Incontro del 1 Dicembre 1992: "Scenari Internazionali" ___________________________________________________________________________________________________________ Gi da tempo la Dottrina sociale della Chiesa affronta questi temi in chiave di universalit. Questo carattere mondiale dei problemi, o per dirla con la Sollicitudo rei Socialis, questa interdipendenza una costante dei documenti. Quest'ottica non vuole essere soltanto un allargamento ma bens costituire una chiave di lettura che sottintende una consapevolezza: il vero bene comune riguarda tutti, comune solo se comprende tutti, e per tutti s'intende tutti. Ossia il vero sviluppo che si deve perseguire lo sviluppo di tutto l'uomo e di tutti gli uomini: o si cresce insieme o si perisce insieme. (dando a questa affermazione non un tono minaccioso o consorziale ma una sostanza che trova nella realt una conferma) Per quanto riguarda i problemi concernenti questi scenari internazionali, da un punto di vista sociale e pertanto, secondo criteri di convivenza, vediamo di sintetizzare il contributo della Dottrina sociale della Chiesa. Il ribadire ancora una volta il convincimento del: "valore della persona umana, dei suoi diritti e doveri inviolabili, swenza alcuna discriminazione di et, esseo, razza, cultura, religione, classe sociale. Una dignit che precede il riconoscimento degli uomini e dello stesso soggetto e che per il cristiano isi radica nell'atto creativo di Dio e nel mistero di Cristo" Da questo convincimento scaturisce l'esigenza della solidariet nella reciprocit: Solidariet: "Non si tratta di coltivare un sentimento di vaga compassione o di superificale intenerimento per i mali di tante persone (SRS 38), ma di un intervento attivo e perseverante, di un azione non solo individuale, ma comunitaria e che opera sulle stesse strutture sociali, le quali a loro volta possono determinare una mentalit ed un costume" (Uomini di culture diverse: dal conflitto alla solidariet) Questo documento continua dicendo: "I vari fenomeni sociali sono sempre meno isolabili; essi hanno radici nazionali e internazionali. Anche i problemi posti dall'immigrazione in Italia vanno visti e risolti in questo quadro complesso di relazioni. Non solo dunque a livello nazionale, ma anche internazionale, vanno fatti convergere ordinamenti legislativi, strutture organizzative, gesti di aiuto e di accoglienza. L'appello all'ospitalit e alla tolleranza non sono sufficienti per garantire i diritti fondamentali di ogni uomo nelle nostre citt. Solo un largo movimento di solidariet pu creare le condizioni per rispondere alle attese dei deboli e dei poveri nella complessa e interdipendente societ contemporanea. Fino ad arrivare a "Rendere superflua la loro emigrazione dalla terra nativa" Ma questa solidariet deve avvenire nella reciprocit: ossia nel rispetto totale delle persone. Quelle che operano come viene chiamata ora una "Solidariet strutturale" e non soltanto "congiunturale": si tratta di provvedere a chi ha bisogno rispettando i valori culturali e di tradizione che ognuno porta dentro. Si affferma pertanto che la prima risposta al mondo nuovo che sta nascendo deve essere la sua comprensione. Comprensione sia del fenomeno in cui siamo coinvolti sia di noi che entriamo in relazione con esso. E questo si compie nel dialogo, un dialogo che rende pi motivata la fedelt alla propria storia ma aiuta, al tempo stesso, a discernere l'importante dal secondario. E' l'invito a capire se e gli altri, comprendere significa allora passare dal conflitto alla solidariet. Sempre in un dinamismo di reciprocit. "Non possiamo invocare Dio Padre di tutti se ci rifiutiamo di comportarci da fratelli verso alcuni) (NA 5). Tutto questo un problema non solo politico ma politicamente un problema culturale, di educazione. Il dialogo e la collaborazione, la condivisione dei problemi sta fuori e sta andando fuori dalla portata di una mentalit borghese tesa ormai solo alla difesa di privilegi acquisiti e che il fluttuare di andamenti economici negativi sembra pregiudicare. (La cosidetta mentalit leghista va in questo senso). La Chiesa sa bene che per questo ci vuole tempo e prospetta dei cammini graduali di maturazione, ma per questo chiede collaborazione, per questo si rende importante a livello legislativo, favorire una mentalit aperta e capace di discernere la realt e la posta in gioco. Senza togliere nulla alla difficolt e alla gravit dei problemi in oggetto. E', come dice il documento sopracitato, una sfida storica, non abbiamo modelli nel nostro passato a cui ispirarci, ma la prospettiva non offre alternative: o un futuro di crescita e arricchimento reciproco oppure divisione e regressione.