IL FONDAMENTO CRISTOLOGICO DELLA ESPERIENZA SPIRITUALE (testo di ALESSANDRO MANENTI) Dio personale e trascendente si comunica all'uomo nella storia tramite l'evento Cristo. Grazie a questo incontro l'uomo riceve una nuova coscienza di se stesso, la quale si concretizza in atti particolari di "prontezza incondizionata ad una radicale obbedienza per amore". I tre strati del messaggio cristiano: - nuova comunicazione di Dio nel mistero pasquale - conseguenze antropologiche (=atteggiamenti fondamentali circa il "come vivere") - implicazioni pratiche (atti particolari circa il "che cosa fare") I. PRIMO STRATO: NUOVA COMUNICAZIONE DI DIO NEL MISTERO PASQUALE 1. Dio si presenta in Cristo con una nuova coscienza di se stesso. La novita' di Cristo non e' una dottrina morale. Gesu' non ha portato una nuova legge da fare entrare in vigore al posto della vecchia. Non da' qualcosa di quantitativamente maggiore dell'antico testamento. Se cosi' fosse, rimarrebbe sulla linea dell'antico testamento. Vedi ad esempio la differenza del concetto di fede nell'A. e N. Testamento. Nel N.T. la fede non e' in primo luogo fare cio' che Dio comanda, ma e' relazione gratuita (per questo nella fede non c'e' vanto), e' basare la propria esistenza su un Altro. Questa definizione non era possibile nell'AT perche' Cristo, fondamento della fede, non era ancora stato rivelato. Gesu' porta una nuova coscienza di Dio finora non presente, che diverra' per il cristiano occasione di nuova coscienza morale e stile di azione. Cfr. Dei Verbum nn 3 e 4: "Gesu' compie e completa la rivelazione e la corrobora con la testimonianza divina, che cioe' Dio e' con noi per liberarci dalle tenebre del peccato e della morte e risuscitarci per la vita eterna" (n.4). Cfr. Galati 2, 20 : "questa vita nella carne, io la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha dato questa prova d'amore e si e' consegnato in balia di me" 2. Il luogo della nuova rivelazione e' il mistero pasquale. Il mistero pasquale permette di annodare la rivelazione e la storia. Nel mistero pasquale c'e' il concetto della rivelazione come auto-comunicazione divina che si attua nella storia e deve percio' essere accolta nella storia. La croce di Cristo e' sintesi di assoluto e storia, di trascendenza e immanenza: da quel fatto in poi, la salvezza definitiva si puo' conoscere nella storia e attuarla in essa in modo progressivo. Se la salvezza si e' attuata in un atto storico, Dio deve essere accettato in un atto altrettanto storico. Questa "sintesi incarnatoria" determina la comprensione della realta'. Alcuni esempi di mentalita' incarnatoria: - nella storia relativa e' possibile una decisione assoluta perche' nella incarnazione e' stata possibile una decisione assoluta di Dio verso di noi. - una decisione assoluta si puo' realizzare progressivamente attraverso decisioni particolari perche' anche la decisione di Cristo si e' esplicitata in tanti atti storici particolari fino al loro completamento nella croce. - e' possibile una decisione libera, fatta da un uomo plasmatore della propria storia, perche' queste furono le caratteristiche della decisione di Cristo. - se la salvezza definitiva si e' realizzata in un evento storico, allora e' possibile arrivare ad una verita' assoluta anche nella storia e quindi l'uomo non e' piu' condannato alla rassegnazione - se Dio si e' fatto, in tutto, simile agli uomini, allora possiamo affermare che tutti gli uomini hanno pari dignita' - se Dio e' creatore, allora posso sfruttare fino in fondo la mia capacita' di crescita come creazione progressiva di me stesso. Nota bene: la dignita' e validita' della realta' il cristiano non la fonda in un futuro oscuro ma nella consapevolezza di un passato salvifico tuttora operante. Da un dato di fatto che storicamente appartiene al passato, si deduce la solidita' della realta' attuale. Voltandosi indietro, il cristiano trova il valore dell'oggi. Esempio tipico: il concetto dell'amore per il fratello. Il motivo non e' filantropico ma cristocentrico: l'amore cristiano e' tale perche' si rivolge ad un altro che gia' partecipa della comunione con Dio, che e' gia' inglobato nel Regno venuto. La base e' dunque una esperienza antecedente. Questo elemento di ricordo produce la speranza come un azzardarsi ad amare l'altro in modo nuovo. II. SECONDO STRATO:NUOVA COSCIENZA DEL CRISTIANO La sintesi assoluto-storia diventa nel cristiano nuova coscienza di se'. La logica appena descritta del "poiche' accadde, quindi oggi e'..." vale anche quando il cristiano passa a definire se stesso: "poiche' Cristo fu, quindi sono...". Rivelandosi in Gesu' Cristo, l'uomo riceve (verbo passivo!) la coscienza di Cristo che produce nell'uomo stesso una nuova coscienza di se'. La coscienza di Cristo diventa la auto-coscienza del cristiano. Cio' che Cristo ha fatto lo puo' fare anche l'uomo. Accettare la rivelazione, accettare la comunione con Dio, accettare Cristo, formulare la propria identita' diventano termini sinonimi. (N.B. il cristiano trae identita' dal rapporto. E' la relazione che crea identita'. Questo, psicologicamente, e' un processo patologico, a meno che non si realizzi solo nei primi anni di vita) Questa nuova coscienza e' un atteggiamento fondamentale: prontezza incondizionata ad una radicale obbedienza per amore. Si tratta di un orientamento nuovo imposto liberamente alla propria vita. Esempio tipico della logica "poiche' fu, quindi e'": il cristiano come nuova creatura (1 Cor. 15,45). Cristo e' il nuovo Adamo che ha trionfato sulla morte. lui e' diventato lo "Spirito datore di vita" e questo dato ci impone di vedere l'uomo come creatura nuova, che porta "l'immagine dell'uomo celeste" con la possibilita' di non morire piu'; l'uomo puo' essere visto come storia orientata a Cristo, per cui morte e vita sono realta' positive perche' modalita' differenti di andare verso Cristo. Ma vediamo meglio: cosa vuol dire leggere la propria identita' alla luce del mistero pasquale? 1. L'atto di fede non si riduce mai ad una affermazione intellettuale ma e' sempre l'espressione di un rapporto interpersonale. Questo rapporto e' indicato con la formula "la sequela Christi". Gli esempi della vita di Gesu' possono diventare il modello per la nostra vita. La nuova coscienza del cristiano gli fa dire: se Cristo lo ha fatto, lo posso fare anch'io". L'affermazione "Dio si e' fatto uomo" diventa per il suo stesso dire operativa: io ho una nuova identita'. La nuova coscienza di se' e' cosi' formulabile: prontezza incondizionata ad una radicale obbedienza per amore : stato di volere per cui non c'e' bisogno di persuasione per arrivare a decidersi. Questa nuova definizione (in chiave relazionale) di se' non e' in termini di superiorita' esibizionistica ma in termini di maggiore responsabilit': il cristiano non e' superiore agli altri ma e' chiamato a mete piu' alte. 2. L'atto di fede e' sempre una unita' indissolubile fra elemento teologico e psicologico. Il rapporto interpersonale e' incontro fra due realta': la psiche dell'uomo (elemento antropologico) e la proposta di Dio (elemento teologico). Come vivere questa unita' e' un compito della coscienza e a volte non e' facile (come conciliare l'esperienza umana di voglia di vendetta con il perdono cristiano quando si tratta di affrontare in tribunale i sequestratori di mio figlio?) Elemento teologico: non offre contenuti categoriali ma un orizzonte comprensivo o di significato . Ci parla della meta dell'uomo, della definizione di liberta' impegno, morte.... E' una matrice di senso. Il cristiano e il non cristiano possono usare gli stessi termini per descrivere esperienze di vita (felicita', decisione, amore, solidarieta'....) ma la Rivelazione impone al cristiano di ridefinire quei termini fino al punto che possono ricevere un significato opposto a quello che a loro compete solo in una semantica umana. Cambiano appunto i criteri di comprensione della realta' (pensa ad esempio alla nuova definizione cristiana data al termine felicita' e realizzazione di se'). Elemento psicologico: offre i contenuti che attendono di essere dotati di senso. Questi contenuti sono tutto cio' che costituisce il vissuto dell'uomo: sua realta' intrapsichici (bisogni neutrali e dissonanti), relazioni umane (comunita' degli uomini, famiglia, volontariato...), ambiente di vita (mondo della politica, del teatro, dell'economia...). Noi ci riferiamo soprattutto ai contenuti intrapsichici. Essi sono le potenzialita' dell'uomo e i suoi modi di operare, i suoi dinamismi. Queste potenzialita' umane richiedono di essere attuate, dotate di senso, condotte al loro oggetto proprio e, soprattutto, richiedono di essere orientate verso quell'oggetto che massimamente le puo' soddisfare oltre il quale ogni ulteriore ricerca e' impossibile. La psicologia ce lo insegna chiaramente: non sono i bisogni psichici a darsi il senso ultimo e l'oggetto ultimo! (anche la rivelazione insegna che non e' la realta' data a imporre il suo significato:: cfr. ad es. il concetto di perfezione in Filippesi 3). 3. Come pensare il senso di questa unita'. Dobbiamo ricordare che la fede richiama sempre un substrato umano: piu' la persona ha familiarita' con la propria umanita', piu' la sua fede diventa significativa e viceversa, nell'atto di fede l'uomo capisce pienamente la propria esistenza. * No al modello della negazione. Unita' non e' negazione (annullamento) dell'elemento psicologico. Cio' che prima c'era ora non deve esserci piu' (aggressivita', esibizionismo....) * No al modello della sostituzione: il posto occupato dallo psichico deve essere rimpiazzato dallo spirituale! Il cristianesimo non opera una sostituzione di natura ma semmai opera una ridistribuzione del campo umano in vista di un fine. (Spesso si sente dire: come uomo ti condannerei, ma come cristiano di devo perdonare; se dipendesse da me mi sceglierei una bella ragazza, ma Dio mi chiama a fare il prete). Erroneamente a volte si pensa, con questo modello, che al posto della aggressivita' ci deve essere amore, al posto dell'eros ci deve essere l'agape, al posto dell'amore umano di benevolenza ci deve essere l'amore di oblazione. Invece, la natura umana non viene rimpiazzata da una natura divina; i sentimenti umani rimangono intatti nella loro bonta' o malizia, semmai dovranno essere sottoposti al vaglio della educazione e selezione (cioe' "sanati" nel senso che diremo fra poco). * No al modello della linearita': io sarei gia' completo nella mia identita' e la fede aggiunge una "rifinitura" o una miglioria in cio' che pero' gia' sostanzialmente sono. In questo caso la fede aggiungerebbe qualcosa ad una realta' gia' in se' completa e costituita. * si al modello della incarnazione: la nuova realta' salvifica opera dentro a una realta' gia' data e la sua presenza e' gia' all'inizio di questa realta' data. La fede si vive gia' a livello del buon uso delle cose o del denaro; gia' nel rapporto di amicizia la fede ha qualcosa da dire e non incomincia a parlarmi solo quando mi interrogo sui miei doveri verso Dio. La fede si incarna in tutte le realta' dell'uomo. Questo modello incarnatorio dice dunque che la fede presuppone e mantiene la realta' umana. Presuppone: per essere viva ha bisogno della realta' umana. Come posso amare Dio che non vedo se non amo il fratello che vedo? come faccio ad essere cristiano se sono confuso come uomo? Come faccio a dirmi uomo di fede se non sono amico di mia moglie? Come posso educare cristianamente i miei figli se non mi diverto mai con loro? Senza queste basi, l'assenso di fede sara' compensatorio; non piu' l'espressione di una ricchezza di vita umana ma il tentativo di difendersi ricorrendo ad un Dio tappa-buchi; non piu' un rapporto interpersonale ma un tentativo disperato di evitare il fallimento come uomo. La religione viene scambiata per psicoterapia e Dio per il terapista. Non trovandosi o disprezzandosi come uomo, l'uomo supplisce con Dio. Mantiene: il rapporto con Dio non dice rinuncia al mondo psichico. Per unirsi a Dio non e' necessario disprezzare la realta'. Per essere sposi cristiani non e' necessario tralasciare il compito di diventare amici. L'atto di fede mantiene intatta la realta' sensibile e materiale. I motivi di fede non possono far evadere dai compiti quotidiani. La nuova identita' cristiana non annulla la previa identita' psicologica. Semmai, le da' un nuovo ordinamento. * si' al modello della redenzione: la fede aggiunge senso al materiale umano. Vivere il matrimonio come sacramento e' piu' che viverlo come patto sociale o privato. Il perdono cristiano e' tutt'altro e molto piu' del dire: "passiamoci sopra, non pensiamoci piu'". La fede completa e supera la realta' umana . Completa: estende l'ambito e il significato dell'esistere, ne porta avanti le caratteristiche conducendole ad una attuazione piu' piena, entro un contesto piu' ricco. La vita umana diventa Piu'' profonda, sicura, significativa, perche' inclusa in una finalita' nuova. Il fatto che Dio si innamori dell'uomo esalta e glorifica tutti i valori naturali, se genuini. Amando Dio, l'uomo si sente piu' animale, sociale, razionale. Supera: l'atto di fede da' una nuova capacita'-dono all'uomo. E' la capacita' di poter amare con tutto il cuore, con tutta l'anima, con tutta la volonta' e con tutte le proprie forze. E' una superiorita' del cristiano, anche se non va intesa in senso esibizionistico. Una superiorita' di dono e di responsabilit'. Il modello della incarnazione e redenzione confermano l'affermazione che tutto la vita ha a che fare con la opzione per Dio. Dio e' alla fine ma anche all'inizio della nostra esistenza psichica. Ecco perche' la coscienza di se' che il cristiano deduce dall'evento pasquale e' davvero nuova. * si' al modello della causalita' circolare (e non lineare) la circolarita' dice : se A dunque B e se B dunque A. Da qualunque parte si incominci la conclusione e' sempre la stessa e da qualunque conclusione si parta si torna sempre allo stesso inizio. Interrogarsi sulla fede e' ritrovarsi ad esaminare la propria esistenza quotidiana; riflettere su noi stessi e' aprirsi alla domanda su Dio. Questa circolarita' e' ben espressa nella formula: contemplativi in azione. III. ARTICOLAZIONE DELLA NUOVA IDENTITA' CRISTIANA Come si realizza l'unita' fra elemento teologico e antropologico? L'unita' si realizza su due piani. In altre parole, la nuova identita' cristiana riguarda due aspetti: * natura elevata dalla grazia * natura sanata dalla grazia Entrambi gli aspetti, insieme, costituiscono la conformazione a Cristo . (Il primo aspetto giustifica la vita come fede e carita', il secondo come speranza.) Natura elevata dalla grazia. Qui la domanda e': a che cosa Dio chiama? quale e' il fine ultimo al quale le operazioni umane possono giungere? A che cosa eleva la chiamata? Come si vede, la prospettiva e' finalistica: le operazioni umane sono viste alla luce del fine. La risposta del cristianesimo: la nuova comunicazione di Dio non solo presuppone e mantiene lo psichismo umano ma lo completa e lo supera. E' la esperienza del "magis". Si tratta di un piu' di proposta e di realizzazione. Un "piu'" di proposta. L'obiettivo offerto all'uomo e' la trascendenza teocentrica. L'uomo puo' ambire a tanto: amare come Dio ama. L'uomo puo' ambire a ritrovare se stesso mediante l'acquisto di un io piu' vero, piu' proprio e piu' autentico (trascendenza egocentrica). Ma non basta: puo' anche ambire alla progressiva realizzazione della comunita' umana (trascendenza filantropica-sociale). Ma non basta: puo' anche ambire ad oltrepassare i confini della propria realta' per raggiungere Dio che anche attrae l'uomo a farlo (trascendenza teocentrica). E non basta ancora: puo' orientarsi a Dio con una trascendenza di conoscenza, cercando il vero (conversione intellettuale). Di piu': con una trascendenza di moralita', cercando il vero che e' anche il buono (conversione morale). Di piu': con una trascendenza di amore, cercando il vero che e' anche buono e che e' anche sommamente apprezzabile (conversione religiosa). Un "piu'" di realizzazione. Quando Dio eleva il cuore umano ad un obiettivo piu' alto, egli si offre anche il realizzatore massimo di cio' che l'uomo gia' e'. La chiamata alla trascendenza comporta la promessa di realizzazione massima della umanita'. Nell'ottica della chiama alla trascendenza teocentrica (ama come Cristo ha amato) le potenzialita' antropologiche ricevono un'apertura a un orizzonte qualitativamente nuovo e una attuazione massima di cio' che e' in loro solo implicito. Alla luce della fede, l'uomo vive in maggiore profondita' la sua umanita', esaurendone, per cosi' dire, tutte le implicazioni. Porta la sua umanita' alla estrema esasperazione. Tutti gli aspetti umani vengono assolutizzati, sia quelli auto-centrati che quelli eterocentrati. In una prospettiva di fede, l'uomo porta alle estreme conseguenze i suoi germi di bonta', altruismo, dedizione... come anche sperimenta fino in fondo la malizia dei suoi germi di aggressivita', esibizionismo, paura... Nel quadro della fede, tutta la sensibilita' umana viene esasperata vero l'alto o verso il basso, per cui si fanno piu' acute e pregnanti le possibilita' di bonta' e di malizia di cui il nostro cuore e' capace. Piu' santo ma piu' peccatore, piu' onesto ma piu' in colpa... Esempi di esasperazione, verso l'alto, di potenzialita' positive: il bisogno naturale di aiutare gli altri, viene esasperato fino al punto che si puo' aiutarli senza ricevere il conforto della risposta e fino al punto di vedere nel volto dell'altro il volto di Dio; il bisogno naturale di compiere cose significative e' portato al suo estremo massimo di vedere significativa la vita perche' e' collaborazione al piano redentore di Dio; il bisogno di reagire agli ostacoli diventa capacita' di fermezza fino alla morte e di fronte alla morte, per cui il martirio non e' segno di disfatta ma di vittoria suprema.... Si puo' legittimamente concludere che la presenza di Dio nella storia ha qualitativamente mutato l'autocomprensione dell'uomo; la storia del cristiano ha ricevuto una nuova qualita', un nuovo senso non previamente dato sul piano naturale, ma che proviene da un discernimento antropologico ispirato alla fede. Natura sanata. Gesu' Cristo, rivelazione del Padre, e' la nostra riconciliazione. Nell'uomo si realizza una liberta' riconciliata. Qui la domanda e': come puo' il cristiano trascendersi, dato che ha una natura contraddittoria, una dialettica di base? come puo' rispondere a Dio pur sapendo che il suo sistema motivazionale e' segnato dalla ambiguita'. Come diventa il sistema motivazionale dell'uomo quando entra in dialogo con Dio? La risposta del cristianesimo: la contraddittorieta' e' sanata quando e' vissuta come occasione di rinnovata sottomissione a Dio e come stimolo per il desiderio di crescere nell'amore per Dio. La contradditorieta' favorisce quindi le caratteristiche di liberta' e responsabilit' del si' a Dio. (Sanata, quindi, non nel senso che e' abolita ma nel senso che la ambiguita' di fondo viene privata del suo pungiglione mortale e anziche' essere strada chiusa diventa mediazione per la crescita). Per capire questo concetto usiamo l'esempio dei limiti intrapsichici. Per il cristiano l'esperienza del limite non e' la "strada chiusa", l'impedimento alla santita' ma e' occasione di decisione e segnale che indica una realta' al di la' di esso Infatti il reale e' composto da due aspetti: - reale come esistente (visibile) - reale come aspirazione : cio' che ancora non c'e' ma puo' realizzarsi, oppure cio' che gia' esiste non completamente ma come germe di intuizione ancora nascosta . Esempio del primo caso: l'innamorato che aspira a sposarsi o l'artista che ha un'idea geniale e vuole metterla in opera. Esempio del secondo caso: lo stesso innamorato o artista che gustando l'incontro d'amore o di arte finalmente realizzato ne gioisce ma anche ne vede l'incompiutezza per cui alla sensazione di piacere si aggiunge l'insoddisfazione perche' qualcosa di piu' e di meglio puo' ancora essere tentato. Il limite della prestazione attuale permette all'amore e all'a creativita' artistica di svilupparsi ulteriormente in nuove opere. (leggi, in questo senso la parabola delle vergini stolte, l'appello al vigilare; al saper cogliere la "nube all'orizzonte"). Comprendere in questo modo il reale e' proprio della "conversione intellettuale" di cui parla Lonergan: conoscere non e' uguale al guardare ma il mondo reale e' mediato dal significato che tuttavia non e' immediatamente visibile . In questa visione del reale il limite e' una specie di membrana di demarcazione: al di qua' c'e' il reale come esistente, al di la' c'e' il reale come aspirazione. Questa membrana puo' essere spostata ma mai abolita. Ogni nuova acquisizione e' un allargamento del desiderio attuato ma prospetta tracce di nuove possibili evoluzioni. Rimarra' sempre l'esperienza del limite e anzi, e' proprio la persistenza del limite che garantisce questa dinamica del gia' e non ancora. Se il limite venisse abolito, la distanza fra l'esistenza attuata e le aspirazioni da attuare non ci sarebbe piu': realta' e aspirazione si identificherebbero. Ma cosi', cessa il desiderio! subentra la quiescenza! la vita e' morta! (non rimane che ripetere le stesse operazioni in una circolarita' che si ripete in eterno: vedi l'illusione del ricco stolto.) Ma il limite come "membrana di demarcazione" ha anche il potere di uccidere il desiderio. Visto che rimane sempre uno scarto fra attuazione e desiderio, insorge l'avvilimento. La persona cessa di sperare e diventa "realista": crede solo in cio' che vede, sente, tocca. Le aspirazioni e la passionalita' lasciano il posto allo scetticismo realista. Alternativa al non morire di noia: fuga nel sogno. Ci si situa al di la' dell'esistente, lo si ignora e si entra nel mondo delle fantasie, dei desideri-illusione che non si realizzeranno mai ma che almeno servono da evasione dalla realta' amara e castrante. Ci sono quindi tre modi di affrontare il limite: record invalicabile: grettezza quotidiana e conseguente fuga nella fantasia come grido di protesta contro il reale esistente; record abolibile: concetto megalomane di se'; grandi ideazioni senza seguito esecutivo e possibile ultimo esito che nulla ha senso. limite come occasione di rinnovato impegno: giusta astinenza, passione come soffrire sopportare, speranza. Natura umana sanata significa dunque che il limite non e' abolito ma diventa occasione per mantenere in vita il desiderio. Nell'ottica della fede, l'uomo puo' vivere di speranza. E' possibile vivere in uno stato di "astinenza" e di "vigilia": due situazioni che permettono l'apparire del desiderio . La stessa linea di pensiero puo' essere fatta a proposito dei limiti sociali. Proprio per il significato che il limite assume, il cristiano ha un posto privilegiato nei focolai di conflitto causati dalla storia del peccato. Li sceglie come luogo di vita non perche' e' masochista ma perche' sa che il conflitto e' il terreno della passione e la occasione per dimostrare la sua competenza che non consiste nel dare una soluzione politica ma nel dispiegare una contro-storia salvifica. Gestire in questo modo il limite, fa emergere una caratteristica del cristiano: quella di essere per definizione un "out-sider". La sua scelta contiene sempre un elemento di accusa del mondo. E' un anti-conformista per eccellenza, come anticonformista e' stata la croce di Cristo. E' in una posizione di insanabile disagio con il suo vicinato, fino al limite massimo di essere oggetto di persecuzione. IV. terzo strato: dagli atteggiamenti agli atti La prontezza interiore ad una radicale obbedienza per amore (secondo strato) si trasforma in azioni concrete. Questa traduzione degli atteggiamenti in atti e' favorita da "esperienze ponte". Si tratta di quelle situazioni di vita che maggiormente sollecitano un riferimento ai valori cristiani, perche' situazioni di frontiera, che fanno toccare con mano l'esistenza della membrana di demarcazione. La risposta a queste situazioni non puo' essere nel vivere quotidiano (reale come esistente) ma nel reale come aspirazione. Ci vuole una risposta non tecnica ma che scaturisca dal sistema dei nostri desideri . Queste situazioni sono privilegiate perche' sollecitano l'esercizio della intenzionalita' cristiana. Non quindi a causa della loro urgenza psicologica o sociale, ma a causa della loro sfida incarnatoria (e quindi, le risposte che diamo non possono rispondere solo ad esigenze psicologiche o sociali ma devono suscitare un aumento di fede, almeno in chi da' tali risposte!). Le esperienze di crescita sono esperienze di integrazione Ogni esperienza umana puo' essere occasione di esercizio nella fede. A patto pero' che rispetti certe caratteristiche. Una esperienza fa crescere (cioe' porta a lodare Dio per essere stati creati e redenti) se in essa viene rispettato il suo specifico umano e viene realizzato lo specifico cristiano del messaggio. Una esperienza e' di crescita quando garantisce la fedelta' ai due aspetti: umano e cristiano. Ad esempio, non fa crescere (perche' carente di umanita'): - una intensa preghiera personale vissuta in un quadro di vita gretto, scorbutico, dispersivo, solitario, - il servizio agli altri cosi' "disponibile" da non aver piu' tempo per il proprio riposo e svago, - la scelta familiare di adottare un bambino o di fare un servizio in parrocchia, quando non si cura anche la intimita' e il dialogo in famiglia, Queste non sono esperienze di crescita, perche' vanno contro al principio suddetto che la fede presuppone e mantiene la vita. Viceversa, non fa crescere (perche'' carente dello specifico cristiano): - il servizio filantropico agli altri che pero' non porta ad una scelta personale di vita (sempre disponibile, ma da libero battitore), - la cura per la propria famiglia senza preoccuparsi dei bisogni della comunita' circostante, - l'onesta' professionale vissuta in un quadro di correttezza sociale senza il coraggio di dire anche a parole che si crede in Dio. Queste non sono esperienze di crescita perche' vanno contro al principio suddetto che la fede integra e supera la vita. Come si vede, il bene e' sempre un bene integrale della persona, considerata come totalita', in tutte le sue parti e in tutte le sue relazioni. In tutte le sue parti: quanto alla salute biologica e le altre capacita' umane (in altre parole, corpo e anima); in tutte le sue relazioni: con Dio, con gli altri, con se stessi, con i beni del mondo. Un bene particolare e' veramente tale quando e' conciliabile con il bene integrale della persona . Il rispetto simultaneo dello specifico umano e cristiano non sempre e' facile da raggiungere: pensiamo ad esempio alla attivita' politica ed economica fatta da un battezzato; alla esperienza del perdono cristiano da parte di chi si e' visto sequestrare il figlio di 10 anni; la testimonianza cristiana in un paese dove comanda la mafia. Comunque faticosa, la sintesi dei due aspetti deve essere fatta. Non e' possibile metterli in contrapposizione in modo che uno cancella l'altro. Come non posso mai rinunciare alla mia fede, cosi' non posso mai rinunciare alla mia umanita'. La fede non puo' mai' distruggere l'umano in me (andremmo contro la sintesi incarnatoria, tipica novita' del messaggio pasquale), semmai ne richiede una diversa interpretazione. Le caratteristiche umana possono ricevere una nuova e diversa definizione quando vengono integrate dalla fede. La fede puo' legittimamente dare una nuova definizione delle componenti umane e, a causa di questa nuova definizione, posso anche rinunciare a parte della mia umanita'. Ma questa rinuncia non e' giustificata dal disprezzo per la parte in causa, ma dall'apprezzamento per un superiore modalita' di esistere (pensa ad es. al celibato). Insomma, la realta' umana deve essere rispettata fino al punto da poter essere re-interpretata ma mai denigrata. Ad esempio, ricevono una nuova definizione le parole umane di decisione, felicita', realizzazione di se', pace, salute, sessualit'. Le parole sono le stesse, senza o con il quadro della fede, ma la loro definizione cambia radicalmente quando e' fatta alla luce della fede. Per cui le due definizioni contengono differenze dialettiche e non solo complementari. In forza e nel quadro della nuove definizione, l'umano puo' subire amputazioni. Prendiamo il termine "realizzarsi". Viene spesso usato come schema di riferimento per un modello globale di esistenza con il significato che vivere bene vuol dire non solo essere padrone della propria esistenza, ma anche soggetto indiscusso e indiscutibile dei propri atti. Secondo questa logica le incertezze, i sensi di colpa, la tensione, la croce o la voce della coscienza sono realt' da tacitare. Ben diverso e' il concetto cristiano di realizzazione: la conseguenza derivata dalla ricerca di un obiettivo, diverso dal soggetto ricercante e che funga da significato in se stesso, ben distinto dai risultati che produce. E' la realizzazione come superamento di se' e non solo come gratificazione o espressione di se'. E in questa logica di realizzazione ci puo' stare anche la croce (che non e' disprezzo ma nuova comprensione della mia umanita'). Viceversa, l'insuccesso e il fallimento e' visto come una mancata soddisfazione delle esigenze pi' immediate o come impedimento ad affermare il meglio di se'. Il fallimento cristiano e' invece aver mancato l'obiettivo, diverso e distinto dalla realt' soggettiva e che funge da organizzatore delle scelte di azione. A causa della non facile sintesi incarnatoria da operare nelle esperienze umane, tutte le nostre concretizzazioni dell'atteggiamento interiore di fede mantengono sempre il carattere della provvisoriet'. Il concetto di analogia ci ricorda che le nostre azioni realizzano il senso contenuto nel mistero pasquale senza mai esaurirlo. Per questo, il cristiano relativizza sempre ogni soluzione storica ed e' per natura allergico ad ogni totalitarismo e definitivita' di ogni soluzione. E' consapevole che si possono trovare sempre nuove soluzioni che, meglio delle attuali, sanno tradurre la sua radicale prontezza interiore ad una radicale obbedienza per amore. Deduzione sotto forma di consistenza La traduzione di questo atteggiamento interiore in azione non e' sotto forma di deduzione logica ma di deduzione a forma di consistenza (ricorda il modello della circolarita'). Deduzione logica: dato A segue B. A influenza B ma non e' influenzato da B. Giunti a B il movimento si arresta. Deduzione in forma di consistenza: dato A segue B. Ma B influenza A sviluppandolo in A1 e A1 produrra' B1 che influenza su A1 sviluppandolo in A2 che origina B2 e cosi' all'infinito. Spiegazione: in base alla nuova autocomunicazione di Dio nel mistero pasquale (1.0 strato) il cristiano si e' formato dei nuovi atteggiamenti interiori (2.0 strato). Essi servono da orizzonte e da guida nelle varie situazioni di vita, sono una specie di "occhio clinico" che gli offre suggerimenti su cosa fare. Questi atti non sono "pre-contenuti" univocamente negli atteggiamenti fondamentali (il come fare non contiene gia' il che cosa fare): e' la coscienza che deve dedurre progressivamente le indicazioni per l'agire concreto; il credente cerca sempre nuovi tentativi per far trasparire i suoi atteggiamenti fondamentali nelle situazioni concrete (cristiano archeologo). Esempio: quando il cristiano si sposa in chiesa sa (piu' o meno!) cosa significhi sposarsi nel Signore. Con il sacramento pone un quadro interpretativo per il suo futuro. Non sa pero' che cosa quel futuro gli riserva: esso rimane una incognita, tutta da scoprire. Sa pero' una cosa: qualunque cosa capitera', dovra' essere letta e vissuta alla luce del quadro interpretativo gia' posto. La decisione di oggi serve per gestire il futuro: una decisione futura sara' da lui qualificata come riuscita solo se rimane nella linea di questo primo inizio liberamente scelto. Il suo futuro sara' vero nella misura in cui rimane fedele a questo inizio. Non sa in anticipo che cosa fara' e che cosa capitera', ma sa gia' (o dovrebbe saperlo!) come dovrebbe fare e come affrontare cio' che capitera'. Gli atti futuri, le decisioni che si prenderanno, gli inconvenienti che capiteranno vengono attuati secondo uno stile dedotto dall'atteggiamento interiore di fede. Si tratta quindi di un lavoro di deduzione. Ma questa deduzione non e' di sillogistico o logico: oggi pongo l'atteggiamento interiore e per domani non rimane altro che "srotolare" cio' che oggi ho deciso. In questo caso non ci sarebbe crescita ma, un cammino lineare e orizzontale con nulla di nuovo se non nell'aspetto dei contenuti (azioni nuove ma secondo un atteggiamento di fede che rimane statico, non soggetto a crescita). La deduzione e' circolare, ossia a forma di consistenza. Gli atteggiamenti determinano gli atti e gli atti rivelano nuovi significati dell'atteggiamento che li ha originati. Gli atti non solo applicano ma sfidano la coscienza ad approfondirsi sempre di piu' . (Esempio fatto a scuola dell'apparecchio della pressione). Momenti di questa deduzione: - esprimere un atto che non sia inferiore del previo atteggiamento interiore (= usare i talenti a disposizione; svolgere una attivita' che sia espressiva delle nostre capacita' personali) - esprimere un atto che sia superiore al previo atteggiamento interiore (= se ho ricevuto 2 talenti ne devo restituire 4; svolgere una attivita' che sia superiore alle nostre capacita'). In questa deduzione c'e' il sovrappiu' di compito: rischiare cose piu' grosse di noi, "fare il passo piu' lungo della gamba". L'atto deve essere il prodotto di un "lavoro a rischio": non solo espressivo di cio' che gia' sono ma espressivo della mia fede, cioe' fiducia in Dio "che puo' anche farci spostare le montagne". Se si potesse scomporre quell'atto, troverei che in parte e' dovuto alle mie capacita' previe, ma in parte e' dovuto alla mia fiducia in Dio. Ecco perche' e' possibile dire: "gli uomini vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che e' nei cieli" (Mt. 5,16). Se quell'opera fosse espressione solo della mia bonta' attuale, gli altri darebbero lode a me. Poiche' contengono la mia fiducia in Dio, loro possono passare a vedere in esse la potenza di Dio. - un atto con queste caratteristiche ha un effetto eco (feed-back): provoca l'atteggiamento originante ad adeguarsi. L'atteggiamento antecedente cresce di conseguenza e il nuovo atto da esso prodotto si ripercoter' di nuovo sull'atteggiamento originante facendolo, a sua volta, crescere. Si tratta quindi non piu' di una crescita lineare-orizzontale, ma di una crescita circolare e verticale (meglio: un verticale ondulato a causa del peccato). Si vede qui il concetto di crescita cristiana: il cristiano si e' formato quando ha innescato dentro di se' questa logica di circolarita' progressiva. La vera domanda da farsi non e': sapra' un domani vivere cio' che ha oggi imparato? Ma e': sapra' un domani dedurre ulteriori significati da cio' che oggi ha imparato? La vera domanda non e': la persona e' cambiata in questi anni? (si puo' cambiare per compiacenza! o ci puo' essere la "sindrome" del tunnel). Ma e': la persona sara' capace di cambiare ulteriormente? Crescere non vuol dire cambiare, ma cambiare nella capacita' di cambiare ulteriormente . Si chiariscono allora le tre caratteristiche dell'azione cristiana: intensita', provocazione, rischio (una quarta l'abbiamo vista precedentemente: la provvisorieta'). Intensita': il nucleo ispiratore dell'azione e' la consapevolezza della nuova coscienza di se' dedotta dal mistero pasquale. E' questa piccola ed elementare scintilla che la definisce cristiana. L'agire non vale perche' produce, ha frutto, cambia il mondo, ma vale perche' esprime cio' che si e' realizzato nel fatto della croce di Cristo (in questo senso vanno le parabole del regno). Provocazione: l'azione cristiana fa crescere chi la compie (e non necessariamente colui in favore del quale la si compie!). Poiche' contiene una forza non dedotta dalle proprie capacita' naturali ma dall'essersi fidati di Dio, essa e' una conferma che ci si puo' ulteriormente e piu' spudoratamente fidarsi di Dio. Rischio: le azioni rispecchiano la previa fiducia in Dio. Quindi sono attuate anche a rischio di perdere l'immagine di se stessi di fronte al mondo, a rischio di non riuscire piu' a giustificarle con argomenti logici, a rischio di osare per eccesso fino a peccare. Il credente, non piu' preoccupato di cautelarsi, non e' condannato al successo e ha la liberta' di perdersi. Cio' vuol dire: schiettezza, calma, determinazione, creativita', inventiva... . Non hanno piu' senso certi dubbi del tipo: "fino a che punto posso...." "e' permesso dalla legge?", "e' conveniente farlo?".. V. Identificazione con Cristo in senso analogico (Analogia Entis) "Attraverso la grandezza e bellezza delle creature si pu conoscere per proporzione colui che ne il creatore"(Sap.13,5) Definizione dei termini: equivoco:uno stesso termine si applica a oggetti diversi che non hanno niente in comune (omonimia). Es: cane come animale e come costellazione celeste). univoco:un termine si applica a pi oggetti con lo stesso significato. (es:genere maschile si applica all'uomo e al cane). analogo:uno stesso termine si applica a realt diverse (perci subisce un mutamento essenziale di significato come il termine equivoco),senza per questo perdere l'unit del suo contenuto ossia l'unit del suo significato (come il termine univoco). Es:padre applicato a Dio, al genitore,al prete. L'analogia dice unit e differenze tra cose diverse:c' somiglianza di relazione fra cose diverse che tuttavia partecipano ad un unico significato. analogia di attribuzione:(detta anche di rapporto):una cosa riceve un attributo per rapporto ad un'altra ma solo quest'ultima ne realizza il vero significato. (es:madre terra) analogia di proporzionalit:(detta anche di uguaglianza di rapporto): una cosa riceve un attributo da un'altra ma entrambe ne realizzano il significato anche se in proporzione diversa (Dio giusto, uomo giusto).Questa analogia di proporzionalit non una somiglianza generica n una somiglianza imperfetta ma "uguaglianza perfetta di rapporti in cose affatto dissimili" (Kant) Fra Dio e l'uomo c' una analogia di proporzionalit in senso proprio:c' identit e differenza. I termini santit,perfezione,amore...sono attribuiti a Dio e alle creature n univocamente n equivocamente ma analogicamente,cio secondo proporzione. La molteplicit degli enti finiti (tutte le realt umane compresa l'uomo) si riferisce e si fonda sulla realt prima:Dio.Queste realt partecipano alla realt prima per cui fra di esse esiste un rapporto di unit fatto per di un contenuto analogico il quale un predicato "per essentiam della realt prima e un predicato "per partecipazione degli altri enti. (4.0 concilio lateranense del 1215: inter creatorem et creaturam non potest tanto similitudo notari, quin inter eos maior sit dissimilitudo notanda). Questa similitudine analogica dell'uomo con Dio sar attuata dalla grazia operante: la corrispondenza tra uomo e Dio in virt della grazia non esclude ma presuppone l'esistenza di una analogia nell'essere creaturale dell'uomo con Dio. L'uomo st in analogia con dio anche come essere creato. Questa analogia creaturale aperta alla analogia della fede, anzi quest'ultima che la porta a pienezza, ma gi la analogia creaturale rende l'uomo capace di percepire Dio. Applicazione esemplificativa del concetto di analogia al rapporto Chiesa - mondo Fra chiesa e mondo non c' monismo n dualismo ma rapporto di somiglianza e diversit: il mondo partecipe della realt di Dio, cos che Dio gli pi intimo di quanto esso non sia a se medesimo. Fra di loro c' un nesso ontologico: il mondo ha il suo essere come partecipazione mentre Dio il suo proprio essere. Tuttavia fra loro rimane sempre una infinita,maggiore differenze. Da questo principio si pu dedurre: - poich Dio pi intimo al mondo del mondo stesso, ci che la chiesa ha da dare al mondo non un qualche dono salutare esterno ma gli offre o gli ricorda il suo stesso fondamento ontologico: Dio. Se cos, non esiste un ambito mondano che non sia anche di interesse per la chiesa. Se cos, la chiesa non un castello chiuso e sbarrato ma aperta a tutte le realt umane. Non la societ perfetta ma chiesa per il mondo e nel mondo: essa tocca tutti gli ambiti mondani poich essi sono riferiti a Dio come alla loro ragione di essere e meta finale. - la chiesa competente delle realt mondane se e in quanto in esse esiste una dimensione teologica e morale (altrimenti rispetta l'autonomia degli ambiti mondani). Questa competenza non riguarda la soluzione dei problemi concreti del mondo ma consiste nel ricordare la ragione di essere e la meta finale delle realt mondane. Offre il quadro di riferimento da dove appare che il mondo una realt creata-salvata-redenta da Dio e da dove si capisce chi sia l'uomo nuovo.