BREVI MEDITAZIONI PER LA VIA CRUCIS I. Ges condannato a morte Ecco Ges davanti a Pilato. Il suo volto irriconoscibile; rigato di sangue, coperto di schifosi sputi... Pi che una corona un fascio di spine che gli insanguina il capo. Uno straccio rosso ricopre il suo corpo che tutto una lividura, tutto una piaga. In quel volto, su quegli occhi, quanta stanchezza, quanto dolore, quanta angoscia! Mi sembra impossibile. . . eppure anch'io sono stato preso dalla follia deicida, quando ho peccato. E lui, Ges, muto mi guardava, con quei suoi occhi pieni di dolore: mi stava dinanzi coronato di spine, con la carne fatta a brandelli dalla flagellazione e mi diceva: Che ti ho fatto? In che cosa ti ho offeso?. II. Ges caricato della croce Si avvicina l'ora dell'esecuzione. Sulle spalle di Ges viene caricata la croce su cui dovr morire. grossa, pesante... E lui stanco, sfinito dalla sofferenza, dalla veglia e dalla flagellazione. Le sue spalle la reggono con fatica. E tuttavia la deve portare! Scortato dal centurione e dai legionari romani, esce sulla via che lo condurr al luogo del suo supplizio: al Golgota. Quella croce, quei due grossi tronchi che gravavano sulle spalle di Ges, il cumulo dei peccati commessi dall'umanit tutta: da Adamo fino alla fine del mondo. S, perch lui stava per pagare per tutti, anche per me... Allora ho aiutato anch'io a costruire quella croce, con i miei peccati, gravi o meno, non importa, ma tanto o poco l'ho resa pi pesante! Se io non avessi peccato, quella croce sarebbe stata pi leggera. Forse non ci ho mai pensato... Certo, spesso l'ho dimenticato. . . III. Ges cade la prima volta terribile dover pensare a un Dio, il Dio dell'universo, il Deus fortis, che non sa reggersi in piedi e stramazza a terra, con il volto nella polvere, come l'ultimo degli schiavi, simile a un verme, perch cos l'hanno ridotto. E la croce, abbattutasi su di lui, ha aggravato il dolore di quella caduta. Ripensando alla mia vita, trovo che vi qualcosa di simile. Un giorno, forse oggi stesso, non ho saputo reggere, sono crollato. Ero stanco di star curvo sotto la croce della lotta e mi sono buttato a terra, bocconi, nella polvere e nel fango... E se questa, grazie a Dio, non la mia situazione, devo tuttavia pensare e temere che forse domani mi ci potrei trovare... IV. Ges incontra sua Madre Fra la folla dei nemici di Ges, fra i crudeli curiosi, accompagnata da alcuni parenti e dalle donne galilee che avevano seguito Ges, c' Maria, la madre del condannato. Con la morte nel cuore segue Ges, cerca di avvicinarglisi... Ges la sente presente, vicina; rialza il capo e volge gli occhi verso di lei... I loro occhi si incontrano, e in quel breve incontro di sguardi racchiuso tutto un colloquio di amore e di compassione. Ges non pi solo a portare la sua croce: con lui sua Madre. Quale lezione mi d tua Madre, o Ges! Nemmeno per un istante ritira il suo fiat dell'annunciazione, anzi, lo vuole attuare fino in fondo. Pensando a come vivo mi viene da arrossire... Essa fu fedele fino all'ultimo alla scelta che aveva fatto! Anch'io un giorno ho fatto una scelta, ma quante volte l'ho rinnegata, l'ho ripudiata. Quante volte ho rinnegato il mio battesimo, il mio cristianesimo... Non ho voluto lottare, non ho voluto soffrire, non ho accettato la croce! V. Simone di Cirene aiuta Ges a portare la croce Il centurione si avvede che Ges non ce la fa pi a portare la croce, anzi teme addirittura che lo sforzo lo abbia a finire prima di giungere al Golgota. Ma lui aveva un ordine: Crocifiggerlo!. Se Ges fosse morto per strada, gli potevano venire delle noie... necessario quindi risparmiare il condannato: bisogna che qualcuno porti la sua croce, o almeno l'aiuti. A due passi, un contadino dalle spalle robuste se ne torna dal suo podere; un immigrato di Cirene, di nome Simone. Un secco ordine e quegli costretto, forse imprecando alla mala sorte, a caricarsi sulle spalle la croce di Ges... Tu, il Figlio di Dio, l'onnipotente, ti sei fatto impotente... Hai voluto aver bisogno del debole aiuto dell'uomo per portare a termine il tuo sacrificio. Veramente imperscrutabili i disegni della tua Provvidenza! Quando sul mio cammino, quello di ogni giorno, ti dovessi, o Ges, incontrare sofferente sotto la croce, fa' che generosamente offra la mia spalla a te sofferente nel mio prossimo, e come te abbia a soffrire per la salvezza dei miei fratelli. VI. La Veronica asciuga il volto a Ges Sangue, polvere e sudore la tragica maschera che copre il volto di Ges. In mezzo a tanta indifferenza, a tanta crudele curiosit, a tanto odio, la tradizione pone la figura della Veronica. una donna che sente piet per Ges. Per questo fende la folla, non si cura della scorta armata ed l, presso Ges, e gli tende quel lino. Ges si volge, si ferma; i suoi occhi, dolci e stupendi, dicono alla donna tutta la sua riconoscenza. Quel lino passa sul suo volto, e la pietosa se ne parte, generosamente ricompensata, recando con s il pi sublime e tragico calco: il volto di Ges. Il tuo volto doloroso, quel volto tragicamente mascherato, lo devo fissare, contemplare anch'io, fino a imprimerlo indelebilmente nella mente e nel cuore. Ho bisogno di averlo sempre davanti agli occhi... Quante volte non l'ho saputo vedere, quante volte non l'ho saputo scoprire questo tuo volto, sotto la maschera della sofferenza, della miseria, dell'apparente indifferenza del mio fratello... Inutilmente hai atteso il mio gesto di piet amorosa, di compassione. Forse non ho saputo far altro che commiserarti, e nulla pi. Non ho osato fendere la folla dei miei comodi, dei miei interessi, del mio egoismo per giungere fino a te, che andavi a morire per me. VII. Ges cade la seconda volta Ges procede sempre pi lentamente. Il suo passo si fa sempre pi incerto, vacillante. Spesso lo si vede vacillare paurosamente. Ad ogni passo sembra debba cadere sfinito. La sua sofferenza e la sua stanchezza evidentemente stanno raggiungendo il massimo di sopportazione, oltre il quale la morte. Non ne pu pi. Le forze gli vengono meno e le gambe si rifiutano di reggerlo. Eccolo barcollare ancora pi paurosamente... Le braccia annaspano nel vuoto in cerca di un inesistente sostegno. Ed nuovamente a terra, nella polvere. . . amaro il calice che stai bevendo, o Ges. Gli uomini te l'hanno preparato a goccia a goccia, coi loro peccati. L'hanno colmato fino a farlo traboccare. Anch'io con loro ti ho preparato quel calice amaro; qualche goccia l'ho versata anch'io con i miei peccati, con le mie infedelt, con la mia vilt, con le passioni... quando ho tralasciato il bene difficile per il bene facile... quando sono caduto e ricaduto nel peccato. VIII. Ges consola le figlie di Gerusalemme Per Ges che continua il suo cammino verso la morte, non vi solo odio e crudele curiosit, ma anche piet amorosa, come quella di queste popolane di Gerusalemme, che non temono di mostrare il loro dolore e la loro compassione per lui piangendo... E Ges ha visto e ha udito il loro pianto e i loro lamenti... Fa bene al cuore questa attestazione di affetto verso Ges da parte di quelle donne di Gerusalemme. Eppure sembra quasi che Ges non la gradisca. . . e lui, il compassionato, compassiona! Non pensate a me, pensate a voi! Non piangete per me, ma per voi e per i vostri figli... Succede anche a me di avere compassione delle tue sofferenze; mi anche facile commuovermi per i peccati degli altri, dimenticando forse troppo spesso i miei. IX. Ges cade per la terza volta Il Golgota vicinissimo: ancora pochi passi. Ma Ges allo stremo delle forze, non si regge pi e stramazza al suolo. Nessuno si china pietoso su di lui; deve morire in croce! La folla con le sue urla, i soldati con le loro imprecazioni, vogliono che si rialzi ad ogni costo. Ges raduna quel poco di forze che gli restano... e con estrema fatica si rialza e si mette nuovamente in cammino verso la meta ormai vicina. Ho avuto troppa fiducia in me stesso, non ho pregato, oppure ho pregato troppo poco, non ho evitato l'occasione... ed eccomi, o Ges, ancora una volta a terra. Una ennesima caduta, forse pi ignominiosa, pi rovinosa. Ho vergogna, ho schifo di me stesso. Speravo di farcela da solo; ma non ho saputo reggere, e sono caduto. Ora comprendo le tue parole: Senza di me non potete fare nulla. Senza di te non solo non posso far nulla, ma il guaio che da solo non so che fare il male... X. Ges spogliato delle vesti Finalmente Ges giunto al Golgota. Gli viene offerta una bevanda inebriante: vino misto a mirra. Egli vi accosta appena le labbra e poi la ricusa. Tutto ormai pronto, anche le croci. Gli vengono tolte le vesti, appiccicate in pi punti al corpo per il coagularsi del sangue delle ferite prodotte dalla flagellazione. . . Non importa se lui soffre! Ecco il suo corpo, coperto di lividi, di ferite e di sangue... fa pena! Ti sei sottoposto, o Ges, anche a questa ignominia: spoglio di tutto! E tu mi vuoi cos: spoglio di tutto ci che mio, che ho fatto mio; spoglio di tutto ci che ho ripreso dopo avertelo donato, dopo avervi rinunciato. Vuoi tutto per te, o per servire te nei miei fratelli... Mi costa questo spogliamento, mi fa paura. Ecco perch troppo spesso sono cos gretto ed egoista con te, con il mio fratello... Il tuo esempio dovrebbe convincermi e decidermi a questo passo. XI. Ges viene crocifisso giunta l'ora. Ges viene fatto stendere sul legno trasversale della croce. Vi si stende, porge una mano. Il boia l'afferra saldamente, la preme contro il legno, vi punta il chiodo e i colpi di martello si susseguono. Il chiodo lacera la pelle, le carni... copioso sgorga il sangue. Il pugno si chiude per lo spasimo: tutto il suo corpo sussulta. Poi la volta dell'altra mano e dei piedi. Nei suoi occhi e sul suo volto i segni viventi di quel tremendo dolore, ma dal suo labbro neppure un lamento... Il legno viene sollevato e fissato sul palo verticale. Nuovi dolori, nuovo tormento, altro sangue che sgorga dalle ferite che si allargano. Tutto quel dolore, tutti quegli spasimi hanno un unico motivo: l'amore! La redenzione, la mia redenzione e quella dei miei fratelli. . . La tua legge una croce; lo capisco bene. Amor di Dio e amore per i fratelli sono come i due bracci della tua croce: il primo mi porta e mi innalza verso di te, mentre il secondo mi impegna in un'azione orizzontale verso il prossimo. Questa senz'altro la croce su cui tu vuoi che io abbia a inchiodarmi. Non vi altra via... l'hai detto tu! XII. Ges muore in croce Per tre ore Ges agonizza in croce; l, sospeso tra il cielo e la terra, in un mare di dolore. .. Ai piedi della croce vi Maria, la sua mamma, e, vicino, Giovanni, l'apostolo prediletto. Ges allora dice a sua Madre: Mamma, ecco il tuo figlio!. E poi a Giovanni: Ecco la tua mamma!. Verso le quindici Ges grida a gran voce: Dio mio, Dio mio, perch mi hai abbandonato!. Poi, arso dalla sete, dice: Ho sete, e un soldato gli d da bere con una spugna bagnata in acqua e aceto, infissa su di una canna. Ges, dopo aver preso l'aceto, dice: Tutto compiuto!. E di nuovo gridando ad alta voce esclama: Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito. E, detto ci, muore. Ecco l'ultimo messaggio, le ultime parole che tu mi hai voluto affidare prima di consumare il tuo sacrificio di amore. A me, a noi non resta che inginocchiarci e, in silenzio, pregare... (Pausa). XIII. Ges deposto dalla croce I nemici di Ges potrebbero essere soddisfatti. Finalmente l'hanno tolto di mezzo e non dar loro pi alcun fastidio. Ma quel corpo martoriato, che pende esanime dalla croce, monumento infame del loro odio e del loro delitto, loro insopportabile... Vogliono passare la Pasqua in pace; vanno perci da Pilato e chiedono che quel corpo venga tolto dalla croce. Giuseppe d'Arimatea, membro del Sinedrio, che per non aveva dato il suo consenso per la morte di Ges, va pure lui da Pilato e gli chiede il corpo di Ges. Pilato glielo concede. Giuseppe allora se ne torna al Golgota e, aiutato da Giovanni e dalle altre persone che vi si trovavano, toglie Ges dalla croce. La sua mamma se lo riceve tra le braccia e se lo stringe al cuore l'ultima volta, amorosamente... Dopo tanto dolore Ges pu riposare nelle braccia della sua mamma, e Maria se lo stringe al cuore con lo stesso amore con cui lo aveva stretto a Betlemme e a Nazaret. Come l'hanno ridotto la cattiveria, l'odio, i peccati degli uomini... i miei peccati... Vergine addolorata, anch'io purtroppo ho collaborato al martirio del tuo Ges, al tuo martirio. Ho bisogno perci del tuo amore, della tua compassione, del tuo perdono... XIV. Ges viene sepolto Ora che Ges stato deposto dalla croce, necessario seppellirlo. Giuseppe d'Arimatea mette a disposizione il sepolcro nuovo che si era fatto scavare proprio in un poderetto l vicino. Il corpo di Ges viene lavato, spalmato con una mistura di mirra e aloe, e poi l'avvolgono in un grande lenzuolo, ponendogli sul volto un sudario. Fatto questo, depongono Ges nel vicino sepolcro, e, rotolatavi una grossa pietra che ne chiuda bene l'entrata, se ne vanno. La tua via dolorosa ha avuto un epilogo: la croce, la morte, la sepoltura. La mia via non pu essere diversa. Dal tuo sepolcro uscir la nuova vita. . . dalla mia morte al peccato ne uscir vivo, non solo, ma tanto ricco di vita da poterne donare ai miei fratelli. Perch c' qualcuno che attende da me il dono della vita. Qualcuno? Ma sono milioni! Non lo devo e non lo posso dimenticare: la tua via l'hai percorsa anche per loro!