4^ UNITA' TEMATICA LO SPIRITO SANTO: D O N O D ' A M O R E Il terzo Angelo Lo Spirito: le linee concave del suo corpo denotano una straordinaria recettivit. E' solo una grande inclinazione verso gli altri due. Con il suo corpo disegna una vasta curva; come teso per tutto ascoltare, tutto accogliere dagli altri due per tutto poi trasmettere. La dolcezza delle sue linee ha qualcosa di materno: non dimentichiamo che spirito, "ruach", in ebraico femminile. Perch non dovrebbe esserci in Dio, accanto alla paternit e alla filiazione anche la maternit? Dio " pap; pi ancora madre" (Giovanni Paolo I). E' colui che quasi si svuota per essere riempito dall'Amore infinito tra Padre e Figlio: la fecondit del loro Amore. La sua figura aerea e leggera evoca il soffio del vento. La mano cadente indica la direzione della benedizione: il mondo. "Ma il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre mander nel mio nome, egli vi insegner ogni cosa e vi ricorder tutto ci che io vi ho detto" (Gv 14,25-26); "La chiesa...camminava nel timore del Signore, colma del conforto dello Spirito Santo" (At 9,31). Il colore azzurro della veste accomuna lo Spirito alle altre Persone: egli Dio, Signore come il Padre e il Figlio e insieme con loro va adorato e glorificato. Il verde invece del mantello indica la caratteristica personale dello Spirito, che lo distingue dalle altre due come "Soffio di creazione": il verde il colore della vita ("Credo nello S.S....che d la vita"): Ed ora, o Figlio Diletto, d a noi: verso chi si espone il tuo petto, verso chi si aprono le tue braccia, verso chi va il tuo bastone? Chi c', dunque, alla tua sinistra? E Tu, o Padre! Su chi posano cos i tuoi occhi? L, davanti a te? Non siete dunque soli, voi due? Qualcuno parteciperebbe alla nostra felicit? Il suo atteggiamento ci direbbe ci che egli ? Quasi aereo, il pi alato dei Tre, non evoca il soffio del vento? Ma, da dove viene? Dove va? (Gv 3,8) All'improvviso venne dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo e riemp tutta la casa... (At 2,2) Il fremito, che percorre tutto il suo corpo, allungato, non sarebbe quello d'una grande fiamma? Ma qual il focolare? Dal trono uscivano lampi, voci e tuoni. Sette lampade accese ardono davanti a Lui: I sette spiriti di Dio. (Ap 4,5) Quest'alba rabescata, con tinte verdi d'acqua, talmente limpida che lui solo indossa, non assomiglia ad un torrente, che casca gi nelle larghe pieghe del suo mantello? Ma dov' la sua sorgente? L'Angelo mi mostr un fiume d'acqua viva, limpida come cristallo, (Ez 47,1) che scaturiva dal trono di Dio e dell'Agnello. (Ap 22,1) Forse porta ancora dei nomi, delle nostre cose familiari...? ...Brezza... Balsamo... Profumo... Musica... Sorriso... Rugiada... Raggio... Le pi sottili, le pi delicate, le pi inafferrabili, le pi impalpabili... Attraverso queste mille faccette, noi presentiamo qualcosa dei suoi lineamenti. Ma qual il suo Nome? Angelo di onde e di luce, che dici di te stesso? Perch mantieni il silenzio? Non interrogarlo. Non ama parlare di s... Tuttavia... nessuna voce senza soffio che in lui sibili, nessuna musica senza onde che da lui vibrino, nessuna parola senza respiro che lui avvolga. Soffio, in cui il Padre e il Figlio respirano, l'Uno nell'Altro! Voce per la quale cantano l'Uno per l'Altro. Mi voltai per guardare la voce... (Ap 1,12) E che ci dice: Vedete come si amano! Da che cosa vediamo che si ama se non da questo straordinario gioco di sguardi: Il Figlio ha gli occhi posati sul Padre. Il Padre li fissa sullo Spirito. Lo Spirito li rivolge altrove... Sguardo che sul loro volto fiorisce come sorriso. Sorriso dove ciascuno si desta alla vita dell'altro. Grande sguardo stupefatto, che, dolcemente, si lascia meravigliare. Indicibile trasparenza! Sguardo di cristallo che sconcerta, perch troppo umile per sedurre. Sguardo di povero. Sguardo di bambino. Sguardo assai assai semplice che non fare altra cosa: posarsi con calma, come il gabbiano timido sull'oceano. O Figlio di Luce! O Padre d'Amore! Cos dunque tale la vostra Tenerezza: per parlarvi resta solo questo sguardo che non finisce mai... in cui tutto si capisce, si canta, si ascolta, si dona... In un istante solo. In silenzio. O Tu, che noi non sappiamo come chiamare, Tu non hai alcun nome che non ti appartenga, esclusivamente. Colui nel quale possono dirmi: Noi! Ed io li sento rivolti verso di Te: Noi ti amiamo, o umilt dell'Amore! Gioia in cui noi siamo felici l'Un l'Altro! Silenzio in cui ci riposiamo l'Un nell'Altro! Vieni, o vera Luce. Vieni, mistero nascosto. Vieni, tesoro senza nome. Vieni, felicit interminabile. Vieni, Luce senza tramonto. Vieni, attesa di tutti coloro che devono essere salvati. Vieni, risveglio di coloro che sono stati addormentati. Vieni, o potente, che sempre fai e rifai e trasformi con il tuo solo volere. Vieni, o invisibile. Vieni, tu che sempre dimori immobile e in ogni istante tutto intero ti muovi e vieni a noi coricati negli inferi, o Tu, che sei al di sopra di tutti i cieli. Vieni, o Nome diletto e dovunque ripetuto; ma a noi assolutamente interdetto esprimerne l'essere e conoscerne la natura. Vieni, gioia eterna. Vieni, porpora del gran re, nostro Dio. Vieni, tu che hai desiderato e desideri la mia anima miserabile. Vieni, tu il Sole, ...poich, tu lo vedi, io sono solo. Vieni, tu che mi hai separato da tutto e mi hai reso solitario in questo mondo. Vieni, tu stesso divenuto in me desiderio, tu che hai acceso il mio desiderio di te, l'assolutamente inaccessibile. Vieni, mio soffio e mia vita. Vieni, consolazione della mia povera anima. Vieni, mia gioia, mia gloria, senza fine... S. Simeone N.T. Preghiera mistica (Queste note sono state tratte da: D. ANGE, "DALLA TRINITA' ALL'EUCARESTIA", Ed. Ancora (MI), pp. 133-143) 1. RIFLETTERE 1.1. LO SPIRITO SANTO 1.1.1. OBIETTIVO Approfondire che cos' lo Spirito Santo, facendo insieme un cammino * biblico, (la storia dello Spirito) * personale, (portatori di Spirito) * di Chiesa, (il dialogo nello Spirito) e cercando di far maturare la consapevolezza che lo Spirito Santo, inviatoci nella Pentecoste, con la sua potenza e nella sua gratuit, rende presente il Padre e il Figlio nella Chiesa e nel mondo animando tutti i battezzati e sostenendoli nella loro opera di evangelizzazione. * La cultura attuale manifesta la tendenza a valorizzare solo i fattori che producono frutti immediatamente tangibili e misurabili in termini di tornaconto economico, di benessere fisico, psicologico o sociale. I fattori spirituali vengono di fatto emarginati e non riconosciuti perch "non produttivi". Questo risulta ancor pi evidente se pensiamo allo Spirito come "Qualcosa" o "Qualcuno" che scende dall'alto per influenzare, per determinare la storia degli uomini, correndo il rischio di vedere l'attivitdeicristiani come un'inutile affannarsi attorno ad un vellettario annuncio del Regno o un'inutile elencazione di norme morali. * Dare importanza allo Spirito significa mantenere vivo il senso di Dio Padre, di suo Figlio Ges, della nostra storia, della dignit di ogni uomo e della sua esigenza di vivere valori quali la libert e la gratuit. * L'Azione Cattolica nei suoi itinerari formativi e nei suoi programmi "richiamando il primato della dimensione spirituale nell'uomo non vuole dare una risposta generica o, peggio, astratta alle domande problematiche che vengono oggi dal vissuto dei giovani. Vuole invece offrire un segnale, indicare una strada, che nessuno di noi giovani ha percorso fino in fondo, ma sappiamo percorribile, perch tanti ci hanno preceduto." ( dal Progetto Giovani di AC pag.43) 1.1.2. CONTENUTI Qui di seguito presentiamo il volto dello Spirito Santo. Ecco sinteticamente i punti affrontati: - Le manifestazioni dello Spirito Santo nella Bibbia - Ges Cristo il Messia - La Chiesa di Cristo - Lo Spirito Santo ... e la preghiera ... e la libert ... e i carismi e i ministeri Premessa Il Cristo risorto, non ha voluto lasciare orfani i suoi: nella Pentecoste egli manda lo Spirito Santo sui discepoli, secondo la sua promessa. Terza persona di Dio Trinit, lo Spirito Santo inaugura un tempo nuovo, quello dello Spirito, grazie al quale la salvezza dell'uomo trova compimento. * Prima della sua incarnazione nel Cristo, nell'Antico Testamento, lo Spirito la forza vitale di Dio, tramite la quale Dio agisce e fa agire. Lo "Spirito di Dio" creatore "aleggiava sulle acque" nelcaosprimitivo (Gn 1,2). Lo Spirito l'azione possente(Ez 37,9-10), lo strumento secondo cui Dio agisce per dare la vita alla natura e agli uomini, per guidare il suo popolo suscitandogli dei condottieri, dei re, dei profeti. L'Antico Testamento annuncia che quando le promesse si attueranno, verr il Messia su cui"si poser lo Spirito del Signore" (Is 11,2) e che atuttii credenti lo Spirito verr donato "Porr il mio spirito dentro di voi e vi far vivere" (Ez 36,26-27) e (Gl 3,1-2). * Nel Nuovo Testamento, con il Cristo, Dio, il Padre, si fatto vicinissimo all'uomo. Ma tale presenza incarnata di Dio non poteva che essere limitata ad un luogo e ad un tempo. Non volendo comunque cessare di essere presente all'uomo in maniera particolarissima il Cristo stesso ci comunica il dono dello Spirito Santo "Io mander su di voi Quello che il Padre mio ha promesso" (Lc 24,49), "Avrete forza dallo Spirito che scender su di voi" (At 1,8), indicandoceLo come il compimento delle promesse di Dio "E' bene per voi che io me ne vada, perch se non me ne vado, non verr a voi il Consolatore; ma quando me ne sar andato ve lo mander" (Gv 16,7). Gi nell'Annunciazione dell'angelo a Maria troviamopresente lo Spirito Santo: "Lo Spirito Santo scender su di te, su di te stender la sua ombra la potenza dell'altissimo. Colui che nascer da te sar dunqe santo e chiamato figlio di Dio" (Lc 1,35). Tutti e quattro i Vangeli attribuiscono una grande importanza al battesimo di Ges, quando presso il fiume Giordano viene battezzato dal Battista. E' in quel momento che lo Spirito discende su Ges in forma visibile, lo manifesta quale Messia e quale "Figlio prediletto" nel quale Dio Padre si"compiaciuto" consacrandolo per la missione pubblica in mezzo agli uomini. * Ges ricevendo in dono dal Padre lo Spirito Santo diventa il Messia, colui cio che stato "unto", mandato, consacrato per la missione. A partire dal battesimo, il Messia-Ges comincer nel deserto la sua lotta di quaranta giorni contro Satana superando, nella forza dello Spirito, le tentazioni concernenti il modo di esercitare la sua missione di Messia (Lc 4, 1-13). Poi, tornato in Galilea, con "la potenza dello Spirito Santo" Ges inizia la vita pubblica e tutte le sue parole e i suoi gesti saranno manifestazioni dello Spirito fra gli uomini. Lui stesso proclamer nella sinagoga di Nazaret, citando il profeta: "Lo Spirito Santo su di me....mi ha mandato per annunciare ai poveri un lieto messaggio" (Lc 4,16-30: vedi Is 61,1). Tutta la forza benigna della Divinit si esprime nelle parole e nei gesti di Ges: "Se io scaccio i demoni per virt dello Spirito di Dio, certo giunto a voi il Regno di Dio" (Mt 12,28); contapporsi a Ges significa, quindi,prendere posizione contro Dio stesso che in Lui agisce, rifiutare la salvezza, e di conseguenza macchiarsi del peccato di "bestemmia contro lo Spirito Santo" (Mt 3,29). Lo Spirito segna, quindi, tutti i momenti della vita di Ges e del suo rapporto con Dio Padre: nella preghiera Ges "esult nello Spirito Santo" (Lc 10,21); durante la sua passione nello Spirito il Figlio si offerto al Padre quando, a compimento supremo dell'amore, "consegn lo spirito" (Gv 19,30). Ed sempre in Lui che il Padre ha donato la pienezza della vita al Crocifisso, "costituito Figlio di Dio con potenza secondo lo Spirito di Santificazione mediante la resurrezione dai morti, Ges Cristo nostro Signore" (Rm 1,4). "Nello Spirito Dio 'esce' da s per creare l'altro evivificarlo nella forza del suo amore. Nello Spirito Dio 'ricongiunge a s' quanto da Lui lontano. Lo Spirito 'apre' il cuore del Dio trinitario al mondo degli uomini, fino a rendere possibile l'ingresso del Figlio nell'esilio dei peccatori, e "unifica" quanto diviso fino al supremo compimento della riconciliazione pasquale". (da "PICCOLA INTRODUZIONE ALLA FEDE" di B. Forte) * Il dono dello Spirito per la Chiesa ci che per Ges stato il battesimo: la forza, l'energia grazie ed attraverso la quale la Chiesa potr intraprendere la sua missione universale, superando la disgregazione e l'incomunicabilit fra gli uomini (At 9,31; 13,52). Lo Spirito Santo, disceso in pienezza su Ges, sullasua umanit, ora si riversa su coloro che credono in lui formando la sua comunit, la sua Chiesa. Come nel battesimo Ges ricevette lo Spirito in pienezza, si manifest come Messia, cos nella Pentecoste lo stesso Spirito, che era sceso su Ges, si effuse su tutta la comunit dei credenti che da quel momento si chiamer "Chiesa di Cristo" in quanto lo Spirito di Ges in essa presente come il principio che la anima e la invia in missione. San Luca, negli Atti degli Apostoli (2,1-5) descrive la Pentecoste col linguaggio proprio delle grandi manifestazioni di Dio. Ricollegandosi alla Pentecoste ebraica l'evangelista la presenta come il suggello della Nuova Alleanza annunziata da Geremia (31, 31-34) attraverso l'effusione dello Spirito, promessa per bocca di Ezechiele (36,27) e di Gioele (3, 1-5). Il suggello della nuova alleanza come una nuova creazione, suscitata dallo Spirito di Dio, come nella prima creazione (cfr. Gn 2,11), efficacemente simboleggiato dal "vento che si abbatte gagliardo". E richiama il fuoco del Sinai, simbolo della presenza di Dio e della sua voce, la quale, secondo la tradizione giudaica, sarebbe divisa in 70 lingue perch tutte le nazioni fossero in grado di udirla e comprenderla: "Apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posavano su ciascuno di loro". Il risultato prodigioso: "Essi furono tutti ripieni di Spirito santo e cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito dava loro il potere di esprimersi". Accadde il contrario di quanto avvenne a Babele. Qui infatti popoli diversi "provenienti dalle regioni pi lontane" li sentirono parlare "la propria lingua" e in essa annunziare le grandi opere di Dio". E' la manifestazione della Chiesa come sacramento, ossia come segno e strumento dell'unit del genere umano e dell'universale salvezza in Cristo (L.G. 1). E' lo Spirito Santo a guidare la Chiesa alla sequela di Ges. Egli non parla da s, ma dice al cuore della Chiesa come bisogna cogliere l'evangelo per dare, in questo modo, alla Chiesa la giusta percezione della storia dell'uomo. "Sotto l'azione dello stesso Spirito l'uomo e, per suo mezzo, il mondo creato, redento da Cristo, si avvicinano ai loro definitivi destini in Dio. Di questo avvicinamento dei due poli della creazione e della redenzione, Dio e l'uomo, la chiesa 'un sacramento cio segno e strumento' " (cf. Dominum et Vivificantem n. 64 ). La Chiesa il "corpo" di Cristo. Egli il capo e quanti"siamo stati battezzati in un solo Spirito" ne siamo menbra "per formare un solo corpo". Un corpo, infatti, anche se ha molte membra sempre un'unit, e a tale unit converge sia la molteplicit delle membra sia la diversit delle loro funzioni. " Vi sono diversit di carismi, ma uno solo lo Spirito; vi sono diversit di ministeri, ma uno solo il Signore; vi sono diversit di operazioni, ma uno solo Dio che opera tutto in tutti". * La parola carisma indica un dono gratuito dello Spirito Santo, per il credente. Serve alla edificazione della Chiesa. Tutti i doni dello Spirito sono, dunque, carismi, e questi sono distribuiti con larghezza tra i membri della Chiesa per renderli adatti a esercitare i servizi all'interno delle comunit. Nel decreto sull'Apostolato dei laici al n. 3 troviamo scritto che "dall'aver ricevuto questi carismi, anche i pi semplici, sorge, per ogni credente, il diritto e il dovere di esercitarli per il bene degli uomini e a edificazione della chiesa, sia nella chiesa che nel mondo, con la libert dello Spirito, il quale spira 'dove vuole' (Gv 3,8) e al tempo stesso nella comunione dei fratelli in Cristo, sopratutto con i propri pastori, che hanno il compito di valutare la loro genuinit ...". Da questo emerge che la garanzia della vitalit della chiesa, della sua crescita, della sua forza e del suo rinnovamento sta in questi doni dello Spitito Santo. Non , quindi, pensabile una Chiesa ridotta all'uniformit, alla passivit dei singoli, alla concentrazione di ogni responsabilit nelle mani di pochi, all'immobilit, perch questo sarebbe spegnere lo Spirito Santo (cf 1 Ts 5,19). * Il termine ministeri ( = servizio, dal greco "diakonos"che significa servo) non descrive altro che i frutti dei carismi tradotti stabilmente in servizi per la comunit e nella comunit, oltrepassando cos l'occasionalit per avere una stabile e libera responsabilit. Nell'esortazione apostolica L'Evangelizzazione nel mondo contemporaneo, Paolo VI parla di "ministeri diversissimi, secondo la grazia e i carismi che il Signore dispensa in conformit alle esigenze e ai bisogni attuali" e ricorda i seguenti ministeri: "di catechista, di animatore della preghiera e del canto, di cristiani dedicati al servizio della Parola di Dio e all'assistenza dei fratelli bisognosi, quelli infine delle piccole comunit, dei responsabili di associazioni e movimenti apostolici, o di altri responsabili" e inoltre dei laici che si dedicano "al servizio delle missioni" (n. 73). Ci troviamo,quindi, in una "Chiesa tutta ministeriale" nella quale tutti siamo chiamati a servire, anche se con modalit diverse, a seconda del dono ricevuto, caratterizzata dalla compresenza, complementariet e corresponsabilit. Per ulteriori approfondimenti vedi le voci "carismi" e "ministeri" nel "Vocabolario minimo" dell' unit tematica. * L'unit della Chiesa, dunque, dono e frutto dello Spirito. Ma affidata alla coerenza di ciascuno di noi. Nulla nella Chiesa pu ritenersi un fatto puramente personale e privato, ma tutto deve essere messo a servizio dell'unica missione, "dell'unico Spirito", non cedendo alle tentazioni dei singoli carismi e ministeri. Mai come oggi nella Chiesa - ricorda il Santo Padre nell'enciclica Dominum et Vivificantem (n. 2) - deve svilupparsi la coscienza che "essa spinta dallo Spirito Santo a cooperare, perch sia portato a compimento il disegno di Dio, il quale ha costituito Cristo principio e salvezza per il mondo intero". Il segreto di tale cooperazione la preghiera, nella quale lo Spirito Santo "si manifesta come dono che viene in aiuto alla nostra debolezza" (ib. 66) Lo Spirito Santo ugualmente guida e consigliere di ogni cristiano. Dirige ciascuno nellapropriaesistenza, ciillumina attraverso la Parola, per farci scoprire la propria vocazione e la volont di Dio nei nostri progetti, per "spiegarci ogni cosa". Lo Spirito del Signore ci insegna a pregare ("noi nonsappiamo bene che cosa abbiamo da chiedere, ma lo Spirito stesso che prega per noi con gemiti inesprimibili" Rm 8,26) e a riconoscere la voce attraverso la quale Lui si esprime ("Lo Spirito del Signore riempie l'universo e conosce ogni voce", Sap 1,7). Davanti allo Spirito, amore divino, che fa liberi ed unisce nella verit e nella pace, sta l'uomo, la creatura che pu lasciarsi amare ed amare a sua volta, o pu rifiutare l'amore. Questa per l'uomo una possibilit suprema, che costituisce il pericolo ma che anche l'altissima dignit dell'esistenza umana in questo mondo (vedi Gaudium et Spes n.12 e 17). "Dio aspetta e rispetta il s dell'uomo: infinitamente ricco, Egli accetta diessere povero, perch colui che infinitamente povero possa essere ricco nella sua libert." (da "PICCOLA UNTRODUZIONE ALLA FEDE di B. FORTE). La misericordia di Dio, che si manifesta soprattutto nei confronti dei poveri e dei peccatori (Lc 5,31-32; 7,36-50; 13, 2-5; 15,1-10) esige l'accoglienza del suo amore nella fede, aprendosi alla volont del Padre con la semplicit dei fanciulli (Lc 10,21; 18,1). "Senza lo Spirito, che disceso sul Cristo e da lui stato trasmesso a ogni creatura, Ges stesso si ridurrebbe ad un modello lontano da noi, ma non sarebbe il Vivente in noi e per noi: il Consolatore attualizza l'opera del Cristo, rendendola presente e operante nella realt della storia umana: egli "lo Spirito di verit", lo spirito cio della fedelt di Dio, che raggiunge le diverse situazioni storiche e le redime tutte nel suo amore trasformante e vivificatore." ( da "PICCOLA INTRODUZIONE ALLA FEDE di B. Forte). * Mediante il Battesimo, da noi ricevuto in tenera et, con l'assenso e l'impegno dei nostri genitori, siamo diventati "figli adottivi di Dio", siamo stati riempiti del dono dello Spirito Santo che ha dato inizio ad una esistenza luminosamente segnata verso la libert dell'amore. Aprendo il cuore del credente al domani di Dio lo Spirito ci rende portatori di speranza. Ci dice che questa vita "passione per il possibile"(S. Kierkegard) che fa tirare nel presente degli uomini il domani di Dio. Tutti i sucessivi sacramenti da noi ricevuti accompagnano la maturazione dello Spirito. In particolare la Confermazione ne perfeziona l'apertura missionaria, la presa in carico da parte del giovane della propria esistenza vissuta come dono-carisma dello Spirito. E' la conformazione piena, attraverso la formula "Ricevi il dono del sigillo dello Spirito Santo che ti dato in dono, la Pace sia con te", alla figura del Cristo. Per questo lo Spirito ciha fornito 7 doni: - la capacit di discernere, di capire a fondo, di distinguere, ci che bene da ci che male (intelletto, scienza, consiglio, sapienza); - la capacit di amare in modo arricchente, in maniera gratuita, senza egoismi, imbrogli e secondi fini (piet, santo timore); - la capacit di agire, senza paure e vigliaccherie, secondo le proprie scelte (fortezza). Il modo migliore di capire l'enorme potenzialit di questi doni dello Spirito vederli in azione in coloro che li hanno saputo accogliere senza paura : i santi. * Concludendo, oggi siamo chiamati, come cristiani, a vivere secondo lo Spirito: questo ci toglie l'ansia dello sforzo, poich Egli dono gratuito e sorprendente di Dio. La vita secondo lo Spirito domanda ascolto, accoglienza, sorpresa, riconoscenza e fedelt; chiede di "lasciarsi andare allo Spirito", accogliendolo come forza e suggeritore delle scelte di vita. Questa scelta non intende mettere al primoposto "la vita dell'anima", come se la spiritualit cristiana fosse distaccata dalle quotidiane realt terrene della storia, ma, al contrario, spinge ad assumere tutte le dimensioni dell'esistenza dando ad esse un'anima, cio il soffio dello Spirito. Essa si alimenta partecipando alla vita della Chiesa, nella preghiera e nella celebrazione dei sacramenti, nell'ascolto della Parola di Dio, nel discernimento spirituale mediante il quale scrutiamo i segni dei tempi con gli occhi dello Spirito, nell'amicizia spirituale, nei cammini formativi, nel contatto con i testimoni e maestri di spiritualit, con i poveri. Il materiale di questa unit sono stati liberamente tratti da: - B. Forte - "PICCOLA INTRODUZIONE ALLA FEDE" - Ed. PAOLINE - DIAGRUP 52 - "CREDO NELLO SPIRITO SANTO" - Ed. ELLEDICI - Ardusso/Brambilla - "IL CREDO" - Ed. ELLEDICI - Max Turian - "UNA SOLA FEDE" - Ed. PIEMME * Preghiera di B. Forte sullo Spirito tratta da "PICCOLA INTRODUZIONE ALLA FEDE" di B. Forte Vieni, Spirito Santo! Vincolo dell'amore eterno vieni Tu ad unirci nella pace: riconciliaci con Dio, rinnovaci nell'intimo, f di noi verso tutti i testimoni e gli operatori dell'unit che viene dall'alto. Tu che sei l'estasi del Dio vivente, dono perfetto dell'Amante e dell'Amato nel loro amore creatore e redentore, vieni Tu ad aprirci alle sorprese dell'Eterno, anticipando in noi, poveri e pellegrini la gloria della patria, intravista ma non posseduta. Padre dei poveri, ospite dolce dell'anima, dolcissimo sollievo. Sii Tu in noi la libert e la pace, la novit e il vincolo dell'unit pi forte del dolore e del silenzio della morte. INVOCAZIONE COMUNITARIA ALLA SPIRITO Abbiamo bisogno della forza dello Spirito Santo 1 Vieni, o Spirito creatore, visita le nostre menti, riempi della tua grazia i cuori che hai creato. 2 O dolce consolatore, dono del Padre altissimo, acqua viva, fuoco, amore, Santo crisma dell'anima. 1 Dito della mano di Dio, Promesso dal Salvatore, irradia i tuoi sette doni, suscita in noi la parola. 2 Sii luce all'intelletto, fiamma ardente nel cuore; sana le nostre ferite col balsamo del tuo amore. 1 Difendici dal nemico, reca in dono la pace, la tua guida invincibile ci preservi dal male. 2 Luce d'eterna sapienza, svelaci il grande mistero di Dio Padre e del Figlio uniti in un solo Amore. Amen. Fonti per ulteriori approfondimenti: - Dal Catechismo della Chiesa Cattolica: dal numero 687 al 870 - Dal Magistero della Chiesa: - Ad Gentes n. 4 - Gaudium et Spes nn. 11-17 - Dominum et Vivificantem nn. 2, 10-11, 15, 55-56, 58ss. - Dal "Progetto Giovani di AC" - la spiritualit da pag. 45 in poi - la libert pag. 66, 105, 134 - Da "Dov' il tuo tesoro, l sar anche il tuo cuore" - Appunti per una regola spirituale dei giovani di A.C. - da pag. 8 in poi. 1.1.3. CONCRETAMENTE L'animatore, attraverso la tecnica del "Braingstorming" o la semplice discussione, provi a far s che il gruppo s'interroghi su: - Che cosa ci ricordiamo sullo Spirito Santo? (che cosa , da dove proviene, come si manifestato) - Che cosa vuol dire credere nello Spirito; - Che cosa vuol dire vivere secondo lo Spirito (per ognuno di noi e per le nostre comunit ecclesiali). - Che cosa sono e a che cosa servono i "carismi". - Che cosa sono e a che cosa servono i "ministeri". Oppure: L'animatore per introdurre il discorso sullo Spirito pu partire da quello che ogni singola persona si ricorda della propria Confermazione e dell'esperienza dello Spirito che ha vissuto prima, dopo e durante la celebrazione della Cresima. Ripensando se doveva cambiare qualcosa in seguito alla Confermazione, se realmente in ognuno cambiato qualcosa a distanza di quasi 5 anni, e alla fine dell'incontro, se da oggi c' qualcosa da cambiare (stile di vita, comportamenti, rapporto con gli altri, rapporto con Dio, rapporto con la Chiesa). Per il momento di preghiera oltre alle preghiere sullo Spirito e al "materiale biblico" e alle preghiere presenti nei "contenuti", pu approfondire un'aspetto ritenuto pi importante utilizzando: * "lo Spirito discese su Ges ..." Lc 4, 1-13 Nel Battesimo lo Spirito rende gli uomini figli di Dio, segnati eternamente dall'amore del Padre e chiamati in maniera unica a vivere la missione cristiana. La riscoperta e la memoria quotidiana del Battesimo pu diventare stimolo e sorgente di vita nuova, "secondo lo Spirito". * "Il Signore ha mandato il suo Spirito su di me. Egli mi ha scelto ..." Lc 4, 16-30 All'origine dell'essere e dell'agire cristano, c' lo Spirito di Dio. Il coraggio della missione (con le parole e con la vita) viene dalla Vita stessa di Dio. E nessuna incomprensione, nessun insuccesso pu allora scoraggiare. * "Dio, vostro Padre, dar lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono ...." Lc 11, 1-13 * "Sar lo Spirito ad insegnarvi ci che dovete dire..." Lc 12, 8-13 * "Ges risorto soffi sui discepoli e disse: Ricevete lo Spirito Santo ..." Gv 21, 19-23 E' guidato dallo Spirito chi accoglie dal Risorto il dono della pace e della riconciliazione, chi riconosce i suoi errori e, con la forza del perdono, si impegna a fare nuova la sua quotidiana esistenza. * La vita del cristiano nello Spirito Rm 8, 1-13 * Lo Spirito ci rivela e ci comunica l'amore di Dio Rm 8, 31-38 1.2. IL DISCERNIMENTO 1.2.1. OBIETTIVO In questo incontro ci proponiamo di riflettere sul valore del discernimento definito come "la qualit della coscienza che consente di riconoscere in ogni circostanza che conviene fare qualcosa, che si pu prendere una decisione, che insomma le diverse situazioni in cui ci veniamo via via a trovare ci riguardano, ci interpellano, ci invitano a prendere parte, essendo noi chiamati a vivere e ad agire per attuare il progetto di Dio. L'ambiguit dell'esistenza umana comporta, per bene operare nella quotidianit, di un discernimento spirituale, di un rendersi sensibili all'azione dello Spirito per far s che possiamo capire "i segni dei tempi", coniugando la nostra vita e la Parola. ( Vedi "Vademecum" - Quaderno di spiritualit 2 dell' A.C. Giovani - Vicenza) Il discernimento quindi la qualit dell'amore, del dono di s stessi agli altri, il frutto dello Spirito, che ci raggiunge e ci accompagna nella nostra vita: "Io sono con voi fino alla fine del mondo" (Mt. 28,20). L'obbiettivo ultimo di questo incontro sar proprio quello di rispondere all'interrogativo di Ges alle folle "Perch non giudicate da soli quello che giusto fare" (Lc. 12,57) impegnandoci nell'invito dell'apostolo Paolo "Non spegnete lo Spirito (...), esaminate ogni cosa, tenete ci che buono" (1 Ts. 5,19-22). "Occorre allora maturare la capacit di leggere in profondit gli eventi per coglierne il senso e il valore, per sapersi rapportare ad essi ed aprire cos l'umano al divino; questa scelta esprime, in modo molto significativo, la centralit della persona, il primato della coscienza, che caratterizza la nostra associazione". (vedi Progetto Giovani di A.C. pag. 65 e seguenti) 1.2.2. CONTENUTI Inquesta parte affronteremo le seguenti sfaccettature del discernimento: - L'agire umano - La coscienza - Vivere in Cristo - I segni dei tempi * Tutto l'agire umano deve essere considerato come espressione di un processo attraverso il quale l'uomo tende a realizzarsi. Questo significa che esso acquisisce pieno significato solo in quanto viene colto il nesso che lo lega al mistero della persona, al suo "centro di gravit permanente", alla sua intenzionalit. E' come dire che il comportamento deve fare i conti anzitutto con la coscienza e con gli elementi che definiscono concretamente la sua partecipazione all'azione che si compie. Il comportamento, la morale si realizza nel concreto; non pu limitarsi al campo delle buone intenzioni, deve assumere il rischio delle - pi o meno buone - azioni: "arte pratica", che accetta di "sporcarsi le mani", di assumere un comportamento con cosciente e di libera iniziativa, verso la propria piena realizzazione e sempre in rapporto con gli altri. * La coscienza il luogo dove la persona diventa protagonista della sua vita, " il sacrario dell'uomo, dove egli si trova solo con Dio, la cui voce risuona nell'intimit propria" (G.S. 16), dove l'uomo diventa liberamente "vivente", protagonista che non silascia vivere, non vive passivamente ma decide di vivere in maniera consapevole e responsabile. Ne consegue che ciascuno deve agire secondo coscienza: essa sola ha diritto di sovranit inviolabile nel determinare il proprio agire. "Non si deve costringerlo (l'uomo) ad andare contro la propria coscienza. Non si deve neppure impedirgli di agire in conformit ad essa" (CONC. VAT. II, Dignitatis Humane n. 3). Tra gli elementi costitutivi dell'atto umano possiamo individuare: - la coscienza, vale a dire la consapevolezza di ci che che si fa; - la volont come la decisione di porre in atto il bene individuato; - la libert come la possibilit di scelta tra concrete alternative; - la materialit dell'azione compiuta che si manifesta direttamente nell'atto oggettivo e - gli effetti che tale azione produce siano essi previsti o non previsti. Le fondamentali funzioni della coscienza sono: - la conoscenza che ci permette di "accendere le luci", - il discernimento ovvero la capacit di distinguere e di valutare con saggezza i segni dei tempi, - la progettualit intesa come capacit di assumere comportamenti pratici coerenti con la propria "scelta fondamentale". Dare il primato alla coscienza non significa negare la necessit della norma (la quale costituisce un patto), punto diriferimento indispensabile nell'agire umano. L'uomo in quanto persona non n un'isola, n un'essere spiritualizzato; piuttosto un'essere in relazione e tale relazione si sviluppa sempre nel qui e ora del mondo e della storia, assumendo, di volta in volta, i comportamenti opportuni nel nostro vivere quotidiano. Per noi oggi, parlare di norma morale, di scelta fondamentale, di precetto vuol dire evocare abbastanza facilmente l'idea di "peso",di "oppressione", di mettere limite alla nostra libert. Per il popolo di Israele, invece significava parlare di un "dono", il dono dell'alleanza, di un "privilegio", di un segno d'amore di Dio, di un mezzo per sviluppare pienamente la libert dell'uomo e per offrirgli la felicit (Nel seguire i tuoi ordini la mia gioia pi che in ogni altro bene...; nella tua volont la mia gioia....; Venga su di me la tua misericordia e avr vita, poich la tua legge la mia gioia.... ." Sal 119,14.16.77 e vedi anche Dt 4,32-33.36.40 ). L'invito , quindi, a considerare la norma morale con un atteggiamento positivo, riconoscendo in essa l'indicazione dei comportamenti da vivere e degli atteggiamenti da assumere per essere pienamente se stessi secondo la verit del nostro essere. In questo senso la norma morale ci appare come un autentico "regalo di Dio". Nessuno pi di Dio, infatti, sa chi siamo noi e nessuno pi di Lui pu dirci come dobbiamo comportarci per essere pienamente noi stessi in pienezza. Si tratta quindi di mettere in Ges Cristo e nello Spirito il nostro punto di riferimento, il nostro "metro di paragone". * Creato a immagine e somiglianza di Dio, "fatto poco meno degli angeli ....." (Sal 8), ogni uomo ha in Ges Cristo l'esempio, la guida, la norma del suo agire da uomo (Col 1, 15-16). L'uomo credente, inoltre, un essere in Cristo per mezzo del Battesimo che lo ha fatto diventare una cosa sola con Ges, partecipe della sua morte e della sua risurrezione (cf Gal 3,26- 29). Il credente, quindi, non pu avere altra legge morale che quella di vivere in Cristo partecipando alla vita di Cristo stesso che continua a vivere (pensare, sentire, volere, fare) attraverso la nostra vita e quella delle nostre comunit oggi. Ma c' un altro aspetto che esige di essere sottolineato: Ges Cristo si fa legge dell'uomo tramite il suo Spirito; come dice il Concilio Vaticano II, "il cristiano reso conforme all'immagine del Figlio che il Primogenito tra molti fratelli, riceve 'le primizie dello Spirito' (Rm 8,23), per cui diventa capace di adempiere alla nuova legge dell'amore". In questo senso, lo stesso Spirito Santo a presentarsi come norma morale del cristiano, ed una legge interiore, scritta nei cuori (cf Ger 31,33; Ez 36, 26-27) che non solo dice all'uomo come deve comportarsi, ma gli dona la forza e lo rende capace di seguire ed imitare Ges. Lo stesso Spirito ci aiuta a comprendere l'insegnamento di Ges, che fa memoria di Lui dentro di noi e nella Chiesa. "Al discernimento della voce dello Spirito, attraverso la trama degli avvenimenti che scandiscono la nostra vita, concorrono molti elementi: la conoscenza della legge di Dio, l'istruzione di molti esempi illuminati, l'esperienza procurata da molte vicende gi vissute, la maturazione psicologica raggiunta attraverso i rapporti umani pi fondamentali, tutto ci insomma che concorre a plasmare la nostra coscienza morale. Le decisioni dello Spirito sono possibili soltanto a condizione che nel presente si schiudano delle opportunit di agire, nelle quali giocare se stessi. La decisione, per essere davverotale, non pu essere soltanto a proposito di questo o di quest'altro, ma deve essere decisione a proposito di s, di tutta la nostra persona" (da IL DISCERNIMENTO di G. Angelini). * Cogliere i segni dei tempi, le opportunit per agire (azzeccare "l'attimo fuggente") vuol dire stare attenti alle "vibrazioni dello Spirito" e decidersi a seguirle. I Greci avevano due parole diverse per dire "tempo": una era "kronos" e il suo significato corrispondeva press'a poco alla concezione quantitativa moderna del tempo cronologico; l'altra parola era invece "kairos", che dovrebbe tradursi press'a poco cos: "un tempo giusto per". La distinzione rimane presente anche nel greco del Nuovo Testamento; il tempo di cui si parla in Lc. 12,56, dunque quello che Ges ci invita a giudicare, il kairos. Pu aiutarci ad intendere il significato del "tempo giusto" il famoso brano del Qoelet 3, 1-8 sulla diversa qualit dei tempi. La condizione del discernimento cristiano dunque il saper leggere, nell'attualit della propria vita, i segni del tempo, vivendo nello Spirito e attingendo ad Esso. E' una fatica anche gioiosa, entusiasmante; la gioia di scoprire le "vie del Signore" e la Sua volont nelle pieghe delle diverse situazioni umane. Si tratta di essere disponibili a raccogliere le provocazioni che ogni giorno abbiamo nei confronti delle persone da amare, la chiesa, la parola che ci chiamano quotidianamente a scelte precise. Sta a noi il mettere insieme queste esperienze dell'amore di Dio e di assumerle come propria scelta di vita, come vocazione; come cammino che ogni persona, assieme agli altri, deve percorrere per attuare pienamente la volont di Dio (cf Lumen Gentium nn. 39-41). "Immersi nel mondo, stiamo attenti a vedere i segni che Dio vi ha disseminato. Cerchiamo di dare testimonianza di una pienezza di vita che diventa essa stessa una via per fare incontrare ciascuno con il Vangelo, (...) perch segno trasparente della novit del Vangelo oggi." (dal Progetto Giovani di A.C.) Il materiale per questo incontro stato liberamente tratto da: - "DOVE E' IL TUO TESORO, LA' SARA' ANCHE IL TUO CUORE" Appunti per una regola spirituale dei giovani di A.C. - Ed.AVE - G. Angelini, IL DISCERNIMENTO, Ed. AVE - Quaderni di Spiritualit 1 e 2 - Settore Giovani di AC Vicenza Materiale vario da consultare: - Catechismo della Chiesa Cattolica: Discernimento 407, 801, 1676, 1780, 2690, 2820, 2846 ss. Coscienza 33, 912, 1014, 1385, 1700, 1706, 1749, 1776ss, 1848ss, 2242ss. - Magistero della Chiesa: - Gaudium et Spes: 12, 13, 16, 17. - Dominum et Vivificantem: 58, 59, 65, 67. - Progetto Giovani: Discernimento pag. 34, pag. 79, pag. 65ss e pag. 143ss. Coscienza pag. 65ss, pag. 88, pag. 106, pag. 122, pag. 124, pag. 267ss. Spiritualit: pag. 45ss, Formazione pag. 43ss, 45ss - "Dov' il tuo tesoro, l sar anche il tuo cuore" Appunti per una regola spirituale dei giovani di A.C. da pag.35ss - "Spiritualit come vita secondo lo Spirito" Quaderno di Spiritualit 2 - Settore Giovani A.C. Vicenza pag.3-4 - G. Angelini, Il Discernimento, ed. AVE I cristiani nel mondo : Dalla Lettera a Diogneto (nn. 5-6) I cristiani non si differienzano dal resto degli uomini n per territorio, n per lingua, n per consuetudini di vita. Infatti non abitano citt particolari, n usano qualche strano linguaggio, n conducono uno speciale genere di vita. La loro dottrina non stata inventata per riflessione e indagine di uomini amanti delle novit, n essi si appoggiano, come taluni, sopra un sistema filosofico umano. Abitano in citt sia greche che barbare, come capita, e pur seguendo nel vestito, nel vitto e nel resto della vita le usanze del luogo, si propongono una forma di vita meravigliosa e, per ammissione di tutti, incredibile. Abitano ciascuno nella loro patria, ma come forestieri; partecipano a tutte le attivit di buoni cittadini e accettano tutti gli oneri come ospiti di passaggio. Ogni terra staniera patria per loro, mentre ogni patria per essi terra straniera. Come tutti gli altri si sposano e hanno figli, ma non espongono i loro bambini. Hanno in comune la mensa, ma non il talamo. Vivono nella carne, ma non secondo la carne. Trascorrono la loro vita sulla terra, ma la loro cittadinanza quella del cielo. Obbediscono alle leggi stabilite, ma, con il loro modo di vivere sono superiori alle leggi. Amano tutti e da tutti sono perseguitati. Sono sconosciuti eppure condannati. Sono mandati a morte, ma con questo ricevono la vita. Sono poveri, ma arricchiscono molti. Mancano di ogni cosa, ma trovano tutto in sovrabbondanza. Sono disprezzati, ma nel disprezzo trovano la loro gloria. Sono colpiti nella fama e intanto si rende testimonianza della loro giustizia. Sono ingiuriati e benedicono, sono trattati ignominiosamente e ricambiano con l'onore. Pur facendo il bene, sono puniti come malfattori; e quando sono puniti si rallegrano, quasi si desse loro la vita. I giudei fanno loro guerra, come a gente straniera, e i pagani li perseguitano. Ma quanti li odiano non sanno dire il motivo della loro inimicizia. In una parola i cristiani sono nel mondo quello che l'anima nel corpo. L'anima si trova in tutte le membra del corpo e anche i cristiani sono sparsi in tutte le citt del mondo. L'anima abita nel corpo, ma non proviene dal corpo. Anche i cristiani abitano in questo mondo, ma non sono del mondo. L'anima invisibile racchiusa in un corpo visibile, anche i cristiani si vedono abitare nel mondo, ma il loro vero culto a Dio rimane invisibile. (....) L'anima immortale abita una tenda mortale, cos anche i cristiani sono come pellegrini in viaggio tra cose corruttibili, ma aspettano l'incorruttibilit celeste. L'anima, maltrattata nei cibi e nelle bevande, diventa migliore. Cos anche i cristiani, esposti ai supplizi, crescono di numero ogni giorno. Dio li ha messi in un posto cos nobile, che non loro lecito abbandonare. LA COSCIENZA E LA LEGGE - Dal punto di vista giuridico l'articolo 42 del Codice Penale stabilisce che "nessuno pu essere punito per un'azione od omissione preveduta dalla legge come reato se non l'ha commessa con coscienza e volont". Tale disposizione pone il principio giuridico fondamentale, che non ammette eccezioni, secondo il quale la responsabilit penale presuppone, innanzitutto, la coscienza e la volont della condotta del soggetto derivante da impulsi coscienti o mediante l'uso dei suoi poteri di arresto e di controllo sulla azione. - "Non si sta alla finestra e chi ci sta, in un regime di democrazia, non per la democrazia" Oscar Luigi Scalfaro - Firenze 19 Giugno '93 - Tratto da "Pellegrino in una terra affamata d'amore e di giustizia" di Mons. Antonio Riboldi su Avvenire di Maggio 93 "..La Sicilia in questi ultimi tempi luogo di grandi sofferenze e digrandisperanze come se calvario e risurrezione vogliano congiungersi. (...) Il martirio di tanti giusti ha sradicato anche la complicit tra mafia, politica e finanza annidata ad un livello che sembrava irrangiungibile. E la nazione giustamente scossa. Una sofferenza salutare che per non pu fermarsi allo sdegno dello scandalo, ma deve avere il coraggio di proporre il nuovo. Inventare il nuovo chiede impegno e responsabilit di ciascuno, perch la nostra societ una casa comune che deve conoscere la fatica pulita di tutti. (...) C' chi chiede fortemente alla Chiesa di mostrare tutto il coraggio evangelico nella lotta alle varie mafie. D'altro canto, nella chiesa di Cristo a nessuno permesso recitare la parte di don Abbondio, perch lo Spirito Santo forma cristiani da martirio. E' giusto quindi che proprio alla Chiesa - in Sicilia come altrove - la gente smarrita chieda il coraggio di guardare avanti". - "CONTRO TANGENTOPOLI IL PRIMATO DELLA COSCIENZA" (Tratto dall'editoriale di JESUS del mese di APRILE 1993) "Abbiamo imparato che la vera differenza tra quelli che costruiscono e quelli che distruggono, tra quelli che meritano fiducia e quelli che obbligano al sospetto, sta proprio in quel "particolare" che fa la differenza: la coscienza." (...) La vera natura profonda della nostra crisi morale, la destabilizzazione della coscienza collettiva. Lo dice bene la gente semplice quando si trova dinnanzi a ipocriti o truffatori: "Sono senza coscienza". E infatti la linea di confine l sul fronte della coscienza. (...) La coscienza ha tre nemici mortali: l'autoritarismo di chi pensa di poter imporre i comportamenti giudicati "buoni", il fanatismo e il plagio di chi espropria le persone della capacit di decidere razionalmente la proprie scelte e la casistica, il moralismo che annulla il diritto di scegliere. (...) La storia del popolo cristiano storia di grandi testimoni del primato della coscienza ed il cristianesimo che fonda nella cultura dell'umanit tale primato, rompendo le categorie dominanti nel vecchio mondo pagano. Romano Guardini definisce la coscienza "l'organo per l'eterna esigenza del bene, che deve venir attuato: la coscienza per l'uomo come una finestra aperta sull'eternit. Una finestra, per, che allo stesso tempo d anche sul corso del tempo e sugli avvenimenti quotidiani. La coscienza l'organo che trae l'interpretazione del comandamento del bene, eterno e sempre nuovo, dai fatti concreti; l'organo con il quale sempre di nuovo si riconosce in qual modo il bene eterno e infinito debba venir attuato nella specificazione del tempo. E' un obbedire e al tempo stesso un creare; un comprendere e un giudicare; un penetrare e un decidere". (...) Per quel che riguarda il mondo cattolico, tra le cose migliori che pu offrire al Paese c' sicuramente il frutto di quel lavoro quotidiano e silenzioso, realizzato nelle parrocchie, nelle associazioni, nel volontariato, nelle famiglie e nelle scuole: qui dove nasce e si sperimenta l'educazione alla libert e alla responsabilit della coscienza. (...) Il compito dell'impegno sociale, civile e politico da liberare ulteriormente perch stato svolto solo in parte. Per due ragioni. Da un lato per l'illusione di alcuni cattolici - laici, preti e vescovi - che bastasse educare all'obbedienza e alle parole d'ordine. E, dall'altro, per la pressione diseducativa svolta dalla "cultura" del profitto e dell'edonismo. Non si vincer la mafia, la corruzione politica, la disonest spicciola; non si rispetter la vita e l'innocenza, n si controller lo sviluppo tecnologico e la biomedicina; non si realizzar la giustizia sociale, n si costruir la libert e la pace tra i popoli e le etnie, senza un'apologia della coscienza, se non la si ricolloca, come ha scritto Peguy, "al centro, sul trono pi alto e terribile che le spetta"." per la preghiera MEDITAZIONE SULLA VOCAZIONE di Madre Teresa tratto da "Preghiera" ed. Nuova Eri / Piemme Sono davvero conscia del dono della vita e della grazia che ho ricevuto in virt del battesimo? Quanto spesso mi volgo a Ges, nel mio intimo, durante il giorno? Sono consapevole della speciale chiamata che ho ricevuto e vivo come una che stata scelta tra le molte? Veramente rinuncio al mondo, per vivere per Dio solo? Sono davvero pronta per Cristo quando bussa alla porta del mio cuore? Vivo, io, una vita dedicata a Dio? Ha, Dio, il primo posto nella mia vita? Sto, io, veramente vivendo per Dio? Oppure vivo per la mia sicurezza e i miei personali fini? C' un legame tra la mia dedizione a Dio nella liturgia e l'adorazione e il mio posto di lavoro? Seguo Cristo "con una totale libert"? Faccio, io, semplicemente quello che fanno gli altri? Mi sento felice in quello che faccio? E quando devo ubbidire contro voglia? E quando rinuncio alle cose che mi convengono? Rispondo lealmente alla mia vocazione? E'davvero, la mia risposta, piena di fede? Sono, io, consapevole della mia chiamata? Ricordo chi mi sta chiamando? Anche quando ho a che fare con qualcuno che non mi gradito? Sono guidata dall'amore con il quale lo Spirito Santo ininda il mio cuore? Sono consapevole dello Spirito Santo nella mia vita? E' la mia vita uno svuotarsi come quella di Cristo? Sono attenta alle sue ispirazioni? Amen. 1.2.3. CONCRETAMENTE Si propone di iniziare l'incontro con la seguente tecnica: LE MIE SCELTE IMPORTANTI Ognuno traccia su di un foglio la propria "linea del tempo" da quando nato (anno 0) ad oggi (anni 19) e su questa linea segna alcuni punti - momenti nei quali egli ha effettuato delle scelte importanti per la sua vita. Dopo aver fatto questo, ognuno indica al gruppo che cosa sono state queste scelte e quale il criterio adottato nel farle. Rispondendo alla domanda: "Cosa guida le mie scelte ?" Dopo aver discusso sui criteri di scelta da noi abitualmente adottati si propone un breve momento di preghiera utilizzando, a discrezione dell'animatore, uno o pi testi e la preghiera comunitaria qui riportata: * Saper interpretare i segni dei tempi: Lc. 12,54-59 * Per ogni cosa c' il suo momento: Qoelet 3, 1-8 * Sar lo Spirito ad insegnarvi quello che dovete dire: Lc.12,8-11 In un mondo segnato dall'egoismo e dal peccato, spesso emerge la tentazione della paura, di stare zitti e/o addirittura rinnegare la parola di Ges. Chi si lascia guidare dallo Spiritosa, con semplicit e coraggio, essere testimone della fede perch sicuro che la sua vita nelle mani di Dio. * Il giovane Salomone chiede a Dio il discernimento: 1Re 3,5 7-12 * Esaminate ogni cosa, tenete ci che buono: 1Ts 5,16-25 * Elogio alla legge divina: Sal 119 * Ges guidato dallo Spirito and nel deserto: Lc.4,1-13 Le tentazioni di Ges sono quelle di ogni uomo e donna che Egli supera attraverso il silenzio, la preghiera, il digiuno, la meditazione assidua con la Parola di Dio: - la tentazione materialistica: le pietre trasformate in pane; - la tentazione del potere: "Inginocchiati davanti a me e ti dar tutto il mondo"; - la tentazione di non uscire dalla nostra terra, ma di chiamare Dio nel posto da noi preparato, facendoci servire da Lui: "Buttati gi tanto gli angeli sono a tua disposizione". * Ges risorto soffi sui suoi discepoli e disse: Ricevete lo Spirito Santo: Gv. 21, 19-23. * Lo Spirito di Cristo ci rivela e comunica l'amore di Dio che pulsa nelle nostre vene: Rm 8,31-38 PREGHIERA ALLO SPIRITO L Vieni in mezzo a noi, spirito di Dio, illumina le nostre menti e apri i nostri cuori per fare spazio, nella nostra vita, alla venuta del tuo regno. T Donaci intelligenza e cuore perch si rienpia della tua speranza, del tuo amore e della tua fede la nostra esistenza e trasformaci in creature nuove a servizio del regno. L Vieni in mezzo a noi, Spirito del Cristo risorto, illumina le nostre menti e apri i nosti cuori per fare spazio, nella nostra vita, alla tua chiesa. T Donaci intelligenza e cuore perch viviamo nella tua chiesa, nell'amore e nella preghiera, per essere tutti un segno della speranza che silenziosamente produce nel mondo il tuo regno di giustizia, di amore e di pace. L Vieni in mezzo a noi, Spirito di Dio, illumina le nostre menti e apri i nostri cuori per fare spazio alla responsabilit per il futuro del regno e della chiesa. T Donaci intelligenza e cuore perch ci appassioniamo alla costruzione di un mondo di fraternit, di giustizia e di pace, mettendo a frutto i doni che ci hai dato e collaborando con tutti i credenti e con ogni uomo di buona volont. 2. GUARDARE 2.1. OBIETTIVO Offrire ai partecipanti all'incontro un quadro generale dei vari "stili di vita" che oggi appaiono "vincenti" nella nostra societ, mettendoli in relazionne con il "modello Ges" e con gli elementi del discernimento secondo lo Spirito individuati nell'incontro precedente. In questo incontro si vuole in particolare "partire dall'esistenza per ritornare all'esistenza, dove la conversione generata dall'incontro con la Parola si rende visibile in comportamenti nuovi, in pensieri nuovi, in scelte nuove, in storia nuova." (dal Progetto Giovani pag. 189 - 193) 2.2. CONTENUTI Di seguito affronteremo questi due aspetti: - la vita secondo la carne - la vita secondo lo Spirito L'Apostolo Paolo ci esorta: "Non conformatevi alla mentalit di questo secolo, ma trasformatevi, rinnovando la vostra mente per poter discernere la volont di Dio, ci che buono, a lui gradito e perfetto" (Rm 12,2). Con il dono dello Spirito siamo diventati anche noi a tutti gli effetti figli di Dio: nostro compito, quindi, quello di staccarci dalla realt della carne per poter discernere la volont del Padre, non essendo conformi ma, bens, trasformatori della storia nella quale siamo chiamati ad agire. La vita della carne la vita che basta a se stessa, il desiderio di onnipotenza, la vita dell'uomo libero che decide liberamente di fare a meno di Dio. La vita secondo lo Spirito invece mette Dio come principio di s, decidendo di vivere nella mancanza di certezza, nella fede, nella speranza. Anche oggi siamo chiamati ad essere uomini liberi scegliendo quotidianamente tra la vita della carne e la vita dello spirito. Per fare questo possiamo usare il discernimento, opera dello Spirito che dentro di noi dal Battesimo: questo costituisce un esercizio responsabile e cosciente. Luogo del discernimento la propria coscienza che deve essere comunque formata, deve aver creato al suo interno lo spazio per Dio usando: - la propria storia (le esperienze,le conoscenze, la formazione, la cultura, l'infomazione dei mass-media perch la storia di ognuno una storia globale); - la Parola (la storia che ci accompagna raccontandoci come Dio Padre e il Figlio sono stati presenti nella storia di un popolo, regalandoci delle "piccole piste provvisorie" per stare nella storia); - i sacramenti (segni e strumenti dell'amore di Dio); - la liturgia (che ci fa vedere la storia con gli occhi di Dio) - la Chiesa (popolo di Dio in cammino). Spetta ad ogni uomo nella sua libert e responsabilit stare dalla parte di Dio, stare dalla parte della vita prendendosi cura, in una ricerca appassionata, del volto di Dio nella vita di ogni uomo che incontriamo nella nostra storia. 2.3. CONCRETAMENTE La vita quotidiana, con le sue molteplici esperienze (studio, lavoro, tempo libero, la famiglia, i mass media), non va solo vissuta, ma va anche pensata. Vogliamo, quindi, analizzare un p il mondo nel quale quotidianamente siamo chiamati a vivere, nel quale investiamo il nostro tempo e le nostre energie, nel quale intessiamo quotidianamente le nostre bellissime relazioni affettive. Vogliamo guardarci un p attorno, analizzare il nostro stile di vita, vogliamo verificare dove abbiamo posto il nostro "centro di gravit permanente". L'animatore, per fare questo, inviti i partecipanti ad analizzare come si sviluppato un episodio dell'ultimo periodo, utilizzando o i quotidiani dell'ultima settimana o vedendo insieme una videocassetta nella quale sono registrate delle parti di telegiornale riguardanti un fatto, una scelta particolarmente importante, in modo da cogliere insieme come si sta muovendo il mondo, quali sono le cose che lo fanno muovere e quali sono gli "imprescindibili" valori/bisogni che ci fanno agire in una certa maniera anzich in un'altra. Riflettendo se questi principi- motori corrispondono a quelli della "vita secondo la carne" o a quelli della "vita secondo lo Spirito" e discutendo quindi se c'era una maniera migliore, o semplicemente, diversa per risolvere il problema affrontato. Alla fine dell'incontro l'animatore provochi i partecipanti, portando la discussione dal problema trattato al proprio stile di vita, al proprio discernimento, al proprio progetto di vita. Materiale vario da consultare: - "Spiritualit come vita secondo lo Spirito" Vademecum - Quaderno di Spiritualit 2 - Settore Giovani A.C. Vicenza - da pag.5 in poi - "Dov' il tuo tesoro, la sar anche il tuo cuore" Appunti per una regola Spirituale di A.C da pag.35 in poi Per il momento di preghiera utilizzando a discrezione dell'animatore uno dei seguenti testi: * Il culto Spirituale (Rm 12, 1-2) * "Camminate secondo lo Spirito ..." (Gal.5, 16-23) * Parabola della zizzania (Mt 13,24-43) PREGHIERA COMUNITARIA: La vita di Dio scorre in noi e ci trasforma 1 La parola che d la vita esisteva fin dal principio: noi l'abbiamo udita, l'abbiamo vista con i nostri occhi, l'abbiamo contemplata, l'abbiamo toccata con le nostre mani. 2 La vita si manifestata e noi l'abbiamo veduta. E' giunta a noi la vita eterna, che era accanto a Dio Padre e che il Padre ci ha fatto conoscere. 1 Dio ha manifestato cos il suo amore per noi: ha mandato nel mondo suo Figlio, l'Unico, per darci la vita e insegnarci ad amare. 2 Noi sappiamo che dalla morte siamo passati alla vita. La prova questa: che amiamo i nostri fratelli. Chi non ama il prossimo ancora sotto il dominio della morte. 1 Noi sappiamo e crediamo che Dio ci ama. Dio amore e chi vive nell'amore unito a Dio, e Dio presente in Lui. 2 La prova che Dio rimane presente in noi questa: lo Spirito che Dio ci ha dato. E la prova che uno ha lo Spirito di Dio questa: se riconosce pubblicamente che Ges il Cristo che si fatto uomo. 1 Lasciamoci guidare dallo Spirito, senza seguire i desideri del nostro egoismo. L'egoismo ha desideri contrari a quelli dello Spirito. Queste due forze sono in contrasto tra di loro. 2 Se lo Spirito che d la vita, lasciamoci guidare dallo Spirito. 1 Noi dunque non ci scoraggiamo. Anche se materialmente camminiamo verso la morte, interiormente, invece, Dio ci d la vita che si rinnova di giorno in giorno. 2 La nostra attuale sofferenza poca cosa e Dio ci prepara una vita gloriosa che non ha eguale. Concentriamo allora la nostra attenzione non su quello che vediamo ma su ci che non vediamo, che dura per sempre. ( 1 Gv; Gal 5; 2 Cor 4) 3. ALLARGARE GLI ORIZZONTI 3.1. OBIETTIVO Offrire ai giovani il dono di una testimonianza da parte di una persona esterna al gruppo che racconti la sua scoperta della presenza operosa dello Spirito e la sua decisione di lasciarsi guidare da esso nelle scelte della sua esistenza. 3.2. CONTENUTI Si individui per tempo il testimone, il quale sar messo al corrente dell'itinerario gi percorso dal gruppo, cos che il suo intervento possa inserirsi in modo organico nella proposta. Sarebbe meglio che la persona scelta per portare la sua testimonianza fosse il pi possibile "normale": una, cio, che fa "grandi cose" nella quotidianit e nella ordinariet di una esistenza che appare "comune". Ci per evitare il rischio di provocare un'ammirazione stupita per scelte letteralmente "fuori dall'ordinario", che generalmente vengono percepite dai giovani come molto radicali, e perci molto significative, ma spesso altrettanto lontane dalle proprie possibilit e, forse, dalle proprie aspirazioni. Dovr, insomma, trasparire che ogni realt esistenziale pu essere vissuta "secondo lo Spirito". 3.3. CONCRETAMENTE Data la delicatezza della situazione (per nessuno del tutto facile condividere con estranei il racconto della propria esistenza...), sar bene lasciare che sia l'ospite, dopo una presentazione da parte degli animatori, a portare liberamente la propria testimonianza, senza sottoporlo subito a domande gi predisposte. In un secondo momento, si cercher di stimolare i giovani ad un confronto, dando il via ad una fase maggiormente interattiva, nella quale troveranno spazio domande, dubbi, considerazioni personali. Un'attenzione da tener presente consister nel fare in modo che l'esperienza del testimone non sia assolutizzata, ma accolta come un contributo per saper guardare al di l della propria parziale realt di vita, senza per negarla: la nostra storia deve lasciarsi interrogare e stimolare da quella degli altri, non divenirne la copia! 4. ANDARE 4.1. ANDARE Gli obiettivi qui sono due: a. Riprendere in mano i "fili" del lavoro per guardare, nella sua globalit, il "tessuto" che ne risultato: in altre parole, una presa di coscienza del cammino svolto, un consapevole sguardo d'insieme sulla strada percorsa (sintesi). b. Individuare dei percorsi concreti attraverso i quali incarnare i contenuti proposti. Si dovr fare bene attenzione al fatto che ci non pu certamente risolversi in una "iniziativa" del gruppo o in un particolare "impegno" che i singoli potrebbero assumersi. Si tratter piuttosto dell'assunzione di uno stile di vita (con le fatiche, i tempi lunghi, le originalit individuali ... che questo comporta). I riferimenti sui quali verificarsi sono la vita di Ges stesso e tutta la sua Parola. 4.2. CONTENUTI a. Si cerca dapprima di creare un "panorama d'insieme" su questa unit, ricostruendo collegamenti e relazioni fra i contenuti e fra questi e la vita delle persone, che (speriamo raramente!) potrebbero essere sfuggiti. Si mette un po' d'ordine nelle idee, provvedendo a stimolare una rielaborazione personale e una presa di coscienza profonda delle "scoperte" fatte insieme, in modo che possano essere fatte proprie dai giovani. Si tenta, infine, di giungere a delle conclusioni "aperitive" (= che aprono, cio non esauriscono, ma sono dei punti di partenza), che possano costituire dei "punti fermi" ai quali fare riferimento nel momento (che segue immediatamente) di individuare i modi di incarnare le scoperte, cio di vivere - concretamente - secondo lo Spirito. b. A questo punto dovrebbe gi essere chiaro che il "Grande Riferimento" nel discernere la Parola; in questo caso ci faremo guidare dalle Beatitudini, che avvicineremo come una sintesi dello stile di Ges, come dei criteri di discernimento per le nostre scelte e, nello stesso tempo, delle conseguenze che si creano nella vita di chi sceglie di accogliere e farsi condurre dal grande Amore del Signore. Daremo inoltre delle indicazioni molto concrete, che aiutino le persone ad assumere questo stile. Questi suggerimenti possono essere esplicitamente proposti dall'animatore, che ne motiver l'importanza, oppure (meglio) essere individuati dai giovani stessi, opportunamente guidati e stimolati a "sfruttare " i contenuti approfonditi e le testimonianze ricevute negli incontri precedenti. 4.3. CONCRETAMENTE a. Il primo obiettivo pu essere raggiunto attraverso una delle tante tecniche di sintesi o di verifica disponibili agli animatori o, pi semplicemente, con un confronto libero tra i giovani. b. Per le Beatitudini si potrebbe proporre una lectio divina, all'interno della quale dare spazio anche ad un momento di "comunicazione di fede", nel quale la preghiera si faccia comunione autentica. Metteremo in evidenza che: - il riferimento per i cristiani non una serie di norme, ma prima di tutto la persona di Ges Cristo; - le Beatitudini rivelano il volto di Cristo, dicono il suo stile; - le Beatitudini indicano atteggiamenti concreti e attivi, ma non sono "condizioni per ..." (se fai questo diventi un buon discepolo del Signore), quanto piuttosto "conseguenze di ..." (chi ha incontrato il Signore e ha accolto il suo Spirito d'amore, pur con tutti i suoi limiti, pu diventare cos); - importante ricordare il ripetuto"Beati" : una chiamata ad una vita che, per chi arriva a vedere persone e situazioni con gli occhi di Dio, gioia, senza rimpianti per le rinunce che la scelta di dire s pu comportare. Il resto del ... "concretamente" si gioca tutto nella vita delle persone e del gruppo e pu essere utile fornire ( o "costruire" insieme ) alcune indicazioni per aiutare le persone ad assumere lo stile dei "Beati". Ad esempio: * impariamo ad invocare la forza dello Spirito sulle nostre scelte e all'inizio di ogni nostro momento di confronto con la Parola e di preghiera, utilizzando anche la tradizionale preghiera della Chiesa "Veni, Creator Spiritus": Vieni, o Spirito creatore, visita le nostre menti, riempi della tua grazia i cuori che hai creato. O dolce consolatore, dono del Padre altissimo, acqua viva, fuoco, amore, santo crisma dell'anima. Dito della mano di Dio, promesso dal Salvatore, irradia i tuoi sette doni, suscita in noi la parola. Sii luce all'intelletto, fiamma ardente nel cuore; sana le nostre ferite col balsamo del tuo amore. Difendici dal nemico, reca in dono la pace, la tua guida invincibile i preservi dal male. Luce d'eterna sapienza, svelaci il grande mistero di Dio Padre e del Figlio uniti in un solo Amore. Amen. * troviamo una persona che ci faccia da guida spirituale e ci accompagni nell'apprendere l'arte difficile del discernimento; * cerchiamo di riservarci degli spazi per metterci direttamente a confronto con la Parola, per "masticarla" e farla nostra perch possa illuminare la nostra vita (lectio divina); * riscopriamo il sacramento della Penitenza: chi guidato dallo Spirito, guardata la sua vita alla luce della Parola, riconosce i suoi errori e torna fra le braccia del Padre per accogliere il dono della pace e della riconciliazione; * riscopriamo il significato dei sacramenti del Battesimo e della Confermazione: "riappropriamoci" dei doni dello Spirito ( Sapienza, Intelletto, Consiglio, Fortezza, Scienza, Piet, Timore di Dio ) e ritroviamo la radice del nostro essere mandati come testimoni; * ricordiamo che lo Spirito anche amore che scaccia la paura: come i discepoli dopo la Pentecoste, usciamo dalla chiusura dei nostri timori e delle nostre incertezze. Con il dono dello Spirito anche noi diventiamo dei "mandati" a testimoniare al mondo la salvezza; * non stanchiamoci di scrutare nella storia per cogliervi i segni dei tempi; cerchiamo di conoscere e di essere competenti riguardo alle realt del mondo e della Chiesa dove lo Spirito ci spinge ad essere "luce, lievito e sale"; * facciamo fruttare i doni dello Spirito in tutte le dimensioni umane ( col Signore ci si relaziona tutti interi ) per creare unit nel nostro essere e nel nostro operare; * accogliamo lo Spirito Consolatore, che soccorre e conforta, che Padre dei poveri, di coloro cio che sperano solo nell'amore sorprendente e creatore di Dio, certi della sua fedelt anche nelle vie pi oscure; * amiamo la Chiesa come luogo in cui sperimentare e far fiorire lo Spirito, amore che unisce; * non mettiamo a tacere la coscienza, educhiamola ad interrogarsi, ad interrogare e a lasciarsi mettere in discussione dalla Parola, dalle persone e dai fatti. 5. UNA VITA CHE PARLA: David Maria Turoldo (1916 -1992) Friulano di Coderno, stato un sacerdote dell'Ordine dei Servi di Maria. Laureato in filosofia presso l'Universit Cattolica di Milano, visse 15 anni di apostolato e di predicazione presso i Padri di S. Carlo. Durante la Resistenza, che lo vide protagonista attivo, fond il giornale clandestino "L'UOMO" e diede poi inizio al Centro culturale "Corsia dei Servi". In questo periodo (1943-1953) tiene la predicazione domenicale in Duomo a Milano. Altern la sua dimora tra S.Carlo al Corso a Milano e Fontanella, la frazione di Sotto il Monte, dove diresse il Centro Studi Ecumenici Giovanni XXIII. Attraverso varie collaborazioni a giornali, riviste e televisione, la voce di Turoldo ha accompagnato a mo' di coscienza critico-profetica le vicende politico-sociali del nostro paese. Notevole il suo numero di opere saggistiche, teatrali e poetiche. Soprattutto sotto quest'ultimo aspetto la sua figura appare un vertice imprescindibile. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo: - O sensi miei ... - Anche Dio infelice - Neanche Dio pu star solo - Canti ultimi - Amare - Il fuoco di Elia Profeta Tra le pubblicazioni che parlano di lui ricordiamo: - Il coraggio di sperare, di Pronzato-Zois, ed. Ferrari "Il nostro un grande tempo, non c' nulla da dire. Sotto certi aspetti un tempo decisivo, esaltante. Pensiamo alle scoperte, all'unit del mondo, agli uomini che non possono farsi pi guerre perch oggi non si pu neppure vincere ma solo distruggere. Per manchiamo di alcune cose che sembrano ridicole rispetto alla scala di valori del presente, ma che devono avere il posto. Per esempio, manchiamo del silenzio. Nessuno fa pi silenzio. Non c' il silenzio del cuore, non c' il silenzio interiore. Siamo dei bombardati in tutte le maniere. Se per caso si sbaglia a premere l'interruttore, si sente un Niagara che casca addosso. Fare silenzio, invece, vuol dire scoprire il mistero, avvicinarsi a Dio. Anzi il parlar troppo di Dio, un brutto segnale. Quando il profeta dice: "sentivo un fracasso come di eserciti che avanzavano ... Dio non era nel fracasso. Sentii il rumore di un silenzio sottile - dice il testo di Elia (1 Re 19,11-14) - sentii il rabbrividente silenzio. Mettiti in ginocchio, Dio che passa."Abbiamo sempre pi bisogno di questo silenzio interiore. E far silenzio vuol dire mettersi in ascolto di qualcuno che parla. Viviamo invece in una societ dove nessuno ascolta pi nessuno. E' l'epoca del fracasso, in cui viene sempre pi a mancare la contemplazione. L'uomo non ha pi il mezzo per giudicare ci che importante e cos finiamo di prendere per decisive delle cose di nessunissimo conto. Ecco il caos moderno." (Tratto da "IL CORAGGIO DI SPERARE" di Pronzato-Zois p 87 ) Testamento Spirituale di D.M. Turoldo (liberamente tratto da "Il fuoco di Elia" ed. Piemme ) Festa dei Santi Pietro e Paolo, 1986 Per i miei fratelli Scrivo queste mie disposizioni nel giorno della festa dei Santi Pietro e Paolo. Per dire subito quanto mi senta in comunione con tutta la Chiesa: sempre partendo dalla mia piccola Chiesa locale, vero sacramento della mia vita. Sempre orgoglioso della mia Chiesa, di cui devo io e non altri rispondere davanti a Dio e ai fratelli. Perch il sacerdozio unico ed quello di Cristo: che sia benedetto nei secoli. Per dire come non bisogna separare Pietro da Paolo, o viceversa. E anzi, mai separare Pietro da tutta la Chiesa: "Tutta la Chiesa era in preghiera per lui". E l'atto di fede di tutta la Chiesa; cos tutti possiamo e dobbiamo sentirci "pietre vive" della edificazione unica che la Chiesa; la fede che ci dona questo diritto. Per dire come vorrei da tutta la Chiesa che il papa fosse amato, "sentito", chiamato quale primo fratello: fratello papa! Fratello, al di l di ogni titolo. Capo di questa fraternit, che il sogno di Dio, l'attesa del mondo. Fratello, segno dell'unit e della comunione di tutte le Chiese. [......] Ma ora chiedo di ringraziare con me il Signore per la cura dimostratami in mille modi, nel favorirmi in mezzi con "abbondanza di grazia" proprio nel senso che dice Paolo, in soccorso dei fratelli; in mezzi con e in persone che mi sono state aiuto per anni, da sempre: amici ai quali debbo moltissimo; debbo perfino il grande evento che io abbia potuto durare nel mio sacerdozio, nella mia fedelt. Sono stati loro, specialmente i laici, ad aiutarmi ad essere frate, ad aiutarmi a continuare! Persone tanto amiche quanto oneste: tutti uniti nel sogno di essere vera Chiesa, sempre nella Chiesa, nella speranza di essere una credibile Chiesa. Sono stati i miei tre amori, per cui ho potuto superare ogni difficolt: gli amici laici, fratelli che mi hanno veramente amato; e con loro ho sempre lavorato alla pari, al di l cio del Diritto Canonico; i confratelli frati miei dai quali non avrei mai potuto separarmi: per dire tutto! Miei frati vi amer sempre! E in pincipio e in fine, cio soppratutto i poveri: la mia gente, che spero penso di non aver mai tradito. Mie radici e mio sangue. Confesso con gioia che pur avendo amministrato molti beni, nulla mi si attaccato alle mani, di nulla mi sono appropriato, e meno ancora ne ho abusato. Ho cercato sempre di stare con i poveri, e dalla loro parte. Felice quando anche la comunit ne condivideva lo spirito. Sono certo che l'avvenire tanto della comunit quanto dell'Ordine (e anzi, della stessa Chiesa, se vuol essere vera Chiesa, credibile Chiesa!) sar in ragione di come vivremo in dignitosa povert, e nell'impegno che ogni frate si guadagni il pane con le proprie mani: come continuano a guadagnarselo la maggior parte dei nostri fratelli. [......] E grazie a tutta la gente di S.Egidio: agli infiniti amici! Nel ricordo dei vivi e dei morti vi saluto. Fra David Maria Turoldo Ma tu, madre, mi verrai incontro e dirai solamente: "povero figlio!" e mi accoglierai come un giorno sulla porta di casa, a guerra finita ... L'angelo guarder al tuo volto poi, con il capo, un accenno ad entrare, e tu mi prenderai per mano in silenzio. 6. VOCABOLARIO MINIMO 6.1. DISCERNIMENTO Il discernimento fondamentalmente l'azione che mira ad individuare ci che bene o ci che meglio fare, ci che secondo Dio e ci che non lo nella storia degli uomini. Pu essere definito anche come la qualit dell'animo che consente di riconoscere che le diverse situazioni in cui ci veniamo via via a trovare ci riguardano, ci interpellano, ci invitano a prendere parte. Il cristiano, proprio perch uno che ha incontrato il Signore, quando giudica e quando sceglie lo fa sempre alla luce Sua e della Sua Parola, lasciandosi guidare dallo Spirito, fonte di perenne novit e creativit. Il discernimento un dono dello Spirito che illumina l'intelligenza e il cuore e ci d la capacit di leggere i segni dei tempi per scoprire la volont di Dio su di noi. 6.2. DIREZIONE SPIRITUALE Significa confrontarsi e consigliarsi con una persona "adulta nella fede" (guida spirituale), che ci aiuti a leggere la realt nostra e del mondo e a capire come il Signore parli in e a questa realt. 6.3. LECTIO DIVINA E' un metodo di ascolto e meditazione della Parola che si articola in cinque momenti: 1. lectio (lettura): leggo il testo e cerco di coglierne il senso, ricordando che non ho di fronte un libro qualsiasi, ma che ascolto una persona vivente che mi rivolge un messaggio personale. Lo ricevo come se lo ascoltassi per la prima volta; 2. meditatio (meditazione): invoco lo Spirito Santo perch venga in aiuto alla cecit della mia mente. Scruto la Parola con attenzione nuova. Acconsento a cambiare la mia volont e la mia mentalit per aderire alla volont di Dio; 3. oratio (preghiera): cerco di parlare a Dio a cuore aperto. Invoco Ges, mi faccio insegnare da Lui a pregare il Padre nel loro Spirito d'Amore; 4. contemplatio (contemplazione): se ho lasciato che la Parola, letta e meditata, illumini a lungo il mio cuore e la mia mente, se mi sono lasciato interpellare in profondit dal senso della Scrittura fino a maturare un desiderio di intimit costante con Dio, se ho pregato con fiducia, grazie allo Spirito, posso divenire partecipe della comunione d'amore delle tre persone divine, in quel silenzio che trascende ogni parola e ogni sensazione; 5. actio (azione): mi impegno a portare a compimento nella vita la luce ricevuta dalla Parola. Chiedo al Signore di insegnarmi ad essere pura trasparenza di Lui nella mie azioni. 6.4. LEGGERE I SEGNI DEI TEMPI "Il Popolo di Dio, mosso dalla fede, per cui crede di essere condotto dallo Spirito del Signore, che riempie l'universo, cerca di discernere negli avvenimenti, nelle richieste e nelle aspirazioni, cui prende parte insieme con gli altri uomini del nostro tempo, quali siano i veri segni della presenza o del disegno di Dio. La fede infatti tutto rischiara di una luce nuova, e svela le intenzioni di Dio sulla vocazione integrale dell'uomo, e perci guida l'intelligenza verso soluzioni pienamente umane" (GS n.11). 6.5. SPIRITO SANTO Per la sapienza dell'Oriente lo Spirito l'estasi di Dio, colui nel quale il Padre ed il Figlio escono da s per donarsi nell'amore (nella creazione, nella profezia, nell'Incarnazione, nella Chiesa). Lo Spirito emanazione di amore e di grazia. Secondo la tradizione dell'Occidente lo Spirito il vincolo dell'amore eterno, colui che unisce il Padre e il Figlio: " Ecco sono tre: l'Amante, l'Amato e l'Amore" (Sant'Agostino). 6.6. VITA SECONDO LO SPIRITO Significa lasciarsi andare allo Spirito accogliendolo come forza e suggeritore delle scelte di vita. Non vuol dire privilegiare aspetti o momenti particolari della nostra esistenza, ma coltivare il centro dell'esistenza stessa, assumerne tutte le dimensioni dando ad esse un'anima. Significa essere docili allo Spirito del Signore per guardare se stessi, la societ, la storia con gli occhi di Dio e scegliere e operare di conseguenza.