Che cos' l'economia - (incontro del 10 novembre 1992) Il carattere specifico dell'attivit economica che essa volta alla creazione della ricchezza materiale per l'uomo e per la societ secondo la peculiarit delle regole che la guidano, oltre che delle competenze e delle capacita' imprenditive in essa richieste. Ma, appunto perch fine immediato e proprio dell'attivit economica e' la produzione di ricchezze per l'uomo e per la societ, essa, nel suo concreto funzionamento e nei suoi sbocchi organizzativi, non pu tradursi in strumenti di emarginazione e di mortificazione delle energie e delle risorse umane. L'economia deve perci assumere la valorizzazione delle risorse umane come il bene prioritario e la ricchezza principale da perseguire e da ampliare. Diversamente, il conseguimento della ricchezza materiale rischierebbe di rovesciarsi in forme di impoverimento umano. Tutto ci vincola l'economia a parametri di razionalit sociale oltre che strettamente economica, i quali non possono non ispirarsi a criteri etici di solidariet e di giustizia nel governo dell'economia sia su grande scala sia nelle singole imprese. La nuova mentalit etica riguardo all'economia investe la stessa concezione del lavoro, da intendersi sempre pi come bene da condividere e non come strumento di affermazione individualista, secondo modelli di competizione selvaggia e accaparramento esclusivo. Da ci scaturisce l'esigenza di inventare nuove modalit di distribuzione del lavoro e di condivisione dei suoi frutti. La prospettiva etica sull'economia e i suoi processi deve orientarsi concretamente a una reversione degli stessi stili di vita e di realizzazione della persona, in un contesto di cultura e di convivenza civile nel quale i beni universalistici e le mete spirituali (rapporti interpersonali, fruizione della natura, tempo della formazione, della festa, stile...) prevalgono sui modelli dell'individualismo e della crescita puramente materiale. L'iniziativa pastorale e' qui chiamata a misurarsi creativamente con il problema della qualit dello sviluppo nelle sue implicanze educative per la persona e per la societ. (Nota pastorale della Commissione Episcopale Problemi Sociali e Lavoro, 1987: "Chiesa e lavoratori nel cambiamento", 30) Tutto ci si pu riassumere affermando ancora una volta che la libert economica soltanto un elemento della libert umana. Quando quella si rende autonoma, quando cio l'uomo visto pi come un produttore o un consumatore di beni che come un soggetto che produce e consuma per vivere, allora perde la sua necessaria relazione con la persona umana e finisce con l'alienarla ed opprimerla. La chiesa non ha modelli da proporre. I modelli reali e veramente efficaci possono solo nascere nel quadro delle diverse situazioni storiche, grazie allo sforzo di tutti i responsabili che affrontino i problemi concreti in tutti i loro aspetti sociali, economici, politici e culturali che si intrecciano fra loro. A tale impegno la chiesa offre, come indispensabile orientamento ideale, la propria dottrina sociale, che - come si detto- riconosce la positivit del mercato e dell'impresa, ma indica nello stesso tempo, la necessit che questi siano orientati verso il bene comune. Essa riconosce anche la legittimit degli sforzi dei lavoratori per conseguire il pieno rispetto della loro dignit e spazi maggiori di partecipazione nella vita dell'azienda, di modo che, pur lavorando insieme con altri, possano in un certo senso, lavorare in proprio () esercitando la loro intelligenza e libert. (Lettera enciclica di S.S. Giovanni Paolo II, 1991: Centesimus Annus, 43) La funzione delle istituzioni - (incontro del 17 novembre 1992) Le umane istituzioni, sia private che pubbliche, si sforzino di mettersi al servizio della dignit e del fine dell'uomo, nello stesso tempo combattendo strenuamente contro ogni forma di servit sociale e politica, e difendendo i fondamentali diritti degli uomini sotto qualsiasi regime politico. Anzi, queste istituzioni si debbono a poco a poco accordare con le realt spirituali, le pi alte di tutte, anche se talora occorra un tempo piuttosto lungo per giungere al fine desiderato. (Concilio Vaticano II, Costituzione Pastorale: "La Chiesa nel mondo contemporaneo": Gaudium et Spes, 29 d) Il concilio, dunque, considera con grande rispetto tutto ci che di vero, di buono e di giusto si trova nelle istituzioni, pur cos diverse, che l'umanit si creata e continua a crearsi. Dichiara, inoltre, che la chiesa vuole aiutare a promuovere tutte queste istituzioni, per quanto ci dipende da lei ed in armonia con la sua missione. Niente le sta pi a cuore che di servire al bene di tutti, e di potersi liberamente sviluppare sotto qualsiasi regime che rispetti i diritti fondamentali della persona e della famiglia, e riconosca le esigenze del bene comune. (Concilio Vaticano II, Costituzione Pastorale: "La Chiesa nel mondo contemporaneo": Gaudium et Spes, 42 f) Per superare le difficolt' sono importanti le riforme delle istituzioni, l'approfondimento dei contenuti e il rinnovamento delle motivazioni che sostengono l'impegno sociale e politico (Cfr. la nota pastorale :"Rivoluzione tecnologica e societ umana e solidale", 6 ). Particolarmente sotto quest'ultimo profilo, la fede portata ad efficacia di vita (Cfr. GS 42) offre uno stimolo e un alimento straordinariamente fecondo. Lo sforzo di acquisire una pi precisa consapevolezza delle implicazioni della fede nell'oggi della storia, attraverso lo studio organico dell'insegnamento sociale della Chiesa e il confronto della complessa realt delle situazioni, rappresenta, quindi, un prezioso contributo sulla via di un impegno sociale e politico rinnovato e capace di farsi carico delle sfide del nostro tempo. (Nota pastorale della Commissione Episcopale Problemi Sociali e Lavoro, 1989: "La formazione all'impegno sociale e politico, 6) Problema decisivo per l'avvenire e', in terzo luogo, il rapporto tra le istituzioni pubbliche e la gente: tra le strutture di governo -locale, regionale, nazionale - e la societ viva. La sfasatura esistente ormai pesa in modo preoccupante. La gente si sente sempre meno interpretata, sempre meno rappresentata. E si disaffeziona al suo Paese. La crisi delle istituzioni viene da lontano: e' crisi di senso e di progetti, incapacit di dare prospettive, vuoto di cultura nel quale facilmente si inserisce il puro potere o addirittura il prepotere, comunque una burocrazia esasperante che paralizza i servizi sociali e che la gente non sopporta pi. La crisi delle istituzioni in Italia, e' crisi assai pi estesa che contribuisce oggi a dare proporzioni preoccupanti alla crisi internazionale; e molte ne sono le conseguenze sul piano economico e commerciale, politico, della giustizia sociale, della lotta contro la fame e la miseria, della pace mondiale. Quali responsabilit possono assumere la Chiesa e i cristiani per un positivo superamento della situazione? C'' innanzitutto da assicurare presenza. L'assenteismo, il rifugio nel privato, la delega in bianco non sono leciti e nessuno, ma per i cristiani sono peccato di omissione. (Documento del Consiglio Permanente della C.E.I., 1981: La Chiesa italiana e le prospettive del paese, 32-33) Esercitazione (il progetto)- (Incontro del 4 novembre 1992 : L'impegno sociale e politico) I laici possono testimoniare la loro fede con maggiore vigore e costanza se hanno avuto la possibilit di formare cristianamente ogni aspetto della loro personalit: l'intelligenza, la volont, il sentimento. Il fallimento, le sconfitte, le frustrazioni, i facili compromessi, le delusioni di tanti che si misurano con la complessit e la durezza dell'azione sociale e politica, sono dovuti, spesso, o a fragilit di carattere o a entusiasmi generosi quanto emotivi o, ancora, a superficiali valutazioni delle difficolt'. Se e' vero che ogni esperienza e' di per se' formativa, e' anche vero che non tutti i luoghi e gli strumenti hanno finalit e struttura educative e formative. Famiglia, scuola, parrocchia, associazione, sono luoghi educativi e formativi per eccellenza: e' qui che il processo educativo di base deve avvenire (Cfr. CfL 62 e 63). L'impegno sociale e politico e' il punto di arrivo del processo formativo non il punto di partenza. Rispettando questo principio, si potr evitare a molte persone di essere presto, per cosi' dire, schiacciate sotto il peso di questo particolare impegno. Attrezzandole per tempo nei luoghi specifici della formazione, si pu ben sperare in una costante e proficua opera di umanizzazione delle strutture sociali e politiche. (Nota pastorale della Commissione Episcopale Problemi Sociali e Lavoro, 1989: "La formazione all'impegno sociale e politico, 19) La chiesa sa bene che nessuna realizzazione temporale s'identifica col regno di Dio, ma che tutte le realizzazioni non fanno che riflettere e, in un certo senso, anticipare la gloria del Regno, che attendiamo alla fine della storia, quando il Signore ritorner. Ma l'attesa non potr mai essere una scusa per disinteressarsi degli uomini nella loro concreta situazione personale e nella loro vita sociale, nazionale e internazionale, in quanto questa - ora soprattutto - condiziona quella. Nulla, anche se imperfetto e provvisorio, di tutto ci che si pu e si deve realizzare mediante lo sforzo solidale di tutti e la grazia divina in un certo momento della storia, per rendere "pi umana" la vita degli uomini, sar perduto n sar stato vano. (Lettera enciclica di S.S. Giovanni Paolo II, 1987: Sollicitudo rei socialis, 48) "Per il cristiano, l'azione sociale deve essere espressione di una vita secondo lo Spirito, un modo cio di vivere la carit, che la vita stessa di Dio riversata nel suo cuore per mezzo dello Spirito Santo. In questo senso anche l'impegno sociale e politico gli si presenta come una specifica strada di perfezione nella carit, cio di santificazione. (Nota pastorale della Commissione episcopale problemi sociali e lavoro, 1991: La pastorale delle persone impegnate in campo sociale e politico, 6) La Chiesa realizza questa sua imprescindibile missione attraverso l'impegno sociale e pubblico che i laici cristiani condividono con tutti gli altri cittadini e assumono mossi e illuminati dalla loro scelta di fede. (Documento pastorale della C.E.I., 1990: Evangelizzazione e testimonianza della carit", 41) (si veda anche il n. 50) Scenari internazionali - (incontro del 1 dicembre 1992) "Il dato pi rilevante e pi nuovo di queste emergenze , infatti, il loro carattere mondiale che rende impossibile una loro soluzione a livello continentale e, tanto meno, nazionale. L'umanit va prendendo coscienza di essere legata a un comune destino, perch tutta assieme pu salvare "il giardino" che la Provvidenza le ha affidato, custodendolo e coltivandolo (Gen 2, 15), o devastarlo in modo irreparabile. Tutto si mondializza. L'impatto dei problemi ecologici, delle scelte economiche o politiche si avverte, sempre pi immediatamente, su scala mondiale. (Documento della Commissione episcopale Problemi sociali e lavoro nel centenario della Rerum Novarum, 1991: Res novae e solidariet, 6) "In un orizzonte di mondialit acquista valore di solidariet e di pace e, in ultima analisi, di testimonianza delle fede cristiana, anima e radice unificante della cultura europea, l'impatto coi i flussi demografici, che una logica stringente va spingendo dai Paesi meno ricchi, o impoveriti, verso i Paesi sviluppati dell'Europa. A questo evento storico l'Europa deve dare una risposta di civilt acquisendo un profondo senso di interdipendenza mondiale e garantendo piena cittadinanza ai diritti umani e ai popoli". (Documento della Commissione episcopale Problemi sociali e lavoro nel centenario della Rerum Novarum, 1991: Res novae e solidariet, 13) La C.E.I., mediante sui organismi, ha prodotto numerosi documenti in merito al problema delle migrazioni dei popoli e dell'immigrazione in Italia. Uno degli ultimi, ma certamente tra i pi significativi : "Uomini di culture diverse: dal conflitto alla solidariet". Quando l'interdipendenza viene cos riconosciuta, la correlativa risposta, come atteggiamento morale e sociale, come "virt", la solidariet. Questa, dunque, non un sentimento di vaga compassione o di superficiale intenerimento per i mali di tante persone, vicine o lontane. Al contrario, la determinazione ferma e perseverante di impegnarsi per il bene comune: ossia per il bene di tutti e di ciascuno, perch tutti siamo veramente responsabili di tutti. (Lettera enciclica di S.S. Giovanni Paolo II, 1987: Sollicitudo rei socialis, 48) Partiti e democrazia in Italia - (Incontro del 9 dicembre 1992) Tutti i cristiani devono prendere coscienza della propria speciale vocazione nella comunit politica; essi devono essere d'esempio, sviluppando in se stessi il senso della responsabilit e la dedizione al bene comune; cos da mostrare pure con i fatti come possano armonizzarsi l'autorit e la libert, l'iniziativa personale e la solidariet di tutto il corpo sociale, la opportuna unit e la proficua diversit. Devono ammettere la legittima molteplicit e diversit delle opzioni temporali e rispettare i cittadini che, anche in gruppo, difendono in maniera onesta il loro punto di vista. I partiti devono promuovere ci che, a loro parere, richiesto dal bene comune; mai per lecito anteporre il proprio interesse al bene comune. (Concilio Vaticano II, Costituzione Pastorale: "La Chiesa nel mondo contemporaneo": Gaudium et Spes, 75) Noi sappiamo bene che non necessariamente dall'unica fede i cristiani debbono derivare identici programmi e operare identiche scelte politiche: la loro presenza nelle istituzioni potrebbe legittimamente esprimersi in forme pluralistiche. Ma non tutti i programmi e non tutte le scelte sono indifferenti per la fede cristiana. Alcune di esse sono chiaramente incompatibili o per la loro matrice culturale o per le finalit e i contenuti che perseguono o per i metodi di azione che propongono, soprattutto in relazione ai grandi valori, quali: la vita umana, le libert democratiche, i diritti e i doveri dell'uomo, il pluralismo sociale ed istituzionale nel quadro del bene comune, il lavoro, la giustizia sociale e la solidariet, l'ordine mondiale fondato sul rispetto dei popoli, la pace e lo sviluppo. (Documento del Consiglio permanente della C.E.I., 1981: La Chiesa italiana e le prospettive del paese, 37) Noi cristiani, oggi pi di ieri, dobbiamo riconoscere la funzione fondamentale dei partiti politici ed assumere una responsabilit in essi. Non possiamo tuttavia rinunciare ad esaminare criticamente sempre di nuovo programmi e attivit di partiti e movimenti politici, nella Repubblica, nei singoli Lander e nei comuni, la misura del giudizio l'effettiva apertura ai convincimenti fondamentali circa l'immagine dell'uomo e della societ, che sono norma per noi cristiani e obbligo della coscienza. L'autonomia delle realt terrestri sottolineata dal Concilio Vaticano II non significa che i cattolici possano prescindere dal fondamento e dal fine ultimo della loro vita, e possano costruire un ordinamento civile nel segno della conformit allo spirito dei tempi via imperante. (Lettera della Conferenza episcopale tedesca, 1985: La Chiesa nella societ pluralista, 51) La democrazia (esercitazione) - (Incontro del 15 dicembre 1992) La chiesa apprezza il sistema della democrazia, in quanto assicura la partecipazione dei cittadini alle scelte politiche e garantisce ai governati la possibilit sia di eleggere e controllare i propri governanti, sia di sostituirli in modo pacifico, ove ci risulti opportuno.(93) Essa pertanto non pu favorire la formazione di gruppi dirigenti ristretti, i quali per interessi particolari o per fini ideologici usurpano il potere dello stato. Un'autentica democrazia possibile solo in uno stato di diritto e sulla base di una retta concezione della persona umana. Essa esige che si verifichino le condizioni necessarie per la promozione delle singole persone mediante l'educazione e la formazione ai veri ideali, sia della soggettivit della societ mediante la creazione di strutture di partecipazione e di corresponsabilit. oggi si tende ad affermare che l'agnosticismo e il relativismo scettico sono la filosofia e l'atteggiamento fondamentale rispondenti alle forme politico democratiche, e che quanti sono convinti di conoscere la verit e aderiscono con fermezza a essa non sono affidabili dal punto di vista democratico, perch non accettano che la verit sia determinata dalla maggioranza o sia variabile a seconda dei diversi equilibri politici. A questo proposito, bisogna osservare che, se non esiste nessuna verit ultima, la quale guida e orienta l'azione politica, allora le idee e le convinzioni possono essere facilmente strumentalizzate per fini di potere. Una democrazia senza valori si converte facilmente al totalitarismo aperto oppure subdolo, come dimostra la storia. N la chiesa chiude gli occhi davanti al pericolo del fanatismo, o fondamentalismo, i quanti, in nome di una ideologia che si pretende scientifica o religiosa, ritengono di poter imporre agli altri uomini la loro concezione della verit e del bene. Non di questo tipo la verit cristiana. Non essendo ideologica, la fede cristiana non presume di imprigionare in un rigido schema la cangiante realt socio politica e riconosce che la vita dell'uomo si realizza nella storia in condizioni diverse e non perfette. La chiesa, pertanto, riaffermando costantemente la trascendente dignit della persona, ha come suo metodo il rispetto della libert.(94) Ma la libert pienamente valorizzata soltanto dalla accettazione della verit: in un mondo senza verit la libert perde la sua consistenza, e l'uomo esposto alla violenza delle passioni e a condizionamenti aperti od occulti. Il cristiano vive la libert (cf. Gv 8,31-32) e al serve proponendo continuamente, secondo la natura missionaria della sua vocazione, la verit che ha conosciuto. nel dialogo con gli altri uomini egli, attento ad ogni frammento di verit che incontri nell'esperienza di vita e nella cultura dei singoli e delle nazioni, non rinuncer ad affermare tutto ci che gli hanno fatto conoscere la sua fede e il corretto esercizio della ragione. (Lettera enciclica di S.S. Giovanni Paolo II, 1991: Centesimus Annus, 46) Una seconda importante questione riguarda la democrazia, cio il futuro della democrazia. Esso dipende dalla definizione di nuovi diritti di cittadinanza, a livello sociale, di ambiente e di cultura. L'attenzione della democrazia richiede una superiore qualit di pensiero politico, che oggi difetta, capace di immaginare i mezzi di una effettiva diffusione di poteri e di una giustizia riequilibratrice in un orizzonte di solidariet. (Documento del comitato scientifico-organizzatore delle Settimane sociali, 1990: I cattolici italiani e la nuova giovinezza dell'Europa) Durante i cento anni che ci separano dalla Rerum Novarum, il legame tra la democrazia e il cristianesimo si approfondito. La Chiesa ritiene che lo Stato di diritto e i metodi democratici di soluzione dei conflitti mediante il negoziato, il dialogo e la partecipazione di tutti, rappresentino elementi importanti per la salvaguardia e l'esercizio dei diritti dell'uomo nel mondo odierno. Il crollo dei totalitarismi conferma la pertinenza di queste scelte. Tuttavia, il rapporto tra democrazia e cristianesimo deve essere ripensato ed approfondito da ogni generazione e in particolare in questo momento. Infatti, esiste oggi la tentazione di fondare la democrazia su un relativismo morale che giunge a rifiutare ogni certezza sul senso della vita dell'uomo e della sua dignit, sui suoi diritti e i suoi doveri fondamentali. Quando si instaura una tale mentalit, presto o tardi si produce una crisi morale delle democrazie. Il relativismo impedisce di praticare il necessario discernimento tra le diverse richieste che si esprimono alla base della societ, tra il bene e il male. La vita di una societ poggia su decisioni che non possono non presupporre un fermo convincimento morale. Quando non si ha pi fiducia nel valore stesso della persona umana, si perde di vista quello che costituisce la nobilt della democrazia; essa allora pronta a cedere dinanzi a varie forme di corruzione e di manipolazione delle sue istituzioni. (Discorso di Giovanni Paolo II ai partecipanti al forum internazionale dei partiti democratici cristiani sul Magistero sociale della Chiesa - 23 novembre 1991) La struttura della pubblica amministrazione - (Incontro del 12 Gennaio 1993) E' inoltre un'esigenza del bene comune che i poteri pubblici contribuiscano positivamente alla creazione di un ambiente umano nel quale a tutti i membri del corpo sociale sia reso possibile e facilitato l'effettivo esercizio degli accennati diritti, come pure l'adempimento dei rispettivi doveri. Infatti l'esperienza attesta che qualora manchi un'appropriata azione dei poteri pubblici, gli squilibri economici, sociali e culturali tra gli esseri umani tendono, soprattutto nell'epoca nostra, ad accentuarsi; di conseguenza i fondamentali diritti della persona rischiano di rimanere privi di contenuto; e viene compromesso l'adempimento dei rispettivi doveri. E' perci indispensabile che i poteri pubblici si adoperino perch allo sviluppo economico si adegui il progresso sociale; e quindi perch siano sviluppati, in proporzione dell'efficienza dei sistemi produttivi, i servizi essenziali, quali: la viabilit, i trasporti, le comunicazioni, l'acqua potabile, l'abitazione, l'assistenza sanitaria, l'istruzione, condizioni idonee per la vita religiosa, i mezzi ricreativi. E devono anche provvedere a che si dia vita a sistemi assicurativi in maniera che, al verificarsi di eventi negativi o di eventi che comportino maggiori responsabilit familiari, ad ogni essere umano non vengano meno i mezzi necessari ad un tenore di vita dignitoso; come pure affinch a quanti sono in grado di lavorare, sia offerta una occupazione rispondente alle loro capacit; la remunerazione del lavoro sia determinata secondo criteri di giustizia e di equit; ai lavoratori, nei complessi produttivi, sia acconsentito svolgere le proprie attivit in attitudine di responsabilit; sia facilitata la istituzione dei corpi intermedi che rendono pi articolata e pi feconda la vita sociale; sia resa accessibile a tutti, nei modi e gradi opportuni, la partecipazione ai beni della cultura. (Lettera enciclica di S.S. Giovanni XXIII, 1963: Pacem in terris, 26) Un ultimo principio che vale la pena ricordare fa riferimento all'obiettivo del bene comune come elemento che richiede, giustifica e informa la presenza e l'attivit sociale sia dei cittadini come delle istituzioni e delle autorit costituite. Il bene comune - come "l'insieme di quelle condizioni della vita sociale che permettono ai gruppi, come ai singoli membri, di raggiungere la propria perfezione pi pienamente e pi speditamente" e che di fatto si concretizzano nella capacit di onorare i diritti e i doveri delle persone come dei gruppi sociali - sempre oggetto di ricerca storica per individuarne le modalit necessarie e possibili. E' una ricerca esigente, critica e propositiva nei confronti dei singoli, delle istituzioni e dell'autorit. Esso stabilisce il grado di moralit pubblica. E' a questi principi che i cristiani e le comunit ispirano la proposta e l'azione anche nel nostro tempo; da questi principi che nasce la ricerca di una operativit pastorale per le nostre comunit in cammino con gli uomini del nostro tempo e nell'intento di far diventare tempo di grazia anche questo scorcio del secondo millennio. (Nota pastorale della Commissione Episcopale Problemi Sociali e Lavoro, 1987: Chiesa e lavoratori nel cambiamento, 21 e) La crescita di una pi attiva coscienza della legalit esige che la formulazione delle leggi obbedisca innanzi tutto alla tutela e alla promozione del bene comune, come richiesto dalla natura stessa della legge. Ci equivale a ricondurre l'azione politica alla sua funzione originaria, che consiste nel servire il bene di tutti i cittadini, con particolare attenzione ai pi deboli. Ma si deve rilevare, purtroppo, una sempre maggiore marginalizzazione di un'autentica azione politica. Il progressivo sviluppo della socialit e il tumultuoso svilupparsi delle soggettivit nel campo privato e pubblico hanno portato a coltivare pi l'interesse immediato dei particolarismi che il bene comune, con una conseguente gestione riduttiva della politica. Anzich un inserimento vivo e costruttivo delle formazioni sociali intermedie nel complessivo contesto della vita pubblica organizzata si progressivamente realizzata una privatizzazione del pubblico. Cos, di fronte a una societ proliferante, lo Stato divenuto sempre pi debole: affiora l'immagine di un insorgente neo feudalesimo, in cui corporazioni e lobbies manovrano la vita pubblica, influenzano il contenuto stesso delle leggi, decise a ritagliare per il proprio tornaconto un sempre maggiore spazio di privilegio. Il legittimo e utile dispiegarsi dell'autonomia dei singoli e dei gruppi esige, per essere fecondo, un forte e unitario quadro di riferimento, che pu esistere solo in una democrazia politica ricca di va]ori, come afferma il papa nell'enciclica Centesimus Annus. Questa forma di democrazia politica sapr respingere ogni agnosticismo e ogni relativismo e puntare su di un programma di sviluppo capace di vincere l'episodicit dei desideri espressi dalla base e in grado di disporre strumenti adeguati per incanalare e mediare le spinte che emergono nella societ. Ma questo diventato oggi particolarmente difficile, per varie ragioni. Anzitutto, per la debolezza dei partiti, sempre meno capaci di ascoltare i bisogni reali delle persone, di elaborare programmi coerenti e di costruire processi durevoli di sviluppo, di mediare tra gli opposti interessi; condizionati sempre pi dalla necessit di raccogliere il consenso a ogni costo e appiattiti nella pragmatica gestione del potere, fino a ridursi talvolta al ruolo di agenzia di occupazione e di lottizzazione dei diversi ambiti istituzionali. Inoltre, per la debolezza di una cultura che si sottomessa eccessivamente ai partiti, ai quali ha delegato la riflessione sulla realt sociale in evoluzione e sugli strumenti politici per dominarla e orientarla, dimenticando che se non esiste nessuna verit ultima la quale guida ed orienta l'azione politica, allora le idee e le convinzioni possono essere facilmente strumentalizzate per fini di potere. Infine, per la frammentazione individualistica della partecipazione alla vita sociale, che ha portato a una corsa generalizzata all'appropriazione delle risorse comuni sulla base della legge che il pi forte ottiene di pi, rovesciando in tal modo la logica retributiva e distributiva sottostante allo stato sociale. (Nota pastorale della Commissione ecclesiale "Giustizia e pace", 1991: "Educare alla legalit", 7) La comunicazione politica (esercitazione) - (Incontro del 19 gennaio 1993) Tutto questo esige pure che l'uomo, nel rispetto dell'ordine morale e della comune utilit, possa liberamente investigare il vero, manifestare e diffondere la sua opinione, e coltivare qualsiasi arte; esige, infine, che sia informato secondo verit degli eventi di carattere pubblico. E' compito dei pubblici poteri non determinare il carattere proprio delle forme di cultura, ma assicurare le condizioni e i sussidi atti a promuovere la vita culturale fra tutti, anche fra le minoranze di una nazione. Perci bisogna innanzitutto insistere che la cultura, stornata dal proprio fine, non sia costretta a servire il potere politico o il potere economico. (Concilio Vaticano II, Costituzione Pastorale: "La Chiesa nel mondo contemporaneo": Gaudium et Spes, 59 d) Prima che ai mezzi, comunque, occorre rivolgere l'attenzione al fenomeno stesso della comunicazione sociale: alla sua natura, alle sue leggi, alle sue agenzie. Molti dei problemi esistenti vanno indubbiamente affrontati dagli operatori, che la comunit cristiana, a livelli locali, regionale e nazionale, deve concorrere a formare anche con nuova iniziativa. Eppure, l'impegno prioritario e' quello di una pi efficace educazione dei cristiani alla comunicazione sociale e all'uso dei suoi mezzi. E' aperto qui un vasto campo di azione pastorale fino ad oggi per lo pi carente. Tale azione richiede a tutti capacita' di presenza dove si forma l'opinione pubblica, educazione al rispetto della verit, denuncia quando occorre, buona attitudine di mediazione e di espressione entro gli stessi mezzi della comunicazione. Occorre che questi mezzi siano realmente portatori fedeli di verit, non condizionati ne' manipolati in questo da prepoteri economici o politici, o da interessi di parte, finalizzati, nei loro contenuti e nelle loro espressioni, al bene di tutta la comunit. (Documento del Consiglio Permanente della C.E.I., 1981: La Chiesa italiana e le prospettive del paese, 31) In questa situazione vogliamo delineare alcune responsabilit che toccano i credenti e, in particolare gli uomini di cultura, i politici e gli operatori economici. Un ruolo primario nella formazione delle opinioni e dei convincimenti, e per conseguenza dei comportamenti sia personali sia collettivi, e' svolto oggi dagli uomini della cultura e della comunicazione sociale. Invitiamo pertanto i cristiani a impegnarsi con coraggio e spirito di iniziativa in questo amplissimo settore e a operarvi con sincero desiderio di verit, cercando costantemente di promuovere l'incontro tra la fede e al cultura, la formazione di una mentalit pi fraterna e solidale, pi capace di riconoscere la dignit inviolabile di ogni essere umano, e quindi di sostenere scelte personali e orientamenti economici e politici in sintonia con tali valori. (Documento pastorale della C.E.I., 1990: Evangelizzazione e testimonianza della carit, 51 ) Analisi di casi di incontro con la politica portati dai partecipanti (Incontro del 26 gennaio 1993) Attraverso le opere di misericordia, la comunit ecclesiale apre vie di servizio all'uomo che anche l'azione sociale e quella politica possono e devono percorrere. Solo un esercizio della politica come servizio all'uomo, a livello locale, nazionale ed internazionale, pu eliminare, infatti le molte cause della fame, della sete, della nudit, della prigionia, della malattia, della estraneit, che hanno oggi tanti nomi della nostra societ e nel mondo. La comunit ecclesiale, nel suo sforzo educativo e formativo, contribuisce affinch' l'impegno sociale e politico si inscriva nella logica disinteressata e solidale della carit che, come virt teologale che ha in Dio-Amore il suo principio fontale e il suo dinamismo vitale, rende capace il cristiano di amare tutto l'uomo e tutti gli uomini, specialmente i poveri, gli svantaggiati e gli sventurati, con una testimonianza che non si esaurisce nelle cosiddette solidariet corte, pur necessarie e validissime, ma si traduce in una pratica delle solidariet lunghe richieste dalle complesse situazioni del nostro tempo, segnate dalle strutture di peccato. Questa pratica trova nella rivelazione del senso ultimo della vita, delle persone, delle cose la sua origine, la sua misura e il suo scopo. (Nota pastorale della Commissione Episcopale Problemi Sociali e Lavoro, 1989: La formazione all'impegno sociale e politico, 10) La carit che ama e serve la persona non pu mai essere disgiunta dalla giustizia: e l'una e l'altra, ciascuna a suo modo, esigono il pieno riconoscimento effettivo del diritto della persona, alla quale e' ordinata la societ con tutte le sue strutture e istituzioni. Per animare cristianamente l'ordine temporale, nel senso detto di servire la persona e la societ, i fedeli laici non possono affatto abdicare alla partecipazione alla Politica, ossia alla molteplice e varia azione economica, sociale, legislativa, amministrativa e culturale, destinata a promuovere organicamente e istituzionalmente il bene comune. Come ripetutamente hanno affermato i Padri sinodali, tutti e ciascuno hanno diritto e dovere di partecipare alla politica, sia pure con diversit e complementarit di forme, livelli, compiti e responsabilit. Le accuse di arrivismo, di idolatria del potere, di egoismo e di corruzione che non infrequentemente vengono rivolte agli uomini del governo, del parlamento, della classe dominante, del partito politico; come pure l'opinione non poco diffusa che la politica sia un luogo di necessario pericolo morale, non giustificano minimamente ne' lo scetticismo ne' l'assenteismo dei cristiani per la cosa pubblica. E' invece, quanto mai significativa la parola del Concilio Vaticano II: "La Chiesa stima degna di lode e di considerazione l'opera di coloro che per servire gli uomini si dedicano al bene della cosa pubblica e assumono il peso delle relative responsabilit". (Esortazione apostolica post-sinodale, 1988: Christifideles laici, 42) I fondamenti (La dottrina sociale della Chiesa)