PER IL LAVORO DEL MESE DI APRILE Potrai continuare a riflettere sul profetismo civile di Ges a partire dalle riflessioni fatte durante l'incontro. Inoltre ti indichiamo alcune regole e criteri per una scelta di vita. Infine, se lo desideri e lo ritieni opportuno, potrai riflettere sulla vocazione del cristiano laico, per individuare la tua profezia civile nell'oggi e nella prospettiva del futuro, prendendo spunto dalla Christifideles laici di Giovanni Paolo II ai nn. 36-44 che troverai qui di seguito. Sostieni, o Maria, il nostro discernimento del passo che ora ci necessario per seguire il Signore. Donaci, o Maria, di comprendere quel passo che ora, in questo incontro, e nell'incontro seguente, ci sar necessario. E poich ci necessario come il pane, fa che lo riceviamo come riceviamo dal Padre il pane di ogni giorno per camminare verso il Regno. A. Regole e criteri per una scelta di vita: oltre la purificazione Per spiegarvi che cosa intendiamo con questo titolo occorre un ulteriore passo, e lo esprimiamo attraverso la classica dottrina di Ignazio di Lojola. Nel suo libretto degli Esercizi Spirituali, sant'Ignazio parla dei tre gradi o tre forme di umilt, che noi chiamiamo i tre gradi di purificazione. Tre gradi di purificazione Lo scopo del Gruppo di aiutarvi a fare le scelte che farete, grandi e piccole, con animo pienamente sincero, con 'occhio limpido'. L'occhio limpido, semplice, libero, molto importante perch talora possiamo giungere a scelte grandi e belle con animo non pienamente sincero. _ l'occhio limpido che permette di fare magari una scelta che apparentemente sembra un po' meno eroica; essa avviene per con sincerit di cuore, con il cuore purificato al massimo, senza cercare una certa gratificazione. 1. Il primo grado quello della purificazione da ogni peccato grave, cio da ogni opzione fondamentale empia, che mette da parte Dio e il suo volere, che fa danno agli altri. E, ancora, quello della purificazione da ogni abitudine e fragilit rilevanti e perniciose nei vari ambiti etici della nostra esperienza. In questa condizione si pu appena intuire la scelta da fare, ma non se ne ha la forza; occorre purificarsi. 2. Il secondo grado quello della purificazione da disordini e sbandamenti eticamente non molto rilevanti, ma significativi per la perdita del tono spirituale, del dominio di s, della capacit di pregare. Tra le regole del Gruppo c'era quella di limitare al massimo l'uso della TV, proprio perch un uso incondizionato, produce alla fine poca capacit di pregare e anche inquietudine interiore. Questo secondo grado corrisponde a un dominio deciso sull'intreccio gestuale e operativo della nostra vita quotidiana, che va dal controllo del sonno (sapere quando desidero alzarmi, quando giusto e quando devo farlo), controllo del riposo (quando devo andare a dormire, non indugiare senza fine), controllo di ci che guardo e di ci che dico, controllo della golosit, controllo del pettegolezzo, della voglia di criticare sempre, anche come rivalsa personale, controllo degli umori e della servit rispetto agli umori, controllo della fantasia. 3. Sant'Ignazio, nei suoi Esercizi Spirituali, parla di una terza forma di umilt: "La terza umilt perfettissima (supera la prima e la seconda) e si ha quando, includendo la prima e la seconda e consentendolo in eguale lode e gloria della divina maest, desidero e scelgo, per imitare e rassomigliare pi effettivamente a Cristo nostro Signore, la povert con Cristo povero piuttosto che la ricchezza, le ingiurie con Cristo che ne ricolmo piuttosto che gli onori..." (cf Esercizi Spirituali n. 167). Qui si apre un campo che qualifica la vita come evangelica. Fino a questo punto, si pu parlare di vita saggia, che anche l'Antico Testamento ha conosciuto. Di pi c' la percezione della nostra impotenza a procedere oltre, quando ci accorgiamo che ci vorrebbe un salto che ci portasse in un'atmosfera ancora pi gioiosa, pi vera, e pi libera. Questo salto appunto l'entrare nelle scelte umili di Cristo, nel suo cuore, nel cuore di Colui che da ricco si fece povero e si fece servo, e si umili fino alla morte di croce. Che cosa significa? Non fare una scelta esterna necessariamente, ma dire: voglio che le mie scelte siano il pi possibile conformi a quelle di Ges. Oltre la purificazione, ecco il salto dell'amore evangelico, tanto difficile da capire, che pochissime persone comprendono, ma senza del quale le nostre scelte definitive non sono del tutto libere, perch abbiamo istintivamente accantonato ed emarginato quello che nell'Evangelo maggiormente in rilievo: il cammino dell'umilt di Ges e della sua povert fino alla croce, l'inserire la croce nella nostra scelta non come criterio deduttivo (devo scegliere ci che mi costa di pi) perch sarebbe volontarismo, ma come criterio affettivo; sentire come lui, vedere le cose come lui le valuta. Naturalmente questo un dono; lo Spirito evangelico un dono e tuttavia nasce dall'amorosa, quotidiana contemplazione della vita di Ges. La lectio divina destinata a farci entrare cos tanto nel mondo di Ges da fare nostre le scelte sue e da fare quindi delle scelte che sono controcorrente. A questo livello l'anima si libera veramente e si raggiunge qualche briciola della vera libert. Spesso noi non siamo liberi e le nostre reazioni, pur se non sono sbagliate, rimangono istintive e la qualit delle nostre scelte evangeliche rimane carente. La Chiesa diventa allora non irradiazione dell'Evangelo, ma espressione di un certo buon senso, che per non regge di fronte alle sfide di una decadenza civile e sociale che chiede, per essere guarita, il Vangelo e non il semplice buon senso. Sappiamo di aver toccato un punto alto, difficile, al quale non avevamo osato alludere fino ad ora perch per arrivarvi occorre un lungo cammino. E vi chiediamo di non colpevolizzarvi se non sentite cos, n di esaltarvi se vi pare di sentirlo, piuttosto vi diciamo di mettervi davanti al Signore dicendo: Signore, vorrei aver parte alle tue scelte, vorrei saper scegliere come te. Per questo proponiamo per la vostra riflessione le seguenti domande: - Mi sento attratto/a verso questo 'salto' oltre le purificazioni necessarie? - Mi sento di pregare perch sperimenti questa attrazione? B. LE SCELTE PROFETICHE DEL CRISTIANO LAICO OGGI Vogliamo sottolineare tutti i vari aspetti della vocazione laicale intesa appunto come vocazione seria, decisiva. E li sottolineamo riprendendo semplicemente i titoli della Christifideles laici, al capitolo terzo, per indicare la vastit degli orizzonti che si aprono a questo profetismo civile, sociale, politico, lasciando a voi di riflettere soprattutto sui numeri da 36 a 44 di questo capitolo. Sotto la grande tematica Vivere il Vangelo servendo la persona e la societ, la Christifideles laici esemplifica le seguenti forme: * Promuovere la dignit della persona. * Venerare l'inviolabile diritto alla vita (quindi difenderla anche nella legislazione, nei modi di intervento, nei luoghi dove la vita in pericolo). * Liberi di invocare il nome del Signore. * La famiglia, primo spazio per l'impegno sociale (la famiglia viene gi considerata come luogo dell'impegno sociale, non un impegno privato, dopo il quale venga quello sociale). * La carit anima e sostegno della solidariet (tutte le diverse forme della caritativa, dell'assistenza); * Tutti i destinatari e protagonisti della politica. * Porre l'uomo al centro della vita politico-sociale (la visione pi globale si estende alla attivit economica, produttiva). * Evangelizzare la cultura e le culture dell'uomo. CHRISTIFIDELES LAICI Autore: Giovanni Paolo II Luogo: Roma, 30 dicembre 1988 Data: 1988/12/30 36. Accogliendo e annunciando il Vangelo nella forza dello Spirito la chiesa diviene comunit evangelizzata ed evangelizzante e proprio per questo si fa serva degli uomini. In essa i fedeli laici partecipano alla missione di servire la persona e la societ. Certamente la chiesa ha come supremo fine il regno di Dio, del quale costituisce in terra il germe e l'inizio, ed quindi totalmente consacrata alla glorificazione del Padre. Ma il Regno fonte di liberazione piena e di salvezza totale per gli uomini: con questi, allora, la chiesa cammina e vive, realmente e intimamente solidale con la loro storia. Avendo ricevuto l'incarico di manifestare al mondo il mistero di Dio che splende in Cristo Ges, al tempo stesso la chiesa svela l'uomo all'uomo, gli fa noto il senso della sua esistenza, lo apre alla verit intera su di s e sul suo destino. In questa prospettiva la chiesa chiamata, in forza della sua stessa missione evangelizzatrice, a servire l'uomo. Tale servizio si radica primariamente nel fatto prodigioso e sconvolgente che con l'incarnazione il Figlio di Dio si unito in certo modo a ogni uomo. Per questo l'uomo la prima strada che la chiesa deve percorrere nel compimento della sua missione: egli la prima fondamentale via della chiesa, via tracciata da Cristo stesso, via che immutabilmente passa attraverso il mistero dell'incarnazione e della redenzione. Proprio in questo senso si espresso, ripetutamente e con singolare chiarezza e forza, il concilio Vaticano II nei suoi diversi documenti. Rileggiamo un testo particolarmente illuminante della costituzione Gaudium et spes: La chiesa, certo, perseguendo il suo proprio fine di salvezza, non solo comunica all'uomo la vita divina, ma anche diffonde la sua luce con ripercussione, in qualche modo, su tutto il mondo, soprattutto per il fatto che risana ed eleva la dignit della persona umana, consolida la compagine dell'umana societ, e immette nel lavoro quotidiano degli uomini un pi profondo senso e significato. Cos la chiesa, con i singoli suoi membri e con tutta intera la sua comunit, crede di poter contribuire molto a rendere pi umana la famiglia degli uomini e la sua storia. In questo contributo alla famiglia degli uomini, del quale responsabile l'intera chiesa, un posto particolare compete ai fedeli laici, in ragione della loro indole secolare, che li impegna, con modalit proprie e insostituibili, nell'animazione cristiana dell'ordine temporale. 37. Riscoprire e far riscoprire la dignit inviolabile di ogni persona umana costituisce un compito essenziale, anzi, in un certo senso, il compito centrale e unificante del servizio che la chiesa e, in essa, i fedeli laici sono chiamati a rendere alla famiglia degli uomini. Tra tutte le creature terrene, solo l'uomo persona, soggetto cosciente e libero e, proprio per questo, centro e vertice di tutto quanto esiste sulla terra. La dignit personale il bene pi prezioso che l'uomo possiede, grazie al quale egli trascende in valore tutto il mondo materiale. La parola di Ges: Che giova all'uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde la propria anima? (Mc 8,36) implica una luminosa e stimolante affermazione antropologica: l'uomo vale non per quello che ha - possedesse pure il mondo intero! -, quanto per quello che . Contano non tanto i beni del mondo, quanto il bene della persona, il bene che la persona stessa. La dignit della persona manifesta tutto il suo fulgore quando se ne considerano l'origine e la destinazione: creato da Dio a sua immagine e somiglianza e redento dal sangue preziosissimo di Cristo, l'uomo chiamato ad essere figlio nel Figlio e tempio vivo nello Spirito, ed destinato all'eterna vita di comunione beatificante con Dio. Per questo ogni violazione della dignit personale dell'essere umano grida vendetta al cospetto di Dio e si configura come offesa al Creatore dell'uomo. In forza della sua dignit personale l'essere umano sempre un valore in s e per s, e come tale esige d'essere considerato e trattato, mai invece pu essere considerato e trattato come un oggetto utilizzabile, uno strumento, una cosa. La dignit personale costituisce il fondamento dell'eguaglianza di tutti gli uomini tra loro. Di qui l'assoluta inaccettabilit di tutte le pi svariate forme di discriminazione che, purtroppo, continuano a dividere e a umiliare la famiglia umana, da quelle razziali ed economiche a quelle sociali e culturali, da quelle politiche a quelle geografiche, ecc. Ogni discriminazione costituisce un'ingiustizia del tutto intollerabile, non tanto per le tensioni e per i conflitti ch'essa pu generare nel tessuto sociale, quanto per il disonore inferto alla dignit della persona: non solo alla dignit di chi vittima dell'ingiustizia, ma ancor pi di chi quell'ingiustizia compie. Fondamento dell'uguaglianza di tutti gli uomini tra loro, la dignit personale anche il fondamento della partecipazione e della solidariet degli uomini tra loro: il dialogo e la comunione si radicano ultimamente su ci che gli uomini sono, prima e pi ancora che su quanto essi hanno. La dignit personale propriet indistruttibile di ogni essere umano. fondamentale avvertire tutta la forza dirompente di questa affermazione, che si basa sull'unicit e sull'irripetibilit di ogni persona. Ne deriva che l'individuo assolutamente irriducibile a tutto ci che lo vorrebbe schiacciare e annullare nell'anonimato della collettivit, dell'istituzione, della struttura, del sistema. La persona, nella sua individualit, non un numero, non un anello d'una catena, n un ingranaggio di un sistema. L'affermazione pi radicale ed esaltante del valore di ogni essere umano stata fatta dal Figlio di Dio nel suo incarnarsi nel seno d'una donna. Anche di questo continua a parlarci il natale cristiano. 38. Il riconoscimento effettivo della dignit personale di ogni essere umano esige il rispetto, la difesa e la promozione dei diritti della persona umana. Si tratta di diritti naturali, universali e inviolabili: nessuno, n il singolo, n il gruppo, n l'autorit, n lo stato, li pu modificare n tanto meno li pu eliminare, perch tali diritti provengono da Dio stesso. Ora l'inviolabilit della persona, riflesso dell'assoluta inviolabilit di Dio stesso, trova la sua prima e fondamentale espressione nell'inviolabilit della vita umana. del tutto falso e illusorio il comune discorso, che peraltro giustamente viene fatto, sui diritti umani - come ad esempio sul diritto alla salute, alla casa, al lavoro, alla famiglia e alla cultura - se non si difende con la massima risolutezza il diritto alla vita, quale diritto primo e fontale, condizione per tutti gli altri diritti della persona. La chiesa non si mai data per vinta di fronte a tutte le violazioni che il diritto alla vita, proprio di ogni essere umano, ha ricevuto e continua a ricevere sia dai singoli sia dalle stesse autorit. Titolare di tale diritto l'essere umano in ogni fase del suo sviluppo, dal concepimento sino alla morte naturale; e in ogni sua condizione, sia essa di salute o di malattia, di perfezione o di handicap, di ricchezza o di miseria. Il concilio Vaticano II proclama apertamente: Tutto ci che contro la vita stessa, come ogni specie di omicidio, il genocidio, l'aborto, l'eutanasia e lo stesso suicidio volontario; tutto ci che viola l'integrit della persona umana, come le mutilazioni, le torture inflitte al corpo e alla mente, gli sforzi per violentare l'intimo dello spirito; tutto ci che offende la dignit umana, come le condizioni infraumane di vita, le incarcerazioni arbitrarie, le deportazioni, la schiavit, la prostituzione, il mercato delle donne e dei giovani, o ancora le ignominiose condizioni di lavoro con le quali i lavoratori sono trattati come semplici strumenti di guadagno, e non come persone libere e responsabili; tutte queste cose, e altre simili, sono certamente vergognose e, mentre guastano la civilt umana, ancor pi inquinano coloro che cos si comportano, che non quelli che le subiscono; e ledono grandemente l'onore del Creatore. Ora se di tutti sono la missione e la responsabilit di riconoscere la dignit personale di ogni essere umano e di difenderne il diritto alla vita, alcuni fedeli laici vi sono chiamati ad un titolo particolare: tali sono i genitori, gli educatori, gli operatori della salute, e quanti detengono il potere economico e politico. Nell'accoglienza amorosa e generosa di ogni vita umana, soprattutto se debole o malata, la chiesa vive oggi un momento fondamentale della sua missione, tanto pi necessaria quanto pi dominante si fatta una cultura di morte. Infatti la chiesa fermamente crede che la vita umana, anche se debole e sofferente, sempre uno splendido dono del Dio della bont. Contro il pessimismo e l'egoismo, che oscurano il mondo, la chiesa sta dalla parte della vita: e in ciascuna vita umana sa scoprire lo splendore di quel "s", di quell'"amen", che Cristo stesso (cf. 2 Cor 1,19; Ap 3,14). Al "no" che invade e affligge il mondo, contrappone questo vivente "s", difendendo in tal modo l'uomo e il mondo da quanti insidiano e mortificano la vita. Tocca ai fedeli laici, che pi direttamente o per vocazione o per professione sono coinvolti nell'accoglienza della vita, rendere concreto ed efficace il s della chiesa alla vita umana. Sulle frontiere della vita umana possibilit e responsabilit nuove si sono oggi spalancate con l'enorme sviluppo delle scienze biologiche e mediche, unitamente al sorprendente potere tecnologico: l'uomo, infatti, in grado oggi non solo di osservare, ma anche di manipolare la vita umana nello stesso suo inizio e nei suoi primi stadi di sviluppo. La coscienza morale dell'umanit non pu rimanere estranea o indifferente di fronte ai passi giganteschi compiuti da una potenza tecnologica che acquista un dominio sempre pi vasto e profondo sui dinamismi che presiedono alla procreazione e alle prime fasi dello sviluppo della vita umana. Forse non mai come oggi e in questo campo la sapienza si dimostra l'unica ancora di salvezza, perch l'uomo nella ricerca scientifica e in quella applicata possa agire sempre con intelligenza e con amore, ossia rispettando, anzi venerando l'inviolabile dignit personale di ogni essere umano, sin dal primo istante della sua esistenza. Ci avviene quando con mezzi leciti, la scienza e la tecnica si impegnano nella difesa della vita e nella cura della malattia sin dagli inizi, rifiutando invece - per la dignit stessa della ricerca - interventi che risultano alterativi del patrimonio genetico dell'individuo e della generazione umana. I fedeli laici, a vario titolo e a diverso livello impegnati nella scienza e nella tecnica, come pure nell'ambito medico, sociale, legislativo ed economico devono coraggiosamente accettare le sfide poste dai nuovi problemi della bioetica. Come hanno detto i padri sinodali, i cristiani debbono esercitare la loro responsabilit come padroni della scienza e della tecnologia, non come servi di essa (...). Nella prospettiva di quelle "sfide" morali, che stanno per essere provocate dalla nuova e immensa potenza tecnologica e che mettono in pericolo non solo i diritti fondamentali degli uomini, ma la stessa essenza biologica della specie umana, della massima importanza che i laici cristiani - con l'aiuto di tutta la chiesa si prendano a carico di richiamare la cultura ai principi di un autentico umanesimo, affinch la promozione e la difesa dei diritti dell'uomo possano trovare fondamento dinamico e sicuro nella stessa sua essenza, quella essenza che la predicazione evangelica ha rivelato agli uomini. Urge oggi, da parte di tutti, la massima vigilanza di fronte al fenomeno della concentrazione del potere, e in primo luogo di quello tecnologico. Tale concentrazione, infatti, tende a manipolare non solo l'essenza biologica ma anche i contenuti della stessa coscienza degli uomini e i loro modelli di vita, aggravando in tal modo la discriminazione e l'emarginazione di interi popoli. 39. Il rispetto della dignit personale, che comporta la difesa e la promozione dei diritti umani, esige il riconoscimento della dimensione religiosa dell'uomo. Non , questa, un'esigenza semplicemente confessionale, bens un'esigenza che trova la sua radice inestirpabile nella realt stessa dell'uomo. Il rapporto con Dio, infatti, elemento costitutivo dello stesso essere ed esistere dell'uomo: in Dio che noi viviamo, ci muoviamo ed esistiamo (At 17,28). Se non tutti credono a tale verit, quanti ne sono convinti hanno il diritto di essere rispettati nella loro fede e nelle scelte di vita, individuale e comunitaria, che da essa derivano. questo il diritto alla libert di coscienza e alla libert religiosa, il cui riconoscimento effettivo tra i beni pi alti e tra i doveri pi gravi di ogni popolo che voglia veramente assicurare il bene della persona e della societ: La libert religiosa, esigenza insopprimibile della dignit di ogni uomo, una pietra angolare dell'edificio dei diritti umani e, pertanto, un fattore insostituibile del bene delle persone e di tutta la societ, cos come della propria realizzazione di ciascuno. Ne consegue che la libert dei singoli e delle comunit di professare e di praticare la propria religione un elemento essenziale della pacifica convivenza degli uomini (...). Il diritto civile e sociale alla libert religiosa, in quanto attinge la sfera pi intima dello spirito, si rivela punto di riferimento e, in certo modo, diviene misura degli altri diritti fondamentali. Il sinodo non ha dimenticato i tanti fratelli e sorelle che ancora non godono di tale diritto e che devono affrontare disagi, emarginazioni, sofferenze, persecuzioni, e talvolta la morte a causa della confessione della fede. Nella maggioranza sono fratelli e sorelle del laicato cristiano. L'annuncio del Vangelo e la testimonianza cristiana della vita nella sofferenza e nel martirio costituiscono l'apice dell'apostolato dei discepoli di Cristo, cos come l'amore al Signore Ges sino al dono della propria vita costituisce una sorgente di fecondit straordinaria per l'edificazione della chiesa. La mistica vite testimonia cos la sua rigogliosit, come rilevava sant'Agostino: Ma quella vite, com'era stato preannunciato dai profeti e dallo stesso Signore, che diffondeva in tutto il mondo i suoi tralci fruttuosi, tanto pi diveniva rigogliosa quanto pi era irrigata dal molto sangue dei martiri. La chiesa tutta profondamente grata per questo esempio e per questo dono: da questi suoi figli essa trae motivo per rinnovare il suo slancio di vita santa e apostolica. In tal senso i padri sinodali hanno ritenuto loro speciale dovere ringraziare quei laici i quali vivono come instancabili testimoni della fede, in fedele unione con la sede apostolica, nonostante le restrizioni della libert e la privazione dei ministri sacri. Essi si giocano tutto, perfino la vita. I laici in questo modo danno testimonianza di una propriet essenziale della chiesa: la chiesa di Dio nasce dalla grazia di Dio e ci si manifesta nel modo pi sublime nel martirio. Quanto abbiamo sinora detto sul rispetto della dignit personale e sul riconoscimento dei diritti umani riguarda senza dubbio la responsabilit di ciascun cristiano, di ciascun uomo. Ma dobbiamo immediatamente rilevare come tale problema rivesta oggi una dimensione mondiale: , infatti, una questione che investe oramai interi gruppi umani, anzi interi popoli che sono violentemente vilipesi nei loro fondamentali diritti. Di qui quelle forme di disuguaglianza dello sviluppo tra i diversi mondi che nella recente enciclica Sollicitudo rei socialis sono state apertamente denunciate. Il rispetto della persona umana va oltre la esigenza di una morale individuale e si pone come criterio basilare, quasi pilastro fondamentale, per la strutturazione della societ stessa, essendo la societ finalizzata interamente alla persona. Cos, intimamente congiunta alla responsabilit di servire la persona, si pone la responsabilit di servire la societ, quale compito generale di quella animazione cristiana dell'ordine temporale alla quale i fedeli laici sono chiamati secondo loro proprie e specifiche modalit. 40. La persona umana ha una nativa e strutturale dimensione sociale in quanto chiamata dall'intimo di s alla comunione con gli altri e alla donazione agli altri: Dio, che ha cura paterna di tutti, ha voluto che gli uomini formassero una sola famiglia e si trattassero tra loro con animo di fratelli. E cos la societ, frutto e segno della socialit dell'uomo, rivela la piena verit nell'essere una comunit di persone. Si d interdipendenza e reciprocit tra persona e societ: tutto ci che viene compiuto a favore della persona anche un servizio reso alla societ, e tutto ci che viene compiuto a favore della societ si risolve a beneficio della persona. Per questo l'impegno apostolico dei fedeli laici nell'ordine temporale riveste sempre e in modo inscindibile il significato del servizio all'uomo singolo nella sua unicit e irripetibilit e il significato del servizio a tutti gli uomini. Ora la prima e originaria espressione della dimensione sociale della persona la coppia e la famiglia: Ma Dio non cre l'uomo lasciandolo solo: fin da principio "uomo e donna li cre" (Gen 1,27) e la loro unione costituisce la prima forma di comunione di persone. Ges si preoccupato di restituire alla coppia l'intera sua dignit e alla famiglia la saldezza sua propria (cf. Mt 19,3-9); san Paolo ha mostrato il rapporto profondo del matrimonio con il mistero di Cristo e della chiesa (cf. Ef 5,22-6,4; Col 3,18-21; 1 Pt 3,1-7). La coppia e la famiglia costituiscono il primo spazio per l'impegno sociale dei fedeli laici. un impegno che pu essere assolto adeguatamente solo nella convinzione del valore unico e insostituibile della famiglia per lo sviluppo della societ e della stessa chiesa. Culla della vita e dell'amore, nella quale l'uomo nasce e cresce, la famiglia la cellula fondamentale della societ. A questa comunit da riservarsi una privilegiata sollecitudine, soprattutto ogniqualvolta l'egoismo umano, le campagne antinataliste, le politiche totalitarie, ma anche le situazioni di povert e di miseria fisica, culturale e morale, nonch la mentalit edonistica e consumistica fanno disseccare le sorgenti della vita, mentre le ideologie e i diversi sistemi, insieme a forme di disinteresse e di disamore, attentano alla funzione educativa propria della famiglia. Urge cos un'opera vasta, profonda e sistematica, sostenuta non solo dalla cultura ma anche dai mezzi economici e dagli strumenti legislativi, destinata ad assicurare alla famiglia il suo compito di essere il luogo primario della umanizzazione della persona e della societ. L'impegno apostolico dei fedeli laici anzitutto quello di rendere la famiglia cosciente della sua identit di primo nucleo sociale di base e del suo originale ruolo nella societ, perch divenga essa stessa sempre pi protagonista attiva e responsabile della propria crescita e della propria partecipazione alla vita sociale. In tal modo la famiglia potr e dovr esigere da tutti, a cominciare dalle autorit pubbliche, il rispetto di quei diritti che, salvando la famiglia, salvano la societ stessa. Quanto scritto nell'esortazione Familiaris consortio circa la partecipazione allo sviluppo della societ e quanto la Santa Sede, su invito del sinodo dei vescovi del 1980, ha formulato con la Carta dei diritti della famiglia rappresentano un programma operativo completo e organico per tutti quei fedeli laici che, a diverso titolo, sono interessati alla promozione dei valori e delle esigenze della famiglia: un programma la cui realizzazione da urgere con tanta maggior tempestivit e decisione quanto pi gravi si fanno le minacce alla stabilit e alla fecondit della famiglia e quanto pi pesante e sistematico si fa il tentativo di emarginare la famiglia e di vanificarne il peso sociale. Come l'esperienza attesta, la civilt e la saldezza dei popoli dipendono soprattutto dalla qualit umana delle loro famiglie. Per questo l'impegno apostolico verso la famiglia acquista un incomparabile valore sociale. La chiesa, da parte sua, ne profondamente convinta, ben sapendo che l'avvenire dell'umanit passa attraverso la famiglia. 41. Il servizio alla societ si esprime e si realizza in diversissime modalit: da quelle libere e informali a quelle istituzionali, dall'aiuto dato ai singoli a quello rivolto a vari gruppi e comunit di persone. Tutta la chiesa come tale direttamente chiamata al servizio della carit: La santa chiesa, come nelle sue origini unendo l'agape con la cena eucaristica si manifestava tutta unita nel vincolo della carit attorno a Cristo, cos, in ogni tempo, si riconosce da questo contrassegno della carit e, mentre gode delle iniziative altrui, rivendica le opere di carit come suo dovere e diritto inalienabile. Perci la misericordia verso i poveri e gli infermi come pure le cosiddette opere caritative e di mutuo aiuto, destinate ad alleviare le necessit umane di ogni genere, sono tenute dalla chiesa in particolare onore. La carit verso il prossimo, nelle forme antiche e sempre nuove delle opere di misericordia corporale e spirituale, rappresenta il contenuto pi immediato, comune e abituale di quell'animazione cristiana dell'ordine temporale che costituisce l'impegno specifico dei fedeli laici. Con la carit verso il prossimo i fedeli laici vivono e manifestano la loro partecipazione alla regalit di Ges Cristo, al potere cio del Figlio dell'uomo che non venuto per essere servito, ma per servire (Mc 10,45): essi vivono e manifestano tale regalit nel modo pi semplice, possibile a tutti e sempre, ed insieme nel modo pi esaltante, perch la carit il pi alto dono che lo Spirito offre per l'edificazione della chiesa (cf. 1 Cor 13,13) e per il bene dell'umanit. La carit, infatti, anima e sostiene un'operosa solidariet attenta alla totalit dei bisogni dell'essere umano. Una simile carit, attuata non solo dai singoli ma anche in modo solidale dai gruppi e dalle comunit, e sar sempre necessaria: niente e nessuno la pu e la potr sostituire, neppure le molteplici istituzioni e iniziative pubbliche, che pure si sforzano di dare risposta ai bisogni - spesso oggi cos gravi e diffusi d'una popolazione. Paradossalmente tale carit si fa pi necessaria quanto pi le istituzioni, diventando complesse nell'organizzazione e pretendendo di gestire ogni spazio disponibile, finiscono per essere rovinate dal funzionalismo impersonale, dall'esagerata burocrazia, dagli ingiusti interessi privati, dal disimpegno facile e generalizzato. Proprio in questo contesto continuano a sorgere e a diffondersi, in particolare nelle societ organizzate, varie forme di volontariato che si esprimono in una molteplicit di servizi e di opere. Se vissuto nella sua verit di servizio disinteressato al bene delle persone, specialmente le pi bisognose e le pi dimenticate dagli stessi servizi sociali, il volontariato deve dirsi una espressione importante di apostolato, nel quale i fedeli laici, uomini e donne, hanno un ruolo di primo piano. 42. La carit che ama e serve la persona non pu mai essere disgiunta dalla giustizia: e l'una e l'altra, ciascuna a suo modo, esigono il pieno riconoscimento effettivo dei diritti della persona, alla quale ordinata la societ con tutte le sue strutture ed istituzioni. Per animare cristianamente l'ordine temporale, nel senso detto di servire la persona e la societ, i fedeli laici non possono affatto abdicare alla partecipazione alla politica, ossia alla molteplice e varia azione economica, sociale, legislativa, amministrativa e culturale, destinata a promuovere organicamente e istituzionalmente il bene comune. Come ripetutamente hanno affermato i padri sinodali, tutti e ciascuno hanno diritto e dovere di partecipare alla politica, sia pure con diversit e complementariet di forme, livelli, compiti e responsabilit. Le accuse di arrivismo, di idolatria del potere, di egoismo e di corruzione che non infrequentemente vengono rivolte agli uomini del governo, del parlamento, della classe dominante, del partito politico; come pure l'opinione non poco diffusa che la politica sia un luogo di necessario pericolo morale, non giustificano minimamente n lo scetticismo n l'assenteismo dei cristiani per la cosa pubblica. , invece, quanto mai significativa la parola del concilio Vaticano II: La chiesa stima degna di lode e di considerazione l'opera di coloro che per servire gli uomini si dedicano al bene della cosa pubblica e assumono il peso delle relative responsabilit. Una politica per la persona e per la societ trova il suo criterio basilare nel perseguimento del bene comune, come bene di tutti gli uomini e di tutto l'uomo, bene offerto e garantito alla libera e responsabile accoglienza delle persone, sia singole che associate: La comunit politica - leggiamo nella costituzione Gaudium et spes - esiste proprio in funzione di quel bene comune, nel quale essa trova piena giustificazione e significato e dal quale ricava il suo ordinamento giuridico, originario e proprio. Il bene comune si concreta nell'insieme di quelle condizioni della vita sociale, con le quali gli uomini, le famiglie e le associazioni possono ottenere il conseguimento pi pieno della propria perfezione. Inoltre, una politica per la persona e per la societ trova la sua linea costante di cammino nella difesa e nella promozione della giustizia, intesa come virt alla quale tutti devono essere educati e come forza morale che sostiene l'impegno a favorire i diritti e i doveri di tutti e di ciascuno, sulla base della dignit personale dell'essere umano. Nell'esercizio del potere politico fondamentale lo spirito di servizio, che solo, unitamente alla necessaria competenza ed efficienza, pu rendere trasparente o pulita l'attivit degli uomini politici, come del resto la gente giustamente esige. Ci sollecita la lotta aperta e il deciso superamento di alcune tentazioni, quali il ricorso alla slealt e alla menzogna, lo sperpero del pubblico denaro per il tornaconto di alcuni pochi e con intenti clientelari, l'uso di mezzi equivoci o illeciti per conquistare, mantenere e aumentare ad ogni costo il potere. I fedeli laici impegnati nella politica devono certamente rispettare l'autonomia rettamente intesa delle realt terrene, cos come leggiamo nella costituzione Gaudium et spes: di grande importanza, soprattutto in una societ pluralistica, che si abbia una giusta visione dei rapporti tra la comunit politica e la chiesa e che si faccia una chiara distinzione tra le azioni che i fedeli, individualmente o in gruppo, compiono in proprio nome, come cittadini, guidati dalla coscienza cristiana, e le azioni che essi compiono in nome della chiesa in comunione con i loro pastori. La chiesa, che, in ragione del suo ufficio e della sua competenza, in nessuna maniera si confonde con la comunit politica e non legata ad alcun sistema politico, insieme il segno e la salvaguardia del carattere trascendente della persona umana. Nello stesso tempo - e questo sentito oggi come urgenza e responsabilit - i fedeli laici devono testimoniare quei valori umani ed evangelici che sono intimamente connessi con l'attivit politica stessa, come la libert e la giustizia, la solidariet, la dedizione fedele e disinteressata al bene di tutti, lo stile semplice di vita, l'amore preferenziale per i poveri e gli ultimi. Ci esige che i fedeli laici siano sempre pi animati da una reale partecipazione alla vita della chiesa e illuminati dalla sua dottrina sociale. In questo potranno essere accompagnati e aiutati dalla vicinanza delle comunit cristiane e dei loro pastori. Stile e mezzo per il realizzarsi d'una politica che intenda mirare al vero sviluppo umano la solidariet: questa sollecita la partecipazione attiva e responsabile di tutti alla vita politica, dai singoli cittadini ai gruppi vari, dai sindacati ai partiti: insieme, tutti e ciascuno, siamo destinatari e protagonisti della politica. In questo ambito, come ho scritto nell'enciclica Sollicitudo rei socialis, la solidariet non un sentimento di vaga compassione o di superficiale intenerimento per i mali di tante persone, vicine o lontane. Al contrario, la determinazione ferma e perseverante di impegnarsi per il bene comune: ossia per il bene di tutti e di ciascuno, perch tutti siamo veramente responsabili di tutti . La solidariet politica esige oggi d'attuarsi secondo un orizzonte che, superando la singola nazione o il singolo blocco di nazioni, si configura come propriamente continentale e mondiale. Il frutto dell'attivit politica solidale, da tutti tanto desiderato ma pur sempre tanto immaturo, la pace. I fedeli laici non possono rimanere indifferenti, estranei e pigri di fronte a tutto ci che negazione e compromissione della pace: violenza e guerra, tortura e terrorismo, campi di concentramento, militarizzazione della politica, corsa agli armamenti, minaccia nucleare. Al contrario, come discepoli di Ges Cristo principe della pace (Is 9,5) e nostra pace (Ef 2,14), i fedeli laici devono assumersi il compito di essere operatori di pace (Mt 5,9), sia mediante la conversione del cuore, sia mediante l'azione a favore della verit, della libert, della giustizia e della carit, che della pace sono gli irrinunciabili fondamenti. Collaborando con tutti coloro che cercano veramente la pace e servendosi degli specifici organismi e istituzioni nazionali e internazionali, i fedeli laici devono promuovere un'opera educativa capillare destinata a sconfiggere l'imperante cultura dell'egoismo, dell'odio, della vendetta e dell'inimicizia e a sviluppare la cultura della solidariet ad ogni livello. Tale solidariet, infatti, via alla pace e insieme allo sviluppo. In questa prospettiva i padri sinodali hanno invitato i cristiani a rifiutare forme inaccettabili di violenza, a promuovere atteggiamenti di dialogo e di pace e ad impegnarsi per instaurare un ordine sociale e internazionale giusto. 43. Il servizio alla societ da parte dei fedeli laici trova un suo momento essenziale nella questione economico-sociale, la cui chiave data dall'organizzazione del lavoro. La gravit attuale di tali problemi, colta nel panorama dello sviluppo e secondo la proposta di soluzione da parte della dottrina sociale della chiesa, stata ricordata recentemente nell'enciclica Sollicitudo rei socialis, alla quale desidero caldamente rimandare tutti, in particolare i fedeli laici. Tra i caposaldi della dottrina sociale della chiesa sta il principio della destinazione universale dei beni: i beni della terra sono, nel disegno di Dio, offerti a tutti gli uomini e a ciascun uomo come mezzo per lo sviluppo d'una vita autenticamente umana. Al servizio di questa destinazione si pone la propriet privata, la quale - proprio per questo - possiede un'intrinseca funzione sociale. Concretamente il lavoro dell'uomo e della donna rappresenta lo strumento pi comune e pi immediato per lo sviluppo della vita economica, strumento che insieme costituisce un diritto e un dovere d'ogni uomo. Tutto questo rientra in modo particolare nella missione dei fedeli laici. Il fine e il criterio della loro presenza e della loro azione sono formulati in termini generali dal concilio Vaticano II: Anche nella vita economico-sociale sono da onorare e da promuovere la dignit e l'integrale vocazione della persona umana come pure il bene dell'intera societ. L'uomo infatti l'autore, il centro e il fine di tutta la vita economico-sociale. Nel contesto delle sconvolgenti trasformazioni in atto nel mondo dell'economia e del lavoro, i fedeli laici siano impegnati in prima fila a risolvere i gravissimi problemi della crescente disoccupazione, a battersi per il superamento pi tempestivo di numerose ingiustizie che derivano da distorte organizzazioni del lavoro, a far diventare il luogo di lavoro una comunit di persone rispettate nella loro soggettivit e nel loro diritto alla partecipazione, a sviluppare nuove solidariet tra coloro che partecipano al lavoro comune, a suscitare nuove forme di imprenditorialit e a rivedere i sistemi di commercio, di finanza e di scambi tecnologici. A tal fine i fedeli laici devono compiere il loro lavoro con competenza professionale, con onest umana, con spirito cristiano, come via della propria santificazione, secondo l'esplicito invito del concilio: Con il lavoro, l'uomo ordinariamente provvede alla vita propria e dei suoi familiari, comunica con gli altri e rende servizio agli uomini suoi fratelli, pu praticare una vera carit e collaborare con la propria attivit al completarsi della divina creazione. Ancor pi: sappiamo che, offrendo a Dio il proprio lavoro, l'uomo si associa all'opera stessa redentiva di Cristo, il quale ha conferito al lavoro una elevatissima dignit, lavorando con le proprie mani a Nazaret. In rapporto alla vita economico-sociale e al lavoro si pone oggi, in modo sempre pi acuto, la questione cosiddetta ecologica. Certamente l'uomo ha da Dio stesso il compito di dominare le cose create e di coltivare il giardino del mondo; ma un compito, questo, che l'uomo deve assolvere nel rispetto dell'immagine divina ricevuta, e quindi con intelligenza e con amore: egli deve sentirsi responsabile dei doni che Dio gli ha elargito e continuamente gli elargisce. L'uomo ha fra le mani un dono che deve passare - e, se possibile, persino migliorato - alle generazioni future, anch'esse destinatarie dei doni del Signore: Il dominio accordato dal Creatore all'uomo (...) non un potere assoluto, n si pu parlare di libert di "usare e abusare", o di disporre delle cose come meglio aggrada. La limitazione imposta dallo stesso Creatore fin dal principio, ed espressa simbolicamente con la proibizione di "mangiare il frutto dell'albero" (cf. Gen 2,16-17), mostra con sufficiente chiarezza che, nei confronti della natura visibile (...), siamo sottomessi a leggi non solo biologiche, ma anche morali, che non si possono impunemente trasgredire. Una giusta concezione dello sviluppo non pu prescindere da queste considerazioni - relative all'uso degli elementi della natura, alla rinnovabilit delle risorse e alle conseguenze di una industrializzazione disordinata -, le quali ripropongono alla nostra coscienza la dimensione morale, che deve distinguere lo sviluppo . 44. Il servizio alla persona e alla societ umana si esprime e si attua attraverso la creazione e la trasmissione della cultura, che, specialmente ai nostri giorni, costituisce uno dei pi gravi compiti della convivenza umana e dell'evoluzione sociale. Alla luce del concilio, intendiamo per cultura tutti quei mezzi con i quali l'uomo affina ed esplica le molteplici sue doti di anima e di corpo; procura di ridurre in suo potere il cosmo stesso con la conoscenza e il lavoro; rende pi umana la vita sociale sia nella famiglia che in tutta la societ civile, mediante il progresso del costume e delle istituzioni; infine, con l'andare del tempo, esprime, comunica e conserva nelle sue opere le grandi esperienze e aspirazioni spirituali, affinch possano servire al progresso di molti, anzi di tutto il genere umano. In questo senso, la cultura deve ritenersi come il bene comune di ciascun popolo, l'espressione della sua dignit, libert e creativit; la testimonianza del suo cammino storico. In particolare, solo all'interno e tramite la cultura la fede cristiana diventa storica e creatrice di storia. Di fronte allo sviluppo di una cultura che si configura dissociata non solo dalla fede cristiana, ma persino dagli stessi valori umani; come pure di fronte ad una certa cultura scientifica e tecnologica impotente nel dare risposta alla pressante domanda di verit e di bene che brucia nel cuore degli uomini, la chiesa pienamente consapevole dell'urgenza pastorale che alla cultura venga riservata un'attenzione del tutto speciale. Per questo la chiesa sollecita i fedeli laici ad essere presenti, all'insegna del coraggio e della creativit intellettuale, nei posti privilegiati della cultura, quali sono il mondo della scuola e dell'universit, gli ambienti della ricerca scientifica e tecnica, i luoghi della creazione artistica e della riflessione umanistica. Tale presenza destinata non solo al riconoscimento e all'eventuale purificazione degli elementi della cultura esistente criticamente vagliati, ma anche alla loro elevazione mediante le originali ricchezze del Vangelo e della fede cristiana. Quanto il concilio Vaticano II scrive circa il rapporto tra il Vangelo e la cultura rappresenta un fatto storico costante ed insieme un ideale operativo di singolare attualit e urgenza; un programma impegnativo consegnato alla responsabilit pastorale dell'intera chiesa e in essa alla responsabilit specifica dei fedeli laici: La buona novella di Cristo rinnova continuamente la vita e la cultura dell'uomo decaduto, combatte e rimuove gli errori e i mali, derivanti dalla sempre minacciosa seduzione del peccato. Continuamente purifica ed eleva la moralit dei popoli (...). In tal modo la chiesa, compiendo la sua missione, gi con questo stesso fatto stimola e d il suo contributo alla cultura umana e civile, e mediante la sua azione, anche liturgica, educa l'uomo alla libert interiore. Meritano di essere qui riascoltate alcune espressioni particolarmente significative della esortazione Evangelii nuntiandi di Paolo VI: La chiesa evangelizza allorquando, in virt della sola potenza divina del messaggio che essa proclama (cf. Rm 1,16; 1 Cor 1,18; 2,4), cerca di convertire la coscienza personale e insieme collettiva degli uomini, l'attivit nella quale essi sono impegnati, la vita e l'ambiente concreto loro propri. Strati dell'umanit che si trasformano: per la chiesa non si tratta soltanto di predicare il Vangelo in fasce geografiche sempre pi vaste o a popolazioni sempre pi estese, ma anche di raggiungere e quasi sconvolgere mediante la forza del Vangelo i criteri di giudizio, i valori determinanti, i punti d'interesse, le linee di pensiero, le fonti ispiratrici e i modelli di vita dell'umanit, che sono in contrasto con la parola di Dio e col disegno della salvezza. Si potrebbe esprimere tutto ci dicendo cos: occorre evangelizzare - non in maniera decorativa, a somiglianza di vernice superficiale, ma in modo vitale, in profondit e fino alle radici la cultura e le culture dell'uomo (...). La rottura tra Vangelo e cultura senza dubbio il dramma della nostra epoca, come lo fu anche di altre. Occorre quindi fare tutti gli sforzi in vista di una generosa evangelizzazione della cultura, pi esattamente delle culture. La via attualmente privilegiata per la creazione e per la trasmissione della cultura sono gli strumenti della comunicazione sociale. Anche il mondo dei mass-media, in seguito all'accelerato sviluppo innovativo e all'influsso insieme planetario e capillare sulla formazione della mentalit e del costume, rappresenta una nuova frontiera della missione della chiesa. In particolare, la responsabilit professionale dei fedeli laici in questo campo, esercitata sia a titolo personale sia mediante iniziative ed istituzioni comunitarie, esige di essere riconosciuta in tutto il suo valore e sostenuta con pi adeguate risorse materiali, intellettuali e pastorali. Nell'impiego e nella recezione degli strumenti di comunicazione urgono sia un'opera educativa al senso critico, animato dalla passione per la verit, sia un'opera di difesa della libert, del rispetto alla dignit personale, dell'elevazione dell'autentica cultura dei popoli, mediante il rifiuto fermo e coraggioso di ogni forma di monopolizzazione e di manipolazione. N a quest'opera di difesa si ferma la responsabilit pastorale dei fedeli laici: su tutte le strade del mondo, anche su quelle maestre della stampa, del cinema, della radio, della televisione e del teatro, dev'essere annunciato il Vangelo che salva.