PRIMA TAPPA PER IL LAVORO DEL MESE Potrai leggere e rileggere quanto segue, cercando di realizzare un ingresso reale nella situazione del discernimento e applicando le sette regole (soprattutto la seconda). A. Introduzione Le "regole" E' necessario ricordarci tuttavia che la nostra esperienza non porta il nome di "Scuola di preghiera" o di "Cammini di ricerca", bens di "Gruppo Sichem". Voi formate un gruppo, a causa del fatto di aver preso questo impegno mensile, per essere aiutati a cercare la volont di Dio nella vostra vita; e non un impegno da poco. Se fate parte di un gruppo, importante avere delle regole capaci di garantire un minimo di ordine nei vostri incontri e un minimo di continuit nell'intervallo tra un incontro e l'altro, cos che il vostro sia un cammino serio. Chi, dopo averle ascoltate, per motivi magari validi, non si sentisse di seguirle, meglio che lasci il gruppo. La prima regola ovvia ed essenziale: vivere il momento dell'incontro come momento di grande silenzio e raccoglimento. Ciascuno di voi qui per cercare Dio e la sua volont; e la cerchiamo insieme, ma nel raccoglimento e nel silenzio, per non disturbare n s n gli altri. La seconda esige qualcosa di pi e riguarda i tempi intermedi: voler crescere in tutto quest'anno nell'esercizio della preghiera. Non avrebbe senso pregare bene insieme se non prendiamo l'impegno con noi stessi, davanti a Dio, di voler crescere nell'esercizio della preghiera. Ciascuno di voi dovr decidere con la sua guida spirituale quale regola di preghiera quotidiana intende seguire. Senza questa crescita nella preghiera non faremo quanto sta in noi per conoscere la volont di Dio. La terza molto semplice: per crescere nella preghiera occorre diminuire l'uso della televisione. Si tratta di un proposito concreto, ma proprio per questo efficace. Dopo aver fatto un po' di esame di coscienza non vi sar difficile comprendere come diminuire l'uso della TV, pur se l'ideale sarebbe di ridurlo al minimo indispensabile, evitando comunque un uso svagato e incontrollato. Questo disturba molto una regola di preghiera quotidiana. La quarta descrive un atteggiamento molto importante. Bandire ogni forma di angoscia o di ansiet, anche per quanto riguarda le decisioni da prendere. Chi si abbandona a Dio non ha posto nel suo cuore per l'angoscia. Una certa ansiet traspare da qualche vostra lettera, soprattutto in chi pensa di essere vicino a una scelta. Nel momento in cui avete deciso di fare questo cammino siete nelle mani di Dio e dovete mettere da parte tutto ci che non vi permette di vivere con pace. La quinta regola di aspettarvi delle difficolt. Pi che una regola, un altro atteggiamento. Il nemico di Dio non lascia in pace coloro che lo cercano e li tenta in vari modi. Pensiamo a tentazioni come la frustrazione (che serve tutto questo?) oppure la tristezza (cosa ci vado a fare al Gruppo?) oppure lo sconforto (sono trascurato, non si bada veramente a me!). La sesta, precisa e specifica, di accettare l'impegno di lavoro mensile proposto prima della fine di ogni incontro; sar un impegno semplice, breve; per dovete compierlo. La settima, anch'essa pratica, di incontrarsi una volta al mese con la propria guida spirituale. C' la necessit di incontrare la vostra guida una volta al mese, in maniera che ci sia un riscontro del cammino che state facendo. B. L'impostazione fondamentale Anzitutto vogliamo, in questa prima tappa, tentare di rispondere alla domanda: che cosa cerchiamo? Pi specificamente: quale lo scopo del "Gruppo Sichem" e quali i mezzi per raggiungere tale scopo? 1. Lo scopo Lo scopo del nostro cammino di essere aiutati a cercare la volont di Dio nella propria vita. Questo scopo cos semplice va chiarito con un'altra domanda: Che cosa non dobbiamo aspettarci da questa esperienza? Per esempio, non semplicemente un'esperienza per imparare a pregare; nemmeno vuole essere la soluzione di tutti i dubbi, una soluzione magari facile e autoritaria. 1.1. Ci aspettiamo, piuttosto, che la grazia di Dio ci insegni un metodo per orientare la nostra libert verso la realizzazione del progetto di Dio sul mondo, per quella parte che mi riguarda. Dunque, ci aspettiamo che la grazia, il dono di Dio, che chiediamo nella preghiera, ci insegni un metodo (non ci dica una rivelazione: devo fare cos e non cos) per orientare la nostra libert, la nostra creativit, la nostra scelta, verso non tanto un progetto individuale (come devo fare per gestire la mia vita) ma verso la realizzazione del progetto di Dio sul mondo (ecco la nostra apertura) per quella parte che mi riguarda, in quanto cio io entro, col mio progetto personale, in quello di Cristo, re e Signore, sull'umanit. Vorremmo, con la nostra ricerca, uscire dall'ambito troppo spesso individualistico in cui cerchiamo la nostra strada, la nostra vocazione; scegliamo di servire il Signore e il suo progetto dedicandogli noi stessi con la nostra libert, progettualit, creativit. Per questo parlo di una disponibilit a 360 gradi, nella quale non intendiamo immediatamente fare una scelta definitiva, bens imparare un metodo per orientare la nostra libert verso la realizzazione del progetto di Dio. 1.2. Secondariamente, vorremmo anche uscire dal cammino di quest'anno con qualche impegno concreto, almeno temporaneo. Dalle lettere si coglie che qualcuno vive una certa ansiet: Sto facendo l'universit e non avr tempo di fare altroSto facendo l'universit e non avr tempo di fare altro. Non dovete temere, perch sono certo che il Signore ci illuminer per capire quale dovr essere l'impegno temporaneo. Questo secondo aspetto deve essere presente in modo da comprendere subito che il cammino del Gruppo non innocuo, non pu finire in niente, ma tende a un progetto concreto. Per qualcuno potr forse essere gi un progetto definitivo, a seconda del grado di maturazione; per altri sar un progetto che prelude a scelte pi definitive e che per, per il momento, non le blocca. 2. Il discernimento spirituale Il mezzo per raggiungere questo scopo fondamentalmente unico: il discernimento spirituale. La parola biblica e molti di voi la conoscono. Il discernimento spirituale lo strumento per conoscere la volont di Dio sulla propria vita. Non , come talora si pensa, un esercizio di analisi psichica, quasi un mettersi davanti allo specchio per capire quali sono le nostre inclinazioni o le nostre ripugnanze. Parliamo infatti di discernimento spirituale, ossia "nello Spirito di Dio". Esso un esercizio di attenzione e di ascolto dello Pneuma divino nella mia storia (e quindi anche nella mia psiche). In altre parole, il discernimento ascolto della parola di Dio non scritta. Non lettura della Bibbia che mi fa trovare la parola che fa per me. Non solo ascolto di una predica dove sento una parola che fa per me. _ ascolto di una parola di Dio non scritta che risuona ancora oggi nella Chiesa e che non si trova in nessun altro, se non in me. Non c' nelle Scritture, come parola che mi riguarda in concreto. Certo, potr esserci una parola biblica, ma il fatto che io la scelga tra molte altre riguarda me. Non conosciuta nemmeno dall'autorit ecclesiastica o dalla guida spirituale. Potete comprendere cos quanto sia importante questa parola che, come vedremo, non univoca, ma un insieme di intuizioni, di progetto complessivo sulla mia vita. Non va capita in maniera individualistica; quella parte del piano di Dio per l'umanit, che si manifesta a me quando mi metto nel giusto contesto. Essa non si conosce normalmente di colpo, e neanche istintivamente, lasciando che le cose vadano avanti per conto loro; non la si conosce nel corso spesso ambiguo della vita quotidiana ("andando avanti vedr"). Occorre, per conoscerla, una libera decisione di entrare in una situazione di discernimento spirituale. Notate qui la tristezza di quanto stiamo vivendo, anche se per noi una gioia. Voi avete preso la decisione di entrare nella situazione di discernimento; ma di per s dovrebbe entrarci ogni battezzato perch, come tale, chiamato ad ascoltare la parola di Dio per s. Ci che voi fate, lo fate per la Chiesa, come momento che dovrebbe coinvolgere tutti i battezzati, anche se non tutti nella forma di un Gruppo Sichem. E il pensiero che ben pochi lo fanno, che tanti giovani e ragazze della vostra et si lasciano vivere senza un progetto, senza mai mettersi di fronte alla propria vita guardandola nell'insieme davanti a Dio, non pu non darci tristezza. Penso quindi che il Signore vi abbia scelto anche come persone che possano domani irradiare attorno a s questo senso di responsabilit che un giovane, una ragazza, assumono davanti a Dio per il proprio futuro. Il discernimento spirituale perci una realt cristiana, suppone e implica che ciascun discepolo di Ges, ciascun fedele laico, possa e debba fare una vera e propria esperienza di Dio nella sua coscienza; di Dio, della sua Parola, della sua chiamata. 3. Mettersi in situazione di discernimento spirituale Mettersi in situazione di discernimento spirituale significa vivere tre momenti capitali: purificazione, lectio o meditazione, scrutinio. In primo luogo bisogna cercare la massima purificazione e il massimo allontanamento possibile da ogni peccato personale, attuale, da ogni inclinazione sbagliata, da ogni affetto egoistico o narcisistico, da ogni illusione o falsa aspettativa. Il discernimento spirituale, infatti, ordinariamente impedito da tutti i peccati che ci appesantiscono, dalle inclinazioni sbagliate che ci giocano, dagli affetti egoistici che ci chiudono, da forme di mondanit che ci dissipano, da illusioni o false aspettative che ci fanno rincorrere miraggi. Il secondo momento, concomitante al primo, la lectio, ossia la meditazione e la contemplazione prolungata del progetto di Dio sulla storia dell'uomo, cos come ci comunicato dalla rivelazione ed contenuto nelle Scritture. La lectio divina il terreno pi appropriato per il discernimento spirituale. Mentre il primo momento era lo sgombero del terreno, questo secondo ci fa entrare nel mondo di Dio, dei suoi progetti; mettendoci in sintonia con il mistero di Dio, con gli atteggiamenti progettuali di Cristo nel Vangelo, noi a poco a poco ci rendiamo sensibili al nostro progetto, a quello che noi siamo chiamati creativamente a produrre, al nostro posto, alle coordinate progettuali vere della nostra vita. Il terzo momento l'attento scrutinio (usiamo la parola in senso psicologico) degli eventi interiori spirituali. Qui il discernimento si fa riflessione su di s. Non soltanto riflessione psichica, bens riflessione complessiva sul mio vissuto interiore (notare, per esempio, l'avvicendarsi in me di entusiasmi e tristezze, di gioie e di ripugnanze, di attrattive e di paure). Da questo insieme, posso gradualmente leggere le inclinazioni pi profonde della mia autenticit, cos da vedermi autenticamente davanti a Dio. 4. L'aiuto del Gruppo Qualcuno di voi potrebbe chiedere: Come saremo aiutati nel cammino del Gruppo, a vivere questi tre momenti del discernimento spirituale? Il momento della purificazione. A partire da questa prima tappa, ogni volta che ci incontreremo, vi saranno offerti dei suggerimento; vedremo insieme qualche blocco, qualche impedimento alla scelta, che forse pu essere in noi, e in tal modo faremo un esercizio per conoscerci e per sgretolare questi muri che si ergono tra noi e la scoperta della nostra autenticit. Le note che vi suggerir saranno molto semplici, ma potranno aiutarvi perch vi stimoleranno a compiere il cammino verso la conoscenza di voi stessi. Pensando alla pagina biblica pi utile per il momento della purificazione, mi sono deciso per la parabola dei tre terreni, che ordinariamente si chiama la parabola del seminatore. Il discernimento spirituale non avviene o avviene in maniera lenta e poi in maniera fallimentare su tre terreni. Cominceremo a proporvi delle riflessioni sul testo di Matteo 13, 1-9.18-23. Il momento della lectio. Vi sar proposto un secondo filone biblico. Ci aiuter per una ricerca a 360 gradi nella quale ci proponiamo non solo uno sbocco univoco -consacrazione religiosa, missionaria, sacerdotale- ma anche l'idea di una possibile dedicazione matrimoniale, sociale, politica, ossia un'apertura a tutto campo. In tale apertura ciascuno dovr scegliere la parola del Signore per s. Come vedete, dobbiamo liberarci dal pensiero che seguire la vocazione di Dio sia semplice: una volta conosciuta la si segue e basta; la vocazione un dinamismo, un cammino nel quale siamo sempre invitati a ributtare nella mischia la nostra libert creativa. Il momento dello scrutinio. La parola-chiave qui, evidentemente, la guida spirituale. Perch questo lavoro deve farlo ciascuno per se stesso; ciascuno deve scrutinare i propri eventi interiori, spirituali, con il significato che essi assumono. Noi vi daremo qualche indicazione, per si tratta di un cammino a tu per tu con ciascuno. E quindi la guida spirituale che vi pu illuminare nella riflessione sul vostro vissuto, per coglierne il dinamismo pi profondo e autentico, quello che lo Spirito Santo ha posto dentro di voi e che si manifesta spesso in un alternarsi vario di emozioni e sentimenti, proprio perch la vita ricca, complessa, e non facile cogliere il momento interpretativo globale. Noi, attraverso l'esame della nostra storia concreta, possiamo cogliere certe coordinate che sono costitutive del nostro essere, coordinate che riguardano il pensiero di Dio su di me, sulla nostra comunit. Le coordinate significano che il nostro vissuto va ordinato secondo delle linee interpretative, che permettono di dire: Veramente vivo questo, e questo ci che mi sta pi a cuore, questo ci che mi si presenta davanti, questo ci che chiedo, voglio, desidero, offro a Dio per me. C. La parabola dei terreni 1. La purificazione Quel giorno Ges usc di casa e si sedette in riva al mare. Si cominci a raccogliere attorno a lui tanta folla che dovette salire su una barca e l porsi a sedere, mentre tutta la folla rimaneva sulla spiaggia. Egli parl loro di molte cose in parabole. E disse: "Ecco, il seminatore usc a seminare. E mentre seminava una parte del seme cadde sulla strada e vennero gli uccelli e la divorarono. Un'altra parte cadde in luogo sassoso, dove non c'era molta terra; subito germogli, perch il terreno non era profondo. Ma spuntato il sole, rest bruciata e non avendo radici si secc. Un'altra parte cadde sulle spine e le spine crebbero e la soffocarono. Un'altra parte cadde sulla terra buona e diede frutto, dove il cento, dove il sessanta, dove il trenta. Chi ha orecchi intenda". "...Voi dunque intendete la parabola del seminatore: tutte le volte che uno ascolta la parola del regno e non la comprende, viene il maligno e ruba ci che stato seminato nel suo cuore: questo il seme seminato lungo la strada. Quello che stato seminato nel terreno sassoso l'uomo che ascolta la parola e subito l'accoglie con gioia, ma non ha radice in s ed incostante, sicch appena giunge una tribolazione o persecuzione a causa della parola, egli ne resta scandalizzato. Quello seminato tra le spine colui che ascolta la parola, ma la preoccupazione del mondo e l'inganno della ricchezza soffocano la parola ed essa non d frutto. Quello seminato nella terra buona colui che ascolta la parola e la comprende; questi d frutto e produce ora il cento, ora il sessanta, ora il trenta" (Mt 13, 1-9.18-23). Signore, che cosa io cerco leggendo questa parola evangelica? Fammi conoscere il tuo disegno su di me. Tu sai che desidero fare la tua volont e per questo ti chiedo di farmi comprendere tutto ci che in me si oppone all'esercizio del discernimento. Forse si tratta di amicizie, di legami con la famiglia e con l'ambiente, che mi distolgono dalla ricerca del tuo progetto; forse si tratta di tentazioni gravi, di peccati, oppure di ostacoli di tipo psicologico come ripugnanze, cadute di tono, umori diversi. Signore, f che io mi conosca davvero affinch tu possa, mediante la grazia, sciogliere e superare nella potenza della tua croce e della tua risurrezione gli ostacoli che mi impediscono il discernimento. Riflettendo cos davanti a Ges possiamo incominciare a interrogarci sui tre terreni inadatti al seme, che sono spiegati dal Signore stesso con alcune esemplificazioni. Ges infatti parla del Maligno che porta via la parola seminata lungo la strada; della tribolazione che viene a causa della parola inducendo ad abbandonarla; delle spine che sono le preoccupazioni materiali e la seduzione delle ricchezze. Ciascuno di noi, nella preghiera, deve domandare: Signore, quali sono per me gli ostacoli? La parabola ci invita a distinguere i terreni identificando gli ostacoli secondo un loro verificarsi cronologico. Ci sono gli ostacoli degli inizi, potremmo dire della soglia; quelli che non permettono nemmeno di cominciare seriamente un vero discernimento (come il seme lungo la strada). Il secondo tipo di ostacoli sono figurati dalla roccia, dal terreno sassoso. Io li chiamerei gli ostacoli del primo attacco di una salita in montagna. Quando uno finalmente si deciso e ha incominciato a salire, incontra difficolt fisiche e psicologiche tipiche dell'inizio. Le spine sono gli ostacoli del terzo momento; li incontra chi gi ben avviato nella scalata di una parete di montagna. 2. Gli ostacoli della soglia Ricordiamo brevemente alcuni degli ostacoli della soglia, quelli per i quali neppure si comincia; pur avendo buona volont non si entra mai in un vero e proprio discernimento spirituale. Li distinguiamo in tre categorie: ostacoli grossolani, molto evidenti, che si intuiscono subito pur se non facile superarli; resistenze pi sottili; fenomeni quasi impercettibili ma determinanti, che non permettono di incominciare sul serio. 2.1. Gli ostacoli grossolani. Tra gli ostacoli della soglia grossolani, uno evidente quello formato dal binomio dissipazione e sensualit. Questo modo di vivere, anche se non porta necessariamente a conseguenze gravi, produce l'incapacit pratica a prendere sul serio ci che non immediatamente attraente e richiede un po' di fatica. Forse la maggior parte dei giovani, che vorrebbero cercare davvero il senso della propria vita, non superano la soglia perch trattenuti da questa atmosfera di dissipazione e sensualit. 2.2. Le resistenze sottili. Un ostacolo che pu sembrare umilt e per non lo , la sensazione che Dio non sa che farsene di me, e quindi questa parola non mi riguarda; io cerco, ma non c' una parola veramente per me. Magari non lo confessa direttamente, tuttavia vive una certa rassegnazione che pericolosa perch impedisce di fare sul serio. Un secondo ostacolo la paura inconscia che mi si chieda troppo; non mi si riveleranno forse delle richieste di Dio che io vorrei esorcizzare? Con un tale sentimento di fondo mai guardato in faccia, non si pu cominciare mai seriamente. Un altro ostacolo di natura psicologica o psicofisica; non avendo il coraggio di considerare un mio difetto personale, psicologico o fisico, si resta sempre nell'indecisione. Andando a fondo dovrei prendere di petto quel difetto, quella incapacit e non saprei come affrontarla; in tal modo non vado oltre la soglia. Per alcuni l'ostacolo pi sottile addirittura di natura teologica: come posso impegnarmi per il Signore dal momento che, guardandomi bene, ho talora dei dubbi sulla fede e non sono forse nemmeno certo dell'esistenza di Dio? E un blocco elementare, dal punto di vista anche teorico, ma chiude, non fa andare avanti. In realt, Dio non lo si conoscer se non amando perch Dio amore; non lo si conoscer se non muovendosi perch Dio movimento; non lo si conoscer se non cominciando a dedicarsi perch Dio dedizione. Avendo per paura di questi primi passi, rimango sempre al di fuori. 2.3. I fenomeni impercettibili. Detto in una parola semplice la paura di agire per motivi compensatori, la paura di cercare attraverso la ricerca della propria vocazione delle forme di autogratificazione. Hans Urs von Balthasar ha scritto in proposito delle riflessioni interessanti. Parlando del cammino di discernimento sulla volont di Dio nella propria vita, dice tra l'altro: Questa tensione verso l'al di l non ha niente a che fare con quelle motivazioni che per lo pi la psicologia non credente ascrive ai chiamati: indifferenza nei confronti del mondo, della societ; complessi non superati nella sfera della sessualit; soprattutto angoscia davanti alla vita. Tali motivazioni, soprattutto i sensi di inferiorit che in effetti giocano il loro ruolo quasi in tutti i giovani prima di aver ottenuto la prova del proprio valore, possono entrare in ballo anche per i chiamati, possono perfino entrare in legami apparentemente inestricabili con la dimensione ultraterrena della loro vocazione. Allora sar questione di un umile auto esame nella preghiera e di una intelligente conduzione: separare i complessi di motivazioni e vedere quale dei due ha il predominio. Se la vocazione autentica, allora per lo pi non affatto consigliabile aspettare di dare il proprio assenso fino a che siano superate tutte le inibizioni naturali che ogni adolescente, in qualche maniera, sente e che per lo pi suppone esistenti anche negli altri (cf H.U. VON BALTHASAR, Gli stati di vita del Cristiano, ed. Jaca Book, Milano 1985, p. 419). _ un testo che cerca di esprimere cose difficilmente esplicabili, ma pure vere. La paura che la mia scelta vocazionale sia dovuta in fondo a una fuga da problemi non risolti, mi porta a ritenere che solo dopo aver risolto i problemi potr rispondere al Signore. Questo errore ritarda indefinitamente l'ingresso nella soglia del discernimento e si rimane in un limbo di attesa che a fatica si scioglie. E chiaro che alcuni problemi molto gravi, come l'effetto del peccato grave, dovranno essere risolti prima di entrare nell'esercizio del discernimento. Per vi sono molte inibizioni, molti complessi, che tutti abbiamo (mentre uno suppone di avere solo lui) che non impediscono di varcare la soglia. Adagio adagio, davanti a Dio, impariamo umilmente ad accettarci, a lasciarci sciogliere dalla Parola (la lectio divina efficacissima contro i grumi interiori), a trovare il nostro cammino entrando quindi coraggiosamente nella soglia del discernimento. Signore Ges, offro a te la mia ricerca: "F che sia vera, pura, umile; aiutami a cogliere quegli ostacoli della soglia che mi impedirebbero di fare un cammino spedito in questo Gruppo Sichem al quale tu mi hai chiamato e per il quale noi ci affidiamo all'intercessione di Maria che ci guider in tutti questi incontri domenicali".