di un elemento umano e di un elemento divino. C' una notevole somiglianza fra il mistero della chiesa e il mistero del Figlio di Dio fatto uomo. Come il Figlio eterno di Dio diventato uomo e, attraverso la sua umanit, ci ha donato la salvezza immortale, cos in maniera non molto diversa lo Spirito di Dio, attraverso la realt visibile della chiesa, ci fa crescere come membra vive di Cristo. E' questa l'unica chiesa di Ges Cristo: una, santa, cattolica e apostolica, come diciamo nella professione di fede. Organizzata come una societ e concretamente visibile, la Chiesa di Cristo sussiste nella chiesa cattolica, guidata dal successore di Pietro e dai vescovi che sono in comunione con lui. Dalla "Lumen Gentium" n. 26. In ogni comunit che partecipa all'altare, sotto il ministero sacro del vescovo, viene offerto il simbolo di quella carit e unit del corpo mistico, senza la quale non pu esserci salvezza. In queste comunit, sebbene spesso piccole e povere o viventi nella dispersione, presente Cristo, per virt del quale si raccoglie la chiesa una, santa, cattolica e apostolica". Da "Il Credo" (Ardusso-Brambilla) SEGNO E STRUMENTO DELL'AMORE DI DIO PER GLI UOMINI. La Chiesa non esiste solo per se stessa, per autoconservarsi. Essa per gli uomini. La sua presenza costituisce un "germe validissimo di unit, di speranza e di salvezza" per tutti (Lumen Gentium, n. 9), un "segno e strumento", di quella salvezza che Ges ha gi immesso nella storia umana. Due parole riassumono ci che la Chiesa e deve fare: la Chiesa comunione in vista della missione. E la missione della Chiesa pu essere sintetizzata a sua volta in due parole: evangelizzazione e promozione dell' uomo. L'evangelizzazione intesa qui nel senso datole da Paolo VI nella Evangelii Nuntiandi: "La Chiesa esiste per evangelizzare, vale a dire predicare e insegnare, essere il canale del dono della grazia, riconciliare i peccatori con Dio, perpetuare il sacrificio di Cristo nella Messa...." (n. 14). L'evangelizzazione comporta necessariamente la promozione dell'uomo nella sua vita personale, familiare, sociale, internazionale. Lo ribadisce nello stesso documento Paolo VI chiamando anche "liberazione" la promozione umana. Mentre l'evangelizzazione abbastanza facilmente circoscrivibile, la promozione dell'uomo una realt che cambia, perch mutano i problemi degli uomini a seconda delle latitudini e delle longitudini, variano le esigenze della giustizia, della liberazione e della pace. Non si pu quindi dire una volta per tutte quale sia la missione della Chiesa. Per questo essa deve continuamente scrutare i segni dei tempi, come ha affermato il Vaticano II. COMUNITA' IN ATTESA DEL RITORNO DI CRISTO. La Chiesa non pu identificarsi con il regno di Dio: essa ne semplicemente "il germe e l'inizio" (Lumen Gentium, n. 5). Per questo essa prega ogni giorno: Venga il tuo regno! ll regno di Dio pi grande della Chiesa perch indica la perfetta realizzazione del disegno di Dio alla fine della storia umana. La Chiesa attende nella speranza il compiersi del regno di Dio, che abbraccia tutti gli uomini, tutta la storia, tutte le realt del mondo. La Chiesa prepara la venuta del Regno finale con la preghiera, con l'annuncio, con la celebrazione dell'Eucarestia e degli altri Sacramenti. Essa pone dei segni anticipatori del Regno, quali la promozione della giustizia e delIa pace, la difesa dei deboli e degli ultimi, l'amore concreto verso i poveri, il sostegno alla speranza umana nelle tribolazioni, l'affermazione dei diritti di Dio e degli uomini. Agisce in questo modo specialmente l dove essi vengono calpestati. (...) I credenti, coloro a cui data la piena rivelazione di questo mistero, sanno che il loro pellegrinare nella storia non una semplice prova. Sanno che il mondo non pu essere fine a se stesso, ma si realizza solo a immagine del suo Creatore. Essi, dunque, sono pienamente partecipi della storia umana e diventano collaboratori della continua creazione di Dio, affinch il mondo si modelli a immagine della sua unit d'amore. Raccolti dallo Spirito nella Chiesa, non oppongono questa al mondo, ma la sentono come il lievito che chiamato a fermentare tutta la realt umana, il germe prezioso di un Regno che tutto accoglie, giudica, purifica e trasforna. Da B. Forte, La Chiesa icona della Trinit, Queriniana. LA CHIESA COME COMUNIONE. La Chiesa anzitutto "communio sancti", la comunione nello Spirito di Cristo: essa non opera umana, ma frutto dell'iniziativa divina, opera dello Spirito. Per questa fondamentale ragione la comunione ecclesiale "mistero": essa, cio, non riducibile a categorie sociologiche o a valutazioni soltanto storico-politiche, sfugge alla presa di un orizzonte unicamente terreno e si offre come la presenza nella storia di quanto pi della storia, del divino che, entrando nella carne del mondo, la uccide e la resuscita, la giudica nella sua caducit, e la redime nella Sua eternit. La comunione che la chiesa insieme santa e peccatrice, porta in s i segni di questo inaudito incontro fra il mondo dello Spirito e il mondo degli uomini, e perci, totalmente immersa nella storia e nelle contraddizioni della vicenda umana, chiamata a portare in esse l'annuncio e il dono del mondo nuovo di Dio, rivelato in Ges Cristo. Il compito della Chiesa dunque quello di rendere presente in ogni tempo e di fronte ad ogni situazione l'incontro dello Spirito e della carne, di Dio e degli uomini, quale si attuato nel Verbo incarnato. Come riceve lo Spirito per Cristo dal Padre, cos la comunione ecclesiale chiamata a donarlo: la sua missione si riassume nel mandato di portare l'intero universo al Padre per Cristo nell'unico Spirito. La chiesa-comunione il segno e lo strumento, ovvero il sacramento, attraverso cui lo Spirito realizza l'unit degli uomini con Dio e fra di loro. La chiesa poi la comunione alle realt sante (...communio sanctorum sacramentorum), che la fanno sacramento di Cristo, come Cristo il sacramento di Dio. Questa totale sacramentalit della comunione ecclesiale si esprime attraverso due vie privilegiate: la Parola di Dio, che giudicando e illuminando convoca alla salvezza, e il Sacramento, massima densificazione della Parola, ripresentazione del mistero pasquale di Cristo nella vita degli uomini. Parola e sacramento sono sommamente presenti e convergenti nella Cena del Signore: memoriale della Pasqua di Ges, riattualizzazione di essa cio nella diversit dei tempi e dei luoghi, l'eucaristia riconcilia gli uomini con Dio e fra di loro. La comunione eucaristica con Cristo presente, che alimenta la vita della chiesa, L'eucaristia il sacramentum unitatispane unico da cui nasce l'unico Corpo di Cristo, che la chiesa, nella forza dello Spirito. Parola e pane sono nell'eucaristia il sacramento da cui nasce la comunione ecclesiale: l'eucaristia fa la chiesa, comunione alle realt sante donate nella celebrazione del memoriale eucaristico. Se l'eucaristia fa la chiesa, per anche vero che la chiesa fa l'eucaristia: la Parola non proclamata, se non c' chi la annunci (cf. Rom 10,14-15); il memoriale non celebrato, se non c' chi lo faccia in obbedienza al mandato del Signore. Parola e sacramento esigono cio la ministerialit della chiesa, il servizio dell'annuncio, quello della celebrazione del sacrificio, e quello della ricapitolazione della famiglia umana dispersa nell'unit del popolo santo di Dio: la comunione ecclesiale tutta ministeriale, tutta chiamata - nella variet dei ministeri - a questo triplice compito profetico, sacerdotale e regale: ogni battezzato dallo Spirito configurato a Cristo Profeta, Sacerdote e Pastore, e pertanto impegnato, in comunione con gli altri intorno al ministero di unit, che il ministero ordinato, ad annunciare nella vita la Parola di Dio, a celebrare il memoriale della Pasqua e a realizzare nella storia la giustizia del veniente Regno di Dio. L'esercizio di questo impegno, fondato nei doni che lo Spirito elargisce a ciascuno, si attua nelle diverse forme ministeriali, personali o comunitarie: il ministero non che un carisma legato a un incarico, configurato in un servizio alla comunit, che la comunit riconosce e recepisce. La chiesa tutta ministeriale non altro che la comunione tutta carismatica dei battezzati nel suo stato di servizio. Dalla "Redemptor Hominis" nn. 13 e 14. CRISTO SI E' UNITO AD OGNI UOMO. Quando, attraverso l'esperienza della famiglia umana in continuo aumento a ritmo accelereato, penetriamo nel mistero di Ges Cristo, comprendiamo con maggiore chiarezza che, alla base di tutte queste vie lungo le quali, conforme alla saggezza del Pontefice Paolo VI, deve proseguire la Chiesa dei nostri tempi, c' un'unica via: la via sperimentata da secoli, ed , insieme, la via del futuro. Cristo Signore ha indicato questa via, soprattutto quando, come insegna il Concilio, "con l'incarnazione il Figlio di Dio si unito in certo modo ad ogni uomo". La Chiesa desidera servire quest'unico fine: che ogni uomo possa ritrovare Cristo, perch Cristo possa con ciascuno percorrere la strada della vita ..... Ges Cristo la via principale della Chiesa. Egli stesso la nostra via alla casa del Padre, ed anche la via a ciascun uomo. Su questa via che conduce da Cristo all'uomo, su questa via sulla quale Cristo si unisce ed ogni uomo, la Chiesa non pu essere fermata da nessuno. Questa l'esigenza del bene temporale e del bene eterno dell'uomo. La Chiesa, per riguardo a Cristo ed in ragione di quel mistero che costituisce la vita della Chiesa stessa, non pu rimanere insensibile a tutto ci che serve al vero bene dell'uomo, cosi come non pu rimanere indifferente a ci che lo minaccia. TUTTE LE VIE DELLA CHIESA CONDUCONO ALL'UOMO. ....L'uomo la via della Chiesa, perch l'uomo stato redento da Cristo, perch con ogni uomo Cristo in qualche modo unito, anche quando quell'uomo non di ci consapevole .... Essendo quindi quest'uomo la via della Chiesa, via della quotidiana sua vita ed esperienza, della sua missione e fatica, la Chiesa del nostro tempo dev'essere in modo sempre nuovo, consapevole della "situazione" dell'uomo. Deve cio essere consapevole delle sue possibilit...., delle minacce che si presentano all'uomo ...., di tutto ci che sembra essere contrario allo sforzo perch la vita umana divenga sempre pi umana, perch tutto ci che compone questa vita risponda alla vera dignit dell'uomo. In una parola dev'essere consapevole di tutto ci che contrario a quel processo. Da B. Forte, Piccola Introduzione alla fede, Ed. Paoline. LA COMUNIONE DEI SANTI. La Chiesa la comunione dei santi. Nella sua espressione storica la comunione dei santi si esprime in questo popolo di battezzati, corresponsabili nella comunione e nel servizio e aperti alle sorprese del Dio che viene. In forza del battesimo il cristiano configurato a Cristo nello Spirito, a gloria del Padre, e chiamato a riconoscere ed accogliere i doni che il Signore gli ha fatto. Questi doni vengono detti "carismi", perch sono gratuiti, frutto della grazia, della libert cio, e della fantasia dello Spirito, da Lui elargiti con sovrabbondante ricchezza e rivolti alla crescita dell'intero Corpo di Cristo: A ciascuno data una manifestazione particolare dello Sprito per l'utilit comune (1 Cor 12,7). Perci nessun battezzato ha diritto al disimpegno, perch ognuno per la sua parte dotato di carismi da vivere nel servizio e nella comunione. Nessuno ha diritto alla divisione, perch i carismi vengono dall'unico Signore e sono orientati alla costruzione dell'unico Corpo, che la Chiesa (cfr. 1 Cor 12,4-7). Nessuno ha diritto alla stasi e alla nostalgia del passato, perch lo Spirito sempre vivo ed operante, la novit di Dio, il Signore del tempo futuro. Ne consegue lo stile di una Chiesa aperta allo Spirito e alle sue meraviglie: sempre impegnata nella vittoria sulla tragica resistenza del peccato personale e sociale, semperessa deve essere docile nel discernimento dei doni del Signore, specialmente in coloro che hanno ricevuto il carisma proprio del discernimento o del coordinamento dei carismi: i ministri ordinati. Non spegnete lo Spirito, non disprezzate le profezie; esaminate ogni cosa, ritenete ci che buono (1 Ts 5,19-21). Quest'apertura al nuovo di Dio deve essere accompagnata da un profondo senso di responsabilit: se tutti hanno ricevuto lo Spirito, tutti devono comunicarlo, impegnandosi in vista della crescita della Chiesa nella comunione e nel servizio. Alcune conseguenze: l. La chiesa deve essere una rete di veri rapporti interpersonali. Dove questo impossibile a causa delle eccessive dimensioni di una comunit, oppure per l'eccessivo pesare su di essa di anonime struttura burocratiche, oppure per il guastarsi dei rapporti tra le persone, veramente in causa l'esistenza autentica della chiesa. Il puro appello ai valori oggettivi della dottrina, dei sacramenti o della legittimit di strutture o di funzioni, non basta. Tutti questi elementi non possono sostituire quella vera comunione di vita che si forma nella comunicazione interpersonale dell'esperienza di Cristo. 2. Quella che si realizza nella chiesa non solo una delle tante interessanti esperienze umane che vengono offerte alle persone: nella chiesa si fa esperienza di comunione con Dio. Ci significa che nella chiesa va dato "il primato alla vita spirituale, da cui dipende tutto il resto" ("Chiesa italiana e prospettive del paese", 13). I primi cristiani, che avevano ben capito questa dimensione della Chiesa, "erano assidui ... nelle preghiere" (At. 2,32). 3. Se la chiesa mistero (evento) essa oggetto di fede: credo la Chiesa (non nella Chiesa). Di solito i Simboli di fede distinguono tra il credere in Dio-Padre, Figlio , e Spirito Santo, e credere la Chiesa. E se a volte dicono "credere nella Chiesa", l'espessione, gi con S. Tommaso, interpretata come riferita allo Spirito Santo, quasi si dicesse: "Credo nello Spirito Santo, presente, attivo ed operante nella Chiesa". 4. La chiesa anche oggetto di amore: "Amo questa chiesa, diceva Don Milani, ed aggiungeva: errori nella chiesa ce ne sono, ma la Chiesa madre: se uno ha la madre brutta che gliene importa?". Noi diciamo: s, ce ne importa. Vogliamo togliere qualche ruga dal volto di nostra madre: per questo una chiesa con qualche ruga in meno oggetto di speranza. Per ulteriori approfondimenti: - Rinviamo al volume di B. Forte "La Chiesa icona della Trinit", Ed. Queriniana. NON PUO' AVERE DIO PER PADRE CHI NON HA LA CHIESA PER MADRE (Cipriano) La sposa di Cristo non sar mai adultera: essa incorruttibile e pura... Lei ci conserva per Dio, lei destina al regno i figli che ha generato. Chiunque, separandosi dalla Chiesa, ne sceglie una adultera, viene a tagliarsi fuori dalle promesse della Chiesa: chi abbandona la Chiesa di Cristo, non perviene certo alle ricompense di Cristo. Costui sar un estraneo, un profano, un nemico. Non pu avere Dio per padre chi non ha la Chiesa per madre... Ecco quanto il Signore ci dice ammonendoci: "Chi non con me, contro di me; e chi non raccoglie con me, disperde" (Mt 12,30). Colui che spezza la concordia, la pace di Cristo, contro Cristo; e colui che raccoglie fuori della Chiesa, disperde la Chiesa di Cristo. Il Signore dice: "Io e il Padre siamo uno" (Gv 10,30). E ancora sta scritto del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo: "E i tre sono uno" (1 Gv 5,7). Ebbene, pu forse esserci qualcuno che creda si possa dividere l'unit della Chiesa, questa unit che viene dalla stabilit divina e che legata ai misteri celesti, e penser che si possa dissolvere per la divergenza di opposte volont? Chi non si tiene in questa unit, non si tiene nella legge di Dio, non si tiene nella fede del Padre e del Figlio, non si tiene nella vita e nella salvezza. Questo mistero dell'unit, questo vincolo di concordia stretto alla perfezione, ci viene indicato nel vangelo, l dove si parla della tunica del Signore Ges Cristo: essa non viene affatto divisa n strappata; ma si gettano le sorti sulla veste di Cristo, sicch chi dovr rivestirsi di Cristo riceva la veste intatta e possieda indivisa e integra quella tunica. Cos leggiamo nella divina Scrittura: "Quanto poi alla tunica, poich era senza cuciture dall'alto al basso e tessuta d'un pezzo, si dissero a vicenda: Non stracciamola, ma tiriamola a sorte a chi tocchi" (Gv 19,23s.). Lui portava l'unit che viene dall'alto, che viene cio dal cielo e dal Padre: tale unit non poteva essere affatto divisa da chi la ricevesse in possesso, conservandosi tutta intera e assolutamente indissolube. Non pu possedere la veste di Cristo, colui che divide e separa la Chiesa di Cristo. (L'unit della Chiesa Cattolica 6-7) 1.2.3. CONCRETAMENTE Proponiamo alcune provocazioni in modo da suscitare l'attenzione sul tema della comunione. Successivamente l'animatore sceglie tra quelli proposti, o altri, alcuni brani e propone un confronto facendo riferimento ai tre punti indicati nei contenuti. a) Pensi di essere una persona autosufficente? Pensi di trovare nelle forze umane, quali il benessere, il progresso, la scienza, la soluzione definitiva dei problemi dell'umanit e della tua persona? b) Ti mai capitato di sentire l'affermazione"Cristo s, Chiesa no!"? Cosa ne pensi? c)"La chiesa appare a volte come un'istituzione che divide piuttosto che riconciliare gli uomini. Appare non come un dono che ci fatto, quanto piuttosto come un prezzo che ci richiesto" (Catechismo Giovani, p. 206). Secondo te, essa di ostacolo o di aiuto alla fede? Perch? Per la preghiera: IL PADRE NOSTRO: Con le parole del Figlio Ges, riconosciamo la comunione che in Lui ci stata donata. - PADRE Dio Padre di tutti gli uomini. Dio ama tutti i suoi figli. Dio offre e propone a tutti la salvezza, per mezzo di Ges, suo Figlio. - NOSTRO tutti sono chiamati, in quanto figli di Dio, a costruire la sua "famiglia". Tutti insieme con Cristo, Primogenito di molti fratelli. - CHE SEI NEI CIELI Dio non un padre terreno: il Dio Signore e Creatore, che ci comunica la vita e il Suo amore nel Figlio suo Ges, per mezzo dello Spirito. - SIA SANTIFICATO IL TUO NOME la vera realizzazione dell'uomo consiste nel riconoscere in Dio l'unico Signore della vita di ciascuno e di tutti, l'unico Santo, l'unico che meriti adorazione insieme con il Figlio e lo Spirito Santo. - VENGA IL TUO REGNO importante che gli uomini operino per riconoscere e per far riconoscere Dio come Padre, entrando tutti a far parte della Sua famiglia, del Suo"Regno", inaugurato in terra da Cristo. - SIA FATTA LA TUA VOLONTA' l'uomo veramente realizzato, l'uomo che si riconosce figlio di Dio colui che agisce secondo verit e compie la volont del Padre come l'ha compiuta Ges con la forza dello Spirito. - COME IN CIELO COSI' IN TERRA L'uomo chiamato a compiere la volont del Padre sempre e ovunque, affinch in tutta la creazione si compia il progetto d'amore di Dio che quello di ricapitolare tutte le cose in Cristo. - DACCI OGGI IL NOSTRO PANE QUOTIDIANO tutto ci che l'uomo ha gli viene da Dio. E il lavoro quotidiano deve compiersi in accordo con la volont di Dio e in vista della piena realizzazione dell'uomo. - RIMETTI A NOI I NOSTI DEBITI Dio sempre pronto ad accogliere l'uomo che si converte dal male. Dio vuole la salvezza degli uomini, non la loro dannazione. - COME NOI LI RIMETTIAMO i rapporti con gli uomini devono essere vissuti nell'amore, nella giustizia e nella carit, rinunciando all'egoismo e alla superbia, alla vendetta e alla violenza. Dio giudicher l'uomo con lo stesso criterio usato dall'uomo per giudicare i fratelli. - NON CI INDURRE IN TENTAZIONE le prove della vita e le tentazioni al peccato non sono mai superiori alle forze dell'uomo. E' sempre possibile vincere il peccato, accettando e chiedendo l'aiuto del Signore. - MA LIBERACI DAL MALE Dio il grande liberatore dell'uomo: dal peccato, dal male fisico, dalla morte. Egli il Salvatore dell'uomo. - AMEN il "cos sia" che conclude la preghiera un p il grande s dell'uomo a Dio, riconosciuto come Padre Creatore, come Figlio Rivelatore e Redentore, come Spirito Datore di vita. In attesa della salvezza eterna. Dio, Trinit Santa, da Te viene la chiesa, popolo pellegrino nel tempo, chiamato a celebrare senza fine la lode della tua gloria. In te vive la chiesa, icona dell'amore Trinitario, comunione nel dialogo e nel servizio della verit. Verso di te tende la chiesa, segno e strumento della tua opera di riconciliazione e di pace nella storia del mondo. Donaci di amare questa chiesa come nostra Madre, e di volerla con tutta la passione del cuore Sposa bella del Cristo, senza macchia n ruga, una, santa, cattolica e apostolica, partecipe e trasparente nel tempo degli uomini, della vita, dell'eterno amore. 2. GUARDARE 2.1. OBIETTIVO Dopo aver scoperto la figura del Figlio e compreso il valore della comunione ci confrontiamo ora con la realt che ci circonda, partendo e tenendo presente in modo costante l'esperienza personale di ciascuno. Vediamo come la nostra vita personale e comunitaria esprime il dono della comunione ricevuto da Cristo, vissuto e trasmesso nella chiesa. 2.2. CONTENUTI a) Ci confrontiamo con Ges, il Figlio: Egli accoglienza, recettivit, abbandono alla volont del Padre... Ognuno di noi fatto a sua immagine: "Egli immagine del Dio invisibile, generato prima di ogni creatura... Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui" (Col. 1,15-16). Dunque, come lui e grazie a lui, ciascuno di noi capace di accoglienza, di gratitudine, di comunione... b) Riconosciamo nella nostra vita e nella vita della comunit ecclesiale, la presenza di segni di comunione. c) Riconosciamo che i carismi sono innanzitutto segni della bellezza e dell'amore di Dio per ciascuno di noi. Essi sono poi degli strumenti che fanno della chiesa non un'anonima aggregazione di persone, ma una comunit caratterizzata dalla vivacit e dalla ricchezza dei rapporti interpersonali, per il bene comune. Dunque,"ciascun credente costruttore della vita della comunit ecclesiale perch battezzato, ma anche perch fidanzato, o padre di famiglia, operatore del mondo del lavoro o disoccupato, uomo o donna di cultura. Egli porta nella chiesa ci che della propria esperienza storica valorizza, aiuta, eleva l'uomo, perch sia sapientemente adoperato per la costruzione spirituale della comunit". (progetto Giovani ACI). (v. Vocabolario minimo, voce "Corresponsabilit"). 2.3. CONCRETAMENTE Suggeriamo di dividere l'incontro in tre momenti: Primo momento: creare dei piccoli gruppi (3-4 persone) per favorire la comunicazione e il confronto con il punto a), aiutandosi con alcune domande-stimolo. Per esempio: - Chi per me Ges? La sua storia, il suo stile di vita suscitano in me curiosit, indifferenza, paura o che altro? - Quando diciamo di credere in Ges lo riconosciamo come il Cristo (v. vocabolario minimo), come il Figlio accogliente l'amore del Padre e della sua volont? - L'invito a credere nel Figlio l'invito alla sequela (v. vocabolario minimo). Che cosa comporta questo, concretamente, per me e per la mia comunit? - Riconosco che i sacramenti dell'Eucarestia e della Penitenza sono segno della salvezza operata da Cristo? So viverli nella consapevolezza che essi sono degli strumenti attraverso i quali si rinnova sempre l'incontro tra Dio e l'uomo e si rinforzano i legami della comunione fraterna? Secondo momento: con la tecnica del brain-storming si raccolgano su un cartellone le diverse idee che il termine "comunione" richiama (es. condivisione, fraternit, solidariet, unione, Eucarestia...). Successivamente si individuino delle situazioni concrete, personali e della propria comunit, in cui queste "idee" sono realmente vissute come segni di comunione. Terzo momento: l'animatore, infine, aiuti ciascun giovane a riconoscere ed accogliere i propri carismi personali ed inviti a scoprire come, concretamente, possano essere posti a servizio della comunione. - Mi sono mai reso conto che le mie attitudini personali sono un dono? So riconoscere i miei carismi, accoglierli e ringraziare per essi? So farne uno strumento di comunione? Per la preghiera: L. Grazie, Padre Santo, per i tuoi doni. Tante Persone, una diversa dall'altra, esseri originali, unici, irrepetibili, mirabilmente uniti per formare un unico corpo. A. Tanti doni, un unico corpo! L. Nessuno inutile o superfluo, ma tutti preziosi ai tuoi occhi, chiamati da te, Padre buono, ad essere segno visibile della tua amorosa presenza, tra gli uomini che attendono salvezza. A. Tanti doni, un unico corpo! L. Nella tenerezza del tuo amore hai inviato a noi tuo figlio, nostro fratello e amico vero. Uomo dal cuore buono, tua bont resa visibile, vita donata e salvezza di tutti. A. Grazie, o padre, per il tuo dono! L. Per noi ha offerto tutto fino al dono totale, il suo sangue versato, sofferenza infinita per i fratelli, morte orribile di uomo innocente. A. Grazie, Padre, per il tuo dono! L. Nell'Eucarestia, Padre, tuo Figlio ci ha donato il segno pi grande della sua certa presenza. Alla comunit, riunita in suo nome, offre parola, pane e vino di salvezza. A. Grazie, Padre, per il tuo dono! L. Non ci hai lasciati orfani, Cristo, amico, Signore risorto! Agli amici paurosi, a noi divisi nel nostro egoismo hai donato la pace e promesso il consolatore. A. Grazie, Padre, per il tuo dono! L. E' lo Spirito Santo che fa di noi un solo corpo per annunciare al mondo la gioia di Cristo, ed essere testimoni generosi del tuo amore infinito. A. Grazie, Padre, per il tuo dono! Signore Ges, che ti sei posto e proposto a te stesso e agli altri nel dialogo ininterrotto con il Padre e nella forte esperienza di tutto ci che umano, Tu, che sei Alleanza, donaci di vivere con gli altri relazioni dialogali, libere e liberanti, capaci di svelare noi a noi stessi e di realizzarci per ci che siamo, nella fedelt alla chiamata di Dio, che esige di compiersi in noi, come stato per te, nell'ascolto e nell'obbedienza d'amore di tutta la vita. Amen. Alleluia. (B. Forte, Preghiere, M. D'Auria Editore, Napoli, 1984) 3. ALLARGARE GLI ORIZZONTI 3.1. OBIETTIVO Offrire ai giovani il dono di una testimonianza da parte di una o pi persone esterne al gruppo, che raccontino con la propria vita come la strada di Cristo sia realmente percorribile vivendo concretamente nella comunione con Dio e i fratelli. 3.2. CONTENUTI Si individui per tempo il testimone, il quale sar messo al corrente dell'itinerario gi percorso dal gruppo, cos che il suo intervento possa inserirsi in modo organico nella proposta. Sarebbe meglio che la persona scelta per portare la testimonianza fosse il pi possibile "normale": una, cio, che fa "grandi cose" nella quotidianit e nell'ordinariet di un'esistenza che appare "comune". Ci per evitare il rischio di provocare un'ammirazione stupita per scelte letteralmente "fuori dell'ordinario" che generalmente vengono percepite dai giovani come molto radicali, e perci molto significative, ma spesso altrettanto lontane dalle proprie possibilit e, forse, dalle proprie aspirazioni. Sarebbe importante riuscire a cogliere come l'esperienza del testimone concretizzi quegli atteggiamenti che caratterizzano la figura del Figlio: accoglienza, obbedienza, gratitudine, accoglienza della sofferenza, dono di s, condivisione, comunione... 3.3. CONCRETAMENTE Suggeriamo di invitare una persona appartenente alla propria comunit: per esempio il parroco (il cui ministero trova la sua massima espressione nella celebrazione dell'Eucarestia quale centro unificante delle varie forze operanti nella comunit), oppure un membro del Consiglio Pastorale, una famiglia o una coppia, un volontario/a che operi nel territorio, un animatore, un membro della Presidenza Parrocchiale di A.C. .... Si potrebbe anche proporre l'incontro con un membro della comunit Papa Giovanni XXIII, o altre comunit o gruppi di volontariato, tenendo desta l'attenzione perch ci non appaia, come dicevamo, una scelta troppo lontana e quindi impossibile. In ogni caso le esperienze che saranno presentate dovranno fare riferimento agli obiettivi sopra indicati e non esclusivamente alle caratteristiche della comunit, gruppo o associazione.... Un'altra attenzione da tener presente consister nel fare in modo che l'esperienza del testimone non sia assolutizzata, ma accolta come un contributo per saper guardare al di l della propria parziale realt di vita, senza per negarla: la nostra vita deve lasciarsi interrogare e stimolare da quella degli altri non divenirne la copia. Per la preghiera: Umanissimo Signore, compagno della nostra vita, donaci di incontrarti come ti incontrarono un giorno i nostri padri nella fede: sii tu stesso in noi desiderio, dolcezza e vita. E fa che quest'esistenza, segnata da te, sia spesa con te al servizio degli uomini: vedendo noi glorifichino te, Cristo piissimo, fratello di tutte le stagioni. Dio della storia, che hai parlato le parole eterne adattandole all'orecchio dell'uomo, che non hai esitato a entrare tu stesso nel tempo per farti incontrare, conoscere e amare da noi, donaci di non cercarti lontano, ma di riconoscerti dovunque la tua parola proclama la certezza della tua presenza, velata oggi certamente e sofferta, libera un giorno e splendente al tramonto del tempo quando sorger l'alba del tuo ritorno glorioso. Vieni, Spirito Santo, vieni in noi, inquieti per la febbre che tu stesso ci hai contagiato: vieni a ripresentare in noi e per noi il mistero del crocifisso risorto, vieni a riempire cos la nostra vita, perch la bocca parli finalmente per la sovrabbondanza del cuore. Amen. Alleluia! 4. ANDARE 4.1. OBIETTIVO Gli obiettivi sono due: a) Riprendere in mano i "fili" del lavoro per guardare, nella sua globalit, il "tessuto" che ne risultato: in altre parole, una presa di coscienza del cammino svolto nel corso dei precedenti incontri, un consapevole sguardo d'insieme sulla strada percorsa (sintesi). b) Individuare dei percorsi concreti attraverso i quali incarnare lo stile di Cristo nella comunione. Questo non significa che si dovr individuare un particolare "impegno" personale o di gruppo. Sar importante, piuttosto, assumere uno "stile di vita" che faccia riferimento e si fondi sulle "idee" acquisite e che sappia esserne l'espressione e l'esplicitazione. 4.2. CONTENUTI a) cerchiamo dapprima di creare un panorama d'insieme su questa unit ricostruendo collegamenti e relazioni fra i contenuti e fra questi e la vita delle persone. Ordiniamo le idee, provvedendo a stimolare una rielaborazione personale ed una presa di coscienza profonda delle "scoperte" fatte insieme, in modo che possano essere fatte proprie dai giovani. b) Tentiamo infine di giungere a delle conclusioni che siano anche e soprattutto dei punti di partenza, dei punti di riferimento per individuare quali piste concrete percorrere per fare della propria vita un'esistenza vissuta nello stile del Figlio, nello stile della comunione. Ci sono gi nella nostra vita di fede gli strumenti e i segni che mostrano e incarnano il nostro essere nella comunione di Dio (l'Eucarestia, l'appartenenza alla chiesa, i carismi...), ma importante che ognuno sappia, attraverso delle scelte di vita, individuare il proprio stile, uno stile da salvato, riconoscendo e dando la personale adesione a questi segni e strumenti. Il materiale che segue potr essere utilizzato nel corso dell'incontro. - Riferimenti biblici: Mt. 25,31-46; Is. 58,6-8; Gv. 13,33-35. - Lumen Gentium n. 8. - Riferimento alle Opere di misericordia corporali e sprirituali - Dalla "Regola Spirituale Giovani AC", pp. 30-34. Una comunit che assomiglia a Ges Cristo. Il modello per ogni comunit cristiana non n l'efficienza di una grande impresa industriale, n l'intimit fraterna di un gruppo di amici. Voluta da Ges Cristo, la comunit cristiana trova in Lui il modello del suo essere e del suo agire: senza mai dimenticare di non essere mai "perfetta" come Lui. Cos affermano con chiarezza i Vescovi del Concilio nel documento sulla Chiesa. Dalla "Lumen Gentium" n. 8: Come Ges ha compiuto la sua missione nella povert e tra mille difficolt, cos la Chiesa chiamata da Dio a camminare sulla stessa strada per donare agli uomini la salvezza. Ges, il Figlio di Dio, si fatto uomo, da ricco che era, si fatto povero: cos anche la Chiesa non stata fondata per cercare potere e ricchezze umane, ma per insegnare, con le parole e con l'esempio, l'umilt e il coraggio del sacrificio. Ges, il Salvatore, stato mandato dal Padre a portare il Vangelo ai poveri a cercare chi si era perduto: cos anche la Chiesa ama con tenerezza e aiuta gli uomini che soffrono, riconosce nei poveri e nei malati l'immagine del suo Fondatore povero e sofferente, si preoccupa di aiutarli e curarli come se curasse la persona stessa di Ges. Mentre per Ges Cristo era "santo, senza peccato e senza difetto", la Chiesa santa e nello stesso tempo sempre bisognosa di perdono, perch fatta di uomini peccatori. Perci non dimentica mai di fare penitenza e di rinnovarsi. La Chiesa il popolo di Dio in cammino, spesso perseguitata dal mondo, sempre sostenuta e consolata dal suo Signore. Annuncia a tutti che Cristo morto e risorto fino al giorno in cui egli ritorner glorioso. Le opere di misericordia corporali e spirituali Diventano per il cristiano il segno e lo strumento che parla della propria conversione a Dio. L'autentica conoscenza del Padre di misericordia (v. vocabolario minimo), che avviene per mezzo del Figlio, non pu diventare altro che una continua conversione, un continuo tornare al Padre per sperimentare la sua misericordia, e un tornare ai fratelli usando con loro la misericondia di cui siamo stati resi capaci. Le sette opere di misericordia corporale Dar da mangiare agli affamati. Dar da bere agli assetati. Vestire gli ignudi. Alloggiare i pellegrini. Visitare gli infermi. Visitare i carcerati. Seppellire i morti. Le sette opere di misericordia spirituale Consigliare i dubbiosi. Insegnare agli ignoranti. Ammonire i peccatori. Consolare gli afflitti. Perdonare le offese. Sopportare pazientemente le persone moleste. Pregare Dio per i vivi e per i morti. DALLA "REGOLA DI SPIRITUALITA' DEI GIOVANI DI A.C." pp 30-34. I gesti che scegliamo di vivere fondano e concretizzano la nostra decisione a camminare sulla strada della comunione e della condivisione. Riportiamo solo lo schema della proposta: per la trattazione sistematica si rimanda al testo - L'Eucarestia al centro - Il gesto della Penitenza - La fedelt al cammino associativo - Crescere nella fede - Lo stile di povert - La gratuit dell' incontro - L'amicizia spirituale - Uno stile da "salvati" - L'apertura alla sofferenza 4.3. CONCRETAMENTE - per il primo obiettivo ci si pu orientare in questo modo: invitare i giovani stessi a ricostruire il percorso fatto in questa terza unit scrivendo i vari punti e passaggi su un cartellone. Sar cura dell'animatore, nel caso in cui ce ne sia bisogno, completare il quadro d'insieme. Sarebbe interessante anche che ognuno potesse esprimere o sottolineare quell'aspetto che pi lo ha provocato e coinvolto e condividere le reazioni o riflessioni suscitate; - per il secondo obiettivo: tenendo presente il cartellone completato insieme e confrontandosi ulteriormente con il brano tratto dal n. 8 della Lumen Gentium (v. "contenuti"), si invitino i giovani ad individuare delle prime possibilit di concretizzazione. Ad esempio: cercare ci che unisce e non ci che divide, creare una comunit che non giudica ma che accoglie, vivere l'Eucarestia come fonte e culmine della vita di comunione, sentirsi uniti attorno al proprio pastore e al vescovo, riconoscere e valorizzare la cattolicit della chiesa, aprirsi all'ascolto della Parola di Dio per comprendere la volont del Padre, seguire i consigli evangelici (obbedienza, povert e castit) per la sequela di Cristo. In seguito si presentino le "opere di misericordia corporali e spirituali" che sono per il cristiano l'autentica concretizzazione dello stile di Cristo e ne esprimono la sequela. Altre importanti ed utili indicazioni sono offerte dalla regola di spiritualit dei giovani di AC dal titolo "Dov' il tuo tesoro l sar anche il tuo cuore" (v. "contenuti"), alla quale vi rimandiamo. Le conclusioni a cui siamo giunti in questo "Andare" non ci devono trarre in inganno. Non certo questo il luogo dove si esaurisce il nostro credere in Cristo. La fatica e la gioia della sequela di Cristo vanno sperimentate lungo tutta la strada di una vita. Speriamo, con questo itinerario, di aver dato un piccolo contributo per il cammino. Per la preghiera: Chi dite che io sia? (Mt 16,15). Tu sei Dio. Tu sei Dio da Dio. Tu sei generato, non creato. Tu sei una sola sostanza con il Padre. Tu sei il Figlio del Dio vivente. Tu sei la seconda persona della benedetta Trinit. Tu sei uno con il Padre. Tu sei nel Padre fin dal principio: tutto stato creato da te e dal Padre. Tu sei l'amato figlio nel quale il Padre trova la sua gioia. Tu sei il figlio di Maria concepito dallo Spirito Santo nel ventre di Maria. Tu sei nato a Betlemme, e sei stato avvolto in fasce da Maria e posto nella mangiatoia piena di paglia. Sei stato tenuto al caldo dal caldo fiato di un asinello, che ha portato tua madre con te in grembo. Tu sei il figlio di Giuseppe conosciuto dalla gente di Nazareth come carpentiere. Tu sei un uomo comune, non un uomo di studi, giudicato dalla classe colta del tuo popolo. Chi Ges per me? Ges il Verbo fatto uomo. Ges il pane della vita. Ges la vittima offerta per i nostri peccati sulla croce. Ges il sacrificio offerto per i miei e per i peccati del mondo. Ges la Parola che va proclamata. Ges la verit, che dev'essere narrata. Ges la via, che dev'essere percorsa. Ges la luce, che dev'essere fatta splendere. Ges la vita che dev'essere vissuta. Ges l'amore, che dev'essere amato. Ges la gioia, che dev'essere condivisa. Ges il sacrificio, che dev'essere offerto. Ges la pace, che dev'essere data. Ges il pane della vita, che dev'essere mangiato. Ges l'affamato, che dev'essere nutrito. Ges l'assetato, che dev'essere dissetato. Ges l'ignudo, che dev'essere rivestito. Ges il senza tetto, che dev'essere ospitato. Ges il malato, che dev'essere sanato. Ges l'uomo solo, che dev'essere consolato. Ges il non voluto, che dev'essere voluto. Ges il lebbroso, che dev'essere lavato nelle sue ferite. Ges il mendicante, che dev'essere gratificato d'un sorriso. Ges l'ubriaco, che bisogna ascoltare. Ges il malato di mente, che bisogna proteggere. Ges il piccolo, che bisogna abbracciare. Ges il cieco, che bisogna guidare. Ges il muto, cui bisogna parlare. Ges lo zoppo, con cui bisogna camminare. Ges il drogato, che bisogna aiutare. Ges la prostituta, da sottrarre al pericolo e da sostenere. Ges il prigioniero, che bisogna visitare. Ges il vecchio, che dev'essere servito. Per me Ges il mio Dio Ges il mio sposo Ges la mia vita Ges il mio solo amore Ges, il mio tutto di tutto. La mia pienezza. Ges' ecco chi amo con tutto il cuore, con tutto il mio essere. Gli ho dato tutto, persino i miei peccati. E lui m'ha sposata a se stesso. In tenerezza e amore. Ora e per la vita. Sono la sposa del mio sposo crocifisso. Amen. (Madre Teresa di Calcutta) 5. UNA STORIA CHE PARLA: Papa Giovanni XXIII In questo itinerario vogliamo dare spazio ad una delle tante storie degli uomini che divenuta il luogo e la possibilit dell'incontro con il Dio di cui stiamo parlando: il Dio Padre di Ges, il Cristo, in comunione dello Spirito Santo. Ci pare che la figura di papa Giovanni XXIII, sia particolarmente significativa e, per molti versi, riconducibile all'atteggiamento del Figlio: atteggiamento di accoglienza della volont divina e dell'iniziativa dell'amore, della condivisione con ogni uomo, con il grande compito e grande merito di aver gettato dei semi (o ancor di pi fatto nascere germogli) di comunione fra Dio e gli uomini e fra gli uomini stessi. Sicuramente lui che amava definirsi il "buon pastore" e il "pap di tutti", con l'esempio della sua vita pienamente vissuta in Cristo e con il patrimonio magisteriale (Concilio e lettere encicliche) ha, ancor oggi e non solo oggi, molto da suggerire a tutti noi per individuare la via da seguire sulle orme di Ges di Nazareth. Angelo Giuseppe Roncalli nasce il 25 novembre 1881 a Sotto il Monte, in provincia di Bergamo, da una famiglia di contadini piuttosto poveri, come erano d'altronde i contadini di quel tempo. La sua famiglia possedeva, in compenso, una solida ricchezza di fede cristiana e papa Roncalli ricorder questa situazione come una "povert contenta". All'et di 11 anni entra in seminario. Dopo tre anni comincia ad annotare ne "il giornale dell'anima" (pubblicato dalle ed. Paoline), le sue riflessioni personali. Ed proprio a questo suo diario che noi oggi possiamo attingere per comprendere pi profondamente quello che il Papa del Concilio pens e deliber e per meglio intuire quello che egli continua a significare, non solo per i cristiani, ma per tutta l'umanit. Il 10 agosto 1904 viene ordinato sacerdote. Nel 1944 nominato nunzio di pace a Parigi. Nel gennaio del 1953 nominato cardinale e in marzo dello stesso anno fa il suo solenne ingresso a Venezia per la presa di possesso del patriarcato. Il 28 ottobre 1958, a 77 anni di et, eletto papa e sceglie il 4 novembre, festa di S.Carlo, come giorno per l'incoronazione. Dopo tre mesi annuncia al sacro collegio dei cardinali la sua intenzione di celebrare il Concilio Ecumenico per la Chiesa Universale, che avr successivamente inizio l'11 ottobre 1962. Il 3 giugno 1963 papa Giovanni XXIII compie l'ultimo atto di abbandono nella mani del Padre accogliendo perfino la morte con l'obbedienza e la dolcezza che lo avevano contraddistinto ed accompagnato per tutta la vita. I "punti fermi" di papa Giovanni. Sul modo di fare e di pensare di papa Giovanni, sullo stile, ordinato e nello stesso tempo sorprendente, della sua personalit, abbondano testimonianze da ogni parte. C' solo l'imbarazzo della scelta. Riteniamo particolarmente significa_vo quanto confid al giornalista Angelo Bertani l'attuale cardinale Paul Poupard, che nel dicembre 1960 era collaboratore di papa Giovanni in quanto addetto alla Segreteria di Stato. Appunto il 2 dicembre di quell'anno era stato ricevuto in udienza l'arcivescovo anglicano Fisher, dopo tanti secoli di scisma e di incomunicabit. Ebbene, papa Giovanni stesso cos descrisse poi l'avvenimento: "Ieri ho ricevuto una visita, non di uno qualunque, sapete, ma di un uomo molto importante. E dicevo a me stesso prima: Cosa fai, Giovanni? Tu sei il Papa, d'accordo, ma non puoi mica cambiare il Credo! Poi il monsignore ha aperto la porta. Cosa ho fatto? Cosa potevo fare? Gli ho aperto le braccia, e ci siamo abbracciati. Siamo separati, certo, ma prima di essere separati, siamo fratelli in Ges Cristo. E questo pi forte di tutto il resto". E concluse: "Vedete, non sono che un semplice uomo, non un grande teologo, un grande filosofo, un grande storico, un grande scienziato, un grande politico, ma forse il buon Dio aveva proprio bisogno di un uomo semplice per fare questo... perch questo sarebbe stato forse difficile a un grande... Ma, adesso che fatto, potr venire un altro, pi grande, e continuare ci che io, semplicemente, ho cominciato" (da Jesus, settembre 1988, p. 12). Papa Giovanni, non dimenticando di essere ben poco, nonostante tutto, assumeva in pieno le proprie responsabilit, lasciando un esempio agli altri. Si responsabilizzava e responsabilizzava gli altri. All'epoca dei lavori per il Sinodo romano, un verbale riferisce: "Cosa posso fare io per il Sinodo?", si chiedeva il Santo Padre. Non sempre le possibilit di agire rispondono ai propri desideri e alla propria volont. Egli per si confortava, pensando che aveva sempre tenuto fede a questo programma di vita: lasciar fare, dar da fare, far fare (cit. in A. Riccardi, Dalla Chiesa di Pio XII alla Chiesa giovannea, in AA.VV., Papa Giovanni, cit., p. 158). A questo punto, ci pare che esistano elementi sufficienti per tentare di identificare quelli che potrebbero essere chiamati i "punti fermi" di papa Giovanni, senza la pretesa di essere infallibili ed esaurienti. Papa Giovanni si ricord, innanzi tutto, di essere sempre Angelo Giuseppe Roncalli. Sono rimaste giustamente famose le parole da lui scritte il giorno dopo l'elezione: "Da ieri sera mi sono fatto chiamare Ioannes. (...) O miei cari genitori, o mamma, o padre mio, o nonno Angelo, o zio Zaverio dove siete? Chi vi trasse a tanto onore? Continuate a pregare per me...". Dunque, papa Giovanni s, ma sempre un uomo tra gli uomini. D'altra parte, diventato Papa (ma in misura proporzionale, gi prima), sente di essere al servizio di tutti: "Ora pi che mai non mi riconosco che indegno ed umile servus Dei et servus servorum Dei. Tutto il mondo la mia famiglia" (da il Giornale dell'anima, 29 novembre - 5 dicembre 1959). Dunque, un uomo al servizio degli altri uomini, tanto pi in quanto Papa. Nella vicenda terrena che lo lega ai suoi simili egli cerca perci di vedere pi ci che unisce che ci che separa, sempre tenendo distinte le realt dell'errore e dell'errante, affinch la dignit della persona umana non risulti mai ferita o violata (cf l'intera "Pacem in terris"). Cercando di imitare, in tal modo, la paternit di Dio e la fraternit universale testimoniata da Cristo, l'umanit e la Chiesa, ogni uomo in particolare, possono interpretare con sicurezza i "segni dei tempi", vivendo e facendo vivere la storia della salvezza. Con questa sapienza di "uomo tra uomini, cristiano tra cristiani" (Radiomessaggio dell'11 settembre 1962), papa Giovanni resta egli stesso un "punto fermo", a trent'anni dalla sua morte, per tutti gli uomini e per tutti i cristiani che verranno. (da "Vita pastorale" n.6/1993). 6. VOCABOLARIO MINIMO 6.1. COMUNIONE Questa parola pu avere un duplice significato etimologico: - da COM-MUNIO: difendere insieme - e CON-MUNUS: mettere insieme il dono Quando diciamo "comunione" pensiamo a quel dono dello Spirito Santo per il quale l'uomo non pi solo n lontano da Dio, ma chiamato ad essere parte della stessa comunione che lega fra loro il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Su questa comunione con la vita trinitaria si fonda la comunione come fatto interpersonale, cio l'incontrarsi di persone concrete che si parlano, si comunicano la loro esperienza di Cristo, vivono la fraternit, la "Koinonia", cio la condivisione di beni materiali e spirituali. 6.2. COMUNITA' ECCLESIALE Quando parliamo di "comunit ecclesiale" pensiamo a una forma concreta di aggregazione che nasce dalla comunione: in essa i credenti ricevono, vivono e trasmettono il dono della comunione (Comunione e comunit, nn. 14 - 15). Nelle traduzioni del Nuovo testamento vengono usati in modo equivalente i termini "comunit" e "Chiesa". Il testo originario greco ha per entrambi la stessa parola: "ekklesia". La Chiesa viene anche chiamata "Mistero di comunione": essa nasce infatti dal segreto racchiuso nel cuore di Dio, dall'amore che alimenta la stessa vita trinitaria di Dio, attraverso il sacrificio redentore di Cristo, il quale l'ha fondata assicurandone l'assistenza dello Spirito Santo fino alla fine dei secoli. Essa non solo una realt umana organizzata, anche giuridicamente, secondo le esigenze di ogni societ degli uomini: un mistero di unit e di grazia, una comunione di uomini uniti a Dio nel Cristo e tutti insieme chiamati alla santit e alla realizzazione del piano di salvezza del Signore. 6.3. CORRESPONSABILITA' "Ciascun credente costruttore della vita della comunit ecclesiale perch battezzato, ma anche perch fidanzato o padre di famiglia, operatore del mondo del lavoro o disoccupato, uomo o donna di cultura. Egli porta nella Chiesa ci che della propria esperienza storica valorizza, aiuta, eleva l'uomo, perch sia sapientemente adoperato per la costruzione spirituale della comunit." (Progetto giovani ACI). Ci sentiamo responsabili della vita della Chiesa sapendo che ci chiesto un impegno in prima persona sia a livello diocesano che nella vita delle nostre parrocchie. E sappiamo di dover condividere insieme ad altri la fatica e la gioia di pensare e costruire la Chiesa come casa accogliente per tutti. 6.4. CRISTO Dal greco "Christos": consacrato, unto, scelto. Dicendo "Ges" si fa riferimento al personaggio storico, vissuto circa duemila anni fa, la cui esistenza storicamente comprovata ed unanimemente ammessa. Affermando che Ges il "Cristo" si passa dal piano storico a quello di fede. E' una professione di fede: riconosco che quel Ges storico il Messia, pi volte annunciato nell'Antico Testamento ed atteso da tutta la storia di Israele e dell'umanit. "Ges il Cristo" perci una formula abbreviata con cui esprimere la fede cristiana, allo stesso modo con cui Pietro proclama Ges come il Cristo, Messia, Figlio di Dio nel racconto della confessione di Cesarea (cfr. Mc. 8,27-30; Mt 16,13-20; Lc 9,18-21). 6.5. MISERICORDIA Misericordia = avere il cuore rivolto ai miseri. "La misericordia in se stessa, come perfezione di Dio infinito, anche infinita". Infinita, quindi, ed inesauribile la prontezza del Padre nell'accogliere i figli prodighi che tornano alla sua casa. Sono infinite la prontezza e la forza di perdono, che scaturiscono continuamente dal mirabile valore del sacrificio del Figlio. Nessun peccato umano prevale su questa forza e nemmeno la limita. La chiesa professa la misericordia di Dio, rivelata in Cristo crocifisso e risorto, non soltanto con la parola del suo insegnamento, ma soprattutto con la pi profonda pulsazione della vita di tutto il popolo di Dio. Mediante questa testimonianza di vita la Chiesa compie la missione propria del popolo di Dio, missione che partecipazione e, in un certo senso, continuazione di quella messianica di Cristo stesso. (Giovanni Paolo II, Lettera enciclica "Dives in misericordia" n. 13) 6.6. SEQUELA Nel Nuovo testamento la sequela uno dei concetti fondamentali dell'etica cristiana. La sequela dei discepoli si fonda sulla chiamata personale fatta da Ges, il quale chiede di abbandonare le condizioni e le abitudini avute fino ad allora nella vita e di riconoscerlo come Signore e Maestro. La sequela un legame personale con Ges che mette i discepoli in condizione di aspettare nella fede e nell'obbedienza la salvezza da Ges e di essere pronti a seguirlo pure nella passione. In senso pi ampio la sequela indica il prendere Cristo come modello; ci non significa tuttavia copiare Cristo ma fare proprio il suo senso di obbedienza verso il Padre. La sequela fedelt a Colui che fa nuove tutte le cose (Ap. 21,5), induce a stare nella realt e non a far finta che la realt sia diversa. La via della sequela la croce e cio la via della vita e dell'amore che trionfa nella morte, che vince la paura, ogni paura, quella del futuro, della precariet, del non potere, e rende perseveranti nella ricerca di diverse condizioni di esistenza. 6.7. VOLONTA' DI DIO La volont di Dio ha due aspetti complementari: dono inesauribile ed norma di vita in una libert ritrovata. - E' il disegno d'Amore finalizzato alla salvezza integrale dell'uomo, gratuit di comunione sempre pi profonda con la Trinit, con i fratelli nella Chiesa e con gli uomini di buona volont. La volont di Dio anzitutto offerta di grazia che mette in opera l'incontro interpersonale nel dialogo di due libert. E' quindi, prima di tutto, un dono da accogliere. L'Antico Testamento conosce una paternit di Dio nei confronti del suo popolo. Ma la piena manifestazione della volont del Padre avviene nel Nuovo Testamento: la persona e l'opera del Figlio situano il rapporto con Dio su una base totalmente nuova. Ges con tutto se stesso rivelazione piena della volont del Padre e del suo dialogo con l'uomo. - La relazione di Cristo con la volont del Padre sorgente e modello dell'atteggiamento pi profondo del cristiano: prendere coscienza, mediante lo Spirito, della figliolanza adottiva. Esistono vari luoghi e criteri per scoprire il volere divino. Il luogo fontale la Chiesa. In lei sono trasmesse la Parola di Dio, norma e criterio supremi della lettura della volont del Padre, e l'interpretazione autentica dalla Parola. La volont del Padre si manifesta al cuore orante. La preghiera, creando le condizioni reali dell'ascolto, fa entrare in sintonia con la volont del Padre, fino a consentire di intuirla per "familiarit". Il "non ancora" della volont divina si manifester quando il Padre doner anche l'ultima benedizione a chi ha vissuto la perfetta adesione al suo volere. Di qui nasce la tensione della speranza cristiana che fa presa gi sulla promessa e anticipa nell'oggi la venuta definitiva del Regno del Padre.