Schede di lavoro sul 'Progetto Giona' per campi estivi 1993 (schema del sussidio: 15 incontri sul racconto biblico + 5 testimonianze di 'conversione' del nostro mondo.) Proposta: 4 approfondimenti 'monografici' sui temi fondamentali della narrazione. a) La BIBBIA: cos', come funziona, come Parola di Dio, come le vicende umane rivelano Dio e la sua volont. b) GIONA: credente, religioso ma con le proprie idee su Dio e sugli altri uomini; 'bravo' ma solo. c) NINIVITI: popolo di peccatori, lontani da Dio; nessuna idea o speranza oltre la vita presente. d) DIO: misericordioso, paziente, educatore, salvatore ad ogni costo. Destinatari: fanciulli, ragazzi, giovanissimi; i quattro temi su indicati verranno sviluppati per un approfondimento specifico proporzionato all'et, partendo dai giovanissimi per giungere, semplificando, ai fanciulli. 1- PROPOSTA PER GIOVANISSIMI a) La BIBBIA Cos': La parola 'Bibbia' di derivazione greca significa "i libri"; si tratta di una vera e propria biblioteca contenente 73 'opere' di vari autori e tempi molto diversi, accomunati dall'unico scopo di raccogliere le testimonianze del manifestarsi nella storia umana (personale e sociale) di quel Dio conosciuto sotto diversi 'nomi' tra cui: 'Dio di Abramo', 'Dio di Israele', 'Dio di Ges Cristo'. Una raccolta di testimonianze storiche, spirituali, personali, a favore di questo Dio che ha scelto di manifestarsi ('rivelarsi' il termine tecnico) nella storia. [73 libri: 27 + 46. Nuovo Testamento (patto), Antico Testamento o Bibbia ebraica (a parte 6 titoli non riconosciuti dagli ebrei)] Come funziona: Trattandosi di 'testimonianze' personali di singoli e gruppi, occorre lasciare da parte ogni pretesa di oggettivit scientifica. La logica deve lasciare il passo alla 'storia', alla storia personale: a quanto la persona 'sente' e decide nel proprio cuore. La Bibbia il frutto pi esplicito e 'duraturo' della 'Legge dell'Incarnazione': Dio si manifestato all'uomo secondo le sue possibilit di recepirlo e si lasciato esprimere e comunicare, ancora, secondo le 'abilit' del tempo. E' quindi la parola umana che diventa supporto, tramite, "sacramento" della PdD! Dio ha parlato con 'parole d'uomo' e con le lingue usate da quegli uomini, in quei tempi. Problema: Come fanno quelle parole ad essere 'Parola di Dio'? Trattandosi della testimonianza di chi stato coinvolto... non possibile prescindere n dalla sua persona, n dalla sua parola. La Bibbia non 'autorivelante': non si impone in quanto tale come PdD; solo nel rapporto vitale con chi ha vissuto e testimonia quei fatti ed il loro significato che emerge la sua autorevolezza vitale. la Bibbia libro di vita; la Bibbia libro di fede. Fuori di queste coordinate non la si pu accostare nella sua verit. E' nella comunit di fede che la Bibbia proclamata ed acclamata ("Parola di Dio/del Signore"; "rendiamo grazie a Dio" "Lode a te o Cristo") come PdD acquista tutta la sua forza sprigionando energie insospettate per qualsiasi altra parola umana. Dubbio: Quale affidabilit? - Da un punto di vista razionale, gli studi meticolosi di oltre un secolo di ricerche, secondo tutte le scoperte tecnologiche e di metodo cui la critica letteraria moderna sottopone le opere dell'antichit. L'apporto archeologico stato determinante per il chiarimento di molt situazioni di carattere storico-culturale che hanno permesso di 'isolare' meglio le affermazioni di fede rispetto al contesto. - Da un punto di vista 'vitale' o 'esistenziale', la continuit ininterrotta della tradizione di fede pur nei cambiamenti socio-culturali di oltre 3 millenni di storia; la 'vivacit' e vitalit di un rapporto che vuole e deve diventare personale in chi davvero crede. La stupefacente 'conformit' tra l'annuncio biblico e le caratteristiche 'personali' dell'uomo. La tutela assoluta di valori umani quali: libert, consapevolezza, soggettivit, perfettamente integrati con quelli divini di paternit, misericordia, verit. Nota: La Bibbia stessa ha consapevolezza della propria caratteristica di 'incarnazione', non disdegna, perci, di presenta, anche a pi riprese, le stesse realt ed esperienze da diversi punti di vista. I libri che costituiscono la bibbia non godono infatti di grossa 'omogeneit': si tratta, molto pi semplicemente, di sensibilit di fondo: storica, profetica, sapienziale. E' secondo questo criterio che i diversi libri vengono 'catalogati' ed interpretati. b) GIONA: Chi ? All'apparenza si tratta di un 'profeta', uno dei tanti a cui l'AT fa riferimento, in realt si tratta, come detto, di una figura immaginaria, di uno 'stereotipo' della mentalit esclusivista ebraica che fa dell'elezione da parte di Dio verso Israele un privilegio unico ed incomunicabile, ma che, soprattutto, rischia continuamente di chiudersi su se stessa pensando di essere gi salva per la sola promessa di Dio... non considera un aspetto fondamentale di quell'Alleanza cui fa riferimento: si tratta di una proposta fondamentalmente 'condizionata'; Israele deve osservare l'Alleanza, deve astenersi dall'idolatria e da peccato (anche sociale)... c' sempre un "se...". La fedelt del popolo e dei singoli non mai data per scontata. Come si comporta: "Nessuno nasce imparato", dice magnificamente il napoletano... nessuno nasce 'santo'. La santit caratteristica di Dio soltanto: il 'tre volte santo'; per gli uomini la santit una meta, un punto d'arrivo... lo scopo della loro stessa esistenza "Dio ci ha creati per s" "siate santi, perch io, il Signore vostro Dio, sono santo". Giona il tipico esempio di persona soltanto 'religiosa': fa riferimento a Dio, ma ad un Dio che lui stesso ha provveduto a delimitare, quasi a costruire... non disposto a concedergli nulla. Quello che compete a Dio, deve essere portato fino all'estremo: se Dio giusto, deve fare giustizia, non pu non farla! Giona 'orecchio' dell'umanit rivolto a Dio, ma 'filtra' le sue parole, fa pasare solo quello che gli pare giusto. Quello che sa, o ha ritenuto, di Dio gli diventa astacolo per quello che ancora di Dio non conosce! Per Giona scontato il suo parlare 'a nome di Dio'... non sente il bisogno di pregare, di ascoltare veramente Dio. Problema: Giona un 'giusto', come tanti altri nella Bibbia e nella realt dei fatti, perch Dio ci tiene tanto ad 'accaniersi' contro di lui; perch questo sforzarlo continuamente al di l di quanto pare gi 'giusto' in s? Giona in fondo osserva i comandamenti ed arde di giusto sdegno verso chi li trascura o li ignora... Dio lo spinge ad andare al di l, lo spinge verso le 'beatitudini'. Nessuno pu mai considerarsi 'arrivato' davanti a Dio; troppo spesso anche le persone religiose si accontentano del loro 'non fare nulla di male'... ma la santit tutt'altro, essere della stessa 'pasta' di Dio... e Dio non si accontenta di non essere il demonio! Dubbio: Ma allora, l'uomo sempre 'in perdita' davanti a Dio? Di fatto s! Di fatto, non di norma! Dio ha creato l'uomo capace di comunione con lui (a sua immagine e somiglianza) ma l'uomo ha posto in dubbio la sincerit di Dio, non si fidato... ha scardinato il presupposto dell'amore e della comunione: la fiducia! Votando la sfiducia a Dio, l'uomo passato all'opposizione, si messo in aperta polemica e conflittualit con Dio... Questo il fatto; e da questo fatto non possiamo pi prescindere! Esiste per una possibilit, ed quella dell'Alleanza: quella in Mos, quella in Ges (definitiva). Riconoscendo la propria condizione di bisogno, l'uomo chiede a Dio, ripercorre a rovescio quel cammino che lo aveva allontanato da lui e ristabilisce, di fatto, quella comunione alla quale era stato chiamato fin dal primo momento della vita. Nota: La conseguenza primaria della sfiducia sembra essere il 'giudizio': l'uomo si difende dalla sfiducia giudicando: se gli altri sono cattivi, colpevoli, peccatori... non meritano la mia fiducia; anzi, faccio bene a non volerne sapere, ad evitarli: devo pur conservare la mia 'integrit'! Chiss perch, allora, 'giustizia' viene immediatamente identificato con 'condanna'; d'altra parte, finch ci si mantiene dalla parte del giudice non si corre il rischio di finire tra gli imputati... e pi severo sar il giudizio (e la condanna) pi ci si sentir 'a posto' per aver 'riprovato' senza mollezze ci che male. Leggi: - Ez 18, 25ss - Mt 20, 1ss c) NINIVITI: Chi sono? Anche qui siamo davanti ad una 'personificazione', collettiva, questa volta. I Niniviti rappresentano tutti coloro che vivono 'senza' Dio... non necessariamente 'contro' Dio. Lo spietato guerriero assiro colui che calpesta l'umanit, propria ed altrui e si macchia dei delitti pi atroci verso l'uomo (le deportazioni di massa, gli scambi inter-etnici...) L'assiro l'idolatra, colui che adora l'opera delle proprie mani, indipendentemente dalla forma che assume; colui che non sospetta neppure dell'esistenza di qualcosa di pi profondo e vero al di l della realt concreta. L'assiro colui che il desiderio incontrollato di concretezza (in s non spregevole e negativo) ha trasformato in materialista, idolatra, di fatto; incapace di riconoscere all'uomo la sua natura 'divina'. Come si comporta? Il comportamento di chi, di fatto, senza Dio indecifrabile: non ha nulla di scontato, come vorrebbe invece la persona religiosa (Giona); non si pu mai sapere cosa 'gira' nella testa di una creatura 'divina' che non si 'alimenti' alla propria sorgente. Quella che viene giudicata e condannata come idolatria, col massimo di aggravante possibile, come espressione certa di malizia, molto spesso solo mancanza di luce, mancanza di consapevolezza... "non dovrei darmi pensiero per quella moltitudine, per 120.000 persone che non distinguono la mano destra dalla sinistra?" Molte volte, troppe volte, pur conoscendo Dio non lo si mai incontrato di persona... non ci si mai intrattenuti con lui; forse eravamo troppo piccoli e lui ci sembrava cos lontano... poi, crescendo, il contatto si perso, ci si persi di vista, pur sapendo dove 'abita', e tutto si risolve nel semplice farne senza. Problema: Ma giusto, allora, parlare di 'colpa'? Forse no! Conviene parlare di 'responsabilit': la colpa presuppone sempre malizia (piena avvertenza e deliberato consenso), la responsabilit, invece, varia da caso a caso, a seconda di quanto la persona non ha fatto, o ha fatto male, per evitare una determinata situazione. In questo occorre anche tener conto di un meccanismo che interviene nell'agire umano: la 'coazione a ripetere'; quanto gi fatto (o visto fare), ci diviene familiare, pu essere ripetuto anche in modo parzialmente irriflesso. Questo vale tanto per il bene che per il male (virt o vizio). Laddove la situazione di vita sia, di fatto, sfavorevole alla piena affermazione della dignit umana, non difficile che il male stesso si auto-generi spontaneamente, alimentando cos una progressione, finch qualcosa non interviene a porre il 'dubbio'... la consapevolezza di s allora, risvegliata, permette di riprendere in mano le situazioni e le scelte per cambiare 'rotta'. Dubbio: Cosa allora il 'peccato'? Potremmo darne due 'definizioni': una 'ontologica' (il peccato in s) ed una esistenziale (il peccato per la mia persona). - In s, il peccato rottura del rapporto filiale con Dio, rifiuto della sua volont e della sua grazia, scelta di vivere senza di lui; - per la persona che lo commette, il peccato 'mancare il bersaglio', fallire la propria vita, umiliare le proprie aspirazioni pi profondamente personali... togliersi la terra di sotto i piedi o il 'cibo' di bocca; autoescludersi dalla 'partita' della vita, isolarsi fuori di ogni possibile comunione autentica e duratura. Nota: Trattandosi il peccato, di consapevolezza e responsabilit necessario per uscirne porre gesti concreti, come concreto sempre il peccato, di consapevolezza e responsabilit. La Confessione, in effetti, ci porta proprio a questo 'ricupero'; esame di coscienza, pentimento, confessione, penitenza, proposito hanno proprio questo scopo: renderci consapevoli, a tutti i livelli, e spingrci a porre gesti concreti di nuova consapevolezza e di responsabilit per il futuro. Una confessione rivolta al solo passato sarebbe sterile: senza frutti inutile! Leggi: - Lc 19, 1ss - Lc 7, 36ss - Gv 8, 1ss d) DIO Chi ? Il "Capo", il Signore: colui che interviene con assoluta sovranit (non sovranit assoluta) su tutte le vicende della storia umana... strano da notare, ma alla Bibbia interessa solo il rapporto tra Dio e l'uomo, un uomo libero e consapevole: la 'storia' propriamente detta, quanto precede non interessa, 'fuori tema'. Dio, il Signore, la realt pi alta immaginabile, 'Colui' di cui non si riesce a parlare mai correttamente (l'ineffabile)... questo diventa, per noi uomini, una specie di trappola: gli attribuiamo tutto quanto vorremmo possedere ed essere, facendone spesso solo una 'proiezione' di noi stessi (Feuerbach) tanto idealizzata, quanto meschina. E' cos che gli attribuiamo tutte quelle caratteristiche che vediamo troppo vistosamente assenti nel nostro modo di vivere: verit, giustizia, forza, immortalit... Questo modo di fare introduce uno scollamento inevitabile tra il 'Dio dei filosofi' ed il 'Dio di Ges Cristo' (Pascal); scollamento che, se non controbilanciato da un'autentica preghiera d'ascolto, ci pu portare pi lontano da Dio di qualunque peccato (Giona che scappa a Tarsis). Come si comporta? Il Dio che si rivela nella Bibbia si presenta sempre, proporzionatamente ai tempi ed alle circostanze, come un "Dio misericordioso e pietoso, lento all'ira e grande nell'amore, che si pente riguardo al male minacciato e conserva la sua benevolenza per mille generazioni"; cos Dio si presenta a Mos, cos continua a presentarsi fino a Ges Cristo venuto per i peccatori e non per i giusti. Il Dio della Bibbia un Dio per nulla formale, non guarda alle apparenze ma alla rettitudine dl cuore... un Dio 'morale', rivolto cio a ci che vale, ci che degno: alla verit, al bene. Il suo agire sempre 'preveniente'; Dio arriva, meglio, parte sempre prima: ci anticipa per poterci accogliere, ci precede per prepararci la strada. Anche quando arriva, come nel nostro caso, a minacciare il male, gode del non doverlo portare a termine. Sapendo che nell'uomo la paura fa 'miracoli', Dio ricorre anche a questa pur di svegliarne la consapevolezza. Il Dio della Bibbia promette e si fa onore nel mantenere le promesse, nonostante le diserzioni ed i boicottaggi da parte dei suoi presunti collaboratori. In Dio l'asse promessa-compimento ruota sulla misericordia: quello che gli uomini non sanno tirar fuori da s ce lo mette Lui di suo! Problema: Ma qual', allora, il vero volto di Dio? Gli uomini, per parte loro, sembrano concordi: Dio forza suprema, maest infinita, giustizia eterna (cos almeno appare Dio in tutte le religioni 'naturali' e 'storiche'). Il Dio della Bibbia ama, invece, presentarsi 'sub signo contrario' (Lutero): attraverso la debolezza, la sproporzione, la negazione di ogni umana possibilit di riuscita. Mentre i giudei chiedono i miracoli ed i greci cercano la sapienza, noi predichiamo Cristo crocifisso: scandalo per i giudei, stoltezza per i pagani... ci che debolezza di Dio pi forte degli uomini e ci che stoltezza di Dio pi forte degli uomini (1 Cor) Il Dio della storia il Dio della salvezza, non l'affossatore della storia stessa... Se la storia ha una dignit, a motivo dell'uomo che ci vive dentro, non pu essere sconfessata e rinnegata, deve essere, piuttosto, redenta, salvata, riportata alle proprie motivazioni ed origini. Questo avviene solo per opera della misericordia e della fedelt di Dio. Dubbio: Perdono: forza o debolezza? L'eterno dilemma di chi non abbastanza 'forte' e sicuro di s. L'eterno 'scandalo' di chi non sa 'ascotare' Dio ma vorrebbe solo parlargli. Il motivo di rifiuto della fede da parte di tanti 'filosofi'. Dio non ha dubbi: il perdono l'unica arma vincente; l'unico capace di scuotere dalla 'normali' delle cose, dal torpore del quieto vivere. Solo chi nel pieno possesso delle proprie facolt, presenti e future, pu non eliminare l'avversario di ieri, concedendogli di essere l'alleato di domani. Solo chi non vince a danno degli altri, ma di propria forza e virt pu non umiliare l'avversario ed anzi: renderlo partecipe della propria gioia. Nota: Il castigo ha una funzione 'pedagogica', educativa; non punizione fine a se stessa e neppure 'vendetta'. Dio non castiga, numericamente parlando, tanto quanto il popolo pecca; il castigo interviene solo l dove sar possibile raccogliere frutti proporzionati. Il castigo deve 'parlare' non 'mettere a tacere' per sempre. Quando il popolo sta per compiere il passo definitivo, ecco che il castigo d l'imbeccata per una adesione pi pronta al Signore ed alla sua volont. Sarebbe comunque limitante parlare a questo proposito solo di castigo; con Giona Dio non ricorre al castigo ma alla 'burla', per spingerlo ad affrontare la realt in modo non scontato... anche questo educare! Leggi: - Lc 15 - Sap 11, 21-12, 2